Natale 2025
Natale, ancora una volta, una volta di più.
Natale 2025: forse ci sarebbe bisogno di indossare paramenti liturgici differenti. Non il bianco delle feste e della gioia ma il rosso del sangue, di quel sangue che ancora scorre formando non rivoli ma veri e propri fiumi che irrigano deserti di morte.
Natale 2025: cosa siamo venuti a vedere? Cosa siamo venuti a cercare in quel posto che già fin da allora, agli occhi dei più, pareva abbandonato anche da Dio?
Cosa davvero siamo venuti a cercare?
L'effige di un bambinello, di un pargoletto infreddolito capace di suscitare quel minimo sindacale di tenerezza che ci fa sentire un po’, ma non troppo, più buoni?
Cosa siamo venuti a vedere?
In questo Natale 2025 ci viene ancora una volta offerto quanto da tempo è già stato donato: lo scandalo di un Dio che sceglie di abitare la nostra storia proprio quella dalla quale noi fuggiamo, proprio lì dove noi scegliamo di chiudere gli occhi e preferiamo intonare le nostre nenie mentre i nostri piccoli ci omaggiano di poesie e regalini.
Vogliamo davvero vedere “il prodigio”? Vogliamo veramente "accorrere alla grotta”? Se è così, allora andiamo a cercare quel bimbo in quel di Gaza, in Congo, in Sudan, ad Haiti e in tutti quegli altri posti maledetti, pieni di “famigerati pastori ladri e assassini”, negli anfratti bui e nascosti delle nostre belle cittadine, nelle vie malfamate, nelle stazioni pericolose.
In quel pargoletto, che oggi cantiamo e veneriamo, Dio decide di spogliarsi della sua magnificente onnipotenza per rivestirsi degli abiti dei “tagliati fuori”, dei “messi da parte”, degli “invisibili” profumandosi al contempo dell’olezzo che proviene da vite scartate e spesso estirpate al pari di “erbacce” che invadono i nostri curatissimi giardinetti.
Cosa siamo venuti a vedere? Cosa siamo venuti a cercare?
Forse una parola di consolazione, di tenerezza? Forse una parola dolce tra le tante, troppe, amare parole che ogni giorno ci feriscono?
Ebbene sì, ci viene donata una Parola, ma una Parola che si fa carne affinché accogliendola impariamo a rispettare il valore della parola e a fare della nostra carne una parola.
Non pronunciare dunque pace, se non sei un uomo o una donna che fa e porta pace.
Non pronunciare rispetto, se non sei un uomo o una donna che reca incisa nella sua carne la parola dignità.
Non pronunciare giustizia, se non sei un uomo o una donna che porta su di sé i segni della lotta affinché diritto e giustizia siano di casa sulla terra.
Non pronunciare terra, se non sei un uomo o una donna che si prende cura della casa comune.
Non pronunciare casa, se non sei un uomo o una donna capace ogni giorno di aprire e apparecchiare spazi amanti e vitali per chi incrocia il tuo cammino.
Non pronunciare Dio, se non sei un uomo o una donna capace di aprirti e accogliere l'altro e il Totalmente Altro, senza pretesa alcuna di possedere entrambi.
Parla invece, pronunciati, fai sentire alta la tua voce quando sei certo che questa risuoni all'unisono con quella di Colui che ha scelto di abitare la nostra storia per trasformarci, come Lui, in pura e luminosa parola di vita.
Parla, quando la tua carne diventa voce di chi non ha voce.
Parla, quando la tua carne si fa parola che spezza il silenzio della connivenza col male.
Parla e traduci per noi oggi quel Verbo che si è fatto carne e fai risuonare con Lui e come Lui l’annuncio gioioso che ancora possiamo diventare umani, talmente umani da essere divini.
Auguri di buon Natale a tutte e a tutti.
Come e più di sempre, buona vita.
Spotify
Youtube
Grazie, Don Luciano.
RispondiEliminaPaola
GRAZIEEEEE Signore … resta sempre in me e, guidami durante il mio cammino,affinché riesca a percorrere la strada della mia umanizzazione, quella che mi porta a diventare come te . Marilisa
RispondiElimina