martedì 28 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Condividere l’Esserci


Gv 10,22-30

(…) Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola.


Essere coscienti del fatto che siamo immersi in Dio significa vivere consapevoli del suo abbraccio vitale e amante che è la forza stessa da cui scaturisce il processo della creazione sempre in atto. Questa modalità di presenza dinamica e vitale di ciò che chiamiamo Dio, cioè l’ “Esserci”, non solamente l’Essere, ma l’Esserci, ci aiuta a cambiare la nostra relazione con Lui e, di conseguenza, con gli altri. Non siamo più in presenza di un Dio che ci scruta, ma di uno Sguardo che ci guarda con tenerezza; non siamo più davanti a un Dio che pretende la nostra attenzione e il nostro servizio, bensì siamo nelle mani della Forza della Vita che ci circonda di attenzioni e si mette a nostro servizio. Tanti si diranno: belle parole. Ma come faccio a credere in questa cosa? Beh, per sperimentare questo Dio presente in tal modo c'è un'unica via: smettere di pensare a se stessi e imparare a occuparci e preoccuparci del bene altrui. In questo modo sperimenteremo che quanto più ci prendiamo cura dell'altro, del suo benessere e della sua felicità, tanto più percepiamo come “Dio” si prende cura di noi e sperimenteremo tutto questo nella semplicità del quotidiano. Comprenderemo che davvero "nessuno può strapparci dalla mano del Padre", neanche la morte. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 27 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Il “pastore bello”


Gv 10,11-18


In quel tempo, Gesù disse:

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.


Gesù parla di sé come del “pastore bello”, espressione che potremmo ritradurre con “pastore autentico, quello vero”. A differenza del pastore che svolge il suo compito perché salariato, il “pastore bello” vive il suo servizio nella gratuità più totale, fino al dono della vita per la salvaguardia delle pecore. A differenza del “pastore bello” il pastore salariato guarda alla ricompensa per il lavoro, ma in verità non ama le pecore: queste non gli appartengono e non contano nulla per lui. Lo dimostra il fatto che, quando arriva il lupo, egli abbandona le pecore e fugge via: vuole salvare se stesso, non le pecore a lui affidate! Chi è il pastore mercenario o salariato? È un funzionario, è colui che svolge il compito per il salario che riceve o semplicemente perché l’essere pastore è ritenuto un onore che gli provoca riconoscimento e gli dona anche gloria. Ma lo si deve dire: il pastore salariato è facilmente riconoscibile nel quotidiano, perché sta lontano dalle pecore: lui governa le pecore, non le ama. Al contrario, l’amore del buon pastore per le sue pecore causa addirittura il suo esporre, il suo deporre la vita per la loro salvezza. Non solo egli spende la vita stando in mezzo alle pecore, guidando il gregge, conducendolo in pascoli dove gli sia possibile sfamarsi; ma può anche accadere che la minaccia per la vita del gregge diventi minaccia per la vita stessa del pastore. È questo il momento in cui il buon pastore si rivela. E lo si può riconoscere non dal profumo che maschera l’olezzo dell’ingiustizia, ma per l’odore delle pecore che impregna tutte le dimensioni della sua esistenza. Chi è il nostro pastore?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 24 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Con Lui e come Lui



Gv 6,52-59

" (…) Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita (…)“. 



Il sangue, nella concezione propria dell'uomo della Bibbia, è sacro perché rappresenta la vita stessa e appartiene a Dio solo. Quindi “bere il sangue” di Gesù significa entrare in una intimità molto profonda con Lui, significa entrare nel cuore della vita stessa di Gesù e nella comunione che egli vive con lo Spirito della Vita. Per quanto riguarda la carne, occorre anzitutto togliere di mezzo il significato peggiorativo che questo termine ha assunto, specialmente in relazione a ciò che è “spirito”. Credo che possiamo intendere per “carne”, in questo contesto, la dimensione umana della vita di Gesù, intesa come, per usare un'espressione comprensibile a tutti, stile di vita proprio di Gesù che assume in se stesso tutta la fragilità dell’umano. Dunque la comunione forte e intima con Lui ci conduce ad adottare uno stile di vita simile al suo. Ciò non significa che dobbiamo ripetere esattamente quello che Lui ha fatto, quanto piuttosto adottare uno stile di vita tale che la freschezza e la potenza liberante della sua Parola torni a echeggiare in mezzo a noi. La nostra dimensione umana si “plasma” su quella del Maestro, prende forma a partire da Lui, dalle sue scelte, dal suo modo di relazionarsi alle persone, dalla sua capacità di generare vita. Ecco, credo si possa comprendere così questo testo, troppe volte maltrattato e bistrattato da coloro che sono continuamente alla ricerca di miracoli e particole sanguinanti. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 23 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Maestri nel servizio


Gv 6,44-51


(…) “Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio” (…).


