Liturgia Quotidiana

mercoledì 19 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Merito? No, grazie.



Mt 20,1-16


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. (…)



Il merito, abilissimo e velenoso tarlo che, quando si insinua in una relazione, riesce a farla implodere, a farla collassare distruggendola dall’interno.

Il merito, velenoso parente prossimo del meretricio che senza fatica genera relazioni basate esclusivamente sul “do ut des” per poi affogarle nel mare dell’invidia, della gelosia ​propria del “giusto a prescindere”, del “medagliato al merito”.

La parabola che ci viene offerta oggi mette in guardia proprio su questo. La “trappola parabolica” scatta al momento dell’ascolto: pensi di osservare la scena dall’esterno ma alla fine ti ritrovi tirato dentro come uno dei personaggi che compongono la scena. Ecco allora far capolino in te l’operaio della prima ora, quello che si porta la fatica della giornata sulle spalle, quello che, rispetto agli ultimi, si è “meritato” il suo compenso: perché fare tutti eguali? Che ho da spartire con chi non ha fatto nemmeno il “minimo sindacale”? Talmente avvolto dalle spire del merito che ti soffoca da dentro che non hai tempo e soprattutto desiderio di interrogarti su chi ha scatenato tutto questo. Ti è stato insegnato che un “padrone” agisce, da che mondo è mondo, secondo regole certe: se fai bene ti “ripaga”, se fai male o non fai secondo le regole ti punisce. Che razza di padrone è uno ​che non segue le regole, uno cui non importa tanto la “rendita” o il merito di ciascuno​? Con il suo atteggiamento il "padrone" è interessato più a offrire un’immagine destabilizzante di sé, fuori dagli schemi ordinari, ​l'immagine di uno che è esclusivamente buono, talmente e liberamente buono da tenere più alla felicità di tutti che all’osservanza delle regole stabilite​.

Ecco, la trappola raggiunge il suo fine: Dio, il “padrone di casa”, non è a tua immagine, casomai il contrario. Allora lascia che Dio sia Dio a modo suo e non tuo e preoccupati di assomigliargli quando sei in compagnia di quelli arrivati all’ultima ora.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

martedì 18 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Il Dio dell’impossibile



Mt 19,23-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». (…)


Il testo è la continuazione del brano evangelico ascoltato ieri. Gesù sembra quasi prendere atto della situazione di impossibilità in cui ognuno di noi si trova, l’impossibilità di quella che definiamo salvezza, vita piena. Se restiamo fermi al paradosso del cammello non ci resta che dichiarare la nostra impossibilità. In effetti tutti noi, in un modo o nell’altro, rientriamo nella categoria dei “ricchi”, cioè di coloro che credono di possedere dei beni ma non non si rendono conto che spesso dai beni sono posseduti (e non faccio riferimento ai soli beni materiali). Un semplice domanda: su quale “Amen” poggia la nostra esistenza? Nelle mani di chi l’abbiamo riposta? 

Ricordo che Gesù non se la prende con i beni, pur necessari per vivere, ma denuncia la facilità con cui permettiamo a questi beni e ricchezze di farsi padroni delle nostre vite, creandoci l’illusione contraria. 

La nostra libertà, o presunzione di essere liberi, è sempre da liberare, come Israele dall’Egitto che resta nel cuore. Proprio davanti a questo Gesù ribadisce che la nostra impossibilità  assunta e riconosciuta diviene lo spazio della possibilità di Dio, lo spazio in cui la relazione filiale accolta come dono e vissuta nell’osare la fraternità ci permette di entrare nella pienezza della vita. Basta permettere al Maestro di (forse forzando un po’ il verbo) non solo di fissarci intensamente, ma di guardarci dentro (emblepo… tradotto un po’ malamente con un semplice “li guardò”). Il suo è davvero uno sguardo che libera il cammello che è in noi per permettergli di passare la cruna dell’ago.

