Liturgia Quotidiana

lunedì 31 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Attese disattese


Lc 4,16-30


In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,

a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». (…)



Una scena tutta da immaginare: Gesù che torna a casa, si reca alla preghiera e sceglie di commentare il passo della Torah appena proclamato con le parole esplosive del testo di Isaia (saltando deliberatamente la parte finale di Is 61,2: “il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti”). E poi affida a due parole il suo commento. Interessante la precisazione di Luca che usa un verbo che a me pare forte: puntare lo sguardo ma proprio con fissità, quasi fosse lo scrutare attento della sentinella sulla nave che deve annunciare la vista della terra: “gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissati su di lui”.

Questi occhi fissi sembrano quasi far toccare con mano l’attesa che si è creata: ma è davvero Lui l’Atteso, il Messia? Perché ha tagliato proprio quelle parole che avrebbero confermato che non dobbiamo più attendere? Perché non dice chiaramente che il giorno della vendetta è alle porte?

Sguardi fissi colmi di attese che vengono puntualmente disattese da Gesù che non ci sta a interpretare il ruolo di Messia secondo le aspettative dei suoi conterranei. Questa prima “predica” di Gesù finirà male, tanto che dalla meraviglia iniziale si passa all’astio di chi si vede tradito nelle proprie attese e speranze.

Sorge dunque una domanda: qual è il nostro sguardo su Gesù? Cosa ci attendiamo davvero da lui? Che si metta forse a servizio dei nostri desideri e deliri di potere? 

Ancora una volta siamo messi di fronte al fatto che spesso diciamo di credere in Lui ma in realtà crediamo solamente a delle idee che ci siamo fatti su di Lui e che usiamo a seconda delle necessità del momento.

“Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava”. Ecco, “porro unum necessarium”: camminare umilmente da discepoli dietro al Maestro e non da padroni del Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 28 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Uscire e incontrare


Mt 25,1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. (…)



Mi ha colpito l’incipit di questa parabola, là dove l’evangelista descrive il primo movimento: uscire per incontrare lo sposo.

Questo “uscire” mi ha fatto ritornare all’esperienza fondante per Israele: l’esodo, che fu anche quella di Abramo. Esci, vai fuori, abbandona, parti.

Lo sposo è sempre al di fuori e al di là delle nostre traiettorie spesso ben definite, ben tracciate dal “Google maps” di documenti, riflessioni, catechismo, liturgie correttissime dove non c’è posto per alcuna “deviazione”, dove non vi sono itinerari alternativi, dove spesso i “pedaggi” sono obbligatori.

Per incontrare lo “sposo” occorre uscire, occorre abbandonare quell’Egitto così asfissiante ma che ci garantisce comunque la tranquillità della carne e delle cipolle, ben più saporite della manna.

Siamo in un cambiamento d’epoca, ma continuiamo a percorrere gli stessi identici itinerari convinti di andare incontro allo sposo perché noi “sappiamo”, noi “crediamo” che passerà sulle nostre comode e precise strade.

Ma Lui, lo sposo, spesso sceglie non le autostrade della religione, ma i viottoli tortuosi e insicuri della fede, dove veramente la fatica della ricerca, la convivenza col dubbio, la fatica dell’incertezza rendono arduo il cammino, illuminato da un piccolo lume che permette di vedere appena lì, davanti ai piedi. Lo Sposo non teme le nostre fatiche ma evita, giocando sull’ora d’arrivo, le nostre troppe certezze. 

Vegliare è uscire alla ricerca. Ricerca dello Sposo, non delle nostre idee su di lui.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 27 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Vivere vegliando



Mt 24,42-51


"Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (…)“. 


Ecco l'invito che il Maestro rivolge ai suoi quest'oggi. 

Vegliare è stare attenti, è "esserci" sempre e dovunque. 

Vegliare è non accettare supinamente quelle false verità che cercano in tutti i modi di addormentare la coscienza, di indurre a scelte di comodo, di annacquare il buon vino del Vangelo per renderlo innocuo e accettabile a tutti, svilendolo e impoverendolo, svuotandolo del suo potenziale di liberazione e di progettualità per un'umanità nuova. 

Vegliare è non prestare attenzione al tintinnio tentatore del denaro come unico valore che guida le scelte quotidiane, ma essere attenti al flebile grido di aiuto che arriva a noi dalla porta accanto, che spesso non udiamo perché addormentati e intorpiditi dalle mille voci che ci spingono a consumare nell'illusione di farci stare meglio. 

