XXVII Domenica
Provocazioni evangeliche in Mt 21,33-43
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Maestri e maestre di servizio
Mt 18,1-5.10
(…) “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (…).
Quel verbo tradotto con “convertirete” io, personalmente lo renderei con “Se non cambiate direzione”, “Se non vi volgete” (non c’è il verbo “metanoéo”…). Così come "bambini" io lo renderei con “garzoni” perché Gesù fa riferimento al ragazzetto che ha collocato al centro: si tratta di un piccolo servo, di un garzone, di un giovane servitore. Chiarito questo, allora anche la Parola di Gesù assume un senso più chiaro: Se non cambiate direzione nella vostra esistenza, se non coltivate uno stile di vita differente diventando come questo giovane servo, non entrerete nel Regno, cioè vi sarà difficile camminare sulle strade della novità del Vangelo per comprendere e così realizzare il progetto del Padre. Gesù sta chiedendo che quelli della sua comunità rinuncino ad ogni ambizione personale (come già nel "rinnegare se stessi") di possesso e di potere. È l'attitudine al servizio, come il Maestro ha detto e fatto, che caratterizza e qualifica la vita dei membri della comunità cristiana. Un servizio che non si indirizza solamente agli "appartenenti alla cooperativa", ma a tutte le donne e a tutti gli uomini indifferentemente, aprendo la via per tutte e tutti e percorrendo con tutte e tutti dei percorsi di umanizzazione. La comunità cristiana diviene così una porta d'accesso al Regno, ai suoi valori, alle sue esigenze e a quella profonda esperienza di libertà che nasce dall'amore incarnato nel quotidiano servizio alla vita.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Funzionari del sacro o annunciatori del Regno?
Lc 10,1-12
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! (…)
Questo "pastore bello" che sente compassione per le pecore senza pastore chiede di pregare per avere più operai per la messe. Al tempo di Gesù si calcola che a servizio del Tempio vi fossero circa 18.000 sacerdoti (non è un refuso, erano davvero tanti!). Come mai allora questa richiesta per avere più “operai”? Forse proprio per il fatto che la casta sacerdotale dell'epoca non era al servizio di Dio né del popolo. Anzi, al contrario, spesso e volentieri si serviva di Dio e del popolo per i propri interessi personali.
Oggi le nostre comunità vivono una situazione di carenza di "operai" e per questo si prega. Mi attirerò le ire dei soliti, ma a mio avviso questa richiesta è sprecata. Anzi, io sono convinto che il numero debba ancora calare per poter dare il via a quel "aggiornamento" che fu il sogno del Vaticano II. Occorre che il numero cali ancora per trovare finalmente quell'immagine di Chiesa più autenticamente ecclesiale e meno clericale, più segno del Regno, più a immagine della comunità voluta dal Maestro. Solo così la comunità diventerà uno spazio di guarigione per l'umanità, solo così si apriranno percorsi di umanizzazione che renderanno il Regno più vicino e visibile.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Radicali liberi
Lc 9,57-62
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
“Seguire” Gesù è una metafora che i discepoli appresero per le vie della Galilea. Per loro significò in concreto: non perdere di vista Gesù, camminare e muoversi dietro di lui. Seguire Gesù comporta una dinamica di movimento. Per questo un certo immobilismo nella Chiesa è una malattia mortale: uccide la passione di seguire Gesù condividendone lo stile di vita, la causa e il destino. I primi cristiani erano coscienti di questo e per questo motivo Luca attribuisce tanta importanza a questi tre detti di Gesù.
Seguire Gesù è una sorta di avventura. Non aiuta a guadagnare denaro, acquisire potere o apparire famosi. Seguire Gesù è “vivere in cammino”, senza adagiarsi nel benessere e nemmeno cercare un falso rifugio nella religione.
Aprire vie al Regno di Dio operando per una vita più umana è sempre il compito più urgente.
Da ultimo non è possibile seguire Gesù volgendosi indietro. Non è possibile aprire vie al Regno di Dio volgendosi al passato. Operare con e come il Padre richiede dedizione totale, fiducia nel futuro di Dio e tanta audacia e libertà per camminare seguendo la Via aperta da Gesù.
