mercoledì 18 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Chiamati alla vita



Gv 5,17-30

(…) In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. (…)



Altro testo interessante quello che propone la liturgia oggi. 

Chi pensiamo che siano questi morti? I defunti? I trapassati? Non credo proprio. 

Ricordiamoci del prologo: "Venne tra i suoi ma i suoi non l'hanno accolto... a quanti però l'hanno accolto ha dato potere di  diventare figli di Dio...". L'offerta del Figlio (in senso inclusivo di proposta e dono di sé) è per tutti coloro che vivono l'esperienza della morte: la morte che viene dal misconoscimento del volto del Padre, la morte procurata dalla sottomissione ad una religione il cui Dio è una sorta di Moloch cui sacrificare tutto per ottenere qualcosina, la tenebra dell'oppressione in nome di Dio (di tutte le oppressioni, comprese quelle derivanti da fanatismi e integralismi vari), la morte di chi vive nel terrore del dio che giudica e condanna, e via dicendo. La voce del Figlio arriva a tutte e tutti costoro e chiama a vita: "quelli che l'avranno ascoltata, vivranno", entreranno cioè in una dimensione nuova in cui la qualità della vita sarà talmente superiore da essere più forte della morte stessa. Occorre però avere il coraggio di abbandonare tutto quanto, seguire il Figlio e avere il fegato di restare con Lui fino alla Croce, cioè imparare giorno dopo giorno a fare del dono di sé lo stile concreto della propria esistenza. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 17 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

La religione del merito



Gv 5,1-16


Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». (…)



Oggi Giovanni nel vangelo ci racconta la guarigione dell'uomo che da trentotto anni era infermo. Dopo il fatto, quando incontra Gesù per la seconda volta si sente rivolgere queste parole: "Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: "Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio". 

Immagino già i vari "soloni" della teologia spicciola gridare: "Visto! Avevamo ragione noi! Gesù guarisce quell'uomo e gli chiede di non peccare per non ricadere malato. Quindi se siamo malati è perché siamo castigati per i nostri peccati!". 

Già, ma Gesù chiede a quell'uomo, guarito in giorno di sabato, di non peccare più intendendo con questo il fatto di non rientrare più nel gioco sporco della religione che opprime e non libera. Una religione che da 38 anni lo teneva immobile, quasi un soprammobile, a testimonianza che la malattia è frutto del peccato (ossia della non osservanza dei precetti); una religione dove il posto di Dio è preso da coloro che dovrebbero facilitare l'incontro con Lui e non impedirlo. Gesù chiede a quell'uomo di starsene lontano da tutto questo. Una volta incontrato il Dio che libera, che ridona vita, che ripara la dignità offesa, che rende il cuore capace di amare, ebbene, il peccato sta proprio nel tornare dentro il fango della religione costituita e ingabbiare così il cuore del Padre, trasformandolo di nuovo in un dio che chiede incessantemente e non in un Padre che dona senza riserve. 

38 anni... una vita. Quanta strada ancora.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 16 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Fidarsi della Parola



Gv 4,43-54


(…) Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. (…)



Il rischio che corre ogni religione con le sue istituzioni è quello in cui il segno si sostituisce al suo significato. In altre parole: la valenza simbolica dei segni viene abbandonata facendo così assumere tutta l’importanza alla realtà stessa. In questo modo, come i profeti han sempre denunciato, la legge diventa fine a se stessa e non più il mezzo per arrivare a vivere in giustizia e diritto; il tempio diventa il sostituto della Presenza, e via dicendo.

La fede, al contrario, quella che Gesù stesso propone e chiede, non chiede di “vedere segni e prodigi”: si fida invece di quella Parola e di colui che tale Parola pronuncia.

Questo racconto di guarigione del figlio del funzionario mette in luce come la Parola diventa vita per chi si fida, per chi la accoglie, per chi sa interiorizzarla come un dono prezioso.

In questo modo essa prende vita in noi, essa diventa “parlante” attraverso le nostre scelte, essa comunica vita.

Credere alla Parola significa infine accettare di mettersi in cammino e “rientrare” nella vita quotidiana; significa mettersi continuamente in stato di esodo nella continua ricerca di una Parola altra che ci invita a vivere e a fidarci del Dio della Vita.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

sabato 14 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Comportatevi come figli della luce


IV Domenica di Quaresima A

Provocazioni evangeliche in Gv 9,1-41

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IV Domenica Quaresima A 

venerdì 13 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Un amore indivisibile



Mc 12,28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.