Vegliare è saper rischiare, rivendicare le scelte della propria coscienza anche quando esse non sono necessariamente e totalmente in linea con la Chiesa ma che sentiamo profondamente evangeliche perché aprono alla vita, all'amore, alla giustizia. Vegliare è essere attenti a cogliere il più piccolo segno della presenza del Maestro in mezzo a noi, colui che insieme a noi si fa sentinella perché niente e nessuno possa rubarci la dignità di uomini e donne che cercano insieme una via alla felicità e alla pienezza di vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 26 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Uscire dal “sistema”



Mt 23,27-32


In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. (…)



Continua l'invettiva di Gesù contro il mondo, o meglio, potremo dire "il sistema" religioso. 

Non voglio accusare o denigrare i farisei dell'epoca di Gesù, ma solo far presente come la tentazione di cedere a quel "sistema" religioso è ben viva anche oggi. All'autenticità faticosa della fede, quell'autenticità che passa attraverso il duro mestiere di vivere, si preferisce la facilità e la vacuità dell'apparire, molto meno impegnativo. Sembra quasi che basti sfoderare una bella pennellata di bianco, fatta di presenze ai momenti "in" (ma mai accanto alle persone "out") per essere certi di ottenere il "patentino" di perfetto osservante, di zelante credente (o quanto meno di impegnato zelatore). 

Gesù ci riporta dentro il cuore della vita, quella vita che a volte sa essere dura, spietata, non sempre amica, perché è lì che devono affondare le radici della fede, della fiducia nel Padre, in Colui che sa andare oltre le apparenze e le appartenenze. Gesù non chiede ai suoi di "farsi vedere", ma di essere segno di una Presenza che abbraccia tutte e tutti, di una Presenza che pianta la sua Tenda in mezzo... nel cuore della vita e desidera camminare con noi nella danza della continua ri-creazione. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 25 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Disintossicazione



Mt 23,23-26


In quel tempo, Gesù parlò dicendo:

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».


Gesù ha sempre lottato e smascherato la menzogna e, in particolare, l’ipocrisia (il fatto di recitare una parte come attori di teatro). Non ha sopportato il comportamento di coloro che “si sono seduti in cattedra” in mezzo al popolo per esigere dagli altri ciò che loro stessi non vivono, denunciando con parole forti l’abisso esistente tra ciò che insegnano e ciò che vivono.

Anche nelle nostre comunità troviamo persone che vivono ossessionate dall’applicazione rigorosa ad altri della legge senza però preoccuparsi di vivere la radicalità della sequela di Cristo. Anche oggi da certe cattedre si condanna con rigore il peccato dei piccoli e dei deboli dimenticando scandalosamente le ingiustizie dei potenti.

Credo abbiamo bisogno di maestri di vita, di credenti dall’esistenza convincente. “Con il loro ritorno all’essenziale del Vangelo, la loro cordialità e sincerità avranno reso possibile la “disintossicazione” dell’atmosfera della Chiesa”, (Ladislaus Boros) rendendola davvero sacramento del Regno, spazio di grazia e umanizzazione. 

Signore, rendici portatori di aria sana e pulita, liberata da quei miasmi dell’ipocrisia che ci impediscono di crescere da figli e fratelli.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 24 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Superare i pregiudizi


Gv 1,45-51


In quel tempo, Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».e gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».


Questo primo capitolo del Vangelo secondo Giovanni è segnato da tutta una serie di ricerche, incontri, domande, curiosità e, alla fine, scelte: le scelte dei primi che osano la vita sulla parola di quel Nazaretano sconosciuto ma affascinante.

Nella festa di San Bartolomeo ci viene narrato l’incontro tra quest’ultimo, noto come Natanaele, e Gesù. Filippo si muove per annunciare a Natanaele che hanno trovato colui di cui parlano le Scritture, l’Atteso. Ed è ben definito: Gesù, figlio di Giuseppe, da Nazareth. Immagino il sobbalzo di Natanaele (che stava comodo sotto il fico che simboleggia la pace, la prosperità e la benedizione di Dio: era davvero in pace con sé stesso, nella beata solitudine delle sue certezze tratte da quella Torah che proteggeva il “fico” come una siepe). “Nazareth? Seee, lallero… Ma da qui può uscire qualcosa di buono?”. Gesù non fatica a riconoscere a Natanaele il suo essere “senza dolo”, cioè senza malizia interiore, senza inganno. Forzando il testo potremmo dire: trasparente. Per questo, su invito di Filippo, Natanaele accetta di “andare e vedere” ed è proprio questa caratteristica che gli permette di superare i suoi pregiudizi (tra parentesi: per una volta pregiudizi orientati verso il Nord… nevvero?).