Dobbiamo rimetterci in marcia.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Parole “indolose”
Gv 1,47-51
In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
In questo testo Gesù rivolge a Natanaele l’elogio del giusto, di colui che cammina secondo la parola del Signore: “Ecco veramente un Israelita in cui non vi è inganno”. Il termine usato per “inganno” in greco è “dólos” che originariamente indicava anche l’esca gettata al pesce per farlo abboccare. Ora, la menzogna è veramente una parola ingannevole lanciata per intrappolare l’altro, farlo cadere nella propria rete e impadronirsi di lui. Le dichiarazioni di tanti uomini “politici” del nostro tempo, le (purtroppo) innumerevoli fake news, o, nella nostra lingua, le bufale, che avvelenano il clima sociale giocano sulla verosimiglianza per poter più facilmente mascherare l’inganno.
La Scrittura, letta, assimilata e portata dentro le profondità della nostra vita ci offre un cammino di liberazione dalle parole dolose che distruggono ciò che la Parola ha creato.
Abbiamo dunque bisogno di donne e uomini “indolosi” (scusate il brutto neologismo) che sappiano dire e dirsi con parole autentiche che nascono dalla loro relazione intima e quotidiana con la Parola. Solamente così avremo accesso a quella “scala di Giacobbe”, cui il testo di Giovanni fa un discreto riferimento, che è Gesù stesso, colui che apre la porta ad un dialogo sincero (ricordo l’origine del termine: sine cera) con Dio e tra noi.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Piccoli dal cuore grande
Lc 9,46-50
(…) Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
Nella prima parte del vangelo odierno si parla dell’idolo della megalomania, il farsi grandi passando sopra tutto e tutti. In fondo è l’eterno delirio che ci portiamo nel cuore: essere come il Dio onnipotente. Gesù nella sua risposta propone un bambino come modello paradossale di grandezza, stravolgendo allo stesso tempo l’immagine di Dio: Egli è colui che accoglie. Accogliere è la caratteristica più profonda di Dio. Amore è accogliere l’altro, fare spazio all’altro, farsi piccolo. Chi accoglie si fa piccolissimo e più accoglie più lascia spazio all’altro. Quindi il più grande, quello che accoglie, è quello che si fa più piccolo di tutti. Dio, che è il Sommo, è l’infinitamente inesistente, non occupa nessuno spazio e lascia spazio a tutti, perché accoglie tutti.
Se nella prima parte c’era l’io al centro di tutti e che voleva prevalere su tutti, ora c’è il noi che è molto peggio. Abbiamo visto il noi del “Gott mit uns”, che ogni tanto ritorna in altre forme. Il noi dei razzisti, “noi”. Questo noi di ogni setta e di ogni categoria, dove le persone possono essere anche umilissime, ma l’importante è il noi.
Anche la chiesa: tutti umilissimi, ma noi abbiamo la verità, noi siamo il centro di tutto, chi vuol essere salvo deve seguire noi. Chi segue noi è maledetto per perdizione perché nessuno deve seguire noi. Noi siamo noi perché seguiamo Lui.
Che immagine presentiamo di Dio se “noi” ci alleiamo per lottare contro gli altri, per parlare male degli altri, per fare le crociate, per imporre agli altri le nostre idee, per tagliare la testa agli altri, per omologare tutti a noi? No, la Chiesa è una e cattolica, è una e universale perché rispetta tutte le diversità, se no non è una, ma è un frullato che ha omologato tutto e ucciso tutto. È una perché contiene ogni diversità, come Dio è uno e sono tre.
Credo vi sia in queste parole di Gesù un appello affinché impariamo a considerare le differenze come il luogo in cui impariamo ad accettare il nostro limite e a viverlo non come campo di battaglia contro l’altro, ma come spazio di accoglienza, di solidarietà e di profonda umanizzazione.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Domande e risposte
Lc 9,18-22
“(…)Voi chi dite che io sia? (…).
In modo gentile, ma fermo, Gesù chiede ai suoi di sbilanciarsi, di schierarsi, di dare una risposta personale a questa domanda fondamentale nella vita di ogni credente: chi sono io per te? Cosa rappresento? O meglio: Chi rappresento? Che rappresento? Una bandiera? Un muro divisorio tra chi è “dei nostri” e chi non lo è? O ancora una proposta, un progetto “altro” rispetto a chi propone stili desueti e non affascinanti, ossia che non suscitano desiderio perché non affascinano?
