mercoledì 8 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

L’obbedienza non è più una virtù



Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. (…) “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino”.



Matteo, a causa della sensibilità dei suoi lettori/ascoltatori (cristiani di origini giudaiche) evita di nominare Dio. Per questo, nel suo Vangelo, parla di "regno dei cieli", intendendo con tale espressione "regno di Dio". Sapere questo ci aiuta a evitare, nella comprensione del messaggio di Gesù, quei voli pindarici che fanno arrivare al paradiso. Quando Gesù parla di Regno di Dio intende una realtà che è presente qui e ora e non vuole proporre un messaggio che rischierebbe (e di fatto spesso lo è diventato) di diventare alienante: "Fratello, tranquillo. Se soffri di qua è perché godrai di là!". Niente di tutto ciò. Per una migliore comprensione dell'espressione, si potrebbe rendere la traduzione in questo modo: "strada facendo, annunciate che Dio stesso vuole occuparsi del suo popolo e della sua felicità. Gesù sta parlando a un popolo che ha vissuto il meglio ma soprattutto il peggio dell'esperienza della monarchia, quindi questo era l'unico modo per farsi capire. 

Allora, cosa significa, nella proposta di Gesù, che Dio regna? Gesù annuncia che d'ora in avanti Dio non regna più sul popolo mediante la comunicazione di leggi e comandi, ma comunicando il suo amore totale e gratuito a tutti indistintamente. Il credente quindi non è colui che obbedisce a delle leggi emanate da un Dio che vuole dei servi, ma il credente è colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al Suo. Ecco il significato dell'espressione: "il regno dei cieli è vicino". In Gesù, il Padre offre a tutti l'accesso al suo amore perché cercando di assomigliare a Lui tra gli uomini nascano relazioni di tipo fraterno e comunità di credenti in cui il criterio della fede è determinato non tanto dall'adesione razionale a dogmi o verità, ma dalla cura e dall'attenzione riservate all'altro, come espressione dell'adesione all'Altro. 

Ricordiamoci: non saremo giudicati per ciò in cui abbiamo creduto, ma per come abbiamo vissuto. Il criterio dell'obbedienza servile in Gesù cede il passo al criterio della somiglianza filiale. 
Un
abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 7 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Narratori del Regno  


Mt 9,32-38


(…) Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno (…)



Il vangelo del regno: è un'espressione per annunciare la presenza del Padre, del Dio-con-noi in mezzo a noi. Dio ha scelto di dimorare con noi non più imponendo leggi e precetti, ma comunicandoci il suo amore, la sua voglia di amarci. E Gesù, il Figlio, Colui che assomiglia al Padre, Colui che ci narra l’abbraccio amante e vitale di Dio, con i suoi atteggiamenti, le sue parole, i suoi comportamenti ce lo fa capire. È ora di abbandonare quella mentalità legalista che nasconde il volto di Dio seppellendolo sotto una valanga di leggi, leggiucole e leggine. Dio non è un codice di comportamento, ma amore e vita offerta a ciascuno perché ognuno trovi la sua piena felicità. Questo è il progetto del Padre, l'idea fissa che da sempre si porta nel cuore. 

A noi accoglierlo e lasciarci amare per far crescere la nostra umanità fino a farla divenire divina, perché Lui non è geloso di questo: tutt'altro! 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 6 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Mani divine


Mt 9,18-26


In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.

Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. (…)



L'umanità di Gesù ci rivela la grandezza dell'amore del Padre che non vuole che i suoi figli soffrano. 

La mano di Gesù rivela la "destra" del Signore che compie meraviglie non più dando morte, ma comunicando vita. Quella "destra" tante volte cantata da Israele, quella "destra" intuita come capace di sterminare gli egiziani così come gli israeliti incapaci di fidarsi di Dio, in Gesù si rivela ora sorgente di vita. 

È la rivelazione del volto di un Dio che si manifesta come Padre misericordioso, e non come l'Onnipotente "terribile in battaglia". Gesù propone un cambiamento radicale nella nostra visione di Dio e ci propone di abbandonare quelle immagini distorte che abbiamo creato troppo spesso per soddisfare i nostri deliri di onnipotenza. 

Non esiste un Dio da servire: esiste un Padre da amare e da cui lasciarsi amare. Un Padre che ci invita a diventare "mani" che sorreggono, che curano, che guariscono, che comunicano vita, che abbracciano senza escludere nessuno, che condividono e che insieme si intrecciano nella costruzione del suo Regno.   

