Liturgia Quotidiana

giovedì 8 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Chiedere, cercare, bussare



Lc 11,5-13


(…) Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. (…)


Luca, come Matteo, ha raccolto nel suo vangelo alcune parole di Gesù che probabilmente fecero impressione ai suoi seguaci. Mi piace pensare che le abbia pronunciate quando era in viaggio verso Gerusalemme mentre chiedeva qualcosa da mangiare o cercava accoglienza bussando alle porte delle case che incrociava. Immagino che non sempre avrà ricevuto risposte positive: “Guardi non abbiamo bisogno di nulla, stiamo a posto così”. Ma Gesù non perde la fiducia nel Padre e chiede ai suoi di fare altrettanto. Proviamo a guardare a questi tre verbi.

“Chiedere”: rimanda all’atteggiamento del povero, a colui che vive dipendendo da altri. Così Gesù immagina i suoi, noi oggi: uomini e donne poveri, coscienti della propria fragilità e indigenza, senza nessuna traccia di orgoglio e autosufficienza. Non è una disgrazia vivere in una chiesa povera, debole e priva di potere!

“Cercare”: non è solo chiedere. Significa anche fare dei passi, mettersi in movimento perché così Gesù vede i suoi: “cercatori del Regno di Dio e della sua giustizia”. Vuol dire affrontare insieme la faticosa arte del discernimento. Prendere atto di un certo sconcerto e paura nella chiesa è abbastanza facile. Strano il fatto che fatichiamo a mobilitarci per cercare vie nuove per far brillare nel nostro mondo la bellezza del Vangelo!

“Bussare”: significa farsi sentire da qualcuno che forse non sentiamo vicino. Bussare esige discrezione, significa entrare nella “vita/casa” dell’altro senza imporsi ma proponendo di spezzare insieme quel pane che davvero può rinnovare, umanizzandole, le nostre relazioni.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

mercoledì 7 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Maria icona della Chiesa



Lc 1,26-38


In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». (…)



Come ha messo in luce il troppo dimenticato Concilio Vat. II, Maria è guardata come modello della Chiesa. Se non sono parole vuote, e non lo sono, allora che modello di chiesa è quello che guarda a Maria?

Sarà una chiesa che promuove la tenerezza materna verso tutte e tutti, curando il calore umano delle relazioni, una chiesa che non respinge e condanna ma accoglie “tutti, tutti, tutti”.

Sarà una chiesa che sa dire “sì” a Dio pur non sapendo bene dove la condurrà questa obbedienza. Una chiesa che non ha risposte per tutto, ma che cerca con fiducia la verità e l’amore, aperta al dialogo con coloro che non si chiudono al bene.

Sarà una chiesa sempre all’ascolto della Parola del suo Signore, come Maria. Una chiesa preoccupata più di comunicare il Vangelo di Gesù che conservarne una definizione inattaccabile.

Sarà una Chiesa del Magnificat che non si accompagna ai  superbi, potenti e ricchi di questo mondo, ma che cerca pane e dignità per i poveri della terra.

Sarà una chiesa attenta alla sofferenza di ogni essere umano, che, come Maria, sa dimenticare se stessa e “andare in fretta” accanto a chi ha bisogno di aiuto.

Sarà una chiesa che annuncia che è l’ora della donna promuovendo con gioia la sua dignità, responsabilità e creatività femminile.

Sarà, infine, una chiesa contemplativa che sa “custodire e meditare nel suo cuore”, il mistero del Dio incarnato in Gesù per poi trasmetterlo come esperienza viva e vivificante.

Rallegrati! Non temere… ecco le parole che Dio rivolge a ciascuno di noi chiedendoci di generare il suo Verbo nel nostro oggi, come Maria.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 6 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Il diritto di sedersi


Lc 10,38-42


In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».



Mentre i discepoli proseguono il cammino, Gesù va a trovare due amiche cui era molto legato. La sua presenza, lo vediamo nel testo, provoca nella due donne due reazioni diverse.

Maria, forse la più giovane, lascia tutto e si preoccupa solamente di ascoltare il Maestro. Luca la descrive con i tratti caratteristici del discepolo.

La reazione di Marta è diversa. Si prodiga per accogliere Gesù tanto che Luca la descrive come gravata da molteplici occupazioni fino al momento in cui sbotta.

Nella sua riposta Gesù non critica il servizio di Marta ( e come potrebbe visto che lui stesso ha fatto del servizio il suo stile e lo stile di chi vuole seguirlo?). Ciò che forse Gesù critica è il modo di operare di Marta in maniera nervosa, sotto la pressione di troppe occupazioni. Così Egli mette in guardia dal pericolo di vivere assorbiti da un eccesso di attività, trasmettendo nervosismo e affaticamento piuttosto che pace e amore.

