venerdì 17 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Il pane del Regno



Gv 6,1-15


“(…) una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi (…)“.


Subito dopo segue il racconto della condivisione dei pani. 

Mi sono fermato alle prime parole perché mi sembra ci possano fornire un'indicazione preziosa per comprendere meglio cosa significhi condividere il pane  e vivere del pane che Gesù offre. 

Gesù si occupa e si preoccupa degli "infermi", ossia di coloro che in qualche modo non sono saldi, sono deboli, quelli che rischiano più di altri di essere lasciati indietro. Il Maestro ha occhi particolari per loro e offre loro la possibilità di uscire dalla situazione di infermità in cui si trovano e quindi di poter camminare con gli altri. Mi sembra che Gesù privilegi proprio coloro che noi facilmente lasceremmo in disparte, coloro per i quali non nutriamo particolari simpatie o attenzioni. Nelle nostre comunità spesso è presente un criterio di “efficienza” che rischia di creare situazioni di solitudine e di esclusione. Non si vale se non per quello che si riesce a produrre, a fare, a inventare. Credo che il Maestro ci inviti a educare il nostro sguardo sulla vita e sulla comunità cristiana e a considerarla non come un campo di battaglia o, peggio, una passerella sulla quale esibire capacità alla “talent show”! Nello sguardo ricco di compassione del Figlio percepiamo lo sguardo del Padre che ci invita ad avere occhi nuovi, occhi che sanno scorgere nella pochezza di cinque pani e due pesci la ricchezza del Regno.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 16 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Essere parola di Dio



Gv 3,31-36


(…) “Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito”. (…)



Gesù è la parola definitiva del Padre sul mondo. Il Figlio dell'Uomo rappresenta il modello di umanità che realizza perfettamente quella “somiglianza” della cui “Immagine” siamo portatori. Un'umanità che sia riflesso e trasparenza di un Dio che è Fondamento dell’Essere, di un Dio che vuole la nostra felicità. Come disse un monaco belga che ha vissuto nel deserto: “Non posso credere in un Dio che non sia felice  anche quando noi siamo felici senza di Lui”. Per giungere a un tale livello l'unica condizione richiesta è accogliere quello Spirito “donato senza misura”. Di quale Spirito si tratta? Credo dello stesso che ha condotto Gesù a donare la sua vita per il mondo. Non è uno spirito asettico, impersonale, ma è lo stesso che ha guidato Gesù nella sua opzione fondamentale per il bene dell'uomo: è l'amore e la vita di Dio che scorrono come un fiume verso di noi. Basta solo trovare il coraggio di immergervisi e rinascere come persone nuove. Nuove perché continuamente rinnovate dal suo amore che è Grazia.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 15 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Dalla parte di Colui che ama



Gv 3,16-21


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. (…)



Con queste parole Gesù ci rivela definitivamente chi è Dio: è amore, semplicemente amore. Un Dio che è amore e che non chiede all'uomo se non di essere accolto. L’accoglienza di tale presenza amante e vitale trasforma le persone e dona loro la possibilità di trasmettere lo stesso amore. Giovanni, nel testo di oggi, riprende ancora uno dei temi presentati nel Prologo: luce e tenebre. Mi piace notare come lo “scontro” (anche se è improprio chiamarlo così) tra queste due realtà è sempre frutto di una scelta personale: scegliamo da che parte stare. Inoltre la luce non ha bisogno di imporsi con forza sulle tenebre: semplicemente dove vi è l'una non possono esistere le altre, perché davanti alla luce le tenebre si ritirano. Non serve partire lancia in resta con crociate contro le tenebre: basta vivere nell’abbraccio amante di Dio, Colui che sorgente della vita, da figli e fratelli, e questo fa sì che le tenebre non trovino più spazio. Le nostre comunità dovrebbero essere proprio gli spazi in cui la luce dell'amore si manifesta e vivifica i rapporti tra le persone, aprendo spazi all'azione di Dio che non è “venuto per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”. È un grande invito alla libertà e alla creatività, perché l'amore è libero e creativo. Non siamo discepole e discepoli per difendere tradizioni, non siamo qui per imporre dottrine; siamo sorelle e fratelli che aprono spazi alla misericordia di Dio che ha bisogno di noi per rendersi visibile oggi.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 14 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Alti e bassi…



Gv 3,7-15


(…) “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. 



