Liturgia Quotidiana

mercoledì 9 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Un Dio dalla parte degli ultimi


Lc 6,20-26


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio. (…) 

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione. (…)


Gesù non aveva potere politico o religioso per poter trasformare la situazione ingiusta in cui versava il suo popolo. L’unica cosa che possedeva era la forza della sua parola accompagnata dalle azioni con cui si prendeva cura dei più deboli. Da qui nascono quelle che per noi sono le Beatitudini: è il suo grido di speranza lanciato verso queste moltitudini di oppressi. Osserva la fame di donne e bambini e se ne esce con : “Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati”. Vede piangere di rabbia e impotenza i contadini davanti agli esattori delle tasse e li incoraggia: “Beati voi, che ora piangete, perché riderete”. 

Beffa? Cinismo? Potrebbe esserlo se Gesù parlasse da un palazzo di Tiberiade o da una villa di Gerusalemme (come farebbe un politico italiano oggi, dall’alto della sua sicurezza economica…).

Gesù non porta denaro, non possiede due tuniche. 

È un altro indigente come loro che parla con fede e con convinzione totale. I poveri lo capiscono. La ragione della loro felicità non è la loro povertà. La loro miseria non è uno stato invidiabile né un ideale. Dio farà loro giustizia.

Gesù è realista. Sa molto bene che le sue parole non faranno terminare fame e miseria dei poveri. Ma il mondo deve sapere, noi dobbiamo sapere, che i poveri sono i figli prediletti di Dio e questo conferisce alla loro dignità una serietà assoluta. Gesù è ben chiaro: quelli che non interessano a nessuno, quelli che che noi riteniamo scarti, quelli che che con scherno tanti tra noi chiamano “risorse”, questi qui, proprio questi occupano un posto privilegiato nel cuore di Dio. Quelli che nessuno difende, quelli che non hanno parola, quelli che sono guardati come un peso di cui liberarsi, questi hanno Dio come Padre. 

E su questo Gesù non scherza. Mai!

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 8 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Natività di Maria



Mt 1,1-16.18-23


(…) Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.(…).



Una teoria di nomi che potrebbe scoraggiare chi si accosta al Vangelo per la prima volta. In Israele la storia si narrava non raccontando fatti ma passando attraverso la carne e il sangue delle persone che l’avevano attraversata, con le loro fatiche, disavventure e tentativi di comprendere e rispondere all’azione e alla volontà di Dio. 

Matteo inizia con tre parti e quattro madri (Giacobbe ebbe due mogli tra cui Rachele che all’inizio era sterile… per dire che la storia non la si fa solamente noi…). Ma Matteo non nomina le matriarche. Invece, delle quattro madri nominerà altre quattro donne interessanti, che sono le quattro madri nuove. Tutti questi parti e tutte queste madri di Israele, a parte Lia che non era desiderata, erano sterili. Quindi la storia dell’uomo e della promessa di Dio, passa sempre attraverso anche una storia di difficoltà e di sterilità. Che vuol dire una cosa molto semplice: l’uomo non produce il suo fine. Il fine è un dono da raggiungere, non è un prodotto. Ogni prodotto è inferiore al dono.Quindi tutta la sterilità che accompagna la storia d’Israele, compresa Elisabetta e Zaccaria, poi Maria vergine addirittura, è segno che il futuro dell’uomo è un futuro che trascende ogni tradizione umana.

Matteo ci sta dicendo che c’è un Dio assolutamente simpatico con tutta la nostra storia, che tutta l’assume, tutta la vive, tutta la prende in sé, come sua parte, nella sua carne, nella carne del figlio di Dio, nel sangue di Dio scorre tutto il nostro sangue. Il principio del mondo nuovo, che nasce da questa nuova genesi, è proprio l’assumere tutta questa storia e riscattarla.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 7 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Entrare nello shabbat


Lc 6,6-11


Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.


