Liturgia Quotidiana

venerdì 21 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Amare Dio nell’uomo e l’uomo in Dio



Mt 22,34-40


(…) “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. (…)



La “siepe” della Torah prevedeva un quantità impressionante di precetti derivati dalla tradizione del Pentateuco. Una curiosità: nel III secolo  il rabbino Simlai ne elencò ben 613 divisi in: 248 doveri positivi (mitzvot aseh; il numero era associato a quelle che si ritenevano allora le parti del corpo umano per ricordare l’impegno di tutto il proprio essere verso Dio) e 365 divieti negativi (mitzvot lo taaseh, associati ai giorni dell’anno per ricordare di evitare il male ogni giorno).

Nelle scuole rabbiniche era normale, anche all’epoca di Gesù, la domanda circa il comandamento più importante in quel “ginepraio” di precetti (non è che anche noi tra Diritto Canonico e Catechismo della Chiesa ci facciamo mancare niente…). Una delle risposte più frequenti era che il comandamento più importante era quello che anche Dio osservava, cioè lo Shabbat, l’osservanza del Sabato.

Anche a Gesù, per quanto ritenuto un “Maestro” sui generis viene posta la domanda e sopra abbiamo la sua risposta: amare Dio e l’altro, il prossimo (non colui che viene dopo, come si intuisce da certi personaggi della politica nostrana, in modo tale che si attende sempre “quello dopo”, cioè nessuno…).

Non pensiamo tuttavia che quando Gesù invita all’amore di Dio egli parli di emozioni o sentimenti nei confronti di un essere immaginario, né di inviti a preghiere e devozioni. “Amare Dio con tutto il cuore”, cioè con tutto sé stessi, significa riconoscere e accogliere il Mistero della vita, il Fondamento dell’essere: orientare con fiducia l’esistenza verso questo Mistero che si rivela essere Fonte della vita. Questo segna la vita in maniera decisiva poiché significa lodare l’esistenza a partire dalla sua radice, prendere parte alla vita con gratitudine, optare sempre e in ogni scelta per il buono e il bello perché questo è stare in sintonia con il Mistero. 

Per questo motivo l’amore per l’Altro è inseparabile dall’amore per l’altro. Il principio che dovrebbe dare forma alla nostra esistenza è proprio questo: non esiste passione per Dio senza compassione per l’umanità. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

giovedì 20 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Gesù, invito di Dio


 Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. (...)



Se non corresse il rischio di essere un po' dissacrante, oserei dire che Gesù ama proporci il volto di un "Dio festaiolo", un Dio che ama far festa e invitare alla sua festa.

Il banchetto è una delle immagini bibliche che ci narrano il desiderio di Dio di vedere tutti i suoi figli felici, insieme a lui, intorno ad una stessa tavola a godere di una vita sempre più piena. Per farsi capire Gesù fa anche  i "disegnini": non disdegna di sedere a pranzo con chiunque, peccatori e gente non propriamente amabile e "degna" dei criteri del tempo compresa. Gesù è l'invito di Dio fatto carne in mezzo a noi. 

Inoltre sa essere molto realista. Comprende che non tutti accettano questo invito. Qualcuno lo fa in scienza e coscienza ("Non vollero venire"); altri ostentano indifferenza e preferiscono curare i propri campi e affari. Malgrado questo, Dio continua a invitare: ai "crocicchi delle strade" sono invitati quelli della strada, senza campi né affari, quelli che mai nessuno si è preoccupato di invitare, quelli che nessuno si sognerebbe di invitare tra cui vi sono ""cattivi e buoni", noi in una parola. Si invitano con forza questi affinché tutti gli altri comprendano e riescano finalmente ad accettare l'invito e a indossare l'unico abito richiesto, quello che permette di entrare al banchetto da figli che accettano con gioia di condividere il banchetto da fratelli.

Un abbraccio a tutte e a tutti.

La guerra è la malattia non la soluzione.  

mercoledì 19 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Merito? No, grazie.



Mt 20,1-16


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. (…)



Il merito, abilissimo e velenoso tarlo che, quando si insinua in una relazione, riesce a farla implodere, a farla collassare distruggendola dall’interno.

Il merito, velenoso parente prossimo del meretricio che senza fatica genera relazioni basate esclusivamente sul “do ut des” per poi affogarle nel mare dell’invidia, della gelosia ​propria del “giusto a prescindere”, del “medagliato al merito”.

La parabola che ci viene offerta oggi mette in guardia proprio su questo. La “trappola parabolica” scatta al momento dell’ascolto: pensi di osservare la scena dall’esterno ma alla fine ti ritrovi tirato dentro come uno dei personaggi che compongono la scena. Ecco allora far capolino in te l’operaio della prima ora, quello che si porta la fatica della giornata sulle spalle, quello che, rispetto agli ultimi, si è “meritato” il suo compenso: perché fare tutti eguali? Che ho da spartire con chi non ha fatto nemmeno il “minimo sindacale”? Talmente avvolto dalle spire del merito che ti soffoca da dentro che non hai tempo e soprattutto desiderio di interrogarti su chi ha scatenato tutto questo. Ti è stato insegnato che un “padrone” agisce, da che mondo è mondo, secondo regole certe: se fai bene ti “ripaga”, se fai male o non fai secondo le regole ti punisce. Che razza di padrone è uno ​che non segue le regole, uno cui non importa tanto la “rendita” o il merito di ciascuno​? Con il suo atteggiamento il "padrone" è interessato più a offrire un’immagine destabilizzante di sé, fuori dagli schemi ordinari, ​l'immagine di uno che è esclusivamente buono, talmente e liberamente buono da tenere più alla felicità di tutti che all’osservanza delle regole stabilite​.

