Liturgia Quotidiana

giovedì 22 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Il fuoco ardente del Vangelo



Lc 12,49-53


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! (…)


Per le vie della Galilea, Gesù cercava di trasmettere quel “fuoco” che ardeva nel suo cuore. Nella tradizione evangelica canonica abbiamo tracce di questo. Ma anche nel vangelo apocrifo di Tommaso (loghion 82) troviamo queste parole: “Chi è vicino a me è vicino al fuoco, chi è lontano da me è lontano dal Regno”.

Chi si avvicina a Gesù con gli occhi ben aperti e il cuore sveglio scopre che il “fuoco” che lo anima è la passione per Dio che si manifesta nella compassione per i fragili, gli ultimi, gli indesiderati. Questo è ciò che lo muove e per il quale vive il suo annuncio del Regno e della sua giustizia.

La passione per Dio e per i poveri viene da Gesù e si accende in coloro che lo seguono solo nel contatto profondo con il Vangelo e con il suo spirito di rinnovamento.

Le parole di Gesù ci invitano a lasciarci accendere dal suo Spirito, senza perderci in questioni secondarie o marginali. Chi non si è lasciato bruciare dal fuoco di Gesù non conosce ancora il potere di trasformazione che egli volle portare dentro la nostra storia.

Possiamo praticare correttamente la religione cristiana, ma non saremo mai preda di questo fuoco appassionante che ha caratterizzato la vita di Gesù.

Vogliamo farci bastare una candela liturgica o tentiamo di farci avvampare dal fuoco del Vangelo?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 21 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Cercatori della Presenza



Lc 12,39-48


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo» (…).



Anche oggi il Maestro ci invita a tenere gli occhi bene aperti e soprattutto a non lasciarci ingannare. 

Non sono parole usate dal Maestro per creare un clima di terrorismo psicologico, o per orientare l'esistenza verso l'alienante attesa di un "aldilà" che fa di tutto per guastarmi "l'aldiquà", che diventa la famosa "valle di lacrime" dove sguazzano i predicatori del "soffri che Dio è contento, accetta tutto e domani sarai premiato". Mi vengono in mente i tre "amici" di Giobbe: a volte le persone pie, sostenute da un certo pensiero teologico, sono come le sanguisughe: più ti si attaccano, più ti svuotano facendoti credere il contrario. 

L'invito del Maestro è di stare pronti a non lasciare cadere nessuna delle occasioni in cui si manifesta la sua presenza. Occasioni che spesso e volentieri vanno al di là dei nostri criteri, dei "paletti" che ci fanno dire "qui Dio c'è, là no!". 

È un'apertura totale, continua, senza tempo, come quella del Padre che ogni giorno scrutava la strada in attesa del ritorno del figlio, fino al giorno in cui la sua continua attesa fu riempita e "lo vide da lontano... e corse ad abbracciarlo". 

È lo scrutare giorno dopo giorno con occhi attenti la storia, le persone, gli eventi, gli incontri per potervi scorgere quella presenza che comunica vita e invita e invia a fare altrettanto. 

È camminare con Colui che "ha posto la sua tenda in mezzo a noi" per potersi muovere più liberamente, senza l'ingombro di un tempio che diventa casa chiusa, barriera che separa, muro che impedisce l'accesso a chi non possiede i requisiti "di sana e santa religione". 

È il Dio-con-noi, che cammina in mezzo a noi, che ci invita sempre ad andare oltre. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 20 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Servi beati


Lc 12,35-38


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».


Davanti al “ritardo” del ritorno di Cristo le prime comunità rischiavano di “addormentarsi”, di perdere l’entusiasmo iniziale che le aveva caratterizzate.

Ecco allora l’appello al “restare svegli”, all’essere pronti: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”.

Hanno ancora senso per noi, dopo venti secoli, queste parole?

Io credo di sì, nel senso che queste parole di Gesù rappresentano una chiamata a vivere con lucidità e responsabilità, senza cadere nella passività e nel letargo. 

Uno degli ostacoli che rallentano il  processo di trasformazione della chiesa di cui essa oggi ha bisogno è una certa passività e rassegnazione dei discepoli attuali. Sembriamo bloccati tra il mantenere ciò che fino ad oggi ha più o meno funzionato e che funziona sempre meno e le strade nuove che lo Spirito indica, sulle quali ci spinge ma che temiamo perché ancora non le conosciamo. Insomma pare che viviamo tra due paure: la paura di perdere il vecchio e la paura di avviare il nuovo. Siamo un po come il famoso asino di Buridano: alla fine rinsecchiremo anche noi.

Forse è il caso che cerchiamo di darci una svegliata. Restare a guardare interdetti i banchi sempre più vuoti durante le nostre eucaristie domenicali non mi sembra una soluzione.

Vogliamo fidarci di chi ci assicura la sua “beatitudine”?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 19 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Stoltezza



Lc 12,13-21


(…) Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».


Il protagonista della parabola è un proprietario terriero come quelli che Gesù ha certamente incrociato nel suo camminare. Si tratta quasi certamente di un uomo potente che ha sfruttato senza pietà i contadini pensando solo al proprio benessere. La gente teme e, forse, allo stesso tempo, prova invidia per gente di tal fatta.