Gesù lascia intendere che il momento "più basso" della sua esistenza, sarà anche quello "più alto". Il momento della massima impossibilità umana, diviene lo spazio della massima possibilità divina: solo il dono offerto diventa generatore di vita per chi vuole accoglierlo. L'incontro con il Risorto nell'Eucaristia domenicale dovrebbe essere il fondamento di tale dinamica: l'Eucaristia celebrata non è un rito fatto per assolvere a un precetto o rendere contento Dio perché abbiamo fatto il nostro dovere “santificando la festa”! È l'incontro vivo ed efficace con Colui che “è stato innalzato” per dare anche a noi una tale possibilità. Ecco perché l'abbassamento della Croce è preceduto dall'abbassarsi di Gesù sui piedi dei discepoli: il gesto della lavanda getta una luce diversa sulla Croce. Non è un sacrificio per salvare l'umanità dall'ira di un Dio arrabbiatissimo, scontento e iroso, ma il modo che il Signore ha scelto per consegnarci il suo Spirito e renderci capaci di vivere con Lui e come Lui nell'amore gratuito e incondizionato. Ecco la vita eterna del Maestro: una vita talmente segnata e impregnata di amore da assumere una qualità divina, eterna, più forte di qualsiasi morte. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 13 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Rinascere


Gv 3,1-8

(…) Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio» (…). 



“Nascere dall’alto”, per Gesù, è coltivare e assumere lo stesso sguardo del Padre sull'umanità: uno sguardo che rivela occhi pieni di compassione e misericordia. Uno sguardo che non “guarda” dall'alto in basso, non si fonda su chissà quale potere, ma è lo sguardo di Colui che ama indistintamente e senza condizioni. 

“Vedere il Regno” è dunque lavorare con il “Padre” affinché il Regno stesso cresca e si manifesti. 

“Vedere il Regno” è fare propria la proposta del Figlio, accogliendo il dono dello Spirito che ci rende figli con Lui (“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio..” recita il Prologo). 

“Vedere il Regno” significa imparare ad entrare nella storia e a dimorare in essa con quello stile di vita assunto e proposto da Gesù, uno stile che crea relazioni umanizzanti, uno stile in cui il proprio limite non genera più spazi di conflitto bensì crea spazi di condivisione e solidarietà. 

Non si tratta più dunque di fondare la propria fede su una legge esterna a noi, ma di accogliere un dono che ci rende capaci di aprire spazi all'azione di Dio nel mondo. Ecco qui, sorelle e fratelli,  il cammino che il Maestro propone a quel “Nicodemo” che vive in ciascuno di noi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


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Buongiorno, mondo!

venerdì 10 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Pane e companatico


Gv 21, 1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». (…)




Gesù chiede ai discepoli, ai sette che sono lì in quel momento (sette… che fa più di dodici… dodici sono le tribù, sette la totalità, tutta l’umanità) se hanno da mangiare. Nel testo di Giovanni si parla più esattamente di “companatico”.

Questa cosa mi fa pensare perché, in effetti, il pane è già lì: è la vita e la presenza stessa del Vivente. Dunque il pane è già dato ed è la vita del Figlio dell’Uomo. Il companatico no: quello dobbiamo mettercelo noi. 

Se desideriamo che l’Eucaristia “funzioni”, se davvero vogliamo fare Eucaristia, occorre che mettiamo insieme Pane e companatico: senza le nostre vite unite a quella del Vivente l’Eucaristia rimane sterile. Quel “No” in risposta alla domanda di Gesù rappresenta tutte le nostre sterilità, i nostri piagnistei continui davanti a questo mondo che pur Dio ha scelto di amare e al quale offre un percorso di pienezza di vita, purché noi si faccia la nostra parte con Lui. 