Un abbraccio a tutte e a tutti.

La guerra è la malattia, non la soluzione. 

lunedì 17 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Portatori dell’abbraccio divino



Mt 19,16-22


In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». (…)



Sento già gli ululati di coloro che stanno urlando: "Hai visto? Gesù non ha abolito i comandamenti, sono ancora validi!". Può darsi, ma intanto qui  Gesù cita solo quelli detti della "seconda tavola", ossia quelli che determinano il nostro agire nei confronti degli altri. Secondo la linea del Maestro infatti è la relazione con gli uomini a determinare la relazione con Dio, e da qui non si scappa. Il banco di prova non sta tanto nel santificare un giorno piuttosto che un altro, non sta nella quantità di incenso che abbiamo effuso davanti all'altare: la via per Dio è la vita dell'uomo. E se qualcuno vuol arrivare alla pienezza, al compimento della vita (questo indica quel :"Se vuoi essere perfetto"...), cioè "se vuoi essere pienamente uomo secondo il sogno del Padre, allora liberati di tutto (dare ai poveri significa non avere più alcuna possibilità di riavere) perché Dio sarà la tua ricchezza. Poi vieni dietro a Me". Gesù offre l'alternativa della maturità, della pienezza di umanità, secondo la prima delle Beatitudini (che, non scordiamolo, sono la chiave di lettura di Matteo). La scelta è sempre nelle nostre mani: Dio o il denaro, ossia tutto ciò che questo simboleggia (avere, potere, apparire). Il “tesoro nei cieli” non è un posto in un fantomatico “paradiso”: è il vivere  immersi nell’abbraccio amante e vitale di Dio giorno dopo giorno. Un abbraccio oggi giorno ricevuto, ogni giorno condiviso con le nostre scelte concrete.

Un Abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

​La guerra è la malattia non la soluzione. 

venerdì 14 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti alla ricerca


Mt 19,3-12


In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». (…) 



Oggi il Maestro è sottoposto a prova dai farisei riguardo la liceità del ripudiare la propria moglie. Il problema però, fa capire Gesù è ben altro e riguarda la qualità delle relazioni che vogliamo creare nell'umanità. Non è questione di sapere se posso o meno "ripudiare" una persona, quanto piuttosto di interrogarmi sulla mia capacità e desiderio di creare relazioni che aprano alla vita, facciano crescere nell'amore autentico, aiutino ciascuno a essere ciò che davvero è. Insomma a vivere da figli di un Padre che ci ha creati per la vita e non per la morte, per vivificare il mondo, e non per mortificarci in inutili casistiche legislative. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

giovedì 13 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Lo stile del perdono


Mt 18,21-19,1


In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. (…)



A Pietro che chiede fino a che punto si può osare il perdono Gesù risponde: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette".

Inutile stare a far di conto e chiedersi quanto manca al raggiungimento del numero "legale" per essere a posto: l'espressione è un semitismo per dire sempre, cioè: non porre limiti al tuo perdono. Perché? Perché siamo figli di un Dio la cui essenza è il perdono e la misericordia: se vogliamo assomigliare a Lui, e diventare pienamente umani, questa è l'unica via, non ve ne sono altre. 

Ai più questa potrà anche parere un'assurdità, o un percorso praticabile solo a qualche eccellenza di santo. Ma vorrei ricordare che questa è l'unica via proposta da Gesù a chi desidera scegliere la Sua via e plasmare la propria vita sul Vangelo, cioè Gesù stesso. E non chiede di perdonare perché lo ha detto Lui: se non diventa uno stile personale rischiamo di essere persone ancora guidate dall'esterno. Gesù chiede di assomigliare a Dio mettendo in gioco le proprie caratteristiche personali, se stessi: non vuole degli "stampi" fatti in serie, ma persone che aprono il cuore al perdono secondo modalità loro proprie, nella libertà di figli che, perdonati, amano perdonando. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

mercoledì 12 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Un amore senza confini



