Liturgia Quotidiana

giovedì 3 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Ritornare alla sorgente



Lc 5,1-11


 "(...) Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano (…)”.



Anche questa mi pare una bella immagine della comunità cristiana attuale: sempre alle prese con mille fatiche. mille progetti, mille problemi cui cercare di dare una risposta, e alla fine accorgersi di "non aver preso nulla", anzi la sensazione è quella di aver perso tempo. Ma il dramma non è nemmeno questo: arriva il Maestro che chiede di fidarsi della sua parola, e noi dagli a cercare soluzioni, impostare progetti, rivedere cammini, programmare iniziative per "attirare i pesci nella rete", e poi di nuovo si ricomincia... abbiamo faticato... non abbiamo preso nulla... 

Il cambiamento deve venire da quel "sulla tua parola", dal rimettere al centro la persona e la parola (che è sempre una parola che agisce) di Gesù. Il cambiamento arriva quando la comunità cristiana ha il coraggio di rivedere se stessa alla luce del criterio di vita di Gesù: il bene della persona nella sua situazione concreta, nel "qui e ora" della sua sofferenza. Le scelte operate da Gesù rivelano il volto autentico del Padre, di Colui che opera perché ognuno "abbia la vita e questa in abbondanza". 

Solamente "sulla sua parola" le reti diventano casa accogliente e non simbolo di morte, perché con Lui si diventa "pescatori di uomini", portatori di vita. Solamente "sulla sua parola" impareremo a lasciare che "le reti" si rompano, che tutto ciò che soffoca, esclude, emargina, impedisce la vita autentica vada perduto al fine di guadagnare la vita delle sorelle e dei fratelli. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 2 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Bisognosi di guarigione



Lc 4,38-44


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. (…)



Ho sempre amato questa icona della comunità cristiana così ben dipinta da Luca con queste poche pennellate. E mi sembra che essa lo sia in modo particolare di questi tempi. Una comunità in preda a una grande febbre, ossia paralizzata, tremante, quasi costretta più a sopravvivere che a vivere. Ogni volta che la comunità dei credenti dimentica il motivo della sua esistenza, il fatto cioè di essere a servizio dell'umanità tutta intera, senza esclusione alcuna, allora sopravviene la "febbre" che costringe all'immobilità. Tanto è vero che l'incontro con Colui che è la Parola di vita guarisce e rende di nuovo abili al servizio ("cominciò a servirli"). 

Le nostre comunità hanno bisogno di tornare alla “voce” del Maestro, hanno necessità di abbeverarsi alla fonte della Sua Parola per poter essere risanate da tante storture, da tante "febbri" che le tengono immobili: la febbre della paura di perdere la propria identità, la febbre del rifiuto dell'incontro, la febbre dell'esclusione, la febbre del dogmatismo che si infila come un tarlo in ogni discussione per impedire qualsiasi dialogo (e come siamo abili a trincerarci dietro espressioni quali: "Lo dice la Chiesa!", "Lo afferma il catechismo!" ma senza mai lasciarci afferrare in profondità dalla persona di Gesù: ricordo che la nostra fede non è in un dogma, ma in una persona e che se manca questo presupposto tutto il resto è carta straccia!). Il primo passo è dunque quello di prendere coscienza del nostro bisogno di guarigione e chiedere al Maestro di guarirci.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 1 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Silenzio e cammino



Lc 4,31-37


(…) Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!» (…).



Con questa descrizione l'evangelista indica come i discepoli, simbolizzati da quell’uomo, restano attaccati alla visione della "sinagoga”: pur percependo la reale portata della novità contenuta nella proposta di Gesù oppongono resistenza ("gridando forte", ovvero la reazione propria dei “leoni da testiera” del tempo). Conoscono bene quanto Gesù propone, capiscono quanto sia impegnativo e faticoso affrontare un nuovo esodo per assaporare la libertà del Regno di Dio (e abbandonare di conseguenza la sognata e attesa restaurazione del Regno d'Israele), ma nonostante tutto restano tenacemente attaccati alla loro tradizione e cercano addirittura di tirare Gesù dalla loro parte ("sappiamo che sei il "Santo di Dio", cioè l'atteso, il Messia che deve riportarci all'antico splendore, inaugurando "la vendetta del nostro Dio"). 

Mi pare stia capitando anche oggi, con troppa facilità. Troppe persone "nella sinagoga" gridano come forsennate per imporre la propria ragione; troppi "cristiani" girano per le strade tenendosi un Gesù in tasca fabbricato secondo le loro esigenze e, alla bisogna, pronti a picchiarlo sulla testa di chi non condivide il loro pensiero o il loro modo di intendere la fede. "Troppe sinagoghe urlanti", troppo strepito... l'unica risposta del Maestro è un ordine: "Taci, esci da costui". È il tema dell'esodo: ascolta e mettiti in cammino, esci dalle tue convinzioni (ad Abramo fu detto: "Esci da casa tua, dalla tua terra e vai verso te stesso, in una traduzione libera ma tutto sommato forse più vicina al senso del testo), lascia quella "sinagoga" incapace di aprirsi al Regno, esci... vai oltre... Il Maestro, mentre noi urliamo, è già avanti, è già passato oltre. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 31 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Attese disattese


Lc 4,16-30


In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,

a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». (…)



Una scena tutta da immaginare: Gesù che torna a casa, si reca alla preghiera e sceglie di commentare il passo della Torah appena proclamato con le parole esplosive del testo di Isaia (saltando deliberatamente la parte finale di Is 61,2: “il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti”). E poi affida a due parole il suo commento. Interessante la precisazione di Luca che usa un verbo che a me pare forte: puntare lo sguardo ma proprio con fissità, quasi fosse lo scrutare attento della sentinella sulla nave che deve annunciare la vista della terra: “gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissati su di lui”.