Occorre smettere di pensare all’Eucaristia in maniera magica: la soluzione è tornare a Messa! No! Questo companatico è esattamente ciò che viene chiesto a noi, i discepoli di oggi,  facendo come Gesù e con Gesù, amando i fratelli come Lui ha amato loro. Se non opereremo questa conversione, le nostre belle Messe avranno solamente il sapore di un pane stantio che non sfama nessuno. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 9 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

In mezzo



Lc 24,35-48


(…) “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” (…)



Nei racconti di apparizione Gesù è sempre descritto come “in mezzo” ai suoi. È questa la più bella icona della chiesa, della comunità radunata nel suo nome: Lui in mezzo e noi attorno. Si tratta della figura di un cerchio: i punti della circonferenza sono equidistanti dal centro. In altre parole: il Vivente è il centro e attorno a lui tutte e tutti hanno la medesima dignità, non c’è chi “conta” di più, chi gode di posizioni privilegiate. Insomma, è ora di ritrovare e ricostruire questa immagine di chiesa abbandonando quella piramidale nella quale siano ancora immersi e dalla quale fatichiamo a staccarci. Stiamo vivendo, è innegabile, una profonda crisi, segno palpabile di questo cambiamento d’epoca che è in atto. Purtroppo a volte abbiamo occhi solamente per la crisi e non accettiamo di cogliere le opportunità che essa porta in sé stessa. Abbiamo avuto un Concilio che ha chiaramente indicato la strada da percorrere. Cosa abbiamo fatto? La stessa cosa che abbiamo fatto con il messaggio dirompente di Gesù: quello che lui ha gettato dalla porta noi l’abbiamo fatto rientrare dalla finestra. Siamo come i discepoli piagnucolanti e paurosi, rinchiusi nelle nostre belle chiese per paura di disturbare…

Il Vivente è in mezzo a noi: che stiamo aspettando?  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

mercoledì 8 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Resta con noi


Lc 24,13-35


(…) E si avvicinarono al villaggio dove andavano ed egli fece come per andare oltre. Ed essi lo forzarono dicendo: “Dimora con noi perché è verso sera e già il giorno è declinato”. Ed entrò per dimorare con loro. (…) 


La scena che ci descrive Luca nel vangelo di oggi è una delle più belle: Emmaus, ossia, dalla disperazione alla gioia che sgorga dalla speranza ritrovata. "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino": senza la Tua Luce, ogni giorno è buio, ogni ora sembra non finire mai. Lo diciamo al Maestro perché ci insegni a tornare su nostri passi, a non avere paura a farci compagni di strada dei Crocifissi di oggi, a saper ridare speranza al disperato, a riaccendere nei cuori la gioia di sapersi amati e non abbandonati. Resta davvero con noi, perché con Te, in Te e per Te faremo grandi cose.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

martedì 7 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Domande



Gv 20,11-18

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». (…)



Quante volte è uscita questa domanda nel racconto del Vangelo secondo Giovanni. Fin dall’inizio, ai primi che si avvicinano Gesù chiede: “Chi cercate?”. Al momento dell’arresto, quando Giuda arriva con i soldati, “Chi cercate?”. E alla fine anche a Mariam di Magdala Gesù pone la stessa domanda: “Chi cerchi?”.

È la differenza tra la religione e la fede. La religione offre sempre risposte sicure; a volte non curandosi di ciò che ognuno porta nel cuore, storie spesso dolorose, eventi che fanno sgorgare lacrime, ma la religione non se ne cura, essa ha una risposta sempre pronta e valida per tutte e tutti: non ha bisogno di relazione personale, di chiamare per nome.

La fede, al contrario, non offre risposte ma pone domande, domande anche scomode, quelle che ti graffiano dall’interno, quelle che fanno cadere certezze e sicurezze.

Siamo desiderio e le domande ci dicono che siamo sempre alla ricerca di vita piena, di senso, di significato. Il Vivente, chiamandoci per nome, entra nei nostri desideri e ci fa “voltare indietro”. Per ri-conoscere il Vivente occorre “voltarsi indietro”, avere il coraggio di mettersi in discussione. Occorre ritornare alla prima volta che quella domanda risuonò: “Chi cercate”: cosa vogliamo davvero? Quale Sposo, come Mariam, stiamo cercando?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

sabato 4 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Pasqua 2026

Quid quaeritis viventem cum mortuis?

All’inizio di questo anno liturgico, a Natale, avevo redatto i miei auguri partendo dalla domanda: “Cosa siamo venuti a cercare? Cosa siamo venuti a vedere?”.

In questa Pasqua 2026 ritroviamo ancora una domanda: “Perché cercate il vivente tra i morti?”.