Mt 18,15-20


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. (…)



Colpisce il fatto che il percorso proposto da Gesù segua il criterio di una gradualità crescente, nel solo e unico intento del bene dell'altro. Ma facciamo attenzione a non fare di queste indicazioni delle regole: Gesù sta esemplificando su come assomigliare al Padre che "fa sorgere il sole sopra i buoni e i cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti". La cosa più importante non è come fare o cosa fare, ma discernere qual è l'atteggiamento migliore per assomigliare al Padre. In questo modo evitiamo la tentazione di impadronirci delle parole del Vangelo per giustificare i nostri atteggiamenti di superiorità nei confronti di chi commette un errore. Così quel "sia per te come un pagano e un pubblicano" non indica un percorso di esclusione (o di scomunica: tutti quelli che lanciano scomuniche e anatemi come caramelle a destra e sinistra ergendosi a patroni e protettori della santa tradizione se ne facciano una ragione e si mettano il cuore in pace). "Sia per te come un pagano e un pubblicano" significa che quel fratello o quella sorella saranno oggetto del mio amore in maniera ancora più forte anche se non vi sarà risposta né riscontro a tale amore. Perché? Perché così ama il Padre e il nostro essere nel mondo ha senso nella misura in cui siamo capaci di far risplendere questo volto nel nostro modo di vivere, di amare, di perdonare, di accogliere.
Un
abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

martedì 11 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Un Dio che si fa piccolo con i piccoli


Mt 18,1-5.10.12-14


In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».

Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. (…)



Ai suoi che gli chiedono chi sia il più grande nel Regno dei cieli, il Maestro risponde con queste parole: "se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli". Anni di cammino insieme, una "catechesi" personalizzata, un insegnamento distillato nel corso di quella convivenza strana che suscitava la curiosità dei più, malgrado tutto questo (anche le verifiche in itinere, si direbbe oggi, gli aveva fatto: li aveva mandati in giro a predicare e guarire), sono ancora lì a disputarsi il posto: quale fetta avrò nel tuo regno? Che ministero occuperò? Quanto prenderò? E Lui, il Maestro, a ribadire: se non diventate bambini, figli, non potete capire, resterete chiusi fuori a battervi il petto, a ricordare tutte quelle belle messe, quelle liturgie spettacolari, quelle immani opere, quelle belle cattedrali e "hai visto che paramenti!!!! (già, direbbe don Tonino, peccato manchi sempre quel famoso grembiule!), quelle file di cardinali, vescovi, prelati, dignitari di corte.... nani e ballerine ecc.... Noi a buttare quintali di incenso mentre il fratello anelava al pane, la sorella alla dignità e l'umanità intera a giustizia e pace. “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli". 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

lunedì 10 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Siamo semi



Gv 12,24-26


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».



Tutti conveniamo sul fatto che per continuare ad esistere occorre nutrirsi; si mangia per vivere... naturalmente. Il nostro corpo fisico, biologico, per funzionare ha bisogno di quel carburante che chiamiamo cibo. Ma non siamo solo un corpo, un'entità fisica. Siamo molto di più, e io amo definire quella parte non fisica che costituisce (con il fisico) il nostro essere persone, come spirituale. A questa parte il Maestro si rivolge in particolare quest'oggi. Il cibo, il nutrimento che mantiene viva e vitale questa parte di noi sta nel nostro farci cibo per gli altri. Come il corpo vive perché nutrito, così la nostra vita spirituale è viva e vitale perché si fa nutrimento, cioè si fa dono, pane, come si voglia dire. È il senso del seme che morendo permette il proprio realizzarsi in una vita che fruttifica a favore di altri. Il Maestro ce l'ha mostrato di persona, consegnando tutto se stesso per la nostra vita. A noi fare la nostra scelta.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

venerdì 7 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Fuori dalla nostalgia, dentro la speranza


Mt 16,24-28


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?


