Un Dio dalla parte degli ultimi
Lc 6,20-26
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio. (…)
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione. (…)
Gesù non aveva potere politico o religioso per poter trasformare la situazione ingiusta in cui versava il suo popolo. L’unica cosa che possedeva era la forza della sua parola accompagnata dalle azioni con cui si prendeva cura dei più deboli. Da qui nascono quelle che per noi sono le Beatitudini: è il suo grido di speranza lanciato verso queste moltitudini di oppressi. Osserva la fame di donne e bambini e se ne esce con : “Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati”. Vede piangere di rabbia e impotenza i contadini davanti agli esattori delle tasse e li incoraggia: “Beati voi, che ora piangete, perché riderete”.
Beffa? Cinismo? Potrebbe esserlo se Gesù parlasse da un palazzo di Tiberiade o da una villa di Gerusalemme (come farebbe un politico italiano oggi, dall’alto della sua sicurezza economica…).
Gesù non porta denaro, non possiede due tuniche.
È un altro indigente come loro che parla con fede e con convinzione totale. I poveri lo capiscono. La ragione della loro felicità non è la loro povertà. La loro miseria non è uno stato invidiabile né un ideale. Dio farà loro giustizia.
Gesù è realista. Sa molto bene che le sue parole non faranno terminare fame e miseria dei poveri. Ma il mondo deve sapere, noi dobbiamo sapere, che i poveri sono i figli prediletti di Dio e questo conferisce alla loro dignità una serietà assoluta. Gesù è ben chiaro: quelli che non interessano a nessuno, quelli che che noi riteniamo scarti, quelli che che con scherno tanti tra noi chiamano “risorse”, questi qui, proprio questi occupano un posto privilegiato nel cuore di Dio. Quelli che nessuno difende, quelli che non hanno parola, quelli che sono guardati come un peso di cui liberarsi, questi hanno Dio come Padre.
E su questo Gesù non scherza. Mai!
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Spreaker