Liturgia Quotidiana

venerdì 2 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Maestri e maestre di servizio



Mt 18,1-5.10

(…) “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (…).



Quel verbo tradotto con “convertirete” io, personalmente lo renderei con “Se non cambiate direzione”, “Se non vi volgete” (non c’è il verbo “metanoéo”…). Così come "bambini" io lo renderei con “garzoni” perché Gesù fa riferimento al ragazzetto che ha collocato al centro: si tratta di un piccolo servo, di un garzone, di un giovane servitore. Chiarito questo, allora anche la Parola di Gesù assume un senso più chiaro: Se non cambiate direzione nella vostra esistenza, se non coltivate uno stile di vita differente diventando come questo giovane servo, non entrerete nel Regno, cioè vi sarà difficile camminare sulle strade della novità del Vangelo per comprendere e così realizzare il progetto del Padre. Gesù sta chiedendo che quelli della sua comunità rinuncino ad ogni ambizione personale (come già nel "rinnegare se stessi") di possesso e di potere. È l'attitudine al servizio, come il Maestro ha detto e fatto, che caratterizza e qualifica la vita dei membri della comunità cristiana. Un servizio che non si indirizza solamente agli "appartenenti alla cooperativa", ma a tutte le donne e a tutti gli uomini indifferentemente, aprendo la via per tutte e tutti e percorrendo con tutte e tutti dei percorsi di umanizzazione. La comunità cristiana diviene così una porta d'accesso al Regno, ai suoi valori, alle sue esigenze e a quella profonda esperienza di libertà che nasce dall'amore incarnato nel quotidiano servizio alla vita.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 1 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Funzionari del sacro o annunciatori del Regno?



Lc 10,1-12


In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! (…)



Questo "pastore bello" che sente compassione per le pecore senza pastore chiede di pregare per avere più operai per la messe. Al tempo di Gesù si calcola che a servizio del Tempio vi fossero circa 18.000 sacerdoti (non è un refuso, erano davvero tanti!). Come mai allora questa richiesta per avere più “operai”? Forse proprio per il fatto che la casta sacerdotale dell'epoca non era al servizio di Dio né del popolo. Anzi, al contrario, spesso e volentieri si serviva di Dio e del popolo per i propri interessi personali. 

Oggi le nostre comunità vivono una situazione di carenza di "operai" e per questo si prega. Mi attirerò le ire dei soliti, ma a mio avviso questa richiesta è sprecata. Anzi, io sono convinto che il numero debba ancora calare per poter dare il via a quel "aggiornamento" che fu il sogno del Vaticano II. Occorre che il numero cali ancora per trovare finalmente quell'immagine di Chiesa più autenticamente ecclesiale e meno clericale, più segno del Regno, più a immagine della comunità voluta dal Maestro. Solo così la comunità diventerà uno spazio di guarigione per l'umanità, solo così si apriranno percorsi di umanizzazione che renderanno il Regno più vicino e visibile.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 30 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Radicali liberi



Lc 9,57-62

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».


“Seguire” Gesù è una metafora che i discepoli appresero per le vie della Galilea. Per loro significò in concreto: non perdere di vista Gesù, camminare e muoversi dietro di lui. Seguire Gesù comporta una dinamica di movimento. Per questo un certo immobilismo nella Chiesa è una malattia mortale: uccide la passione di seguire Gesù condividendone lo stile di vita, la causa e il destino. I primi cristiani erano coscienti di questo e per questo motivo Luca attribuisce tanta importanza a questi tre detti di Gesù.

Seguire Gesù è una sorta di avventura. Non aiuta a guadagnare denaro, acquisire potere o apparire famosi. Seguire Gesù è “vivere in cammino”, senza adagiarsi nel benessere e nemmeno cercare un falso rifugio nella religione.

Aprire vie al Regno di Dio operando per una vita più umana è sempre il compito più urgente. 

Da ultimo non è possibile seguire Gesù volgendosi indietro. Non è possibile aprire vie al Regno di Dio volgendosi al passato. Operare con e come il Padre richiede dedizione totale, fiducia nel futuro di Dio e tanta audacia e libertà per camminare seguendo la Via aperta da Gesù. 

Dobbiamo rimetterci in marcia.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.



Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 29 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Parole “indolose”


Gv 1,47-51


In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».


In questo testo Gesù rivolge a Natanaele l’elogio del giusto, di colui che cammina secondo la parola del Signore: “Ecco veramente un Israelita in cui non vi è inganno”. Il termine usato per “inganno” in greco è “dólos” che originariamente indicava anche l’esca gettata al pesce per farlo abboccare. Ora, la menzogna è veramente una parola ingannevole lanciata per intrappolare l’altro, farlo cadere nella propria rete e impadronirsi di lui. Le dichiarazioni di tanti uomini “politici” del nostro tempo, le (purtroppo) innumerevoli fake news, o, nella nostra lingua, le bufale, che avvelenano il clima sociale giocano sulla verosimiglianza per poter più facilmente mascherare l’inganno. 