Sorpreso da un raccolto andato ben oltre le attese il proprietario riflette e si chiede che fare. Trovo interessante questa sottolineatura. Parla con se stesso. Il suo orizzonte è vuoto: non sono citati amici, vicini, familiari. Vede solo “il mio raccolto, i miei magazzini, i miei beni, la mia vita…”. Chiuso in se stesso, un po’ come il famoso  “ricco epulone”, vive in questa logica disumanizzante dell’accumulo a tutti i costi. Ingrandisce i suoi magazzini ma non sa allargare l’orizzonte della propria vita. Aumenta la sua ricchezza nel vano tentativo di riempire un vuoto. Accumula beni ma non conosce l’amicizia, la gioia o la solidarietà.

Eccola qui la “stoltezza” che disumanizza: la frenesia del possedere, dell’avere sempre di più fa dimenticare la condizione di figli e fratelli. Il denaro può dare potere, fama, prestigio, certamente, e lo sperimentiamo anche nel nostro tempo. Ma se il prostrarsi a questo idolo fa dimenticare la nostra condizione di fratelli la conseguenza è la rottura del legame di solidarietà con l’altro.

Dio non può “regnare” nella vita di chi è dominato dal denaro. Credo che l’antidoto che possa curare questa stoltezza che sta invadendo il mondo sia la sobrietà nelle scelte di vita. La sobrietà che diviene grembo che genera magnanimità, ossia quella capacità di non fermarsi ai propri “magazzini” ma di allargare lo sguardo verso i poveri che la nostra finanza drogata continua a creare.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

venerdì 16 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

L’idolo dell’apparire


Lc 12,1-7


In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:”Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia (…)”.



Ipocrita, in greco, stava ad indicare l'attore, che in teatro, indossata una maschera, recitava una parte. Il Maestro chiede ai suoi, a noi, di evitare il veleno dell'apparire, del recitare una parte sulla "scena" della vita. 

Il pio fariseo aveva fatto dell'osservanza della Legge il punto focale della sua esistenza, riducendo però la Legge a una serie di norme spesso svuotate del loro significato profondo. Anzi, spesso e volentieri mettendo al servizio dei suoi interessi meschini la stessa Legge. Ciò che all'origine doveva essere un cammino di liberazione e di libertà per il popolo si era ridotto a un percorso tortuoso di schiavitù fondata sulla paura del giudizio divino continuamente brandito a minaccia dai "signori della legge". 

Gesù si scontra proprio con tale perversione della spiritualità e chiede ai suoi di fare altrettanto. Se è vero che nella religione si può giocare a fare l'attore, si può imbrogliare mostrando un volto che non è il proprio, si può indurre in errore convincendo altri che così Dio vuole, nella fede questo non può avvenire. La fede è la scelta della trasparenza che viene da una verità: Dio è un Padre che offre a tutti, indistintamente, il suo amore. Non c'è da meritarselo osservando una litania interminabile di precetti. Non devo sfoggiare davanti al Padre il mio merito, ma solo accogliere il suo amore che mi raggiunge nei miei bisogni ( e non nei miei supposti meriti) e mi chiede di assomigliare a Lui in questo amore. Questo è evitare il dannoso lievito del fariseo, che spesso purtroppo alberga ancora dentro le nostre comunità, facendoci credere che l'osservanza di precetti e leggi è fonte di salvezza e di benedizione da parte di Dio. È ora di invitare questo pio fariseo ad abbandonare questa via sterile e incapace di dire Dio oggi.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 15 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Setta o comunità?



Lc 11,47-54


(…) Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.


Preferisco tradurre quasi alla lettera le ultime parole di questo testo: “insidiandolo alla caccia di qualcosa dalla sua bocca”. Il verbo utilizzato, infatti, indica in origine proprio il fatto di andare a caccia, tendere trappole al fine di agguantare una preda.

Qui la cosa da prendere è Gesù se commette un errore dottrinale, se dice una cosa storta ancora; è proprio andare alla caccia di tutte le parole che dice, magari isolandole dal contesto (in questa cosa noi spesso oggi abbiamo superato quei maestri), per poterlo accusare e condannare: davanti ai sommi sacerdoti come blasfemo - e sarà ucciso per bestemmia -; davanti al potere civile come sovversivo, e sarà ucciso appunto per questo in croce.

Forse, all’origine di questo, nel Vangelo non è tanto la gente considerata cattiva, ma sono esattamente queste brave persone religiose, che siamo noi, farisei forse no perché non osserviamo tanto, scribi un po’ sì perché siamo dotti nel fornire spiegazioni, siamo noi che abbiamo una sapienza e una religiosità che serve, in fondo, per difendere il proprio prestigio, il proprio potere, per difenderci anche da Dio quando non “funziona” secondo i nostri criteri. Insomma, una religiosità che è priva di amore e di misericordia. Questo è il grosso pericolo proprio della chiesa fin dal principio: è quello della polemica tra la legge evangelica e la nostra.

La grossa insidia di ogni credente e della comunità dei credenti è rappresentata dal sentirsi una setta di giusti e non una comunità di figli del Padre e fratelli di tutti aperti al mondo.

Ancora una volta il Vangelo, Gesù stesso, chiede la conversione dei giusti, forse la cosa più difficile da mandare giù per tutti noi.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!