Liturgia Quotidiana

martedì 3 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Compelle intrare



Lc 14,15-24


 (…) Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.

Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».


La liturgia odierna propone la versione lucana della parabola degli invitati al banchetto che troviamo anche in Matteo.

Vorrei sottolineare due cose. La prima riguarda l’ordine al servo di recarsi “per le strade e lungo le siepi”. Strade e siepi rappresentano i luoghi esterni alla città o al villaggio e lì vivevano normalmente i poveri, i senzatetto, i malati, gli “scarti”, gli invisibili. Trovo provocante il fatto che si parli di “siepi” perché la siepe per Israele è riferita spesso, ma non solo, alla Torah che costituisce una sorta di barriera protettiva necessaria a custodire l’Alleanza. Quindi diventa un discrimine che dice chi è dentro e chi fuori. Dimorare lungo le siepi era evidentemente il segno che indicava l’essere fuori dalla protezione divina, l’essere esclusi dalla benevolenza dell’Altissimo. Questo ci dice dove si volge lo sguardo divino: non su chi si sente al sicuro dentro la “siepe” della Legge, ma su chi è considerato irrimediabilmente perso. Gesù ci narra un Dio che prende le parti degli esclusi.

In secondo luogo, l’espressione “compelle intrare”, “costringili ad entrare”. Purtroppo lungo la storia della Chiesa queste parole, forse, ma non troppo, male interpretate hanno generato tanta sofferenza. Già Agostino, per giustificare l’intervento del braccio secolare contro l’eresia donatista, si appoggiò a questa espressione per giustificare anche l’uso della coercizione da parte dell’Impero per ricondurre gli eretici all’ortodossia. Non parliamo poi dell’uso di questa espressione nel Medioevo e nell’epoca della colonizzazione dei nuovi territori con le conversioni forzate perché “compelle intrare”. 

Gesù evidentemente non intendeva nulla di tutto ciò. La “costrizione” di cui parla è un’espressione forte per narrare la passione di Dio affinché nessuno si senta escluso, nessuno debba vivere come uno scarto, nessuno sia ridotto all’invisibilità. 

Abbiamo bisogno, in questa umanità che sembra aver perso il rispetto per questa stessa parola, umanità, di discepoli che trovino il coraggio di ridire con forza questa passione smodata di Dio per ogni uomo. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 2 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Commemorazione dei fedeli defunti



La liturgia per la Commemorazione dei fedeli defunti propone tre formulari. Per questo motivo oggi non commento alcun testo evangelico ma condivido con voi una piccola riflessione.

Anzitutto la parola stessa “commemorazione”. Deriva da cum-memorare, fare memoria insieme, o se vogliamo, con maggior intensità, ricordare insieme, riportare al cuore insieme. 

Credo sia importante sottolineare proprio quel “con”, insieme, perché siamo popolo, siamo comunità. Forse è ora di innalzare un po’ il livello e distaccarci da quella preghiera o quell’Eucaristia celebrata solo per i “miei morti”. Queste sorelle e fratelli fanno parte di un’unica storia, quella umana, che, in un modo o in un altro, hanno contribuito ad arricchire e di tale ricchezza tutti ne beneficiamo. Così come ci facciamo carico tutti insieme delle loro fragilità, delle fatiche che hanno attraversato le loro esistenze e che, da parte nostra, cerchiamo nel nostro oggi di colmare.

In secondo luogo, prendo spunto da una tradizione della Scrittura e della sua modalità di trasmettere la storia. La Bibbia narra la storia a partire dalle Toledot, che significa generazioni, quelle liste di nomi che a noi spesso dicono poco o nulla. Si tratta di accogliere proprio in questi giorni di memoria questa provocazione che ci arriva dalla sapienza delle Scritture. La storia non è fatta solamente di fatti, date, guerre, invenzioni e quant’altro. La storia che abitiamo è fatta anche di volti, di storie che hanno contribuito a fare questa storia, che sono entrati nella nostra storia personale dandole un volto umano, non una semplice serie di dati asettici che ci dicono chi, cosa quando e perché. Ci sono generazioni che abbiamo incrociato, persone con cui abbiamo vissuto, amato, riso o pianto che hanno dato colore e sapore alla nostra storia. Commemorare è anche questo: permettere a questi volti, a queste storie che hanno fatto la storia, di emergere dal passato e continuare a condividere con noi oggi la nostra personale fatica nella edificazione di un mondo sempre più umano.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

venerdì 30 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti al Regno


Lc 14,1-6


Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.

Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.


Tra l’obbedienza dovuta alla Legge, e quindi a Dio stesso, e il bene dell’uomo, della persona concreta che ha davanti, Gesù non ha mai dubbi: la priorità ricade sempre su quest’ultima. Gesù non sta a disegnare i sottili distinguo in cui sono maestri i funzionari del sacro: il bene dell’uomo viene prima di tutto il resto, Dio compreso. E in questo è contenuto tutto il messaggio evangelico: non più servire Dio, ma assomigliare al Padre, imparando da Gesù, amando e servendo con Lui e come Lui. Se vivessimo davvero in questo modo, se le nostre comunità fossero guidate nelle loro scelte da questo unico criterio, allora forse non avremmo bisogno di spaccare il capello in quattro durante un Sinodo per decidere chi è “degno” e chi “non è degno”, chi può “accostarsi” e chi invece “resta fuori”. Davvero abbiamo bisogno, oggi più che mai, di quella Chiesa esperta in umanità che con coraggio faccia risuonare nell’umanità la “ipsissima vox Jesu” troppe volte ridotta al silenzio dal fragore assordante delle nostre “posizioni intransigenti”, troppe volte sovrastata dal clamore fondamentalista di chi si erge ogni giorno a “defensor fidei”. Abbiamo bisogno di persone e comunità che con il loro stile di vita riducano al silenzio gli intransigenti della legge così che “non possano rispondere nulla” di fronte al vangelo della vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 29 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Trono e altare



Lc 13,31-35


In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».

Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. (…)



Suona strano questo avvertimento dei farisei dopo tutti gli scontri che Gesù ha avuto con loro. Ma non è poi così strano se si pensa al conflitto esistente tra il gruppo dei farisei e quello degli erodiani (che comunque riusciranno alla fine a fare comunella per togliere di mezzo Gesù). Sembra quasi, tragicomicamente, che vogliano spingere Gesù verso Gerusalemme per acquistarsi il diritto di farlo fuori loro. Gesù ha compreso che sarà proprio l’alleanza tra il potere religioso e quello politico a inchiodarlo sulla croce. Per questo pronuncia quelle terribili parole su Gerusalemme: il luogo della Presenza è ormai divenuto un mattatoio di profeti, cioè di tutti e tutte coloro che denunciano la perversione della religione ormai ridotta ad affare di una casta di sacerdoti sempre più attenti alla salvezza dell’economia che all’economia della salvezza. Gesù non si risparmia la battuta sarcastica su Erode (che si pensava re ma era solo un fantoccio teleguidato, il famoso “utile idiota”). Dandogli della “volpe” Gesù non pensa minimamente all’astuzia come faremmo noi. Nel mondo biblico essa rappresenta un animale insignificante e impuro come gli sciacalli che si cibano di carogne. Ecco come Gesù considera Erode e tutti i suoi cortigiani. E questo mi fa pensare alle tante “volpi” presenti nelle nostre comunità: “volpi” che si ergono dall’alto della loro beata ignoranza spacciandosi per autentici depositari di verità e tradizione. E proprio in nome di tali cose impediscono al Regno di crescere e svilupparsi. Quante “Gerusalemme” sulle quali versare oggi lacrime di amarezza! Quante “Gerusalemme” che rinchiudono e riducono Dio a un fantoccio abilmente manipolato dai funzionari del sacro per impedire di accostarsi al Dio della vita, al Padre che vuole camminare con ognuno dei suoi figli! Oggi il Maestro chiede di restare coraggiosamente dietro a Lui verso Gerusalemme, dove il mysterium iniquitatis della sua morte diventerà, per chi crede in Lui, segno di una vita offerta e donata per amore che non conoscerà mai fine.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

mercoledì 28 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Il Nome che chiama per nome



Lc 6,12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. (…).



