venerdì 7 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Fuori dalla nostalgia, dentro la speranza


Mt 16,24-28


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?


Oggi il Maestro ci ricorda una, se non la, condizione per seguirlo: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". Ecco come assomigliare al Padre: è Colui che dà, che comunica la sua stessa vita a tutti coloro che la vogliono accogliere, senza condizioni, senza porre limiti, nella più totale gratuità. Chi gli è figlio cerca di vivere la propria esistenza allo stesso modo, diventando annuncio di un Regno dove Dio non governa emanando leggi e decreti, ma comunicando il suo amore. E questo Regno, questo modello di società e di relazioni nuove che il Maestro propone, non è una realtà che riguarda il mondo futuro, ma quello presente. Noi cristiani non stiamo a piangere per un paradiso perduto, non viviamo la vita da nostalgici, ma lottiamo perché la forza della novità evangelica, come lievito nella farina, fermenti di vita nuova questa società, facendo sì che il benessere dell'altro non sia il frutto di un caso fortuito, ma la legge che guida ogni scelta di vita. E se occorre abbassare il nostro livello di vita perché quello di altri cresca, ben venga: forse avremo davvero abbandonato la logica perversa della salvezza dell'economia (unico metro di misura attuale), per entrare nella logica dell'economia della salvezza. 


Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

giovedì 6 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Trasfigurati nella Passione



Mt 13,47-53


In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». (…)



Oggi è la festa della Trasfigurazione che è un po' come un dire e un non dire, un alludere, un ammiccare, un lasciar trasparire ma senza svelare la totalità. Già, il Maestro sta molto attento a non suscitare nei suoi compagni l'ammirazione per lo sfoggio di potere, quel darsi di gomito l'un l'altro per la coscienza di essere finalmente "entrati nel giro giusto", nel giro di quelli che contano. No, il Maestro lascia appena intravvedere cosa significa vivere nella trasparenza di una vita che si apre all'amore, di una vita che si lascia plasmare dall'amore, dalla scelta volontaria e libera di prendersi cura del benessere e della felicità dell'altro. Dicevo che lascia trasparire, perché in penombra appare anche il segno della croce, cioè la disponibilità a mettere in gioco non qualcosa ma tutto se stessi in questa avventura di costruzione del Regno dove ogni uomo è mio fratello, dove il mio amore vuole assomigliare all'amore del Padre. La trasfigurazione non è tanto mostrare l'aldilà, ma dirci come sarebbe possibile vivere qui e ora in una fraternità fatta di condivisione, di solidarietà in cui "nessuno è nel bisogno" ma tutti hanno ciò che serve per vivere con dignità.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

mercoledì 5 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Pani e cani



Mt 15,21-28

(…) Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. (…)



Episodio famoso quello del vangelo di oggi dove troviamo una risposta del Maestro che può lasciare sconcertati. Di fronte alla richiesta di aiuto di una donna cananea, quindi pagana, Gesù risponde: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". Che finalmente il Maestro abbia compreso come davvero funziona la vita? Qualcuno sicuramente penserà che forse anche Gesù ha compreso davvero che facendo i “buonisti” che accolgono tutti, sfamano tutti, si occupano di tutti non si va molto lontano. Poi, aiuta uno, aiuta l'altro, alla fine "questi" ce li troviamo tutti in casa a portare via lavoro e pane a noi (a noi che siamo andati in America, in Argentina, in Francia, in Svizzera... e conosciamo bene il dolore dell'allontanamento, dell'abbandono del proprio paese per tentare fortuna all'estero!). Gesù dà quella risposta durissima semplicemente perché essa riflette esattamente il pensiero dei suoi primi compagni: li sta educando a capire che la compassione e l'amore superano qualsiasi tipo di appartenenza religiosa, etnica o razziale. La compassione verso l'altro è più importante di qualsiasi appartenenza religiosa o culturale. Ecco perché la fede di quella donna supera quella di Pietro, l'uomo di poca fede che dubita. La discriminazione è sempre fonte di violenza, e i cristiani perseguitati dei giorni nostri ce lo stanno mostrando con crudezza. Che non capiti a noi di far subire la medesima realtà ad altri "perché non sono dei nostri". Così facendo non potremmo essere “tra i suoi”

A tutte e a tutti un abbraccio. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

martedì 4 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Figli adulti



Mt 15,1-2.10-14


In quel tempo, alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».

Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».

Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».

Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».




