mercoledì 11 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Proposta indecente



Mt 5,17-19


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. (…)



Le parole che ascoltiamo oggi riflettono il vissuto della comunità matteana davanti alla libertà di Gesù nei confronti delle esigenze della Legge. La generazione di discepoli in cui nasce il Vangelo secondo Matteo ancora dibatte sulla necessità di restare nell’alveo rassicurante della religione, con le sue leggi, i suoi precetti, i suoi riti. Per questo cerca di addolcire la radicale proposta del Maestro con quel passaggio che va dal “non abolire” al “dare compimento”.

Azzardo un po’, ma penso che anche loro, come noi, si siano spaventati davanti alla proposta di Gesù. Certo, questa è sconcertante, destabilizzante per ogni forma di religione. Ma Gesù non solo ha sposato la linea di denuncia dei profeti a proposito di una pratica e di una osservanza formale della legge e di ciò che essa richiede. Egli si è sentito libero di passare oltre, di individuare e di proporre un criterio altro. Per Gesù la “santità” e il valore di una persona non nascono dalla relazione con il dio della religione bensì dal proprio modo concreto e quotidiano di essere umano. E lui stesso si pone come Maestro di umanità davanti a noi, per tracciare la Via, fino in fondo, fino a giocarsi la sua stessa esistenza. Tutto questo perché, come direbbe L. Boff, “Umano come Gesù può esserlo solo Dio stesso”. Questo è il “compimento” proposto da Gesù. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 10 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Lo stile del perdono


Mt 18,21-35


In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. (…)



A Pietro che chiede fino a che punto si può osare il perdono Gesù risponde: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette".

Inutile stare a far di conto e chiedersi quanto manca al raggiungimento del numero "legale" per essere a posto: l'espressione è un semitismo per dire sempre, cioè: non porre limiti al tuo perdono. Perché? Perché siamo figli di un Dio la cui essenza è il perdono e la misericordia: se vogliamo assomigliare a Lui, e diventare pienamente umani, questa è l'unica via, non ve ne sono altre. 

Ai più questa potrà anche parere un'assurdità, o un percorso praticabile solo a qualche eccellenza di santo. Ma vorrei ricordare che questa è l'unica via proposta da Gesù a tutti coloro che desiderano scegliere la Sua via e plasmare la loro vita sul Vangelo, cioè Gesù stesso. E non chiede di perdonare perché lo ha detto Lui: se non diventa uno stile personale rischiamo di essere persone ancora guidate dall'esterno. Gesù chiede di assomigliare a Dio mettendo in gioco le proprie caratteristiche personali, se stessi: non vuole degli "stampi" fatti in serie, ma persone che aprono il cuore al perdono secondo modalità loro proprie, nella libertà di figli che, perdonati, amano perdonando. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 9 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Dalla pretesa al dono



Lc 4,24-30


In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. (…) All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.



Questo testo è il seguito della prima “predica” di Gesù a Nazareth. Una predica molto corta, in verità: “Oggi si è compiuta questa scrittura nei vostri orecchi”. E da lì parte lo stupore che ben presto si tramuta in collera. Una rabbia che nasce dal fatto che l’attesa è delusa: non può esser lui l’Unto perché è uno dei nostri. Come può il Messia essere un falegname? Ha fatto dei mobili non proprio da dio anche a me… che se andavo all’ikea era meglio… 

Ecco: quando l’attesa si trasforma e si distorce in pretesa si diventa incapaci di riconoscere il dono. Un dono che passa attraverso la carne, il limite, la fragilità. Immaginate se Gesù fosse arrivato a Nazareth col macchinone blu e la scorta: wow! Questo sì che conta. Il nostro paesello finalmente avrà quel che merita. 

Al contrario, Gesù arriva con la sua fragilità, con la sua carne, con il suo limite per insegnare, sullo slancio della parola di Isaia, che il limite può diventare spazio di libertà e di comunione, non terreno di scontro. È il messaggio del Messia Crocifisso: la croce come spazio di dono e perdono. 

Ma non viene né accolto né compreso: la proposta è troppo “scandalosa”, troppo faticosa. La sapienza di un Dio che fa della comunione e dell’amore la sua potenza non va d’accordo con l’immagine del dio onnipotente pronto a soddisfare i nostri desideri di dominio e di potere. 