Gesù non desidera risposte preconfezionate, risposte "pre-masticate" da altri; non basta ripetere formulette imparate negli anni lontani del catechismo e dire: "Ecco, io so! Questo è e mi basta". Gesù esige sempre una risposta personale, faticata, impastata dal sudore del mestiere di vivere; una risposta che nasce dalle profondità del cuore, che emerge dai mille dubbi che ciascuno si porta dentro e che nella fatica del crescere quotidiano affronta e cerca di risolvere.
Inoltre è una risposta che trova la sua autenticità e la sua verifica (ossia, si fa vera) nello stile di vita assunto giorno dopo giorno: è una risposta che si "fa carne", non vuota emissione di parole al vento. La risposta al "Chi sono io per te" trova la sua espressione più vera nel proprio modo di vivere, fatto di condivisione, di servizio, di rinuncia all'ambizione del potere, di ogni potere. Non abbiamo bisogno di proclamatori di verità di fede, di strenui difensori di dottrine, ma di sorelle e fratelli che con il loro modo di vivere ci "fanno vedere" chi è Gesù, Colui che ci rivela il volto del Mistero della Vita.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Quale sguardo su Gesù?
Lc 9,7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare (…). E cercava di vederlo.
Le voci che circolano su questo nuovo maestro, spuntato dal nulla, che sembra avere poteri miracolosi e che riesce a catturare l'attenzione delle folle, suscita la curiosità anche dei potenti di allora, tra cui Erode che "cercava di vederlo", così come ci racconta il vangelo di oggi.
Considerati i sondaggi in caduta libera, anche a Erode sarà venuto in mente di cercare Gesù per vedere di guadagnarci qualcosa. In effetti, il potere per poter campare deve impedire il sorgere di altri poteri: o ti sottometti a me, o ti faccio fuori. Occorreva vedere Gesù per valutare il da farsi, per capire quali guanti indossare per trattare l'affare. Se i guantoni da boxe, per metterlo subito al tappeto. Oppure il guanto di velluto, per poterlo agevolmente comprare.
Quanto di questo Erode vive in noi ancora oggi? Ogni volta che valutiamo le nostre relazioni sulla base del potere che esse ci possono assicurare, Erode è lì. Ogni volta che siamo camaleonti per adattarci ad ogni situazione e così ricavare più vantaggi possibili, Erode è lì. Ogni volta che usiamo il nome di Dio per giustificare le nostre azioni, per acquisire potere sulle coscienze e controllare la situazione, Erode è lì. Chiediamoci allora, senza paura, da dove nasce il nostro desiderio di vedere Gesù: perché lo vogliamo incontrare? Cosa vogliamo ottenere da Lui?
Chiarito questo, se è il caso, cacciamo Erode dai nostri cuori.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Poveri per il Regno
Lc 9,1-6
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: “Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro e non portatevi due tuniche (…)”.
Spesso intendiamo l’atto dell’evangelizzazione in modo eccessivamente dottrinale. Portare il Vangelo significherebbe far conoscere la dottrina di Gesù a coloro che ancora non la conoscono o la conoscono in maniera da noi giudicata inadeguata. Se la intendiamo così allora dovremo disporre di “mezzi di potere” con cui assicurare la propagazione del messaggio di fronte ad altre ideologie, mode o correnti di opinioni. Tutto ciò parrebbe anche ragionevolmente comprensibile. Ma se andiamo un po’ più in profondità nel comportamento di Gesù le cose risultano abbastanza diverse.
Il Vangelo non è solo né soprattutto una dottrina. Il Vangelo è la persona di Gesù, l’esperienza di umanizzazione, di salvezza e di liberazione con lui e da lui iniziata. Per tale motivo evangelizzare significa anzitutto rendere presente nel cuore della storia e della vita la forza di salvezza della persona di Gesù Cristo. Per realizzare questa esperienza i mezzi più adeguati non sono quelli del potere, ma i mezzi poveri di cui si servì lo stesso Gesù: l’amore solidale per gli esclusi, l’accoglienza senza pregiudizi di ogni persona, l’offerta del perdono, la creazione di relazioni fraterne. Più che maestri servono testimoni. La formazione dottrinale è importante ma solamente quando alimenta una vita più evangelica.
Forse dovremmo ascoltare e mettere dentro al cuore le parole di Gesù: “Non portate bastone, né borsa, né pane…”. Portate con voi la forza vitale dello Spirito.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Dalla Scrittura alla Parola
Lc 8,19-21
(…) Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»
Con una chiarezza che per alcuni può suonare come durezza, il Maestro ci offre la Parola sopra citata.