Ecco, credo che l’invito che arriva dritto al cuore del nostro oggi sia proprio questo: impariamo a discernere per superare tutti i pregiudizi che ci abitano. Non solo quelli riguardanti le persone (e già sarebbe tanta roba), ma anche i pre-giudizi che ci siamo fatti su Dio, su quel Gesù che è sempre oltre ciò che noi possiamo pensare, immaginare, schematizzare attorno alla sua persona. Chissà che un giorno anche per ciascuno di noi si possa dire: “Ecco davvero qualcuno in cui non vi è dolo!”.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 21 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Amare Dio nell’uomo e l’uomo in Dio



Mt 22,34-40


(…) “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. (…)



La “siepe” della Torah prevedeva un quantità impressionante di precetti derivati dalla tradizione del Pentateuco. Una curiosità: nel III secolo  il rabbino Simlai ne elencò ben 613 divisi in: 248 doveri positivi (mitzvot aseh; il numero era associato a quelle che si ritenevano allora le parti del corpo umano per ricordare l’impegno di tutto il proprio essere verso Dio) e 365 divieti negativi (mitzvot lo taaseh, associati ai giorni dell’anno per ricordare di evitare il male ogni giorno).

Nelle scuole rabbiniche era normale, anche all’epoca di Gesù, la domanda circa il comandamento più importante in quel “ginepraio” di precetti (non è che anche noi tra Diritto Canonico e Catechismo della Chiesa ci facciamo mancare niente…). Una delle risposte più frequenti era che il comandamento più importante era quello che anche Dio osservava, cioè lo Shabbat, l’osservanza del Sabato.

Anche a Gesù, per quanto ritenuto un “Maestro” sui generis viene posta la domanda e sopra abbiamo la sua risposta: amare Dio e l’altro, il prossimo (non colui che viene dopo, come si intuisce da certi personaggi della politica nostrana, in modo tale che si attende sempre “quello dopo”, cioè nessuno…).

Non pensiamo tuttavia che quando Gesù invita all’amore di Dio egli parli di emozioni o sentimenti nei confronti di un essere immaginario, né di inviti a preghiere e devozioni. “Amare Dio con tutto il cuore”, cioè con tutto sé stessi, significa riconoscere e accogliere il Mistero della vita, il Fondamento dell’essere: orientare con fiducia l’esistenza verso questo Mistero che si rivela essere Fonte della vita. Questo segna la vita in maniera decisiva poiché significa lodare l’esistenza a partire dalla sua radice, prendere parte alla vita con gratitudine, optare sempre e in ogni scelta per il buono e il bello perché questo è stare in sintonia con il Mistero. 

Per questo motivo l’amore per l’Altro è inseparabile dall’amore per l’altro. Il principio che dovrebbe dare forma alla nostra esistenza è proprio questo: non esiste passione per Dio senza compassione per l’umanità. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

giovedì 20 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Gesù, invito di Dio


 Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. (...)



Se non corresse il rischio di essere un po' dissacrante, oserei dire che Gesù ama proporci il volto di un "Dio festaiolo", un Dio che ama far festa e invitare alla sua festa.

Il banchetto è una delle immagini bibliche che ci narrano il desiderio di Dio di vedere tutti i suoi figli felici, insieme a lui, intorno ad una stessa tavola a godere di una vita sempre più piena. Per farsi capire Gesù fa anche  i "disegnini": non disdegna di sedere a pranzo con chiunque, peccatori e gente non propriamente amabile e "degna" dei criteri del tempo compresa. Gesù è l'invito di Dio fatto carne in mezzo a noi. 

Inoltre sa essere molto realista. Comprende che non tutti accettano questo invito. Qualcuno lo fa in scienza e coscienza ("Non vollero venire"); altri ostentano indifferenza e preferiscono curare i propri campi e affari. Malgrado questo, Dio continua a invitare: ai "crocicchi delle strade" sono invitati quelli della strada, senza campi né affari, quelli che mai nessuno si è preoccupato di invitare, quelli che nessuno si sognerebbe di invitare tra cui vi sono ""cattivi e buoni", noi in una parola. Si invitano con forza questi affinché tutti gli altri comprendano e riescano finalmente ad accettare l'invito e a indossare l'unico abito richiesto, quello che permette di entrare al banchetto da figli che accettano con gioia di condividere il banchetto da fratelli.

Un abbraccio a tutte e a tutti.

La guerra è la malattia non la soluzione.  

mercoledì 19 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Merito? No, grazie.