Che succede nella “nostra Nazareth” personale? Da che parte stiamo?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

sabato 7 marzo 2026

venerdì 6 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Il vino del Regno



Mt 21,33-43.45-46


In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

“Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano (…)”.



Alla fine della parabola dei vignaioli omicidi il Maestro lancia questo monito: "Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti". Inutile stare a cavillare: sono parole dure rivolte a una comunità che ha perso il significato della sua esistenza. Ogni volta che pensiamo di farci padroni della "vigna", ogni volta che pensiamo di appropriarci della verità perché "noi sappiamo cosa è meglio", ogni volta che agiamo pensando di fare meglio di Dio, allora perdiamo il senso della nostra esistenza. Ricordiamo che "siamo semplicemente servi" sulle strade del Figlio dell'Uomo che è venuto per servire e non per essere servito. Troppe volte ce ne stiamo a guardare, sconsolati perché le cose "non sono più come una volta”; troppe volte alziamo muri e barriere per paura di perdere "il poco che resta". Ma così facendo la vigna va in rovina e non può più produrre il vino nuovo del vangelo e rischia solo di produrre aceto e per di più stantio. Ci è stato fatto il dono di essere portatori della buona notizia che Dio accoglie tutti, che il suo amore è per tutti: nessuno ci chiede di tagliare da noi stessi  rami che consideriamo secchi. A noi è chiesto di produrre il buon vino della compassione e della misericordia. Mettiamoci al lavoro, prima che la vigna passi ad altri.   

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 5 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Il culto dell’indifferenza



Lc 16,19-31


In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

“C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe (…)”.



Se ieri Gesù chiedeva ai suoi, cioè a noi, non di operare dei servizi ma di essere servi al servizio della vita, oggi esemplifica tutto questo con una nota parabola. È un bel ritratto della nostra umanità dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma i grandi scenari, le visioni macroscopiche affondano le loro radici nel microcosmo delle nostre comunità, delle nostre singole scelte. Ogni passo compiuto nell'indifferenza mascherata da false paure dell'altro, intrisa di pensieri del tipo "tanto io cosa posso risolvere?", contribuisce alla creazione di nuovi poveri. Ogni comunità che celebra l'Eucaristia senza rendersi conto del "Lazzaro" che sta alla sua porta è una comunità che non celebra la cena del Signore ma partecipa al lauto banchetto del ricco, troppo impegnato a "riempirsi" per vedere gli altri. Il ricco non è cattivo, è peggio: è indifferente. Il ricco è l'esatto contrario del Dio che Gesù è venuto a rivelare: il ricco è talmente preso da sé che non si avvede dell'altro; Dio è talmente preso dall'altro (da noi) che vuole farlo come sé. La nostra società, il nostro mondo è un’immensa fabbrica che sforna poveri in continuazione. E noi da che parte stiamo? 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 4 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Il servizio come stile di vita



Mt 20,17-28


(…) Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».



Oggi Gesù ci propone di condividere il sogno di Dio nella costruzione di un mondo nuovo. Mondo che è caratterizzato da relazioni che si fondano sulla disponibilità a mettersi a servizio. La proposta di Gesù non è una semplice e pia esortazione a "fare un po' di bene", ma un invito ben chiaro a dare un orientamento ben preciso alla propria esistenza: è un invito a giocarsi a fondo la vita nella libertà che nasce dal servizio. E perché non si cada nella trappola di un "semplice fare qualcosa", di "compiere qualche buona azione" o mettere sul registro della suora di turno la stellina per il "fioretto fatto" (ve lo ricordate?), Il Maestro ci ricorda che servire non è dare qualcosa ma offrire se stessi, fare della propria esistenza un dono continuo e quotidiano. Quindi, sorelle e fratelli, facciamo attenzione a non cadere nella tentazione del semplice "fare" per sentirci "a posto": la questione qui è più profonda, perché tocca il nostro essere, la scelta di uno stile di vita decisamente diverso, dove condivisione e servizio, dono di sé e prossimità sono i pilastri fondanti il nostro percorso quotidiano.   

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!