XV Domenica A
Provocazioni evangeliche in Mt 13,1-23
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Credenti per fede... eretici per religione
Il Vangelo si propone, non si impone
Mt 10,16-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. (…)
Prudenza e semplicità, ecco cosa chiede Gesù ai suoi. È vero che annuncia loro persecuzione, ma siamo chiari: Gesù chiede di essere disposti a donare la vita, questo sì, ma non di cercare la morte "ad majorem Dei gloriam", a tutti i costi. I discepoli, e in questo ci differenziamo da altri, non sono dei kamikaze. Siamo donne e uomini che propongono, senza imporre, la via del Vangelo, con quella prudenza e trasparenza che hanno caratterizzato la vita del Maestro (Gesù stesso non si è fatto facilmente catturare, malgrado le occasioni non siano mancate ai suoi nemici, e a volte ci sono arrivati davvero vicino).
Viviamo immersi in una cultura dove pare che la verità sia la prerogativa di chi grida di più, di chi si impone, di chi si fa sentire. A volte mi chiedo quale sia la differenza tra un muezzin che urla dal minareto e alcuni modi di proclamare le verità del vangelo. Prudenza e semplicità o trasparenza. Detto altrimenti: la testimonianza della vita sulle orme del Maestro parla più di molte parole urlate al vento.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Donne e uomini del “gratis”
Mt 10,7-15
“«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date…”
Inviando i suoi in missione Gesù chiede alle discepole e ai discepoli di operare attivamente per la felicità e il benessere delle persone che incontreranno, perché è questo che il Padre vuole. Dio non è nemico della felicità dell'uomo, anzi, in Gesù diventa finalmente chiaro che il Padre ci tiene davvero a che questo avvenga. Ma la cosa più importante è che tutto si faccia nella gratuità più assoluta: non c'è bisogno di alcuna appartenenza per ricevere compassione e misericordia (che se accolte a loro volta trasformeranno la persona per farla entrare nel circolo della gratuità). Non occorre esibire tessere, mostrare certificati o altro: in Gesù Dio ha smesso di seguire le vie dell'istituzione in maniera esclusiva. Non è più possibile ingabbiarlo nei nostri piccoli schemi mentali o rinchiuderlo nei nostri templi e lì lasciarcelo solo per i momenti sacri a lui particolarmente dedicati (il resto sono solo affari nostri). La gratuità è come una macchia d'olio: puoi affannarti a circoscriverla ma, lentamente, essa s'allarga sempre più. Così vive il popolo della senape: nella gratuità si prende cura dell'altro per gioire con Colui che è Altro.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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L’obbedienza non è più una virtù
Mt 10,1-7
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. (…) “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino”.
Matteo, a causa della sensibilità dei suoi lettori/ascoltatori (cristiani di origini giudaiche) evita di nominare Dio. Per questo, nel suo Vangelo, parla di "regno dei cieli", intendendo con tale espressione "regno di Dio". Sapere questo ci aiuta a evitare, nella comprensione del messaggio di Gesù, quei voli pindarici che fanno arrivare al paradiso. Quando Gesù parla di Regno di Dio intende una realtà che è presente qui e ora e non vuole proporre un messaggio che rischierebbe (e di fatto spesso lo è diventato) di diventare alienante: "Fratello, tranquillo. Se soffri di qua è perché godrai di là!". Niente di tutto ciò. Per una migliore comprensione dell'espressione, si potrebbe rendere la traduzione in questo modo: "strada facendo, annunciate che Dio stesso vuole occuparsi del suo popolo e della sua felicità. Gesù sta parlando a un popolo che ha vissuto il meglio ma soprattutto il peggio dell'esperienza della monarchia, quindi questo era l'unico modo per farsi capire.
Allora, cosa significa, nella proposta di Gesù, che Dio regna? Gesù annuncia che d'ora in avanti Dio non regna più sul popolo mediante la comunicazione di leggi e comandi, ma comunicando il suo amore totale e gratuito a tutti indistintamente. Il credente quindi non è colui che obbedisce a delle leggi emanate da un Dio che vuole dei servi, ma il credente è colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al Suo. Ecco il significato dell'espressione: "il regno dei cieli è vicino". In Gesù, il Padre offre a tutti l'accesso al suo amore perché cercando di assomigliare a Lui tra gli uomini nascano relazioni di tipo fraterno e comunità di credenti in cui il criterio della fede è determinato non tanto dall'adesione razionale a dogmi o verità, ma dalla cura e dall'attenzione riservate all'altro, come espressione dell'adesione all'Altro.
Ricordiamoci: non saremo giudicati per ciò in cui abbiamo creduto, ma per come abbiamo vissuto. Il criterio dell'obbedienza servile in Gesù cede il passo al criterio della somiglianza filiale.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Narratori del Regno
Mt 9,32-38
(…) Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno (…)
Il vangelo del regno: è un'espressione per annunciare la presenza del Padre, del Dio-con-noi in mezzo a noi. Dio ha scelto di dimorare con noi non più imponendo leggi e precetti, ma comunicandoci il suo amore, la sua voglia di amarci. E Gesù, il Figlio, Colui che assomiglia al Padre, Colui che ci narra l’abbraccio amante e vitale di Dio, con i suoi atteggiamenti, le sue parole, i suoi comportamenti ce lo fa capire. È ora di abbandonare quella mentalità legalista che nasconde il volto di Dio seppellendolo sotto una valanga di leggi, leggiucole e leggine. Dio non è un codice di comportamento, ma amore e vita offerta a ciascuno perché ognuno trovi la sua piena felicità. Questo è il progetto del Padre, l'idea fissa che da sempre si porta nel cuore.
A noi accoglierlo e lasciarci amare per far crescere la nostra umanità fino a farla divenire divina, perché Lui non è geloso di questo: tutt'altro!
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Mani divine
Mt 9,18-26
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. (…)
L'umanità di Gesù ci rivela la grandezza dell'amore del Padre che non vuole che i suoi figli soffrano.
La mano di Gesù rivela la "destra" del Signore che compie meraviglie non più dando morte, ma comunicando vita. Quella "destra" tante volte cantata da Israele, quella "destra" intuita come capace di sterminare gli egiziani così come gli israeliti incapaci di fidarsi di Dio, in Gesù si rivela ora sorgente di vita.
È la rivelazione del volto di un Dio che si manifesta come Padre misericordioso, e non come l'Onnipotente "terribile in battaglia". Gesù propone un cambiamento radicale nella nostra visione di Dio e ci propone di abbandonare quelle immagini distorte che abbiamo creato troppo spesso per soddisfare i nostri deliri di onnipotenza.
Non esiste un Dio da servire: esiste un Padre da amare e da cui lasciarsi amare. Un Padre che ci invita a diventare "mani" che sorreggono, che curano, che guariscono, che comunicano vita, che abbracciano senza escludere nessuno, che condividono e che insieme si intrecciano nella costruzione del suo Regno.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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