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

venerdì 3 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Osare l’oltre



Gv 20,24-29


(…) Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Oggi festa di San Tommaso, grazie al quale abbiamo l'ultima beatitudine del Vangelo secondo Giovanni: "Beati quelli che pur non avendo visto hanno creduto" (la prima è quella espressa all'Ultima Cena, quando Gesù ricorda, dopo la lavanda dei piedi: "Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica"). Il bisogno di credere di Tommaso genera la più alta espressione di fede che troviamo nei testi evangelici: "Mio Signore e mio Dio!". Tommaso ha un disperato bisogno di credere; per lui, l'unico disposto ad "andare a morire" con il Maestro, non può essere finito tutto sulla croce: il dono della vita non può essere annullato dalla morte e da "quella" morte. È un invito a spingersi oltre i limiti. La proposta di Gesù non è fatta per i monoliti, che stanno ben fermi nelle loro posizioni, ma è per tutte e tutti coloro che osano, che fanno "dell'oltre" il loro orizzonte infinito, che volgono lo sguardo su un "al di là" che non è alienante rispetto a "l'al di qua", che non si perdono nella ricerca e nel rimpianto di un "paradiso perduto", ma lavorano con il Padre e il Figlio, immersi nello Spirito, alla costruzione di un giardino di vita che comincia nell'oggi del nostro esistere. Lo stesso giardino in cui era stato sepolto l'autore della vita, dato per finito, ora si svela come luogo della vita, paradiso per chi osa credere “oltre".

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 2 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Lasciarsi provocare da Gesù


Mt 9,1-8


In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.



Nella cultura religiosa in cui Gesù ha vissuto, la malattia era considerata sempre "legata" in qualche modo al peccato.

"Non insistere, sorella, fratello, se sei messo così, vuol dire che hai combinato qualcosa che ha offeso e fatto arrabbiare l'Onnipotente, benedetto il Suo nome santo": queste erano le parole che più o meno avremmo potuto sentire quel giorno ( ma succede anche oggi, e non di rado!). Da una visione distorta di Dio, una visione distorta dell'uomo. 

Questo modo di considerare Dio alla stregua di "giustiziere" sempre pronto a punire, castigare, distruggere, diabolicamente attento alle nostre più piccole trasgressioni per coglierci in fallo non fa parte della proposta di Gesù. Siamo liberi di considerare Dio come vogliamo (e di fatto lo facciamo), ma se ci mettiamo alla sequela del Maestro, allora dobbiamo essere disposti a mettere in crisi tutte le immagini di Dio che ci siamo fatti e disporci all'incontro con un Padre. 

Gesù soffia dentro la storia la novità del perdono in maniera nuova. Sarebbe anacronistico leggere questi testi alla luce della nostra teologia sul perdono sacramentale. Per Gesù liberare qualcuno dal peccato era liberarlo dalla sofferenza più lancinante, la sofferenza dell'umiliato perché giudicato un indesiderabile e un maledetto da Dio. Da questo punto di vista, nelle nostre comunità abbiamo ancora parecchia strada da fare, visto che abbiamo ridotto il perdono a un semplice affare privato. Anzi, spesso e volentieri dopo aver ricevuto il perdono ci rivestiamo della veste di giudici e ricominciamo a escludere, a giudicare, a emarginare "in nome di Dio, che benedetto sia il Suo Nome".
Un
abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

mercoledì 1 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Maiali volanti


Mt 8,28-34


In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».

A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. (…)



In effetti è una bella domanda e la si potrebbe rigirare e tenere per noi oggi: "Cosa abbiamo in comune con Gesù?". Questione che occorre porsi ogni giorno per evitare la tentazione di impadronirci del Maestro e utilizzarlo per i nostri propri fini personali. Qualcuno, "amichevolmente", mi ha definito come il "teologo del pressapoco“ : non sono un teologo di professione (grazie a Dio!), ma conosco da più di trent’anni la fatica quotidiana del confronto con il testo evangelico. È una fatica che richiede umiltà, davanti al testo, ricerca appassionata, rifiuto della mentalità del "tanto lo conosco, tanto so già quel che dice". Una ricerca dettata dal desiderio di arrivare il più vicino possibile alla Parola del Maestro per poterla condividere con sorelle e fratelli in cammino come me sulle strade del Vangelo e nella costruzione del Regno di Dio (e non mi metto a specificare qui cosa sia il Regno...di sicuro non è luogo di crociate!). Per questo fatico a sopportare i saccenti di turno che senza mai aver letto qualcosa di serio si mettono a sproloquiare a destra e a manca su quanto Gesù ha detto o fatto, confondendo pareri personali (alquanto sgangherati, a volte ricchi di ipocrisia e spesso ridicoli) e riducendo alla propria la "ipsissima vox Jesu"  (che è quasi praticamente impossibile identificare…). Ecco perché ritengo vitale che ogni giorno ci si chieda: "Che vuoi da noi, Figlio di Dio?". In caso contrario, la rupe è lì, davanti a noi.   

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!