Io mi permetto di proporre una traduzione più letterale che potrebbe risultare più espressiva, se mi è concesso: “Avvenne poi in quei giorni (che) lui uscì verso il monte e stava a pernottare nella preghiera di Dio”.

Sappiamo come nella tradizione religiosa il “monte” è il luogo simbolico dell’incontro con la realtà divina: Dio sta nell’alto. Interessante il fatto che Gesù “esce” verso il monte. La preghiera è sempre un uscire da sé stessi, è un fare spazio all’Altro. L’incontro con Colui che è perennemente in “ex-stasi”, fuori di sé perché proteso verso di noi, esige anche la nostra personale “ex-stasi”, un esodo che nasce dall’incontro di due libertà che si desiderano l’un l’altra.

Gesù passa la notte in preghiera. È l’alba della Chiesa, cioè noi nasciamo dalla notte di Gesù. La notte vuol dire la morte e ricordiamo che avevano deciso, nel brano precedente, di eliminarlo. Per Lui, però, la morte non è la morte, ma è un uscire e un salire sul monte nella intimità con Dio e pregare: la comunione con Dio.

Poi nel testo greco troviamo scritto “nella preghiera di Dio”, perché ci sono preghiere che non sono di Dio; normalmente noi preghiamo i nostri idoli, le nostre fantasie, le nostre idee di Dio, ma spesso non Dio. La preghiera è quello stare davanti a Dio che ti fa essere te stesso, perché siamo fatti a Sua immagine e somiglianza. Questo avviene di notte, momento dove tutto scompare, il momento del vuoto, del nulla, è ciò che avviene alla fine del giorno e alla fine della vita, cioè o la comunione con Dio o la fine di tutto.

Gesù si sintonizza con il Padre, non cerca risposte ma, nella sintonia con il Padre, egli è in grado di fare una scelta che è secondo Dio, nei confronti degli uomini con cui vive, i discepoli e gli apostoli che subito dopo verranno chiamati per nome. Sintonizzarsi con Dio, ecco la preghiera, non strappare a Lui qualcosa o strappare chissà che. 

Dobbiamo apprendere a “uscire” per entrare nella “preghiera di Dio”.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 27 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Piccolezza evangelica



Lc 13,18-21


 “Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senapa (…)



In questa nostra cultura dell’apparire a tutti i costi, del sensazionalismo per tutte le tasche, il Maestro lascia cadere la sua proposta di “invisibilità”. Notare: non chiede di essere insignificanti, ma invisibili come lo può essere un granellino di senape che, per quanto piccolo e insignificante possa essere considerato, tuttavia possiede in sé la forza per germinare e diventare casa per tutte e tutti. 

A ciascuno piacerebbe essere un bel “Cedro del Libano”: maestoso, sotto gli occhi di tutti, capace di suscitare grida di meraviglia e di stupore. Ma il Maestro non vuole “alberi” che schiacciano con la loro possanza e maestosità: preferisce l’umile arbusto della senape, che cresce nell’orto di casa (la fatica del vivere quotidiano) e che offre ombra e riparo agli “uccelli del cielo”, cioè a tutte e tutti coloro che sono considerati insignificanti, per i quali nel nostro mondo non c’è mai tempo, per coloro che non hanno voce, per coloro per i quali non c’è mai posto né casa. 

Ecco una bellissima immagine della comunità cristiana: non un “cedro” svettante SU tutti, ma un umile arbusto PER tutti, capace di farsi casa. Non è certamente facendo la voce grossa o rivendicando chissà quali posizioni sociali che faremo crescere la senape del Regno. Il Regno crescerà nella misura in cui saremo coscienti di essere piccoli granelli, sparsi qua e là dalla mano sapiente del Mistero che in essi ha deposto la forza vitale del Vangelo che attende di essere liberata e di crescere nella fatica del quotidiano. Non lasciamoci impressionare dai vari “cedri” che pretendono spazio e visibilità: siamo il popolo della senape, che giorno dopo giorno cresce nel silenzio per portare frutto di vita dentro la storia. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!