Il Dio dell’impossibile
Mt 19,23-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». (…)
Il testo è la continuazione del brano evangelico ascoltato ieri. Gesù sembra quasi prendere atto della situazione di impossibilità in cui ognuno di noi si trova, l’impossibilità di quella che definiamo salvezza, vita piena. Se restiamo fermi al paradosso del cammello non ci resta che dichiarare la nostra impossibilità. In effetti tutti noi, in un modo o nell’altro, rientriamo nella categoria dei “ricchi”, cioè di coloro che credono di possedere dei beni ma non non si rendono conto che spesso dai beni sono posseduti (e non faccio riferimento ai soli beni materiali). Un semplice domanda: su quale “Amen” poggia la nostra esistenza? Nelle mani di chi l’abbiamo riposta?
Ricordo che Gesù non se la prende con i beni, pur necessari per vivere, ma denuncia la facilità con cui permettiamo a questi beni e ricchezze di farsi padroni delle nostre vite, creandoci l’illusione contraria.
La nostra libertà, o presunzione di essere liberi, è sempre da liberare, come Israele dall’Egitto che resta nel cuore. Proprio davanti a questo Gesù ribadisce che la nostra impossibilità assunta e riconosciuta diviene lo spazio della possibilità di Dio, lo spazio in cui la relazione filiale accolta come dono e vissuta nell’osare la fraternità ci permette di entrare nella pienezza della vita. Basta permettere al Maestro di (forse forzando un po’ il verbo) non solo di fissarci intensamente, ma di guardarci dentro (emblepo… tradotto un po’ malamente con un semplice “li guardò”). Il suo è davvero uno sguardo che libera il cammello che è in noi per permettergli di passare la cruna dell’ago.
Un abbraccio a tutte e a tutti.
La guerra è la malattia, non la soluzione.