Questi occhi fissi sembrano quasi far toccare con mano l’attesa che si è creata: ma è davvero Lui l’Atteso, il Messia? Perché ha tagliato proprio quelle parole che avrebbero confermato che non dobbiamo più attendere? Perché non dice chiaramente che il giorno della vendetta è alle porte?

Sguardi fissi colmi di attese che vengono puntualmente disattese da Gesù che non ci sta a interpretare il ruolo di Messia secondo le aspettative dei suoi conterranei. Questa prima “predica” di Gesù finirà male, tanto che dalla meraviglia iniziale si passa all’astio di chi si vede tradito nelle proprie attese e speranze.

Sorge dunque una domanda: qual è il nostro sguardo su Gesù? Cosa ci attendiamo davvero da lui? Che si metta forse a servizio dei nostri desideri e deliri di potere? 

Ancora una volta siamo messi di fronte al fatto che spesso diciamo di credere in Lui ma in realtà crediamo solamente a delle idee che ci siamo fatti su di Lui e che usiamo a seconda delle necessità del momento.

“Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava”. Ecco, “porro unum necessarium”: camminare umilmente da discepoli dietro al Maestro e non da padroni del Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 28 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Uscire e incontrare


Mt 25,1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. (…)



Mi ha colpito l’incipit di questa parabola, là dove l’evangelista descrive il primo movimento: uscire per incontrare lo sposo.

Questo “uscire” mi ha fatto ritornare all’esperienza fondante per Israele: l’esodo, che fu anche quella di Abramo. Esci, vai fuori, abbandona, parti.

Lo sposo è sempre al di fuori e al di là delle nostre traiettorie spesso ben definite, ben tracciate dal “Google maps” di documenti, riflessioni, catechismo, liturgie correttissime dove non c’è posto per alcuna “deviazione”, dove non vi sono itinerari alternativi, dove spesso i “pedaggi” sono obbligatori.

Per incontrare lo “sposo” occorre uscire, occorre abbandonare quell’Egitto così asfissiante ma che ci garantisce comunque la tranquillità della carne e delle cipolle, ben più saporite della manna.

Siamo in un cambiamento d’epoca, ma continuiamo a percorrere gli stessi identici itinerari convinti di andare incontro allo sposo perché noi “sappiamo”, noi “crediamo” che passerà sulle nostre comode e precise strade.

Ma Lui, lo sposo, spesso sceglie non le autostrade della religione, ma i viottoli tortuosi e insicuri della fede, dove veramente la fatica della ricerca, la convivenza col dubbio, la fatica dell’incertezza rendono arduo il cammino, illuminato da un piccolo lume che permette di vedere appena lì, davanti ai piedi. Lo Sposo non teme le nostre fatiche ma evita, giocando sull’ora d’arrivo, le nostre troppe certezze. 

Vegliare è uscire alla ricerca. Ricerca dello Sposo, non delle nostre idee su di lui.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 27 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Vivere vegliando



Mt 24,42-51


"Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (…)“. 


Ecco l'invito che il Maestro rivolge ai suoi quest'oggi. 

Vegliare è stare attenti, è "esserci" sempre e dovunque. 

Vegliare è non accettare supinamente quelle false verità che cercano in tutti i modi di addormentare la coscienza, di indurre a scelte di comodo, di annacquare il buon vino del Vangelo per renderlo innocuo e accettabile a tutti, svilendolo e impoverendolo, svuotandolo del suo potenziale di liberazione e di progettualità per un'umanità nuova. 

Vegliare è non prestare attenzione al tintinnio tentatore del denaro come unico valore che guida le scelte quotidiane, ma essere attenti al flebile grido di aiuto che arriva a noi dalla porta accanto, che spesso non udiamo perché addormentati e intorpiditi dalle mille voci che ci spingono a consumare nell'illusione di farci stare meglio. 

Vegliare è saper rischiare, rivendicare le scelte della propria coscienza anche quando esse non sono necessariamente e totalmente in linea con la Chiesa ma che sentiamo profondamente evangeliche perché aprono alla vita, all'amore, alla giustizia. Vegliare è essere attenti a cogliere il più piccolo segno della presenza del Maestro in mezzo a noi, colui che insieme a noi si fa sentinella perché niente e nessuno possa rubarci la dignità di uomini e donne che cercano insieme una via alla felicità e alla pienezza di vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!