lunedì 13 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Rinascere


Gv 3,1-8

(…) Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio» (…). 



“Nascere dall’alto”, per Gesù, è coltivare e assumere lo stesso sguardo del Padre sull'umanità: uno sguardo che rivela occhi pieni di compassione e misericordia. Uno sguardo che non “guarda” dall'alto in basso, non si fonda su chissà quale potere, ma è lo sguardo di Colui che ama indistintamente e senza condizioni. 

“Vedere il Regno” è dunque lavorare con il “Padre” affinché il Regno stesso cresca e si manifesti. 

“Vedere il Regno” è fare propria la proposta del Figlio, accogliendo il dono dello Spirito che ci rende figli con Lui (“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio..” recita il Prologo). 

“Vedere il Regno” significa imparare ad entrare nella storia e a dimorare in essa con quello stile di vita assunto e proposto da Gesù, uno stile che crea relazioni umanizzanti, uno stile in cui il proprio limite non genera più spazi di conflitto bensì crea spazi di condivisione e solidarietà. 

Non si tratta più dunque di fondare la propria fede su una legge esterna a noi, ma di accogliere un dono che ci rende capaci di aprire spazi all'azione di Dio nel mondo. Ecco qui, sorelle e fratelli,  il cammino che il Maestro propone a quel “Nicodemo” che vive in ciascuno di noi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 10 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Pane e companatico


Gv 21, 1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». (…)




Gesù chiede ai discepoli, ai sette che sono lì in quel momento (sette… che fa più di dodici… dodici sono le tribù, sette la totalità, tutta l’umanità) se hanno da mangiare. Nel testo di Giovanni si parla più esattamente di “companatico”.

Questa cosa mi fa pensare perché, in effetti, il pane è già lì: è la vita e la presenza stessa del Vivente. Dunque il pane è già dato ed è la vita del Figlio dell’Uomo. Il companatico no: quello dobbiamo mettercelo noi. 

Se desideriamo che l’Eucaristia “funzioni”, se davvero vogliamo fare Eucaristia, occorre che mettiamo insieme Pane e companatico: senza le nostre vite unite a quella del Vivente l’Eucaristia rimane sterile. Quel “No” in risposta alla domanda di Gesù rappresenta tutte le nostre sterilità, i nostri piagnistei continui davanti a questo mondo che pur Dio ha scelto di amare e al quale offre un percorso di pienezza di vita, purché noi si faccia la nostra parte con Lui. 

Occorre smettere di pensare all’Eucaristia in maniera magica: la soluzione è tornare a Messa! No! Questo companatico è esattamente ciò che viene chiesto a noi, i discepoli di oggi,  facendo come Gesù e con Gesù, amando i fratelli come Lui ha amato loro. Se non opereremo questa conversione, le nostre belle Messe avranno solamente il sapore di un pane stantio che non sfama nessuno. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 9 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

In mezzo



Lc 24,35-48


(…) “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” (…)



Nei racconti di apparizione Gesù è sempre descritto come “in mezzo” ai suoi. È questa la più bella icona della chiesa, della comunità radunata nel suo nome: Lui in mezzo e noi attorno. Si tratta della figura di un cerchio: i punti della circonferenza sono equidistanti dal centro. In altre parole: il Vivente è il centro e attorno a lui tutte e tutti hanno la medesima dignità, non c’è chi “conta” di più, chi gode di posizioni privilegiate. Insomma, è ora di ritrovare e ricostruire questa immagine di chiesa abbandonando quella piramidale nella quale siano ancora immersi e dalla quale fatichiamo a staccarci. Stiamo vivendo, è innegabile, una profonda crisi, segno palpabile di questo cambiamento d’epoca che è in atto. Purtroppo a volte abbiamo occhi solamente per la crisi e non accettiamo di cogliere le opportunità che essa porta in sé stessa. Abbiamo avuto un Concilio che ha chiaramente indicato la strada da percorrere. Cosa abbiamo fatto? La stessa cosa che abbiamo fatto con il messaggio dirompente di Gesù: quello che lui ha gettato dalla porta noi l’abbiamo fatto rientrare dalla finestra. Siamo come i discepoli piagnucolanti e paurosi, rinchiusi nelle nostre belle chiese per paura di disturbare…

Il Vivente è in mezzo a noi: che stiamo aspettando?  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

mercoledì 8 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Resta con noi


Lc 24,13-35


(…) E si avvicinarono al villaggio dove andavano ed egli fece come per andare oltre. Ed essi lo forzarono dicendo: “Dimora con noi perché è verso sera e già il giorno è declinato”. Ed entrò per dimorare con loro. (…) 


La scena che ci descrive Luca nel vangelo di oggi è una delle più belle: Emmaus, ossia, dalla disperazione alla gioia che sgorga dalla speranza ritrovata. "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino": senza la Tua Luce, ogni giorno è buio, ogni ora sembra non finire mai. Lo diciamo al Maestro perché ci insegni a tornare su nostri passi, a non avere paura a farci compagni di strada dei Crocifissi di oggi, a saper ridare speranza al disperato, a riaccendere nei cuori la gioia di sapersi amati e non abbandonati. Resta davvero con noi, perché con Te, in Te e per Te faremo grandi cose.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 7 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Domande



Gv 20,11-18

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». (…)



Quante volte è uscita questa domanda nel racconto del Vangelo secondo Giovanni. Fin dall’inizio, ai primi che si avvicinano Gesù chiede: “Chi cercate?”. Al momento dell’arresto, quando Giuda arriva con i soldati, “Chi cercate?”. E alla fine anche a Mariam di Magdala Gesù pone la stessa domanda: “Chi cerchi?”.