Ecco, la trappola raggiunge il suo fine: Dio, il “padrone di casa”, non è a tua immagine, casomai il contrario. Allora lascia che Dio sia Dio a modo suo e non tuo e preoccupati di assomigliargli quando sei in compagnia di quelli arrivati all’ultima ora.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

martedì 18 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Il Dio dell’impossibile



Mt 19,23-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». (…)


Il testo è la continuazione del brano evangelico ascoltato ieri. Gesù sembra quasi prendere atto della situazione di impossibilità in cui ognuno di noi si trova, l’impossibilità di quella che definiamo salvezza, vita piena. Se restiamo fermi al paradosso del cammello non ci resta che dichiarare la nostra impossibilità. In effetti tutti noi, in un modo o nell’altro, rientriamo nella categoria dei “ricchi”, cioè di coloro che credono di possedere dei beni ma non non si rendono conto che spesso dai beni sono posseduti (e non faccio riferimento ai soli beni materiali). Un semplice domanda: su quale “Amen” poggia la nostra esistenza? Nelle mani di chi l’abbiamo riposta? 

Ricordo che Gesù non se la prende con i beni, pur necessari per vivere, ma denuncia la facilità con cui permettiamo a questi beni e ricchezze di farsi padroni delle nostre vite, creandoci l’illusione contraria. 

La nostra libertà, o presunzione di essere liberi, è sempre da liberare, come Israele dall’Egitto che resta nel cuore. Proprio davanti a questo Gesù ribadisce che la nostra impossibilità  assunta e riconosciuta diviene lo spazio della possibilità di Dio, lo spazio in cui la relazione filiale accolta come dono e vissuta nell’osare la fraternità ci permette di entrare nella pienezza della vita. Basta permettere al Maestro di (forse forzando un po’ il verbo) non solo di fissarci intensamente, ma di guardarci dentro (emblepo… tradotto un po’ malamente con un semplice “li guardò”). Il suo è davvero uno sguardo che libera il cammello che è in noi per permettergli di passare la cruna dell’ago.

Un abbraccio a tutte e a tutti.

La guerra è la malattia, non la soluzione. 

lunedì 17 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Portatori dell’abbraccio divino



Mt 19,16-22


In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». (…)



Sento già gli ululati di coloro che stanno urlando: "Hai visto? Gesù non ha abolito i comandamenti, sono ancora validi!". Può darsi, ma intanto qui  Gesù cita solo quelli detti della "seconda tavola", ossia quelli che determinano il nostro agire nei confronti degli altri. Secondo la linea del Maestro infatti è la relazione con gli uomini a determinare la relazione con Dio, e da qui non si scappa. Il banco di prova non sta tanto nel santificare un giorno piuttosto che un altro, non sta nella quantità di incenso che abbiamo effuso davanti all'altare: la via per Dio è la vita dell'uomo. E se qualcuno vuol arrivare alla pienezza, al compimento della vita (questo indica quel :"Se vuoi essere perfetto"...), cioè "se vuoi essere pienamente uomo secondo il sogno del Padre, allora liberati di tutto (dare ai poveri significa non avere più alcuna possibilità di riavere) perché Dio sarà la tua ricchezza. Poi vieni dietro a Me". Gesù offre l'alternativa della maturità, della pienezza di umanità, secondo la prima delle Beatitudini (che, non scordiamolo, sono la chiave di lettura di Matteo). La scelta è sempre nelle nostre mani: Dio o il denaro, ossia tutto ciò che questo simboleggia (avere, potere, apparire). Il “tesoro nei cieli” non è un posto in un fantomatico “paradiso”: è il vivere  immersi nell’abbraccio amante e vitale di Dio giorno dopo giorno. Un abbraccio oggi giorno ricevuto, ogni giorno condiviso con le nostre scelte concrete.

Un Abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

​La guerra è la malattia non la soluzione. 

venerdì 14 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti alla ricerca


Mt 19,3-12


In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». (…) 



Oggi il Maestro è sottoposto a prova dai farisei riguardo la liceità del ripudiare la propria moglie. Il problema però, fa capire Gesù è ben altro e riguarda la qualità delle relazioni che vogliamo creare nell'umanità. Non è questione di sapere se posso o meno "ripudiare" una persona, quanto piuttosto di interrogarmi sulla mia capacità e desiderio di creare relazioni che aprano alla vita, facciano crescere nell'amore autentico, aiutino ciascuno a essere ciò che davvero è. Insomma a vivere da figli di un Padre che ci ha creati per la vita e non per la morte, per vivificare il mondo, e non per mortificarci in inutili casistiche legislative. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.