Piccoli dal cuore grande
Lc 9,46-50
(…) Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
Nella prima parte del vangelo odierno si parla dell’idolo della megalomania, il farsi grandi passando sopra tutto e tutti. In fondo è l’eterno delirio che ci portiamo nel cuore: essere come il Dio onnipotente. Gesù nella sua risposta propone un bambino come modello paradossale di grandezza, stravolgendo allo stesso tempo l’immagine di Dio: Egli è colui che accoglie. Accogliere è la caratteristica più profonda di Dio. Amore è accogliere l’altro, fare spazio all’altro, farsi piccolo. Chi accoglie si fa piccolissimo e più accoglie più lascia spazio all’altro. Quindi il più grande, quello che accoglie, è quello che si fa più piccolo di tutti. Dio, che è il Sommo, è l’infinitamente inesistente, non occupa nessuno spazio e lascia spazio a tutti, perché accoglie tutti.
Se nella prima parte c’era l’io al centro di tutti e che voleva prevalere su tutti, ora c’è il noi che è molto peggio. Abbiamo visto il noi del “Gott mit uns”, che ogni tanto ritorna in altre forme. Il noi dei razzisti, “noi”. Questo noi di ogni setta e di ogni categoria, dove le persone possono essere anche umilissime, ma l’importante è il noi.
Anche la chiesa: tutti umilissimi, ma noi abbiamo la verità, noi siamo il centro di tutto, chi vuol essere salvo deve seguire noi. Chi segue noi è maledetto per perdizione perché nessuno deve seguire noi. Noi siamo noi perché seguiamo Lui.
Che immagine presentiamo di Dio se “noi” ci alleiamo per lottare contro gli altri, per parlare male degli altri, per fare le crociate, per imporre agli altri le nostre idee, per tagliare la testa agli altri, per omologare tutti a noi? No, la Chiesa è una e cattolica, è una e universale perché rispetta tutte le diversità, se no non è una, ma è un frullato che ha omologato tutto e ucciso tutto. È una perché contiene ogni diversità, come Dio è uno e sono tre.
Credo vi sia in queste parole di Gesù un appello affinché impariamo a considerare le differenze come il luogo in cui impariamo ad accettare il nostro limite e a viverlo non come campo di battaglia contro l’altro, ma come spazio di accoglienza, di solidarietà e di profonda umanizzazione.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Spreaker