Nel Regno annunciato da Gesù la priorità va data al Padre e alla sua volontà, che è di rendere felici tutti gli uomini. Niente, nemmeno le proprie relazioni familiari, possono essere anteposte a tutto questo. Anzi, Gesù stesso invita a liberarsi da tutte quelle relazioni che possono distogliere il discepolo dal suo cammino dietro al Maestro. Egli ci ha detto che la volontà del Padre suo e nostro è che viviamo e viviamo in pienezza, già a partire di qua, non solo nell'aldilà. Il Padre "lavora", continua l'opera della creazione affinché ogni uomo possa giungere alla pienezza della sua umanità, nello splendore della sua dignità. E la pienezza dell'umanità è rappresentata da Gesù di Nazareth, il Figlio nel quale siamo invitati a diventare figli. Ecco perché Gesù rifiuta la triade Dio-Patria-Famiglia, per proporre in alternativa la novità evangelica: dal Dio da servire al Padre da amare; dalla Patria come luogo di identità che esclude al Regno che tutti accoglie; dalla Famiglia in cui le relazioni sono esclusivamente verticali e di potere alla Comunità dove ognuno si fa servo della vita dell'altro.
Come sempre la decisione spetta a noi
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Annunciatori di misericordia
Mt 9,9-13
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
La scena è insolita, scandalosa per i settori più religiosi d’Israele. Gesù è immerso in un ambiente di cosiddetti “peccatori”. L’accusa è immediata: perché Gesù si comporta in maniera tanto scandalosa?
Gesù risponde alle accuse rivelando la profondità del suo comportamento. Questo non è il fare simpaticone di un profeta “buonista”, come probabilmente verrebbe definito oggi. Seduto a tavola con queste persone già di per sé stesse escluse ci sta rivelando com’è Dio. Per questo dice: “smettetela di accusare e “imparate” dal mio comportamento, dal mio modo di vivere il significato delle parole che ci ha consegnato Osea: Dio vuole misericordia prima che offerte e culto”.
Una comunità senza misericordia è una comunità che ha perso le tracce dei passi di Gesù. Quando ci chiameranno “amici di pubblicani e peccatori” allora sapremo di essere di nuovo sulla strada del Maestro.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Donne…
Lc 8,1-3
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.
Non contento di essersi lasciato toccare da una donna a casa di Simone il fariseo, oggi Gesù si presenta accompagnato dai "Dodici e alcune donne". Inaudito e assolutamente inaccettabile! Da quando un rabbi aveva delle donne tra i suoi discepoli? Ma dove andremo a finire? I nostri padri ci hanno insegnato che è meglio bruciare la Torah piuttosto che insegnarla a una donna? E questo permette a delle donne di seguirlo e ascoltare i suoi insegnamenti? Ecco uno dei motivi per cui probabilmente quelli della sua famiglia, oppressi ormai dalla vergogna per questo parente snaturato, avevano cercato di imporgli un TSO, proprio perché lo ritenevano "fuori di sé".
Il Maestro, anche nella scelta delle persone, resta in linea col Padre: non i sapienti, non i dotti, non i forti, non i pii, non i sacerdoti né i maestri della Legge, ma persone che non avevano alcun peso, anzi, persone relegate ai margini, ostracizzate, a volte con un passato, diremmo noi, poco pulito, induriti dal lavoro e oppressi dai potenti, spesso nemmeno padroni del proprio corpo. Eccoli insieme girare "annunciando il regno di Dio", ossia il modo di “essere presente“ da parte di Dio che non passa più dall'osservanza ossequiosa della legge, ma nell'accoglienza del suo amore, un amore comunicato, che se ricevuto e accolto, permette all'umanità di crescere.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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Sguardi che rigenerano
Lc 7,36-50
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Una donna peccatrice, così la definisce l’evangelista (e, per favore, non stiamo a sfarfallare su questa donna: è una donna fragile, in difficoltà e non sappiamo bene per quali motivi… non attacchiamo etichette con troppa facilità!), sta toccando Gesù durante un pasto. La reazione di Simone è di indignazione e scandalo. Quella donna è un’indesiderabile che dovrebbe essere subito allontanata da colui che è guardato come un profeta (ma sarà poi vero?).