Oggi il Maestro ci ricorda una, se non la, condizione per seguirlo: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". Ecco come assomigliare al Padre: è Colui che dà, che comunica la sua stessa vita a tutti coloro che la vogliono accogliere, senza condizioni, senza porre limiti, nella più totale gratuità. Chi gli è figlio cerca di vivere la propria esistenza allo stesso modo, diventando annuncio di un Regno dove Dio non governa emanando leggi e decreti, ma comunicando il suo amore. E questo Regno, questo modello di società e di relazioni nuove che il Maestro propone, non è una realtà che riguarda il mondo futuro, ma quello presente. Noi cristiani non stiamo a piangere per un paradiso perduto, non viviamo la vita da nostalgici, ma lottiamo perché la forza della novità evangelica, come lievito nella farina, fermenti di vita nuova questa società, facendo sì che il benessere dell'altro non sia il frutto di un caso fortuito, ma la legge che guida ogni scelta di vita. E se occorre abbassare il nostro livello di vita perché quello di altri cresca, ben venga: forse avremo davvero abbandonato la logica perversa della salvezza dell'economia (unico metro di misura attuale), per entrare nella logica dell'economia della salvezza. 


Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

giovedì 6 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Trasfigurati nella Passione



Mt 13,47-53


In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». (…)



Oggi è la festa della Trasfigurazione che è un po' come un dire e un non dire, un alludere, un ammiccare, un lasciar trasparire ma senza svelare la totalità. Già, il Maestro sta molto attento a non suscitare nei suoi compagni l'ammirazione per lo sfoggio di potere, quel darsi di gomito l'un l'altro per la coscienza di essere finalmente "entrati nel giro giusto", nel giro di quelli che contano. No, il Maestro lascia appena intravvedere cosa significa vivere nella trasparenza di una vita che si apre all'amore, di una vita che si lascia plasmare dall'amore, dalla scelta volontaria e libera di prendersi cura del benessere e della felicità dell'altro. Dicevo che lascia trasparire, perché in penombra appare anche il segno della croce, cioè la disponibilità a mettere in gioco non qualcosa ma tutto se stessi in questa avventura di costruzione del Regno dove ogni uomo è mio fratello, dove il mio amore vuole assomigliare all'amore del Padre. La trasfigurazione non è tanto mostrare l'aldilà, ma dirci come sarebbe possibile vivere qui e ora in una fraternità fatta di condivisione, di solidarietà in cui "nessuno è nel bisogno" ma tutti hanno ciò che serve per vivere con dignità.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

mercoledì 5 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Pani e cani



Mt 15,21-28

(…) Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. (…)



Episodio famoso quello del vangelo di oggi dove troviamo una risposta del Maestro che può lasciare sconcertati. Di fronte alla richiesta di aiuto di una donna cananea, quindi pagana, Gesù risponde: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". Che finalmente il Maestro abbia compreso come davvero funziona la vita? Qualcuno sicuramente penserà che forse anche Gesù ha compreso davvero che facendo i “buonisti” che accolgono tutti, sfamano tutti, si occupano di tutti non si va molto lontano. Poi, aiuta uno, aiuta l'altro, alla fine "questi" ce li troviamo tutti in casa a portare via lavoro e pane a noi (a noi che siamo andati in America, in Argentina, in Francia, in Svizzera... e conosciamo bene il dolore dell'allontanamento, dell'abbandono del proprio paese per tentare fortuna all'estero!). Gesù dà quella risposta durissima semplicemente perché essa riflette esattamente il pensiero dei suoi primi compagni: li sta educando a capire che la compassione e l'amore superano qualsiasi tipo di appartenenza religiosa, etnica o razziale. La compassione verso l'altro è più importante di qualsiasi appartenenza religiosa o culturale. Ecco perché la fede di quella donna supera quella di Pietro, l'uomo di poca fede che dubita. La discriminazione è sempre fonte di violenza, e i cristiani perseguitati dei giorni nostri ce lo stanno mostrando con crudezza. Che non capiti a noi di far subire la medesima realtà ad altri "perché non sono dei nostri". Così facendo non potremmo essere “tra i suoi”

A tutte e a tutti un abbraccio. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

martedì 4 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Figli adulti



Mt 15,1-2.10-14


In quel tempo, alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».

Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».

Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».

Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».




Credo di poter dire che la preoccupazione di Gesù sia stata quella di offrire alle persone la via per essere felici. Ora, la felicità non può venire da una qualsiasi imposizione esterna o peggio, dall'osservanza di norme che vogliono regolamentare tutti gli aspetti della vita di una persona. Il Maestro invita a pensare (attività invero alquanto rara oggi!), a essere "intelligenti" per scegliere a partire dal cuore e non dalle apparenze, da "dentro" e non "agiti dall'esterno". La scelta di essere e diventare umani non può venire dalla mera osservanza di leggi, prescrizioni, decreti e nemmeno dall'adesione razionale a dei dogmi quasi questi fossero una sorta di baluardo a protezione delle proprie convinzioni e dietro ai quali trincerarsi chiudendo le porte a chi "non è dei nostri". L'assunzione personale della proposta di Gesù, il farla propria, esige anche che non ci limitiamo a ripetere quello che Lui ha detto o fatto, o quello che hanno detto o fatto altri prima di noi. L'esperienza di fede esige quel processo di interiorizzazione che permette al cuore di sprigionare creatività, quella "santa (e sana) libertà dei figli di Dio". Vivendo così forse sentiremo il rumore prodotto dai "rosiconi" (specie in rapida evoluzione e crescita), ma noi saremo attirati più dal dolce battito del cuore del Padre che vuole i suoi figli liberi e autonomi, adulti, capaci di pensare e non solo di eseguire. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

lunedì 3 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Giochiamo a “fare” Dio?


Mt 14,22-36


(…) Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (…).



Dopo aver narrato l'episodio della condivisione dei pani e pesci, Matteo oggi ci propone l'episodio della traversata del lago. 

Già con il fatto stesso di camminare sull'acqua Matteo indica che Gesù compie un'azione che era tipica e propria di Dio (come dice bene il libro di Giobbe), quindi vuole aprire uno spiraglio alla comprensione dei discepoli circa la persona stessa di Gesù. Proprio per questo arriva la "verifica" da parte di Pietro: "vediamo se è davvero chi dice di essere!". Sappiamo come è andata, sappiamo che la paura in Pietro prende il sopravvento (è il caso di dirlo!) sulla fede, tanto che deve gridare a Gesù perché lo salvi. E qui, insieme alla mano tesa, arriva la risposta di Gesù: "...subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 

Pietro aveva pensato: "Vediamo quanto è bello giocare a fare Dio, vediamo quanto si sta bene ad assumere un po' quel ruolo, che vista si gode da lassù!". Pietro si fa un'immagine errata della condizione divina di Gesù, e quindi di Dio. Gesù non può essere considerato come una sorta di supereroe che al minimo grido di pericolo accorre e magicamente sistema le cose, i guasti della vita, i "venti contrari". La condizione divina propria di Gesù è offerta a tutti a patto che essa si fondi sul dono totale di sé. Non è una condizione di potere assoluto, ma di servizio totale, di dono totale della propria vita. Per questo Gesù rimprovera Pietro: il suo mondo interiore è ancora intriso di quella visione religiosa in cui basta "essere a posto", in regola con tutte le prescrizioni e osservanze perché si possa avere Dio a propria disposizione nei momenti di difficoltà in maniera tale che Lui possa risolvere tutto. 