In effetti, a ben guardare, potremmo avere più di un motivo per restare confinati nello spazio segnato dalla morte: le “funi della morte” sembrano ormai aver quasi stritolato la nostra umanità. Parliamo di missili, droni, bombardamenti, coltelli, femminicidi, stupri, ruberie, genocidi e distruzioni come di realtà che fanno ormai parte dell’ordinario. Già: lo straordinario è rappresentato, purtroppo, solamente da tutto ciò che non rientra in quanto descritto sopra, ed è sempre troppo poco. Abbiamo occhi e parole solamente per dare voce alla morte, a tutto ciò che sta uccidendo la nostra umanità. Il Giardino che ci è stato affidato, di cui siamo stati fatti custodi, pare diventato un campo di sterminio, o meglio, una sorta di discarica il cui percolato, frutto di un egoismo miope e cattivo, inquina e avvelena le nostre esistenze, scaraventandoci sempre più tra le grinfie rapaci della morte.

Il peggio è che tiriamo in ballo anche colui che definiamo “Dio”, ognuno per la parte che gli è propria, credendo di aver ricevuto da lui una sorta di investitura che ci autorizza a fare del “nostro” bene l’unico bene da imporre a tutto il resto dell’umanità: noi i buoni, gli altri i malvagi.

Ecco, la domanda, posta a Natale, ora torna in quel “Perché cercate il vivente tra i morti?” che possiamo facilmente comprendere e ritradurre con “Sinceramente, chi cercate?”.

Leggere l’evento della morte e risurrezione di Gesù di Nazareth con il filtro della sola “espiazione” non ci aiuta a entrare nel Giardino del Vivente. La morte di Gesù non ha “tolto” il peccato, il male della nostra umanità: è ancora tutto qui, ben presente e forte. Non l’ha tolto ma ci ha indicato la Via per affrontarlo e vincerlo: farcene carico, prenderlo sulle spalle e portarlo a trasfigurazione con la sola e inerme forza del bene più grande, quello del dono totale di sé. Il Vivente è tale perché con il bene ha vinto ogni forza di male, tracciando e aprendo l’unica Via capace di sbriciolare la pietra che indurisce e cerca di tenere rinchiusa nel sepolcro di morte la nostra umanità: la pietra dell’egoismo e di quella bramosia propria di chi si sente e si impone come padrone assoluto della vita, propria e altrui.

Nel Vivente, in Colui che “per aliam viam” (Mt 2,12) ci fa “passare” da cammini di morte a vie di vita, in Colui che, Figlio, ci rivela la nostra identità di figli, in lui, il Vivente che abbatte la pietra che fa del nostro giardino una tomba, possiamo trovare la Via per vivere da risorti fin da ora. Non è una promessa che riguarda un tempo e uno spazio che verrà. 

Comincia oggi se abbiamo il coraggio di guardare al Vivente come al Figlio nel quale siamo figli. Nella terribile e ingiusta esperienza della morte egli ha vissuto si è fatto solidale con tutte le nostre logiche di morte: solo passandoci dentro ce ne può tirare fuori e indicarci la Via per fare la nostra Pasqua di Risurrezione, il nostro passaggio dalla morte alla vita, da una vita vissuta da nemici che si odiano a fratelli e sorelle che con coraggio si fanno carico gli uni dei pesi e delle fatiche degli altri. Questa è l’unica via per trasformare il “campo di sangue” in un Giardino dove condividere il frutto dell’albero della vita. Non ci sarà più bisogno di rubare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: ci sarà solamente il frutto dell’albero della vita da condividere alla mensa del Vivente perché il bene ci permetterà di diventare finalmente “pastori della nostra animalità” trasfigurandoci in umani autentici.

Auguri, dunque, di un buon “passaggio”, di una Pasqua dove ognuno possa scoprire la propria vita trasfigurata di figlia e figlio, di fratello e sorella, come compagni del Vivente che già rappresenta quell’umanità che ha portato a compimento quella somiglianza che ci rende talmente umani da essere divini come e con Lui.

Buona Pasqua a tutte e a tutti. 


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venerdì 27 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

La Via del Giardino


Gv 10,31-42


(…) “Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?»”. (…)



Tutta la vita di Gesù, le sue azioni, le sue parole, sono una narrazione, un rivelare l’autentico volto di Dio, del Dio amante e vitale che si umanizza in Gesù per divinizzarci. Come dice Leonardo Boff: “Umano come Gesù può esserlo solo Dio stesso”. Questo porta Gesù a un “fare” che diventa “essere” e a entrare in conflitto con l’istituzione religiosa, gelosissima custode della prerogativa di porsi come mediazione tra Dio e l’uomo.