Credo di poter dire che la preoccupazione di Gesù sia stata quella di offrire alle persone la via per essere felici. Ora, la felicità non può venire da una qualsiasi imposizione esterna o peggio, dall'osservanza di norme che vogliono regolamentare tutti gli aspetti della vita di una persona. Il Maestro invita a pensare (attività invero alquanto rara oggi!), a essere "intelligenti" per scegliere a partire dal cuore e non dalle apparenze, da "dentro" e non "agiti dall'esterno". La scelta di essere e diventare umani non può venire dalla mera osservanza di leggi, prescrizioni, decreti e nemmeno dall'adesione razionale a dei dogmi quasi questi fossero una sorta di baluardo a protezione delle proprie convinzioni e dietro ai quali trincerarsi chiudendo le porte a chi "non è dei nostri". L'assunzione personale della proposta di Gesù, il farla propria, esige anche che non ci limitiamo a ripetere quello che Lui ha detto o fatto, o quello che hanno detto o fatto altri prima di noi. L'esperienza di fede esige quel processo di interiorizzazione che permette al cuore di sprigionare creatività, quella "santa (e sana) libertà dei figli di Dio". Vivendo così forse sentiremo il rumore prodotto dai "rosiconi" (specie in rapida evoluzione e crescita), ma noi saremo attirati più dal dolce battito del cuore del Padre che vuole i suoi figli liberi e autonomi, adulti, capaci di pensare e non solo di eseguire. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

lunedì 3 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Giochiamo a “fare” Dio?


Mt 14,22-36


(…) Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (…).



Dopo aver narrato l'episodio della condivisione dei pani e pesci, Matteo oggi ci propone l'episodio della traversata del lago. 

Già con il fatto stesso di camminare sull'acqua Matteo indica che Gesù compie un'azione che era tipica e propria di Dio (come dice bene il libro di Giobbe), quindi vuole aprire uno spiraglio alla comprensione dei discepoli circa la persona stessa di Gesù. Proprio per questo arriva la "verifica" da parte di Pietro: "vediamo se è davvero chi dice di essere!". Sappiamo come è andata, sappiamo che la paura in Pietro prende il sopravvento (è il caso di dirlo!) sulla fede, tanto che deve gridare a Gesù perché lo salvi. E qui, insieme alla mano tesa, arriva la risposta di Gesù: "...subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 

Pietro aveva pensato: "Vediamo quanto è bello giocare a fare Dio, vediamo quanto si sta bene ad assumere un po' quel ruolo, che vista si gode da lassù!". Pietro si fa un'immagine errata della condizione divina di Gesù, e quindi di Dio. Gesù non può essere considerato come una sorta di supereroe che al minimo grido di pericolo accorre e magicamente sistema le cose, i guasti della vita, i "venti contrari". La condizione divina propria di Gesù è offerta a tutti a patto che essa si fondi sul dono totale di sé. Non è una condizione di potere assoluto, ma di servizio totale, di dono totale della propria vita. Per questo Gesù rimprovera Pietro: il suo mondo interiore è ancora intriso di quella visione religiosa in cui basta "essere a posto", in regola con tutte le prescrizioni e osservanze perché si possa avere Dio a propria disposizione nei momenti di difficoltà in maniera tale che Lui possa risolvere tutto. 

Gesù chiede di stare al suo fianco e di assumere la sua condizione nella maniera in cui Lui la manifesta: è il Dio che non è venuto per farsi servire, ma per servire e far sì che a tutte e a tutti sia data la possibilità di vivere in pienezza fin da ora. Solo così le "acque" torbide del male, dell'ingiustizia, della violenza, del sopruso, dell'esclusione, della chiusura e dell'indifferenza non "inghiottiranno" la nostra fede e la nostra vita.    

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

venerdì 31 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Tradizione… tradizioni…


Mt 13,54-58


In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.



Il vangelo di oggi ci propone il dissenso e l'incredulità dei conterranei nei confronti di Gesù. Sottomessi alla religione degli scribi,( i quali, come Gesù ha detto, hanno trasformato tradizioni di uomini in parola di Dio), si scandalizzano di Gesù e si ritrovano a considerarlo in questo modo: "Non è egli forse il figlio del carpentiere?". Per costoro, resi ciechi dalla "ideologia-religione" propugnata dagli scribi e dai capi del popolo, Gesù è il figlio del carpentiere, uno di loro, inserito nella loro tradizione e che per questo non può non assomigliare al "carpentiere" di cui è figlio e che tutti conoscono. Sappiamo come nella tradizione del tempo, il padre era non soltanto colui che generava il figlio (la madre era semplicemente il "contenitore", la tradizione passava solo da parte del padre), ma colui che immetteva il figlio nella tradizione dei padri. Gesù rifiuta questo modo di essere e di vivere e si proclama non "figlio dei padri" ma Figlio del Padre, inaugurando così la novità del Regno, che va sempre oltre qualsiasi tradizione. 

Quanto è avvenuto in quel frangente, avviene ancor oggi ogni volta che pretendiamo di rinchiudere Gesù nei nostri piccoli schemi mentali, soprattutto i nostri schemi religiosi (o che noi stessi definiamo tali). A noi, come sempre, scegliere con quali occhi considerare Gesù.


Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!