Mt 20,1-16


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. (…)



Il merito, abilissimo e velenoso tarlo che, quando si insinua in una relazione, riesce a farla implodere, a farla collassare distruggendola dall’interno.

Il merito, velenoso parente prossimo del meretricio che senza fatica genera relazioni basate esclusivamente sul “do ut des” per poi affogarle nel mare dell’invidia, della gelosia ​propria del “giusto a prescindere”, del “medagliato al merito”.

La parabola che ci viene offerta oggi mette in guardia proprio su questo. La “trappola parabolica” scatta al momento dell’ascolto: pensi di osservare la scena dall’esterno ma alla fine ti ritrovi tirato dentro come uno dei personaggi che compongono la scena. Ecco allora far capolino in te l’operaio della prima ora, quello che si porta la fatica della giornata sulle spalle, quello che, rispetto agli ultimi, si è “meritato” il suo compenso: perché fare tutti eguali? Che ho da spartire con chi non ha fatto nemmeno il “minimo sindacale”? Talmente avvolto dalle spire del merito che ti soffoca da dentro che non hai tempo e soprattutto desiderio di interrogarti su chi ha scatenato tutto questo. Ti è stato insegnato che un “padrone” agisce, da che mondo è mondo, secondo regole certe: se fai bene ti “ripaga”, se fai male o non fai secondo le regole ti punisce. Che razza di padrone è uno ​che non segue le regole, uno cui non importa tanto la “rendita” o il merito di ciascuno​? Con il suo atteggiamento il "padrone" è interessato più a offrire un’immagine destabilizzante di sé, fuori dagli schemi ordinari, ​l'immagine di uno che è esclusivamente buono, talmente e liberamente buono da tenere più alla felicità di tutti che all’osservanza delle regole stabilite​.

Ecco, la trappola raggiunge il suo fine: Dio, il “padrone di casa”, non è a tua immagine, casomai il contrario. Allora lascia che Dio sia Dio a modo suo e non tuo e preoccupati di assomigliargli quando sei in compagnia di quelli arrivati all’ultima ora.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

martedì 18 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Il Dio dell’impossibile



Mt 19,23-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». (…)


Il testo è la continuazione del brano evangelico ascoltato ieri. Gesù sembra quasi prendere atto della situazione di impossibilità in cui ognuno di noi si trova, l’impossibilità di quella che definiamo salvezza, vita piena. Se restiamo fermi al paradosso del cammello non ci resta che dichiarare la nostra impossibilità. In effetti tutti noi, in un modo o nell’altro, rientriamo nella categoria dei “ricchi”, cioè di coloro che credono di possedere dei beni ma non non si rendono conto che spesso dai beni sono posseduti (e non faccio riferimento ai soli beni materiali). Un semplice domanda: su quale “Amen” poggia la nostra esistenza? Nelle mani di chi l’abbiamo riposta? 

Ricordo che Gesù non se la prende con i beni, pur necessari per vivere, ma denuncia la facilità con cui permettiamo a questi beni e ricchezze di farsi padroni delle nostre vite, creandoci l’illusione contraria. 

La nostra libertà, o presunzione di essere liberi, è sempre da liberare, come Israele dall’Egitto che resta nel cuore. Proprio davanti a questo Gesù ribadisce che la nostra impossibilità  assunta e riconosciuta diviene lo spazio della possibilità di Dio, lo spazio in cui la relazione filiale accolta come dono e vissuta nell’osare la fraternità ci permette di entrare nella pienezza della vita. Basta permettere al Maestro di (forse forzando un po’ il verbo) non solo di fissarci intensamente, ma di guardarci dentro (emblepo… tradotto un po’ malamente con un semplice “li guardò”). Il suo è davvero uno sguardo che libera il cammello che è in noi per permettergli di passare la cruna dell’ago.

Un abbraccio a tutte e a tutti.

La guerra è la malattia, non la soluzione. 

lunedì 17 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Portatori dell’abbraccio divino



Mt 19,16-22


In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». (…)