Per di più, l’immagine stessa di Dio che Gesù rivela diventa denuncia della perversione idolatrica che nasce dal sentirsi possessori, padroni di Dio stesso, incasellandolo in definizioni che sostengono il sistema religioso.

Ridurre il Padre a una divinità assetata di offerte continue, gelosa della felicità degli uomini, capace di colpire con maledizioni e malattie chi non si sottomette e osserva i precetti stabiliti da quell’autorità da cui si fa rappresentare: ecco cosa denuncia implicitamente Gesù nel suo Felice Annuncio, l’evangelo.

Dio vorrebbe continuare a scendere nel giardino della vita a passeggiare con l’uomo. Ma noi abbiamo messo tanti e tali posti di blocco, torri di guardia e fili spinati, che Lui stesso deve chiedere il permesso per potersi prendere una boccata d’aria. 

Gesù ha pagato la sua coerenza con la vita, ha pagato il “mostrarci le molte opere buone del Padre”. Così facendo, nella sua Risurrezione, ci consegna il dono/compito di proseguire lungo questa Via. “Perché guardate in alto?”. Lui è qui, e continua a cercare compagne e compagni di viaggio per riaprire la strada del giardino della vita a tutte e a tutti, Dio compreso. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Avviso che da domani 28 marzo 2026 fino alla Domenica di Pasqua la rubrica “Buongiorno, mondo!” è sospesa. Grazie di cuore a tutte e a tutti.


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giovedì 26 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Dalle pietraie di morte ai giardini di vita



Gv 8,51-59

(…) Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.



Forse le pietre dell'ultima volta, quelle destinate alla donna colta in adulterio, non erano delle dimensioni adatte, o forse questa volta volevano davvero mettere la parola fine all'avventura proposta dal Maestro. 

Di fatto, ogni volta che la bellissima verità di Colui che "bestemmia perché si fa uguale a Dio" cerca di penetrare nel sistema della religione, la reazione è sempre violenta: meglio chiudere subito la falla altrimenti chissà dove si va a finire. La libertà dell'essere figli, e quindi di assomigliare al Padre, è una verità scomoda. Scomoda perché scardina alla base il meccanismo di potere proprio della religione, eliminando anzitutto chi occupa il posto di mediatore tra "Dio" e "l'uomo". Come "gestire" un Dio che si presenta come Padre e apre a tutti il suo cuore, gratuitamente, senza condizioni? Che razza di comunità verrebbe fuori senza la guida di coloro che “conoscono” esattamente ciò che Dio vuole e per questo chiedono obbedienza? 

Credo che la via proposta dal Maestro sia difficile perché impegna la libertà personale nel dono di sé. Quando questo è chiaro, allora diventa limpido allo stesso modo lo stile di vita che nasce e sostiene una comunità nella quale i ruoli non sono più vissuti come "potere" ma come servizio. E allora, solamente allora, le cave di pietre diventeranno giardini di vita.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 

La guerra è la malattia non la soluzione.


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mercoledì 25 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Strategie divine


Lc 1,26-38


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. (…)



La liturgia oggi festeggia l'Annunciazione (per coerenza con questa data,  la nascita di Gesù avverrà tra nove mesi esatti! Il Figlio di Dio mica poteva venire al mondo in ritardo, no!?). 

Cominciamo bene: per la sua "entrata in scena" nel mondo Dio non poteva scegliere di peggio: Nazareth. Villaggio oscuro, nominato forse una volta nell'AT e per di più in quella regione di teste calde, nazionalisti all'estremo, che era la Galilea. Niente Gerusalemme, niente tempio, niente sacerdoti: solo gentaglia che di suo aveva anche un dialetto che li faceva subito riconoscere (una serva dirà a Pietro la notte del processo a Gesù: “Anche tu sei uno di quelli! La tua parlata ti tradisce!”). Fin dall'inizio Dio ha le idee ben chiare: se passo da Gerusalemme mi "ingabbiano" ancor prima che pronunci una parola, mi mettono nei loro schemi religiosi e addio buona notizia. 