Anzitutto Luca ci offre le coordinate di tempo e di spazio. Siamo di sabato, nella sinagoga. È il quarto sabato del Vangelo, che avrà sette sabati, e sette volte si parlerà di oggi. Il sabato è il giorno della festa, della pienezza, del compimento, della gioia: ciò a cui tende la vita dell’uomo. È nella sinagoga, che è il luogo della parola, il luogo della riunione: ci si riunisce sotto la parola, si crea la comunione in questa parola e per questo nasce la festa. A Gesù tra l’altro sono sempre andati di traverso il sabato e la sinagoga, perché ogni volta che va in sinagoga lo vogliono uccidere. Qui decidono di ucciderlo. Sarà altre volte nella sinagoga e penseranno la stessa cosa. Il sabato è un giorno sfortunato per Lui, fino all’ultimo sabato, quando sarà pienamente uomo – finisce sotto terra – e riposerà, incontrando tutta l’umanità: sarà il sabato definitivo.

Lì c’è un uomo che ha la mano destra secca. Nella mano c’è tutto: la mano serve per prendere. Si può prendere in due modi: col pugno chiuso, stritolando e dicendo “è mio”, o con la mano aperta ricevendo in dono. Nel primo caso quello che prendo è il mio feticcio e non è relazione a nessun altro. Nel secondo caso abbiamo la mano aperta che accoglie e ciò che accoglie è relazione con chi dà: la mano lavora e sa donare. Questa mano è la vita. L’altra è la mano della morte. La stessa mano può dare la morte e la vita: può far la guerra, uccidere o può accarezzare. Può toccare o può schiacciare. Può lavorare, può distruggere. Quest’uomo aveva la mano secca. Gli scribi e i farisei, che sono le persone religiose – i primi sono i teologi, gli altri sono gli osservanti, gli zelanti –, stanno lì ad osservare. Hanno l’occhio. A cosa serve il loro occhio? Serve per giudicare, accusare, condannare.

Gesù dice a quell’uomo: “poniti nel mezzo”. Mentre gli scribi e i farisei pongono nel mezzo la legge, Gesù pone nel mezzo l’uomo.

 Quando mettiamo al centro l’uomo con le sue debolezze, con la sua fame, con la sua fragilità e quando facciamo dei limiti il luogo di comunione, comprensione e accettazione, allora si può vivere una vita umana. Allora anche il limite non è più una tragedia, ma è vita, è scambio, è comunione. L’uomo va, quindi, posto al centro con la sua fragilità, con il suo male, con il suo peccato e quello viene ad essere il luogo di vita più profondo, che sarà un luogo di relazione e di perdono, di relazione e comunione, di relazione e di scambio. Ma deve stare al centro proprio ciò che noi scartiamo, sennò noi progressivamente scartiamo tutto dalla vita. C’è ancora strada da fare…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 4 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Vino nuovo per cuori nuovi



Lc 5,33-39


(…) E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. (…)


Mi sono soffermato sui due aggettivi che Luca usa quando parla di vino e otri. Nella traduzione nostra fatichiamo a percepire la differenza. Fausti infatti, a ragione, traduce “vino giovane in otri nuovi”. Matteo usa l’aggettivo neòs (nuovo) in riferimento al vino. Neòs indica la novità dal punto di vista temporale: qualcosa che viene dopo, che è recente. Ma usa kainòs (nuovo) per quanto riguarda gli otri. Kainòs indica sì qualcosa di nuovo ma non nel senso temporale quanto piuttosto nel senso della qualità: esprime qualcosa di diverso, mai visto prima.

Mi pare una bella provocazione per le nostre comunità. Anzitutto perché ci ricorda che il “vino” del Vangelo è sempre nuovo, è sempre giovane: è un vino giovane che continua a fermentare, a “frizzare” senza fermarsi. Dove abbiamo messo questa continua novità nel tempo? Non è che forse abbiamo fermato questo continuo processo di fermentazione perché temiamo il movimento, l’effervescenza che il Vangelo ci offre quotidianamente?