È la differenza tra la religione e la fede. La religione offre sempre risposte sicure; a volte non curandosi di ciò che ognuno porta nel cuore, storie spesso dolorose, eventi che fanno sgorgare lacrime, ma la religione non se ne cura, essa ha una risposta sempre pronta e valida per tutte e tutti: non ha bisogno di relazione personale, di chiamare per nome.

La fede, al contrario, non offre risposte ma pone domande, domande anche scomode, quelle che ti graffiano dall’interno, quelle che fanno cadere certezze e sicurezze.

Siamo desiderio e le domande ci dicono che siamo sempre alla ricerca di vita piena, di senso, di significato. Il Vivente, chiamandoci per nome, entra nei nostri desideri e ci fa “voltare indietro”. Per ri-conoscere il Vivente occorre “voltarsi indietro”, avere il coraggio di mettersi in discussione. Occorre ritornare alla prima volta che quella domanda risuonò: “Chi cercate”: cosa vogliamo davvero? Quale Sposo, come Mariam, stiamo cercando?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

sabato 4 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Pasqua 2026

Quid quaeritis viventem cum mortuis?

All’inizio di questo anno liturgico, a Natale, avevo redatto i miei auguri partendo dalla domanda: “Cosa siamo venuti a cercare? Cosa siamo venuti a vedere?”.

In questa Pasqua 2026 ritroviamo ancora una domanda: “Perché cercate il vivente tra i morti?”.

In effetti, a ben guardare, potremmo avere più di un motivo per restare confinati nello spazio segnato dalla morte: le “funi della morte” sembrano ormai aver quasi stritolato la nostra umanità. Parliamo di missili, droni, bombardamenti, coltelli, femminicidi, stupri, ruberie, genocidi e distruzioni come di realtà che fanno ormai parte dell’ordinario. Già: lo straordinario è rappresentato, purtroppo, solamente da tutto ciò che non rientra in quanto descritto sopra, ed è sempre troppo poco. Abbiamo occhi e parole solamente per dare voce alla morte, a tutto ciò che sta uccidendo la nostra umanità. Il Giardino che ci è stato affidato, di cui siamo stati fatti custodi, pare diventato un campo di sterminio, o meglio, una sorta di discarica il cui percolato, frutto di un egoismo miope e cattivo, inquina e avvelena le nostre esistenze, scaraventandoci sempre più tra le grinfie rapaci della morte.

Il peggio è che tiriamo in ballo anche colui che definiamo “Dio”, ognuno per la parte che gli è propria, credendo di aver ricevuto da lui una sorta di investitura che ci autorizza a fare del “nostro” bene l’unico bene da imporre a tutto il resto dell’umanità: noi i buoni, gli altri i malvagi.

Ecco, la domanda, posta a Natale, ora torna in quel “Perché cercate il vivente tra i morti?” che possiamo facilmente comprendere e ritradurre con “Sinceramente, chi cercate?”.

Leggere l’evento della morte e risurrezione di Gesù di Nazareth con il filtro della sola “espiazione” non ci aiuta a entrare nel Giardino del Vivente. La morte di Gesù non ha “tolto” il peccato, il male della nostra umanità: è ancora tutto qui, ben presente e forte. Non l’ha tolto ma ci ha indicato la Via per affrontarlo e vincerlo: farcene carico, prenderlo sulle spalle e portarlo a trasfigurazione con la sola e inerme forza del bene più grande, quello del dono totale di sé. Il Vivente è tale perché con il bene ha vinto ogni forza di male, tracciando e aprendo l’unica Via capace di sbriciolare la pietra che indurisce e cerca di tenere rinchiusa nel sepolcro di morte la nostra umanità: la pietra dell’egoismo e di quella bramosia propria di chi si sente e si impone come padrone assoluto della vita, propria e altrui.

Nel Vivente, in Colui che “per aliam viam” (Mt 2,12) ci fa “passare” da cammini di morte a vie di vita, in Colui che, Figlio, ci rivela la nostra identità di figli, in lui, il Vivente che abbatte la pietra che fa del nostro giardino una tomba, possiamo trovare la Via per vivere da risorti fin da ora. Non è una promessa che riguarda un tempo e uno spazio che verrà. 

Comincia oggi se abbiamo il coraggio di guardare al Vivente come al Figlio nel quale siamo figli. Nella terribile e ingiusta esperienza della morte egli ha vissuto si è fatto solidale con tutte le nostre logiche di morte: solo passandoci dentro ce ne può tirare fuori e indicarci la Via per fare la nostra Pasqua di Risurrezione, il nostro passaggio dalla morte alla vita, da una vita vissuta da nemici che si odiano a fratelli e sorelle che con coraggio si fanno carico gli uni dei pesi e delle fatiche degli altri. Questa è l’unica via per trasformare il “campo di sangue” in un Giardino dove condividere il frutto dell’albero della vita. Non ci sarà più bisogno di rubare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: ci sarà solamente il frutto dell’albero della vita da condividere alla mensa del Vivente perché il bene ci permetterà di diventare finalmente “pastori della nostra animalità” trasfigurandoci in umani autentici.

Auguri, dunque, di un buon “passaggio”, di una Pasqua dove ognuno possa scoprire la propria vita trasfigurata di figlia e figlio, di fratello e sorella, come compagni del Vivente che già rappresenta quell’umanità che ha portato a compimento quella somiglianza che ci rende talmente umani da essere divini come e con Lui.

Buona Pasqua a tutte e a tutti. 


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