Entrare nello shabbat
Lc 6,6-11
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Anzitutto Luca ci offre le coordinate di tempo e di spazio. Siamo di sabato, nella sinagoga. È il quarto sabato del Vangelo, che avrà sette sabati, e sette volte si parlerà di oggi. Il sabato è il giorno della festa, della pienezza, del compimento, della gioia: ciò a cui tende la vita dell’uomo. È nella sinagoga, che è il luogo della parola, il luogo della riunione: ci si riunisce sotto la parola, si crea la comunione in questa parola e per questo nasce la festa. A Gesù tra l’altro sono sempre andati di traverso il sabato e la sinagoga, perché ogni volta che va in sinagoga lo vogliono uccidere. Qui decidono di ucciderlo. Sarà altre volte nella sinagoga e penseranno la stessa cosa. Il sabato è un giorno sfortunato per Lui, fino all’ultimo sabato, quando sarà pienamente uomo – finisce sotto terra – e riposerà, incontrando tutta l’umanità: sarà il sabato definitivo.
Lì c’è un uomo che ha la mano destra secca. Nella mano c’è tutto: la mano serve per prendere. Si può prendere in due modi: col pugno chiuso, stritolando e dicendo “è mio”, o con la mano aperta ricevendo in dono. Nel primo caso quello che prendo è il mio feticcio e non è relazione a nessun altro. Nel secondo caso abbiamo la mano aperta che accoglie e ciò che accoglie è relazione con chi dà: la mano lavora e sa donare. Questa mano è la vita. L’altra è la mano della morte. La stessa mano può dare la morte e la vita: può far la guerra, uccidere o può accarezzare. Può toccare o può schiacciare. Può lavorare, può distruggere. Quest’uomo aveva la mano secca. Gli scribi e i farisei, che sono le persone religiose – i primi sono i teologi, gli altri sono gli osservanti, gli zelanti –, stanno lì ad osservare. Hanno l’occhio. A cosa serve il loro occhio? Serve per giudicare, accusare, condannare.
Gesù dice a quell’uomo: “poniti nel mezzo”. Mentre gli scribi e i farisei pongono nel mezzo la legge, Gesù pone nel mezzo l’uomo.
Quando mettiamo al centro l’uomo con le sue debolezze, con la sua fame, con la sua fragilità e quando facciamo dei limiti il luogo di comunione, comprensione e accettazione, allora si può vivere una vita umana. Allora anche il limite non è più una tragedia, ma è vita, è scambio, è comunione. L’uomo va, quindi, posto al centro con la sua fragilità, con il suo male, con il suo peccato e quello viene ad essere il luogo di vita più profondo, che sarà un luogo di relazione e di perdono, di relazione e comunione, di relazione e di scambio. Ma deve stare al centro proprio ciò che noi scartiamo, sennò noi progressivamente scartiamo tutto dalla vita. C’è ancora strada da fare…
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Spreaker