Vino nuovo per cuori nuovi
Lc 5,33-39
(…) E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. (…)
Mi sono soffermato sui due aggettivi che Luca usa quando parla di vino e otri. Nella traduzione nostra fatichiamo a percepire la differenza. Fausti infatti, a ragione, traduce “vino giovane in otri nuovi”. Matteo usa l’aggettivo neòs (nuovo) in riferimento al vino. Neòs indica la novità dal punto di vista temporale: qualcosa che viene dopo, che è recente. Ma usa kainòs (nuovo) per quanto riguarda gli otri. Kainòs indica sì qualcosa di nuovo ma non nel senso temporale quanto piuttosto nel senso della qualità: esprime qualcosa di diverso, mai visto prima.
Mi pare una bella provocazione per le nostre comunità. Anzitutto perché ci ricorda che il “vino” del Vangelo è sempre nuovo, è sempre giovane: è un vino giovane che continua a fermentare, a “frizzare” senza fermarsi. Dove abbiamo messo questa continua novità nel tempo? Non è che forse abbiamo fermato questo continuo processo di fermentazione perché temiamo il movimento, l’effervescenza che il Vangelo ci offre quotidianamente?
In secondo luogo, la novità perenne del vino evangelico richiede otri totalmente nuovi, diversi dai precedenti, capaci di andare oltre gli otri logori e superati che conserviamo gelosamente ma che non sono adatti a contenere e offrire il vino nuovo del Vangelo, che è Gesù stesso.
C’è però anche un motivo di speranza: è la perenne novità del vino evangelico che se accolta permette agli otri di farsi nuovi. Così come il “comandamento nuovo” (kainòs) diventa la matrice che genera “cieli nuovi e terra nuova” (sempre kainòs). Ma per comprendere il comandamento nuovo occorre assaporare il vino nuovo. Chi ci donerà gli otri nuovi in cui trovare questo vino nuovo?
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Spreaker