La Scrittura, letta, assimilata e portata dentro le profondità della nostra vita ci offre un cammino di liberazione dalle parole dolose che distruggono ciò che la Parola ha creato.

Abbiamo dunque bisogno di donne e uomini “indolosi” (scusate il brutto neologismo) che sappiano dire e dirsi con parole autentiche che nascono dalla loro relazione intima e quotidiana con la Parola. Solamente così avremo accesso a quella “scala di Giacobbe”, cui il testo di Giovanni fa un discreto riferimento, che è Gesù stesso, colui che apre la porta ad un dialogo sincero (ricordo l’origine del termine: sine cera) con Dio e tra noi.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 28 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Piccoli dal cuore grande



Lc 9,46-50


(…) Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».



Nella prima parte del vangelo odierno si parla dell’idolo della megalomania, il farsi grandi passando sopra tutto e tutti. In fondo è l’eterno delirio che ci portiamo nel cuore: essere come il Dio onnipotente. Gesù nella sua risposta propone un bambino come modello paradossale di grandezza, stravolgendo allo stesso tempo l’immagine di Dio: Egli è colui che accoglie. Accogliere è la caratteristica più profonda di Dio. Amore è accogliere l’altro, fare spazio all’altro, farsi piccolo. Chi accoglie si fa piccolissimo e più accoglie più lascia spazio all’altro. Quindi il più grande, quello che accoglie, è quello che si fa più piccolo di tutti. Dio, che è il Sommo, è l’infinitamente inesistente, non occupa nessuno spazio e lascia spazio a tutti, perché accoglie tutti.

Se nella prima parte c’era l’io al centro di tutti e che voleva prevalere su tutti, ora c’è il noi che è molto peggio. Abbiamo visto il noi del “Gott mit uns”, che ogni tanto ritorna in altre forme. Il noi dei razzisti, “noi”. Questo noi di ogni setta e di ogni categoria, dove le persone possono essere anche umilissime, ma l’importante è il noi.

Anche la chiesa: tutti umilissimi, ma noi abbiamo la verità, noi siamo il centro di tutto, chi vuol essere salvo deve seguire noi. Chi segue noi è maledetto per perdizione perché nessuno deve seguire noi. Noi siamo noi perché seguiamo Lui.

Che immagine presentiamo di Dio se “noi” ci alleiamo per lottare contro gli altri, per parlare male degli altri, per fare le crociate, per imporre agli altri le nostre idee, per tagliare la testa agli altri, per omologare tutti a noi? No, la Chiesa è una e cattolica, è una e universale perché rispetta tutte le diversità, se no non è una, ma è un frullato che ha omologato tutto e ucciso tutto. È una perché contiene ogni diversità, come Dio è uno e sono tre.

Credo vi sia in queste parole di Gesù un appello affinché impariamo a considerare le differenze come il luogo in cui impariamo ad accettare il nostro limite e a viverlo non come campo di battaglia contro l’altro, ma come spazio di accoglienza, di solidarietà e di profonda umanizzazione.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

sabato 26 settembre 2026

venerdì 25 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Domande e risposte


Lc 9,18-22


“(…)Voi chi dite che io sia? (…).


 In modo gentile, ma fermo,  Gesù chiede ai suoi di sbilanciarsi, di schierarsi, di dare una risposta personale a questa domanda fondamentale nella vita di ogni credente: chi sono io per te? Cosa rappresento? O meglio: Chi rappresento? Che rappresento? Una bandiera? Un muro divisorio tra chi è “dei nostri” e chi non lo è? O ancora  una proposta, un progetto “altro” rispetto a chi propone stili desueti e non affascinanti, ossia che non suscitano desiderio perché non affascinano?

Gesù non desidera risposte preconfezionate, risposte "pre-masticate" da altri; non basta ripetere formulette imparate negli anni lontani del catechismo e dire: "Ecco, io so! Questo è e mi basta". Gesù esige sempre una risposta personale, faticata, impastata dal sudore del mestiere di vivere; una risposta che nasce dalle profondità del cuore, che emerge dai mille dubbi che ciascuno si porta dentro e che nella fatica del crescere quotidiano affronta e cerca di risolvere. 

Inoltre è una risposta che trova la sua autenticità e la sua verifica (ossia, si fa vera) nello stile di vita assunto giorno dopo giorno: è una risposta che si "fa carne", non vuota emissione di parole al vento. La risposta al "Chi sono io per te" trova la sua espressione più vera nel proprio modo di vivere, fatto di condivisione, di servizio, di rinuncia all'ambizione del potere, di ogni potere. Non abbiamo bisogno di proclamatori di verità di fede, di strenui difensori di dottrine, ma di sorelle e fratelli che con il loro modo di vivere ci "fanno vedere" chi è Gesù, Colui che ci rivela il volto del Mistero della Vita.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!