Gesù chiede di stare al suo fianco e di assumere la sua condizione nella maniera in cui Lui la manifesta: è il Dio che non è venuto per farsi servire, ma per servire e far sì che a tutte e a tutti sia data la possibilità di vivere in pienezza fin da ora. Solo così le "acque" torbide del male, dell'ingiustizia, della violenza, del sopruso, dell'esclusione, della chiusura e dell'indifferenza non "inghiottiranno" la nostra fede e la nostra vita.    

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 

venerdì 31 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Tradizione… tradizioni…


Mt 13,54-58


In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.



Il vangelo di oggi ci propone il dissenso e l'incredulità dei conterranei nei confronti di Gesù. Sottomessi alla religione degli scribi,( i quali, come Gesù ha detto, hanno trasformato tradizioni di uomini in parola di Dio), si scandalizzano di Gesù e si ritrovano a considerarlo in questo modo: "Non è egli forse il figlio del carpentiere?". Per costoro, resi ciechi dalla "ideologia-religione" propugnata dagli scribi e dai capi del popolo, Gesù è il figlio del carpentiere, uno di loro, inserito nella loro tradizione e che per questo non può non assomigliare al "carpentiere" di cui è figlio e che tutti conoscono. Sappiamo come nella tradizione del tempo, il padre era non soltanto colui che generava il figlio (la madre era semplicemente il "contenitore", la tradizione passava solo da parte del padre), ma colui che immetteva il figlio nella tradizione dei padri. Gesù rifiuta questo modo di essere e di vivere e si proclama non "figlio dei padri" ma Figlio del Padre, inaugurando così la novità del Regno, che va sempre oltre qualsiasi tradizione. 

Quanto è avvenuto in quel frangente, avviene ancor oggi ogni volta che pretendiamo di rinchiudere Gesù nei nostri piccoli schemi mentali, soprattutto i nostri schemi religiosi (o che noi stessi definiamo tali). A noi, come sempre, scegliere con quali occhi considerare Gesù.


Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 30 luglio 2026

Buongiorno, mondo!

Gesù, novità di Dio nella storia



Mt 13,47-53


(…) Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».



Nel vangelo di oggi Gesù conclude la parabola dei pesci buoni e quelli da buttare con le parole sopra citate. 

Sottolineo come, secondo logica, Matteo avrebbe dovuto dire "cose antiche e cose nuove". Ha commesso un errore, una distrazione? Non credo proprio, vista l'accuratezza e l'attenzione che pongono gli evangelisti nello scrivere i loro testi. Matteo ha voluto ribadire alla sua comunità che il criterio interpretativo della tradizione, di tutto ciò che la storia racchiude, è rappresentato da Gesù, la "novità di Dio nella storia" cui "le cose antiche" vanno subordinate. 

È una bella provocazione per noi e per le nostre comunità che continuano ad arrancare nel tentativo (quanto mai vano) di riproporre, anche con un linguaggio ormai desueto, l'esperienza della fede in Gesù. Ecco allora sorgere la presenza di "scribi" che fanno della tradizione un assoluto intoccabile e, paradossalmente, perdono di vista ciò che è il cuore dell'annuncio della fede, ossia la persona di Gesù. Assistiamo così al ritorno in forze di espressioni della fede che hanno solamente il sapore della nostalgia, come la celebrazione della messa secondo il rito preconciliare (e bisognerebbe chiedersi anche quale ecclesiologia si nasconde dietro a tali "nostalgie": quale immagine di Chiesa si vuole proporre? Mah...). 

Abbiamo davvero bisogno di "scribi-discepoli del Regno" che sappiano ridarci il sapore della novità del Dio di Gesù, e non di "scribi" che sono rimasti prigionieri di una tradizione fine a se stessa (e che spendono le loro energie in un "accanimento terapeutico" esibito per mantenere in vita una religione ormai definitivamente irrecuperabile). Gesù stesso l'ha detto: "cose nuove e cose antiche". Il criterio è questo. Solo così l'Eucaristia acquisterà di nuovo il sapore di un buon pane fresco offerto per la vita del mondo. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!