Pasqua 2026
Quid quaeritis viventem cum mortuis?
All’inizio di questo anno liturgico, a Natale, avevo redatto i miei auguri partendo dalla domanda: “Cosa siamo venuti a cercare? Cosa siamo venuti a vedere?”.
In questa Pasqua 2026 ritroviamo ancora una domanda: “Perché cercate il vivente tra i morti?”.
In effetti, a ben guardare, potremmo avere più di un motivo per restare confinati nello spazio segnato dalla morte: le “funi della morte” sembrano ormai aver quasi stritolato la nostra umanità. Parliamo di missili, droni, bombardamenti, coltelli, femminicidi, stupri, ruberie, genocidi e distruzioni come di realtà che fanno ormai parte dell’ordinario. Già: lo straordinario è rappresentato, purtroppo, solamente da tutto ciò che non rientra in quanto descritto sopra, ed è sempre troppo poco. Abbiamo occhi e parole solamente per dare voce alla morte, a tutto ciò che sta uccidendo la nostra umanità. Il Giardino che ci è stato affidato, di cui siamo stati fatti custodi, pare diventato un campo di sterminio, o meglio, una sorta di discarica il cui percolato, frutto di un egoismo miope e cattivo, inquina e avvelena le nostre esistenze, scaraventandoci sempre più tra le grinfie rapaci della morte.
Il peggio è che tiriamo in ballo anche colui che definiamo “Dio”, ognuno per la parte che gli è propria, credendo di aver ricevuto da lui una sorta di investitura che ci autorizza a fare del “nostro” bene l’unico bene da imporre a tutto il resto dell’umanità: noi i buoni, gli altri i malvagi.
Ecco, la domanda, posta a Natale, ora torna in quel “Perché cercate il vivente tra i morti?” che possiamo facilmente comprendere e ritradurre con “Sinceramente, chi cercate?”.
Leggere l’evento della morte e risurrezione di Gesù di Nazareth con il filtro della sola “espiazione” non ci aiuta a entrare nel Giardino del Vivente. La morte di Gesù non ha “tolto” il peccato, il male della nostra umanità: è ancora tutto qui, ben presente e forte. Non l’ha tolto ma ci ha indicato la Via per affrontarlo e vincerlo: farcene carico, prenderlo sulle spalle e portarlo a trasfigurazione con la sola e inerme forza del bene più grande, quello del dono totale di sé. Il Vivente è tale perché con il bene ha vinto ogni forza di male, tracciando e aprendo l’unica Via capace di sbriciolare la pietra che indurisce e cerca di tenere rinchiusa nel sepolcro di morte la nostra umanità: la pietra dell’egoismo e di quella bramosia propria di chi si sente e si impone come padrone assoluto della vita, propria e altrui.
Nel Vivente, in Colui che “per aliam viam” (Mt 2,12) ci fa “passare” da cammini di morte a vie di vita, in Colui che, Figlio, ci rivela la nostra identità di figli, in lui, il Vivente che abbatte la pietra che fa del nostro giardino una tomba, possiamo trovare la Via per vivere da risorti fin da ora. Non è una promessa che riguarda un tempo e uno spazio che verrà.
Comincia oggi se abbiamo il coraggio di guardare al Vivente come al Figlio nel quale siamo figli. Nella terribile e ingiusta esperienza della morte egli ha vissuto si è fatto solidale con tutte le nostre logiche di morte: solo passandoci dentro ce ne può tirare fuori e indicarci la Via per fare la nostra Pasqua di Risurrezione, il nostro passaggio dalla morte alla vita, da una vita vissuta da nemici che si odiano a fratelli e sorelle che con coraggio si fanno carico gli uni dei pesi e delle fatiche degli altri. Questa è l’unica via per trasformare il “campo di sangue” in un Giardino dove condividere il frutto dell’albero della vita. Non ci sarà più bisogno di rubare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: ci sarà solamente il frutto dell’albero della vita da condividere alla mensa del Vivente perché il bene ci permetterà di diventare finalmente “pastori della nostra animalità” trasfigurandoci in umani autentici.
Auguri, dunque, di un buon “passaggio”, di una Pasqua dove ognuno possa scoprire la propria vita trasfigurata di figlia e figlio, di fratello e sorella, come compagni del Vivente che già rappresenta quell’umanità che ha portato a compimento quella somiglianza che ci rende talmente umani da essere divini come e con Lui.
Buona Pasqua a tutte e a tutti.
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