Ma ancor di più, al suo arrivo sceglie una coppia che già aveva fatto i suoi progetti (o quanto meno le famiglie già avevano siglato il patto per le nozze) e sbaraglia tutto infilandoci un figlio, il Figlio, che stravolgerà non solo le loro, ma anche le vite di quanti lo incontreranno e decideranno di seguirlo. Ecco come è fatto il nostro Dio: non parte da persone religiose, perfette, pronte all'uso, ricche di spiritualità e ripiene di santa teologia. Parte da chi noi non degneremmo di uno sguardo e da lì apre una storia che si fa sorgente di vita per chi sa accogliere senza pregiudizio il suo messaggio, senza la puzza sotto il naso di chi, dall'alto della sua religiosità, può permettersi di dire: "Cosa può mai venire di buono da Nazareth?". Ecco quello che può venire di buono: un Dio che sceglie di farsi uno di noi per farci come Lui.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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martedì 24 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Un “fare” che diventa “essere”


Gv 8,21-30


(…) “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite" (…). 



Il volto del Dio di Gesù è quello di Colui che si prende cura, che non abbandona mai, che si fa compagno di strada, che sostiene e infonde vita e amore con abbondanza e gratuitamente a coloro che lo accolgono. Solo chi condivide e fa propria questa prospettiva è reso capace di "fare cose che a Lui sono gradite". Gesù non sta parlando di opere generiche, di "fare un qualcosa" per gli altri, ma sta parlando dell'orientamento fondamentale dell'esistenza: "cosa gradita" è praticare un amore simile a quello del Padre, assomigliare a Lui nel nostro stile di vita. È attraversare questa esistenza in un atteggiamento di dono continuo, in tutte le situazioni che la vita stessa ci pone davanti, anche quelle create da persone che con facilità consideriamo perdute. Soprattutto con quelle. L'amore non conosce limiti, si fa prossimo a tutte e a tutti e invita a fare altrettanto, così come siamo, con le nostre fragilità e le nostre paure e resistenze.  

So che tanti sono preoccupati spesso della loro incapacità di aprirsi al perdono, al dono totale. Ne è cosciente anche Gesù proprio perché si è fatto uno di noi ed ha sperimentato anche Lui le fatiche che sperimentiamo noi: non ci vuole perfetti con uno schiocco di dita; ci vuole amanti, appassionati dell'umanità, capaci di assumerci giorno dopo giorno la fatica gioiosa del crescere in questa prospettiva. È un percorso accidentato, difficile, ma "Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite": per questo osiamo, ci crediamo, scegliamo di vivere così.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

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lunedì 23 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Vittime del peccato



Gv 8,1-11


(…) Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. (…)



"Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei" frase conosciutissima, forse la più conosciuta tra quelle pronunciate da Gesù. Spesso è stata pronunciata da chi, poi, è corso a raccattare le pietre che altri hanno lasciato cadere e approfittare così per esercitarsi nello sport nazionale preferito: lancia il sasso e nascondi la mano. 

Il grande insegnamento di Gesù ci porta dritti al cuore del Vangelo: il giudizio del Padre è sempre un atto di misericordia. Non vuol dire chiudere gli occhi su quelle situazioni di peccato che sviliscono la persona, annientano la sua dignità imbruttiscono il volto dell'umanità. Gesù il peccato lo guarda in faccia, ma con occhi di misericordia che sanno risanare, riaprire alla vita. È uno sguardo che ridona dignità e libertà, che apre nuovi percorsi e immette aria nuova. Le nostre comunità sono divenute spesso delle cave a buon mercato di pietre pronte all'uso: basta sapere a chi chiedere e trovi tutte le munizioni che vuoi. L'istituzione gerarchica stessa non ne è immune: altro che Chiesa di persone! Spesso ci troviamo immersi in autentiche pietraie che sono il frutto di anni di esclusione, di emarginazione, di abbandono. Sono pietre ben scelte, lucidate dalla rigorosità della legge, levigate dall'aridità di certa teologia che ormai non sa più nemmeno come si scrive la parola Padre. Sono le pietre che gridano la sofferenza di tutte e tutti coloro che aspirano alla bellezza e alla freschezza del Vangelo, che anelano alla vita, che aspirano all'amore. Forse è davvero giunto il momento che ognuno guardi dentro le proprie tasche e lasci davvero cadere per sempre le pietre che ancora vi giacciono nascoste in attesa del bersaglio... 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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