Liturgia Quotidiana

venerdì 28 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Uscire e incontrare


Mt 25,1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. (…)



Mi ha colpito l’incipit di questa parabola, là dove l’evangelista descrive il primo movimento: uscire per incontrare lo sposo.

Questo “uscire” mi ha fatto ritornare all’esperienza fondante per Israele: l’esodo, che fu anche quella di Abramo. Esci, vai fuori, abbandona, parti.

Lo sposo è sempre al di fuori e al di là delle nostre traiettorie spesso ben definite, ben tracciate dal “Google maps” di documenti, riflessioni, catechismo, liturgie correttissime dove non c’è posto per alcuna “deviazione”, dove non vi sono itinerari alternativi, dove spesso i “pedaggi” sono obbligatori.

Per incontrare lo “sposo” occorre uscire, occorre abbandonare quell’Egitto così asfissiante ma che ci garantisce comunque la tranquillità della carne e delle cipolle, ben più saporite della manna.

Siamo in un cambiamento d’epoca, ma continuiamo a percorrere gli stessi identici itinerari convinti di andare incontro allo sposo perché noi “sappiamo”, noi “crediamo” che passerà sulle nostre comode e precise strade.

Ma Lui, lo sposo, spesso sceglie non le autostrade della religione, ma i viottoli tortuosi e insicuri della fede, dove veramente la fatica della ricerca, la convivenza col dubbio, la fatica dell’incertezza rendono arduo il cammino, illuminato da un piccolo lume che permette di vedere appena lì, davanti ai piedi. Lo Sposo non teme le nostre fatiche ma evita, giocando sull’ora d’arrivo, le nostre troppe certezze. 

Vegliare è uscire alla ricerca. Ricerca dello Sposo, non delle nostre idee su di lui.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 27 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Vivere vegliando



Mt 24,42-51


"Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (…)“. 


Ecco l'invito che il Maestro rivolge ai suoi quest'oggi. 

Vegliare è stare attenti, è "esserci" sempre e dovunque. 

Vegliare è non accettare supinamente quelle false verità che cercano in tutti i modi di addormentare la coscienza, di indurre a scelte di comodo, di annacquare il buon vino del Vangelo per renderlo innocuo e accettabile a tutti, svilendolo e impoverendolo, svuotandolo del suo potenziale di liberazione e di progettualità per un'umanità nuova. 

Vegliare è non prestare attenzione al tintinnio tentatore del denaro come unico valore che guida le scelte quotidiane, ma essere attenti al flebile grido di aiuto che arriva a noi dalla porta accanto, che spesso non udiamo perché addormentati e intorpiditi dalle mille voci che ci spingono a consumare nell'illusione di farci stare meglio. 

Vegliare è saper rischiare, rivendicare le scelte della propria coscienza anche quando esse non sono necessariamente e totalmente in linea con la Chiesa ma che sentiamo profondamente evangeliche perché aprono alla vita, all'amore, alla giustizia. Vegliare è essere attenti a cogliere il più piccolo segno della presenza del Maestro in mezzo a noi, colui che insieme a noi si fa sentinella perché niente e nessuno possa rubarci la dignità di uomini e donne che cercano insieme una via alla felicità e alla pienezza di vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 26 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Uscire dal “sistema”



Mt 23,27-32


In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. (…)



Continua l'invettiva di Gesù contro il mondo, o meglio, potremo dire "il sistema" religioso. 

Non voglio accusare o denigrare i farisei dell'epoca di Gesù, ma solo far presente come la tentazione di cedere a quel "sistema" religioso è ben viva anche oggi. All'autenticità faticosa della fede, quell'autenticità che passa attraverso il duro mestiere di vivere, si preferisce la facilità e la vacuità dell'apparire, molto meno impegnativo. Sembra quasi che basti sfoderare una bella pennellata di bianco, fatta di presenze ai momenti "in" (ma mai accanto alle persone "out") per essere certi di ottenere il "patentino" di perfetto osservante, di zelante credente (o quanto meno di impegnato zelatore). 

Gesù ci riporta dentro il cuore della vita, quella vita che a volte sa essere dura, spietata, non sempre amica, perché è lì che devono affondare le radici della fede, della fiducia nel Padre, in Colui che sa andare oltre le apparenze e le appartenenze. Gesù non chiede ai suoi di "farsi vedere", ma di essere segno di una Presenza che abbraccia tutte e tutti, di una Presenza che pianta la sua Tenda in mezzo... nel cuore della vita e desidera camminare con noi nella danza della continua ri-creazione. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 25 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Disintossicazione



Mt 23,23-26


In quel tempo, Gesù parlò dicendo:

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».


Gesù ha sempre lottato e smascherato la menzogna e, in particolare, l’ipocrisia (il fatto di recitare una parte come attori di teatro). Non ha sopportato il comportamento di coloro che “si sono seduti in cattedra” in mezzo al popolo per esigere dagli altri ciò che loro stessi non vivono, denunciando con parole forti l’abisso esistente tra ciò che insegnano e ciò che vivono.