Spinti dalla scarsità di “forze”, chiediamo ai laici più generosi ogni genere di impegni. Ma se allo stesso tempo non apriamo e offriamo spazi per “sedersi ai piedi di Gesù”, per apprendere a conoscerlo, correremo il rischio di far crescere nella chiesa agitazione e nervosismo, ma non sapremo comunicare lo Spirito e la pace del Vivente. Potremmo ritrovarci con delle comunità animate da funzionari sfiancati, ma non da testimoni che continuino a far brillare la luce del Vangelo.

Porro unum necessarium… a buon intenditor…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 5 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Una chiesa samaritana



Lc 10,25-37


(…) Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».



Sono svariati i modi per impoverire e sfigurare la compassione. A volte per qualcuno è un sentimento, per altri una sorta di “aiuto paterno” usato come tranquillante per la coscienza. Per altri ancora essa passa attraverso le “opere di misericordia” del catechismo al fine di acquisire un po’ di virtù.

Per la fede cristiana la compassione, caratteristica esclusivamente divina nella Scrittura, è l’unica reazione veramente umana di fronte alla sofferenza altrui. Potremmo parlare di “principio di compassione” in quanto atteggiamento radicale di amore che deve ispirare l’agire dell’essere umano davanti alla sofferenza. Dunque, contrariamente al samaritano che rende visibile l’invisibile (detto in tutti i sensi), “passare oltre” di fronte a chi soffre significa non avere umanità.

Una chiesa autentica è anzitutto una chiesa che “somiglia” a Gesù. E una chiesa che somiglia a Gesù dovrà necessariamente essere una “chiesa samaritana”, che reagisce davanti alla sofferenza con compassione.

Se ascoltiamo con sincerità le parole di Gesù sappiamo bene che egli ci sta proponendo un percorso che passa dall’ostilità all’ospitalità. 

Chi si ritiene discepolo di Gesù non può “passare oltre”, stare “alla larga” dai “feriti” che incrociano la nostra vita quotidianamente. 

“Ereditare la vita eterna” comincia qui, in questo oggi segnato da tanta sofferenza che attende la nostra compassione.

Chi siamo disposti ad imitare nella nostra ordinaria vita quotidiana?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 2 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Maestri e maestre di servizio



Mt 18,1-5.10

(…) “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (…).



Quel verbo tradotto con “convertirete” io, personalmente lo renderei con “Se non cambiate direzione”, “Se non vi volgete” (non c’è il verbo “metanoéo”…). Così come "bambini" io lo renderei con “garzoni” perché Gesù fa riferimento al ragazzetto che ha collocato al centro: si tratta di un piccolo servo, di un garzone, di un giovane servitore. Chiarito questo, allora anche la Parola di Gesù assume un senso più chiaro: Se non cambiate direzione nella vostra esistenza, se non coltivate uno stile di vita differente diventando come questo giovane servo, non entrerete nel Regno, cioè vi sarà difficile camminare sulle strade della novità del Vangelo per comprendere e così realizzare il progetto del Padre. Gesù sta chiedendo che quelli della sua comunità rinuncino ad ogni ambizione personale (come già nel "rinnegare se stessi") di possesso e di potere. È l'attitudine al servizio, come il Maestro ha detto e fatto, che caratterizza e qualifica la vita dei membri della comunità cristiana. Un servizio che non si indirizza solamente agli "appartenenti alla cooperativa", ma a tutte le donne e a tutti gli uomini indifferentemente, aprendo la via per tutte e tutti e percorrendo con tutte e tutti dei percorsi di umanizzazione. La comunità cristiana diviene così una porta d'accesso al Regno, ai suoi valori, alle sue esigenze e a quella profonda esperienza di libertà che nasce dall'amore incarnato nel quotidiano servizio alla vita.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 1 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Funzionari del sacro o annunciatori del Regno?



Lc 10,1-12


In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! (…)



Questo "pastore bello" che sente compassione per le pecore senza pastore chiede di pregare per avere più operai per la messe. Al tempo di Gesù si calcola che a servizio del Tempio vi fossero circa 18.000 sacerdoti (non è un refuso, erano davvero tanti!). Come mai allora questa richiesta per avere più “operai”? Forse proprio per il fatto che la casta sacerdotale dell'epoca non era al servizio di Dio né del popolo. Anzi, al contrario, spesso e volentieri si serviva di Dio e del popolo per i propri interessi personali. 

Oggi le nostre comunità vivono una situazione di carenza di "operai" e per questo si prega. Mi attirerò le ire dei soliti, ma a mio avviso questa richiesta è sprecata. Anzi, io sono convinto che il numero debba ancora calare per poter dare il via a quel "aggiornamento" che fu il sogno del Vaticano II. Occorre che il numero cali ancora per trovare finalmente quell'immagine di Chiesa più autenticamente ecclesiale e meno clericale, più segno del Regno, più a immagine della comunità voluta dal Maestro. Solo così la comunità diventerà uno spazio di guarigione per l'umanità, solo così si apriranno percorsi di umanizzazione che renderanno il Regno più vicino e visibile.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!