In secondo luogo, la novità perenne del vino evangelico richiede otri totalmente nuovi, diversi dai precedenti, capaci di andare oltre gli otri logori e superati che conserviamo gelosamente ma che non sono adatti a contenere e offrire il vino nuovo del Vangelo, che è Gesù stesso. 

C’è però anche un motivo di speranza: è la perenne novità del vino evangelico che se accolta permette agli otri di farsi nuovi. Così come il “comandamento nuovo” (kainòs) diventa la matrice che genera “cieli nuovi e terra nuova” (sempre kainòs). Ma per comprendere il comandamento nuovo occorre assaporare il vino nuovo. Chi ci donerà gli otri nuovi in cui trovare questo vino nuovo?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

giovedì 3 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Ritornare alla sorgente



Lc 5,1-11


 "(...) Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano (…)”.



Anche questa mi pare una bella immagine della comunità cristiana attuale: sempre alle prese con mille fatiche. mille progetti, mille problemi cui cercare di dare una risposta, e alla fine accorgersi di "non aver preso nulla", anzi la sensazione è quella di aver perso tempo. Ma il dramma non è nemmeno questo: arriva il Maestro che chiede di fidarsi della sua parola, e noi dagli a cercare soluzioni, impostare progetti, rivedere cammini, programmare iniziative per "attirare i pesci nella rete", e poi di nuovo si ricomincia... abbiamo faticato... non abbiamo preso nulla... 

Il cambiamento deve venire da quel "sulla tua parola", dal rimettere al centro la persona e la parola (che è sempre una parola che agisce) di Gesù. Il cambiamento arriva quando la comunità cristiana ha il coraggio di rivedere se stessa alla luce del criterio di vita di Gesù: il bene della persona nella sua situazione concreta, nel "qui e ora" della sua sofferenza. Le scelte operate da Gesù rivelano il volto autentico del Padre, di Colui che opera perché ognuno "abbia la vita e questa in abbondanza". 

Solamente "sulla sua parola" le reti diventano casa accogliente e non simbolo di morte, perché con Lui si diventa "pescatori di uomini", portatori di vita. Solamente "sulla sua parola" impareremo a lasciare che "le reti" si rompano, che tutto ciò che soffoca, esclude, emargina, impedisce la vita autentica vada perduto al fine di guadagnare la vita delle sorelle e dei fratelli. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

mercoledì 2 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Bisognosi di guarigione



Lc 4,38-44


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. (…)



Ho sempre amato questa icona della comunità cristiana così ben dipinta da Luca con queste poche pennellate. E mi sembra che essa lo sia in modo particolare di questi tempi. Una comunità in preda a una grande febbre, ossia paralizzata, tremante, quasi costretta più a sopravvivere che a vivere. Ogni volta che la comunità dei credenti dimentica il motivo della sua esistenza, il fatto cioè di essere a servizio dell'umanità tutta intera, senza esclusione alcuna, allora sopravviene la "febbre" che costringe all'immobilità. Tanto è vero che l'incontro con Colui che è la Parola di vita guarisce e rende di nuovo abili al servizio ("cominciò a servirli"). 

Le nostre comunità hanno bisogno di tornare alla “voce” del Maestro, hanno necessità di abbeverarsi alla fonte della Sua Parola per poter essere risanate da tante storture, da tante "febbri" che le tengono immobili: la febbre della paura di perdere la propria identità, la febbre del rifiuto dell'incontro, la febbre dell'esclusione, la febbre del dogmatismo che si infila come un tarlo in ogni discussione per impedire qualsiasi dialogo (e come siamo abili a trincerarci dietro espressioni quali: "Lo dice la Chiesa!", "Lo afferma il catechismo!" ma senza mai lasciarci afferrare in profondità dalla persona di Gesù: ricordo che la nostra fede non è in un dogma, ma in una persona e che se manca questo presupposto tutto il resto è carta straccia!). Il primo passo è dunque quello di prendere coscienza del nostro bisogno di guarigione e chiedere al Maestro di guarirci.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!