Anche nelle nostre comunità troviamo persone che vivono ossessionate dall’applicazione rigorosa ad altri della legge senza però preoccuparsi di vivere la radicalità della sequela di Cristo. Anche oggi da certe cattedre si condanna con rigore il peccato dei piccoli e dei deboli dimenticando scandalosamente le ingiustizie dei potenti.

Credo abbiamo bisogno di maestri di vita, di credenti dall’esistenza convincente. “Con il loro ritorno all’essenziale del Vangelo, la loro cordialità e sincerità avranno reso possibile la “disintossicazione” dell’atmosfera della Chiesa”, (Ladislaus Boros) rendendola davvero sacramento del Regno, spazio di grazia e umanizzazione. 

Signore, rendici portatori di aria sana e pulita, liberata da quei miasmi dell’ipocrisia che ci impediscono di crescere da figli e fratelli.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 24 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Superare i pregiudizi


Gv 1,45-51


In quel tempo, Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».e gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».


Questo primo capitolo del Vangelo secondo Giovanni è segnato da tutta una serie di ricerche, incontri, domande, curiosità e, alla fine, scelte: le scelte dei primi che osano la vita sulla parola di quel Nazaretano sconosciuto ma affascinante.

Nella festa di San Bartolomeo ci viene narrato l’incontro tra quest’ultimo, noto come Natanaele, e Gesù. Filippo si muove per annunciare a Natanaele che hanno trovato colui di cui parlano le Scritture, l’Atteso. Ed è ben definito: Gesù, figlio di Giuseppe, da Nazareth. Immagino il sobbalzo di Natanaele (che stava comodo sotto il fico che simboleggia la pace, la prosperità e la benedizione di Dio: era davvero in pace con sé stesso, nella beata solitudine delle sue certezze tratte da quella Torah che proteggeva il “fico” come una siepe). “Nazareth? Seee, lallero… Ma da qui può uscire qualcosa di buono?”. Gesù non fatica a riconoscere a Natanaele il suo essere “senza dolo”, cioè senza malizia interiore, senza inganno. Forzando il testo potremmo dire: trasparente. Per questo, su invito di Filippo, Natanaele accetta di “andare e vedere” ed è proprio questa caratteristica che gli permette di superare i suoi pregiudizi (tra parentesi: per una volta pregiudizi orientati verso il Nord… nevvero?).

Ecco, credo che l’invito che arriva dritto al cuore del nostro oggi sia proprio questo: impariamo a discernere per superare tutti i pregiudizi che ci abitano. Non solo quelli riguardanti le persone (e già sarebbe tanta roba), ma anche i pre-giudizi che ci siamo fatti su Dio, su quel Gesù che è sempre oltre ciò che noi possiamo pensare, immaginare, schematizzare attorno alla sua persona. Chissà che un giorno anche per ciascuno di noi si possa dire: “Ecco davvero qualcuno in cui non vi è dolo!”.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 21 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Amare Dio nell’uomo e l’uomo in Dio



Mt 22,34-40


(…) “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. (…)



La “siepe” della Torah prevedeva un quantità impressionante di precetti derivati dalla tradizione del Pentateuco. Una curiosità: nel III secolo  il rabbino Simlai ne elencò ben 613 divisi in: 248 doveri positivi (mitzvot aseh; il numero era associato a quelle che si ritenevano allora le parti del corpo umano per ricordare l’impegno di tutto il proprio essere verso Dio) e 365 divieti negativi (mitzvot lo taaseh, associati ai giorni dell’anno per ricordare di evitare il male ogni giorno).

Nelle scuole rabbiniche era normale, anche all’epoca di Gesù, la domanda circa il comandamento più importante in quel “ginepraio” di precetti (non è che anche noi tra Diritto Canonico e Catechismo della Chiesa ci facciamo mancare niente…). Una delle risposte più frequenti era che il comandamento più importante era quello che anche Dio osservava, cioè lo Shabbat, l’osservanza del Sabato.

Anche a Gesù, per quanto ritenuto un “Maestro” sui generis viene posta la domanda e sopra abbiamo la sua risposta: amare Dio e l’altro, il prossimo (non colui che viene dopo, come si intuisce da certi personaggi della politica nostrana, in modo tale che si attende sempre “quello dopo”, cioè nessuno…).

Non pensiamo tuttavia che quando Gesù invita all’amore di Dio egli parli di emozioni o sentimenti nei confronti di un essere immaginario, né di inviti a preghiere e devozioni. “Amare Dio con tutto il cuore”, cioè con tutto sé stessi, significa riconoscere e accogliere il Mistero della vita, il Fondamento dell’essere: orientare con fiducia l’esistenza verso questo Mistero che si rivela essere Fonte della vita. Questo segna la vita in maniera decisiva poiché significa lodare l’esistenza a partire dalla sua radice, prendere parte alla vita con gratitudine, optare sempre e in ogni scelta per il buono e il bello perché questo è stare in sintonia con il Mistero. 

Per questo motivo l’amore per l’Altro è inseparabile dall’amore per l’altro. Il principio che dovrebbe dare forma alla nostra esistenza è proprio questo: non esiste passione per Dio senza compassione per l’umanità. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.