Oggi uno scriba si avvicina al Maestro per porre la domanda: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Era abitudine delle varie scuole rabbiniche confrontarsi su tale questione, e la prevalenza nelle risposte assegnava alla legge sull'osservanza del sabato la preminenza. Gesù nella sua risposta riporta Israele al cuore della sua esperienza, dove l'amore a Dio, riconosciuto e professato come il Dio liberatore prima e creatore poi, si innesta in quello all'uomo: una professione di fede che si incarna e si verifica (si fa vera, verificare, verum facere) nella dimensione più squisitamente etica. Anche lo scriba riconosce la veridicità di tale affermazione (per quanto nella sua risposta resti sempre ben ancorato all'interno del recinto della sua ortodossia, per esempio notate come non riesce a personalizzare il rapporto con Dio, lasciandolo all'impersonale...). Gesù lo invita ad andare oltre, a superare la barriera del legalismo, dicendogli che non è lontano dal modo di "regnare" del Padre. Non sappiamo come sia finita. Sappiamo però che tale invito è rivolto a noi oggi: ce la facciamo a superare le esitazioni e a passare la soglia? O preferiamo restare lì, sulla soglia, evitando così troppe compromissioni?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 12 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Parole liberanti



Lc 11,14-23


In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. (…)



Della serie: quando non si vuol capire....o meglio, quando si capisce fin troppo chiaramente come va a finire! Gesù stava ridando la parola ad un uomo: lo stava liberando dalla condizione infantile per ridargli la sua dignità di  adulto. (Infante, dal greco, è colui che non ha uso di parola, colui che non è in grado di parlare.) È la condizione infantile dell'oppresso, di colui al quale è stata tolta la parola e, di conseguenza, la stessa sua dignità di persona. L'oppressione che deriva da una legge  ormai  ridotta a "precetti di uomini" e che rende gli uomini infanti, incapaci di comunicare (tra loro e con Dio) se non in funzione delle esigenze della casta sacerdotale, ridotti a uno stato di pura obbedienza "in nome di Dio". Ecco perché Gesù viene accusato di far parte delle schiere del principe dei demoni: aprire la bocca, ridare la parola, era anche aprire gli occhi, ridare dignità e libertà, e questo andava certamente a cozzare contro lo status di potere della casta sacerdotale. Ogni volta che il potere si sente minacciato, ogni volta che qualcuno smaschera il suo vero volto, stiamo certi che partirà la campagna del fango per ridurre al silenzio chi invece vuol far circolare la parola che fa crescere la vita, la dignità e la libertà interiore. È vero che il racconto della creazione ci dice che siamo nati dal fango... ma non siamo fatti per restarci, tanto meno per fare del fango un'arma "in nome di Dio"!  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 11 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Proposta indecente



Mt 5,17-19


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. (…)



Le parole che ascoltiamo oggi riflettono il vissuto della comunità matteana davanti alla libertà di Gesù nei confronti delle esigenze della Legge. La generazione di discepoli in cui nasce il Vangelo secondo Matteo ancora dibatte sulla necessità di restare nell’alveo rassicurante della religione, con le sue leggi, i suoi precetti, i suoi riti. Per questo cerca di addolcire la radicale proposta del Maestro con quel passaggio che va dal “non abolire” al “dare compimento”.

Azzardo un po’, ma penso che anche loro, come noi, si siano spaventati davanti alla proposta di Gesù. Certo, questa è sconcertante, destabilizzante per ogni forma di religione. Ma Gesù non solo ha sposato la linea di denuncia dei profeti a proposito di una pratica e di una osservanza formale della legge e di ciò che essa richiede. Egli si è sentito libero di passare oltre, di individuare e di proporre un criterio altro. Per Gesù la “santità” e il valore di una persona non nascono dalla relazione con il dio della religione bensì dal proprio modo concreto e quotidiano di essere umano. E lui stesso si pone come Maestro di umanità davanti a noi, per tracciare la Via, fino in fondo, fino a giocarsi la sua stessa esistenza. Tutto questo perché, come direbbe L. Boff, “Umano come Gesù può esserlo solo Dio stesso”. Questo è il “compimento” proposto da Gesù. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!