Liturgia Quotidiana

venerdì 6 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Con-dividere


Lc 16,1-8


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. (…)



Oggi il Maestro racconta la parabola dell'amministratore "disonesto" che, usando i beni del suo padrone, cerca di farsi degli amici per il momento in cui perderà il lavoro. Il mondo è sempre vecchio e sempre nuovo: niente di nuovo sotto il sole. 

Tuttavia il Maestro ci dice che il padrone ha lodato quell'amministratore disonesto per la sua astuzia. Ora, io penso che se l'astuzia e la paura di perdere il posto ha condotto quell’uomo a fare delle scelte di "con-divisione", pur con tutti i limiti del caso, quanto più chi segue il Maestro nella via delle Beatitudini. Stare alla larga da mammona e dai suoi canti seducenti e vivere la povertà delle Beatitudini, cioè il prendersi cura dell'altro, il preoccuparsi per il suo benessere, permetterà a Dio di manifestarsi. Il processo di umanizzazione che propone il vangelo non passa sulle strade lastricate dell'economia e della finanza attuali, fondate per lo più sul profitto a tutti i costi, ma sui sentieri dell'accoglienza e della condivisione delle risorse, affinché "non vi sia nessuno che sia nel bisogno". Come sempre, siamo chiamati a scegliere tra salvezza dell'economia e economia della salvezza.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 5 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

La conversione dei giusti



Lc 15,1-10


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». (…)



Calando nel nostro oggi questa parola, mi vengono in mente alcuni incontri “particolari” di papa Francesco che hanno suscitato scalpore. La scena ci sta tutta: Francesco incontrava qualcuno che non rientrava negli schemi, e subito “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Mi ricordo della parabola del fico sterile e mi viene da dire che nemmeno lì siamo evangelici: magari fossimo sterili! No, non siamo sterili, siamo invece ricchi di frutti avvelenati, “desiderabili alla vista” ma portatori di morte! Le nostre comunità amano tanto questi nuovi “scribi” in “lunghe vesti” che dispensano consigli e patenti di cattolicità a destra e a manca: essi non aprono spazi di condivisione, ma di esclusione; non fanno crescere la comunione, ma aprono discariche (nemmeno troppo nascoste) in cui far fermentare tutte le frustrazioni personali e porsi in esse come i veri detentori della verità spargendo in questo modo l’olezzo pestilenziale della discordia e della divisione.

Facciamo ancora fatica a comprendere che Gesù non chiede di essere puri per poterci accostare a Lui, ma è il fatto stesso di accostarci a Lui che ci rende puri. La nostra fragilità, la nostra “impurità” da Lui assunta, la nostra miseria diventa la misura della sua misericordia: questo ci rende puri, cioè persone nuove, capaci di entrare in quel circolo di amore che ci insegna ad amare con Lui e come Lui. Questa è la buona notizia per la quale Gesù verrà tolto di mezzo. Ancora una volta la proposta arriva a noi con la sua Parola: una Parola che chiama i giusti a conversione.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 4 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Una proposta radicale



Lc 14,25-33


“In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. (…)



L’insistenza sull’amore incondizionato di Dio non significa fabbricarci un Dio conveniente che legittima, come direbbe J.B. Metz, “una religione borghese”. Fare del vangelo una fonte di vita e stimolo per una crescita in umanità non vuol dire vivere “immuni” alla sofferenza. Il vangelo non è un tranquillante per una vita a servizio dei nostri fantasmi di piacere e benessere. Credere nel Dio narrato da Gesù che, già da oggi senza attendere l’aldilà, cerca di liberarci da quello che ci disumanizza non deve ridurre la fede a una religione ad uso privato, a servizio esclusivo dei nostri problemi e sofferenze. Il Dio di Gesù ci invita sempre a guardare a chi soffre. Il vangelo non centra la persona sulla propria sofferenza ma su quella degli altri. Solamente in questo modo si vive la fede come esperienza di salvezza. Per questo motivo non dobbiamo passare sotto silenzio queste parole che arrivano dritte al cuore della nostra esistenza. Ai discepoli, forse attoniti di allora, a noi oggi Gesù ribadisce che: “Se mi seguite mettete in conto di essere rifiutati. Avrete il mio stesso destino. Agli occhi di molti sembrerete colpevoli. Vi condanneranno e cercheranno di ridurvi al silenzio per non essere disturbati da voi. Prendete, sollevate il peso gravoso di questa croce. Allora sarete simili a me condividendo la sorte di tutti i crocifissi del mondo”. 

Prendere, sollevare la croce non significa cercare delle “croci”, ma accettare la “crocifissione” che arriverà se davvero seguiamo le orme del Maestro.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 3 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Compelle intrare



Lc 14,15-24


 (…) Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.

Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».


La liturgia odierna propone la versione lucana della parabola degli invitati al banchetto che troviamo anche in Matteo.

