XXVI Domenica A
Provocazioni evangeliche in Mt 21,28-32
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Credenti per fede... eretici per religione
Domande e risposte
Lc 9,18-22
“(…)Voi chi dite che io sia? (…).
In modo gentile, ma fermo, Gesù chiede ai suoi di sbilanciarsi, di schierarsi, di dare una risposta personale a questa domanda fondamentale nella vita di ogni credente: chi sono io per te? Cosa rappresento? O meglio: Chi rappresento? Che rappresento? Una bandiera? Un muro divisorio tra chi è “dei nostri” e chi non lo è? O ancora una proposta, un progetto “altro” rispetto a chi propone stili desueti e non affascinanti, ossia che non suscitano desiderio perché non affascinano?
Gesù non desidera risposte preconfezionate, risposte "pre-masticate" da altri; non basta ripetere formulette imparate negli anni lontani del catechismo e dire: "Ecco, io so! Questo è e mi basta". Gesù esige sempre una risposta personale, faticata, impastata dal sudore del mestiere di vivere; una risposta che nasce dalle profondità del cuore, che emerge dai mille dubbi che ciascuno si porta dentro e che nella fatica del crescere quotidiano affronta e cerca di risolvere.
Inoltre è una risposta che trova la sua autenticità e la sua verifica (ossia, si fa vera) nello stile di vita assunto giorno dopo giorno: è una risposta che si "fa carne", non vuota emissione di parole al vento. La risposta al "Chi sono io per te" trova la sua espressione più vera nel proprio modo di vivere, fatto di condivisione, di servizio, di rinuncia all'ambizione del potere, di ogni potere. Non abbiamo bisogno di proclamatori di verità di fede, di strenui difensori di dottrine, ma di sorelle e fratelli che con il loro modo di vivere ci "fanno vedere" chi è Gesù, Colui che ci rivela il volto del Mistero della Vita.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Quale sguardo su Gesù?
Lc 9,7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare (…). E cercava di vederlo.
Le voci che circolano su questo nuovo maestro, spuntato dal nulla, che sembra avere poteri miracolosi e che riesce a catturare l'attenzione delle folle, suscita la curiosità anche dei potenti di allora, tra cui Erode che "cercava di vederlo", così come ci racconta il vangelo di oggi.
Considerati i sondaggi in caduta libera, anche a Erode sarà venuto in mente di cercare Gesù per vedere di guadagnarci qualcosa. In effetti, il potere per poter campare deve impedire il sorgere di altri poteri: o ti sottometti a me, o ti faccio fuori. Occorreva vedere Gesù per valutare il da farsi, per capire quali guanti indossare per trattare l'affare. Se i guantoni da boxe, per metterlo subito al tappeto. Oppure il guanto di velluto, per poterlo agevolmente comprare.
Quanto di questo Erode vive in noi ancora oggi? Ogni volta che valutiamo le nostre relazioni sulla base del potere che esse ci possono assicurare, Erode è lì. Ogni volta che siamo camaleonti per adattarci ad ogni situazione e così ricavare più vantaggi possibili, Erode è lì. Ogni volta che usiamo il nome di Dio per giustificare le nostre azioni, per acquisire potere sulle coscienze e controllare la situazione, Erode è lì. Chiediamoci allora, senza paura, da dove nasce il nostro desiderio di vedere Gesù: perché lo vogliamo incontrare? Cosa vogliamo ottenere da Lui?
Chiarito questo, se è il caso, cacciamo Erode dai nostri cuori.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Poveri per il Regno
Lc 9,1-6
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: “Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro e non portatevi due tuniche (…)”.
Spesso intendiamo l’atto dell’evangelizzazione in modo eccessivamente dottrinale. Portare il Vangelo significherebbe far conoscere la dottrina di Gesù a coloro che ancora non la conoscono o la conoscono in maniera da noi giudicata inadeguata. Se la intendiamo così allora dovremo disporre di “mezzi di potere” con cui assicurare la propagazione del messaggio di fronte ad altre ideologie, mode o correnti di opinioni. Tutto ciò parrebbe anche ragionevolmente comprensibile. Ma se andiamo un po’ più in profondità nel comportamento di Gesù le cose risultano abbastanza diverse.
Il Vangelo non è solo né soprattutto una dottrina. Il Vangelo è la persona di Gesù, l’esperienza di umanizzazione, di salvezza e di liberazione con lui e da lui iniziata. Per tale motivo evangelizzare significa anzitutto rendere presente nel cuore della storia e della vita la forza di salvezza della persona di Gesù Cristo. Per realizzare questa esperienza i mezzi più adeguati non sono quelli del potere, ma i mezzi poveri di cui si servì lo stesso Gesù: l’amore solidale per gli esclusi, l’accoglienza senza pregiudizi di ogni persona, l’offerta del perdono, la creazione di relazioni fraterne. Più che maestri servono testimoni. La formazione dottrinale è importante ma solamente quando alimenta una vita più evangelica.
Forse dovremmo ascoltare e mettere dentro al cuore le parole di Gesù: “Non portate bastone, né borsa, né pane…”. Portate con voi la forza vitale dello Spirito.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Dalla Scrittura alla Parola
Lc 8,19-21
(…) Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»
Con una chiarezza che per alcuni può suonare come durezza, il Maestro ci offre la Parola sopra citata.
Nel Regno annunciato da Gesù la priorità va data al Padre e alla sua volontà, che è di rendere felici tutti gli uomini. Niente, nemmeno le proprie relazioni familiari, possono essere anteposte a tutto questo. Anzi, Gesù stesso invita a liberarsi da tutte quelle relazioni che possono distogliere il discepolo dal suo cammino dietro al Maestro. Egli ci ha detto che la volontà del Padre suo e nostro è che viviamo e viviamo in pienezza, già a partire di qua, non solo nell'aldilà. Il Padre "lavora", continua l'opera della creazione affinché ogni uomo possa giungere alla pienezza della sua umanità, nello splendore della sua dignità. E la pienezza dell'umanità è rappresentata da Gesù di Nazareth, il Figlio nel quale siamo invitati a diventare figli. Ecco perché Gesù rifiuta la triade Dio-Patria-Famiglia, per proporre in alternativa la novità evangelica: dal Dio da servire al Padre da amare; dalla Patria come luogo di identità che esclude al Regno che tutti accoglie; dalla Famiglia in cui le relazioni sono esclusivamente verticali e di potere alla Comunità dove ognuno si fa servo della vita dell'altro.
Come sempre la decisione spetta a noi
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Annunciatori di misericordia
Mt 9,9-13
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
La scena è insolita, scandalosa per i settori più religiosi d’Israele. Gesù è immerso in un ambiente di cosiddetti “peccatori”. L’accusa è immediata: perché Gesù si comporta in maniera tanto scandalosa?
Gesù risponde alle accuse rivelando la profondità del suo comportamento. Questo non è il fare simpaticone di un profeta “buonista”, come probabilmente verrebbe definito oggi. Seduto a tavola con queste persone già di per sé stesse escluse ci sta rivelando com’è Dio. Per questo dice: “smettetela di accusare e “imparate” dal mio comportamento, dal mio modo di vivere il significato delle parole che ci ha consegnato Osea: Dio vuole misericordia prima che offerte e culto”.
Una comunità senza misericordia è una comunità che ha perso le tracce dei passi di Gesù. Quando ci chiameranno “amici di pubblicani e peccatori” allora sapremo di essere di nuovo sulla strada del Maestro.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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