“Ammaestrati”…  è un termine un po’ strano per noi. Siamo soliti “ammaestrare” gli animali per indurli a fare ciò che noi vogliamo. Gesù qui usa il termine in senso letterale: “ammaestrare”, farsi maestro. E Lui, per l’appunto, entra nella storia e lo accogliamo come Maestro, un Maestro che ci narra il Nome e dipinge i tratti del volto di Colui che è fondamento della vita stessa nell’amore.

L’unico modo che Gesù ha trovato per narrarci Dio è stato quello di indossare un grembiule e mettersi al nostro servizio perché imparassimo che la beatitudine sta nel far crescere l'umanità, nel sentirsi responsabili del bene dell'altro, nel guardarlo non come concorrente o, peggio, nemico, ma come fratello/sorella, compagno/a di viaggio nella strada della vita. 

Nel rito del Battesimo ci viene consegnata una veste bianca: l’unico modo per tenerla tale è quello di indossare un grembiule reso unto e bisunto dal nostro inginocchiarci per metterci a servizio dell’umanità.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 22 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Affinché nessuno resti indietro


Gv 6,35-40


In quel tempo, disse Gesù alla folla:

«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».



Gesù, non è uno dei tanti che è venuto cercando di attirarci nella rete e prendersi le nostre vite; non è un imbonitore dalle mille facce ma sempre col medesimo fine, ossia fregarci e fregarsi la nostra vita. No, il Maestro ci offre la sua vita come fosse pane e in quel pane c'è tutto ciò che serve per rendere l'umanità talmente umana da farla diventare divina. Allora, l'unica via da percorrere è quella di accogliere con gratitudine tale pane, l'unico che ha il potere di trasformare anche noi in un buon pane per la vita degli altri. 

Inoltre Gesù ricorda che Dio gli ha affidato una missione: “non perdere nulla di quanto egli mi ha dato”. Potremmo ritradurre con “affinché nessuno resti indietro”, cioè affinché nessuno, per nessun motivo, si senta escluso da questo amore gratuito.  Ciò che ci blocca è che non siamo più abituati al gratuito: quando qualcuno ci dice che una cosa è gratis, storciamo il naso e ci chiediamo se non ci sia sotto qualcosa. Proviamo a vivere questo giorno dicendo solamente grazie: in questo modo il cuore si allarga e impara a battere all'unisono con quello del Padre. Come quello di Gesù di Nazareth. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

martedì 21 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Condividere il pane per essere pane


Gv 6,30-35


(…) Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».



La qualità della vita che Gesù propone è talmente alta che così la vita stessa diviene indistruttibile, si dilata oltre il tempo e lo spazio, assumendo quella condizione divina che è promessa a coloro che accolgono il dono dell'essere figli. Mangiare di Lui per vivere di Lui e con Lui per sempre.  E questo avviene fin da ora, fin dal nostro oggi. In che modo? Assumendo il suo stesso stile di vita: facendoci pane. Spesso abbiamo ridotto l'Eucaristia a un mero esercizio di culto religioso. Vado a Messa, sto a posto, Dio è contento che ho osservato il precetto, ora posso farmi in pace gli affari miei. O ancora peggio quando riduciamo l'Eucaristia a un “qualcosa” che dobbiamo offrire a Dio, quasi Lui ne avesse bisogno. Questa “riduzione eucaristica” che spesso pratichiamo ci ha portato a “sterilizzare” la potenza e la forza liberatrice del sacramento stesso. E così il farsi pane è andato letteralmente a farsi benedire! “Mangiare questo pane” significa far nostra la passione di Gesù per l'uomo, quello ferito, solo, escluso, emarginato. “Mangiare questo pane” significa aprire spazi all'azione liberante del Dio che vuole la nostra felicità e la pienezza della nostra vita. Se così non è, quanto pane sprecato la domenica!  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!