Vorrei sottolineare due cose. La prima riguarda l’ordine al servo di recarsi “per le strade e lungo le siepi”. Strade e siepi rappresentano i luoghi esterni alla città o al villaggio e lì vivevano normalmente i poveri, i senzatetto, i malati, gli “scarti”, gli invisibili. Trovo provocante il fatto che si parli di “siepi” perché la siepe per Israele è riferita spesso, ma non solo, alla Torah che costituisce una sorta di barriera protettiva necessaria a custodire l’Alleanza. Quindi diventa un discrimine che dice chi è dentro e chi fuori. Dimorare lungo le siepi era evidentemente il segno che indicava l’essere fuori dalla protezione divina, l’essere esclusi dalla benevolenza dell’Altissimo. Questo ci dice dove si volge lo sguardo divino: non su chi si sente al sicuro dentro la “siepe” della Legge, ma su chi è considerato irrimediabilmente perso. Gesù ci narra un Dio che prende le parti degli esclusi.

In secondo luogo, l’espressione “compelle intrare”, “costringili ad entrare”. Purtroppo lungo la storia della Chiesa queste parole, forse, ma non troppo, male interpretate hanno generato tanta sofferenza. Già Agostino, per giustificare l’intervento del braccio secolare contro l’eresia donatista, si appoggiò a questa espressione per giustificare anche l’uso della coercizione da parte dell’Impero per ricondurre gli eretici all’ortodossia. Non parliamo poi dell’uso di questa espressione nel Medioevo e nell’epoca della colonizzazione dei nuovi territori con le conversioni forzate perché “compelle intrare”. 

Gesù evidentemente non intendeva nulla di tutto ciò. La “costrizione” di cui parla è un’espressione forte per narrare la passione di Dio affinché nessuno si senta escluso, nessuno debba vivere come uno scarto, nessuno sia ridotto all’invisibilità. 

Abbiamo bisogno, in questa umanità che sembra aver perso il rispetto per questa stessa parola, umanità, di discepoli che trovino il coraggio di ridire con forza questa passione smodata di Dio per ogni uomo. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 2 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Commemorazione dei fedeli defunti



La liturgia per la Commemorazione dei fedeli defunti propone tre formulari. Per questo motivo oggi non commento alcun testo evangelico ma condivido con voi una piccola riflessione.

Anzitutto la parola stessa “commemorazione”. Deriva da cum-memorare, fare memoria insieme, o se vogliamo, con maggior intensità, ricordare insieme, riportare al cuore insieme. 

Credo sia importante sottolineare proprio quel “con”, insieme, perché siamo popolo, siamo comunità. Forse è ora di innalzare un po’ il livello e distaccarci da quella preghiera o quell’Eucaristia celebrata solo per i “miei morti”. Queste sorelle e fratelli fanno parte di un’unica storia, quella umana, che, in un modo o in un altro, hanno contribuito ad arricchire e di tale ricchezza tutti ne beneficiamo. Così come ci facciamo carico tutti insieme delle loro fragilità, delle fatiche che hanno attraversato le loro esistenze e che, da parte nostra, cerchiamo nel nostro oggi di colmare.

In secondo luogo, prendo spunto da una tradizione della Scrittura e della sua modalità di trasmettere la storia. La Bibbia narra la storia a partire dalle Toledot, che significa generazioni, quelle liste di nomi che a noi spesso dicono poco o nulla. Si tratta di accogliere proprio in questi giorni di memoria questa provocazione che ci arriva dalla sapienza delle Scritture. La storia non è fatta solamente di fatti, date, guerre, invenzioni e quant’altro. La storia che abitiamo è fatta anche di volti, di storie che hanno contribuito a fare questa storia, che sono entrati nella nostra storia personale dandole un volto umano, non una semplice serie di dati asettici che ci dicono chi, cosa quando e perché. Ci sono generazioni che abbiamo incrociato, persone con cui abbiamo vissuto, amato, riso o pianto che hanno dato colore e sapore alla nostra storia. Commemorare è anche questo: permettere a questi volti, a queste storie che hanno fatto la storia, di emergere dal passato e continuare a condividere con noi oggi la nostra personale fatica nella edificazione di un mondo sempre più umano.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

venerdì 30 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti al Regno


Lc 14,1-6


Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.

Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.


Tra l’obbedienza dovuta alla Legge, e quindi a Dio stesso, e il bene dell’uomo, della persona concreta che ha davanti, Gesù non ha mai dubbi: la priorità ricade sempre su quest’ultima. Gesù non sta a disegnare i sottili distinguo in cui sono maestri i funzionari del sacro: il bene dell’uomo viene prima di tutto il resto, Dio compreso. E in questo è contenuto tutto il messaggio evangelico: non più servire Dio, ma assomigliare al Padre, imparando da Gesù, amando e servendo con Lui e come Lui. Se vivessimo davvero in questo modo, se le nostre comunità fossero guidate nelle loro scelte da questo unico criterio, allora forse non avremmo bisogno di spaccare il capello in quattro durante un Sinodo per decidere chi è “degno” e chi “non è degno”, chi può “accostarsi” e chi invece “resta fuori”. Davvero abbiamo bisogno, oggi più che mai, di quella Chiesa esperta in umanità che con coraggio faccia risuonare nell’umanità la “ipsissima vox Jesu” troppe volte ridotta al silenzio dal fragore assordante delle nostre “posizioni intransigenti”, troppe volte sovrastata dal clamore fondamentalista di chi si erge ogni giorno a “defensor fidei”. Abbiamo bisogno di persone e comunità che con il loro stile di vita riducano al silenzio gli intransigenti della legge così che “non possano rispondere nulla” di fronte al vangelo della vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!