La reazione di Gesù, al contrario, è di accoglienza e comprensione. In quella donna vede solamente un essere bisognoso di amore, riconciliazione e pace.
Questo atteggiamento costante di Gesù, che tiene banco lungo tutto il Vangelo secondo Luca, fatto di accoglienza verso coloro che sembrano esclusi per principio dal regno di Dio, ci obbliga a rivedere il nostro atteggiamento verso certi ambiti e gruppi sui quali gettiamo spesso sguardi carichi di discredito e insofferenza.
Gesù non fu mai visto come rappresentante della norma ma come profeta della compassione di Dio. Per questo, nel movimento di noi che cerchiamo, anche se con fatica, di seguire Gesù, non abbiamo bisogno di “maestri” che disprezzino i peccatori e screditino i “profeti” della compassione divina. Abbiamo bisogno di discepoli che volgano il loro sguardo agli esclusi e agli indesiderabili allo stesso modo di Gesù.
Beati quelli che stanno con loro nel sostenere la loro dignità umana e nel saper “dire” loro quel Dio che li comprende, li ama e li perdona come noi, troppe volte, non sappiamo fare.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
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Decisione per il Regno
Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto! (…)
Potremmo intitolare il testo del vangelo di oggi come la “Cantata del Maalox”, ovverosia, il peana di quelli che non sono mai contenti e che, per questo, non riescono a sopportare nemmeno la felicità degli altri e se stanno in disparte gridando che il tempo è finito e la pazienza di Dio è giunta al termine.
Se Gesù parlava agli scribi e ai farisei, oggi parlerebbe a tutti quei cristiani (cattolici) cui non va mai bene niente, anzi, l'unica realtà che pare soddisfarli è quella che non esiste più, il passato, dove tutto era ben ordinato, finalizzato, strutturato attorno a una legge che determinava fin nei più piccoli particolari la vita delle persone. Gesù parlerebbe oggi a queste persone che hanno una paura folle della libertà per condurli fuori dai paletti ordinati della legge e aprire spazi all'amore. Gesù parlerebbe ai farisei del nostro oggi che non sanno fare festa nella casa del Padre, che se ne stanno sempre fuori immusoniti, gridando allo scandalo perché loro hanno "servito" duramente per tutta la vita, mentre gli altri erano in giro a divertirsi e a scialare. E quando il Padre spalanca le braccia della sua misericordia, non sanno fare festa perché nella loro dislessia spirituale non sanno scrivere la parola gioia.
Ancora una volta Gesù invita a scegliere e a mettere in gioco la propria esistenza, a osare il Regno e le sue logiche. Non possiamo esitare e restare preda della paura. Coraggio!
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
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Maria, Madre dei crocifissi
Gv 19,25-27
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Oggi la Liturgia ricorda Maria con il titolo di Madre addolorata.
Al di là dei vari aspetti devozionali che questa memoria evoca con le tradizionali processioni, credo che tale memoria ci possa aiutare a dare una degna collocazione alla figura di Maria dentro le nostre vite.
È la Madre dei crocifissi che sono ancora ben piantati dentro la nostra storia, la Madre che raccoglie le urla di dolore e disperazione degli oppressi, di tutti gli umiliati che sono il prodotto di questa nostra cultura del profitto a tutti i costi che non si vergogna di considerare “scarti” tutte e tutti coloro che non possiedono la tessera dei nostri esclusivi ed escludenti club impastati di devozioni ipocrite.
È la Donna che cammina accanto alle donne del nostro tempo che non conoscono se non sfruttamento e violenza.
È la Madre che piange i suoi figli che muoiono nella ricerca di una vita dignitosa e senza guerre.
È la Donna che ha sfidato l'autorità di allora per stare sotto la croce di un Figlio affinché non fosse solo in quel momento, sfidando così anche le altre "pie" persone che in nome della santa religione avevano applaudito a ogni colpo di martello.
È la Madre di ciascuno di noi, quando tenebra e solitudine avvolgono e solo il suo abbraccio materno consola e rinfranca; è la Madre che ci infonde coraggio per ricominciare a camminare ogni giorno dietro il Figlio, Maestro e Signore.
Maria si pone come icona di ciascuna delle nostre comunità e di ognuna e ognuno di noi quando non temiamo di fare della vita un dono.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
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