Sento già gli ululati di coloro che stanno urlando: "Hai visto? Gesù non ha abolito i comandamenti, sono ancora validi!". Può darsi, ma intanto qui  Gesù cita solo quelli detti della "seconda tavola", ossia quelli che determinano il nostro agire nei confronti degli altri. Secondo la linea del Maestro infatti è la relazione con gli uomini a determinare la relazione con Dio, e da qui non si scappa. Il banco di prova non sta tanto nel santificare un giorno piuttosto che un altro, non sta nella quantità di incenso che abbiamo effuso davanti all'altare: la via per Dio è la vita dell'uomo. E se qualcuno vuol arrivare alla pienezza, al compimento della vita (questo indica quel :"Se vuoi essere perfetto"...), cioè "se vuoi essere pienamente uomo secondo il sogno del Padre, allora liberati di tutto (dare ai poveri significa non avere più alcuna possibilità di riavere) perché Dio sarà la tua ricchezza. Poi vieni dietro a Me". Gesù offre l'alternativa della maturità, della pienezza di umanità, secondo la prima delle Beatitudini (che, non scordiamolo, sono la chiave di lettura di Matteo). La scelta è sempre nelle nostre mani: Dio o il denaro, ossia tutto ciò che questo simboleggia (avere, potere, apparire). Il “tesoro nei cieli” non è un posto in un fantomatico “paradiso”: è il vivere  immersi nell’abbraccio amante e vitale di Dio giorno dopo giorno. Un abbraccio oggi giorno ricevuto, ogni giorno condiviso con le nostre scelte concrete.

Un Abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

​La guerra è la malattia non la soluzione. 

venerdì 14 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti alla ricerca


Mt 19,3-12


In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». (…) 



Oggi il Maestro è sottoposto a prova dai farisei riguardo la liceità del ripudiare la propria moglie. Il problema però, fa capire Gesù è ben altro e riguarda la qualità delle relazioni che vogliamo creare nell'umanità. Non è questione di sapere se posso o meno "ripudiare" una persona, quanto piuttosto di interrogarmi sulla mia capacità e desiderio di creare relazioni che aprano alla vita, facciano crescere nell'amore autentico, aiutino ciascuno a essere ciò che davvero è. Insomma a vivere da figli di un Padre che ci ha creati per la vita e non per la morte, per vivificare il mondo, e non per mortificarci in inutili casistiche legislative. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

giovedì 13 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Lo stile del perdono


Mt 18,21-19,1


In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. (…)



A Pietro che chiede fino a che punto si può osare il perdono Gesù risponde: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette".

Inutile stare a far di conto e chiedersi quanto manca al raggiungimento del numero "legale" per essere a posto: l'espressione è un semitismo per dire sempre, cioè: non porre limiti al tuo perdono. Perché? Perché siamo figli di un Dio la cui essenza è il perdono e la misericordia: se vogliamo assomigliare a Lui, e diventare pienamente umani, questa è l'unica via, non ve ne sono altre. 

Ai più questa potrà anche parere un'assurdità, o un percorso praticabile solo a qualche eccellenza di santo. Ma vorrei ricordare che questa è l'unica via proposta da Gesù a chi desidera scegliere la Sua via e plasmare la propria vita sul Vangelo, cioè Gesù stesso. E non chiede di perdonare perché lo ha detto Lui: se non diventa uno stile personale rischiamo di essere persone ancora guidate dall'esterno. Gesù chiede di assomigliare a Dio mettendo in gioco le proprie caratteristiche personali, se stessi: non vuole degli "stampi" fatti in serie, ma persone che aprono il cuore al perdono secondo modalità loro proprie, nella libertà di figli che, perdonati, amano perdonando. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

mercoledì 12 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Un amore senza confini



Mt 18,15-20


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. (…)



Colpisce il fatto che il percorso proposto da Gesù segua il criterio di una gradualità crescente, nel solo e unico intento del bene dell'altro. Ma facciamo attenzione a non fare di queste indicazioni delle regole: Gesù sta esemplificando su come assomigliare al Padre che "fa sorgere il sole sopra i buoni e i cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti". La cosa più importante non è come fare o cosa fare, ma discernere qual è l'atteggiamento migliore per assomigliare al Padre. In questo modo evitiamo la tentazione di impadronirci delle parole del Vangelo per giustificare i nostri atteggiamenti di superiorità nei confronti di chi commette un errore. Così quel "sia per te come un pagano e un pubblicano" non indica un percorso di esclusione (o di scomunica: tutti quelli che lanciano scomuniche e anatemi come caramelle a destra e sinistra ergendosi a patroni e protettori della santa tradizione se ne facciano una ragione e si mettano il cuore in pace). "Sia per te come un pagano e un pubblicano" significa che quel fratello o quella sorella saranno oggetto del mio amore in maniera ancora più forte anche se non vi sarà risposta né riscontro a tale amore. Perché? Perché così ama il Padre e il nostro essere nel mondo ha senso nella misura in cui siamo capaci di far risplendere questo volto nel nostro modo di vivere, di amare, di perdonare, di accogliere.
Un
abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.