sabato 4 aprile 2026

Buongiorno, mondo!

Pasqua 2026

Quid quaeritis viventem cum mortuis?

All’inizio di questo anno liturgico, a Natale, avevo redatto i miei auguri partendo dalla domanda: “Cosa siamo venuti a cercare? Cosa siamo venuti a vedere?”.

In questa Pasqua 2026 ritroviamo ancora una domanda: “Perché cercate il vivente tra i morti?”.

In effetti, a ben guardare, potremmo avere più di un motivo per restare confinati nello spazio segnato dalla morte: le “funi della morte” sembrano ormai aver quasi stritolato la nostra umanità. Parliamo di missili, droni, bombardamenti, coltelli, femminicidi, stupri, ruberie, genocidi e distruzioni come di realtà che fanno ormai parte dell’ordinario. Già: lo straordinario è rappresentato, purtroppo, solamente da tutto ciò che non rientra in quanto descritto sopra, ed è sempre troppo poco. Abbiamo occhi e parole solamente per dare voce alla morte, a tutto ciò che sta uccidendo la nostra umanità. Il Giardino che ci è stato affidato, di cui siamo stati fatti custodi, pare diventato un campo di sterminio, o meglio, una sorta di discarica il cui percolato, frutto di un egoismo miope e cattivo, inquina e avvelena le nostre esistenze, scaraventandoci sempre più tra le grinfie rapaci della morte.

Il peggio è che tiriamo in ballo anche colui che definiamo “Dio”, ognuno per la parte che gli è propria, credendo di aver ricevuto da lui una sorta di investitura che ci autorizza a fare del “nostro” bene l’unico bene da imporre a tutto il resto dell’umanità: noi i buoni, gli altri i malvagi.

Ecco, la domanda, posta a Natale, ora torna in quel “Perché cercate il vivente tra i morti?” che possiamo facilmente comprendere e ritradurre con “Sinceramente, chi cercate?”.

Leggere l’evento della morte e risurrezione di Gesù di Nazareth con il filtro della sola “espiazione” non ci aiuta a entrare nel Giardino del Vivente. La morte di Gesù non ha “tolto” il peccato, il male della nostra umanità: è ancora tutto qui, ben presente e forte. Non l’ha tolto ma ci ha indicato la Via per affrontarlo e vincerlo: farcene carico, prenderlo sulle spalle e portarlo a trasfigurazione con la sola e inerme forza del bene più grande, quello del dono totale di sé. Il Vivente è tale perché con il bene ha vinto ogni forza di male, tracciando e aprendo l’unica Via capace di sbriciolare la pietra che indurisce e cerca di tenere rinchiusa nel sepolcro di morte la nostra umanità: la pietra dell’egoismo e di quella bramosia propria di chi si sente e si impone come padrone assoluto della vita, propria e altrui.

Nel Vivente, in Colui che “per aliam viam” (Mt 2,12) ci fa “passare” da cammini di morte a vie di vita, in Colui che, Figlio, ci rivela la nostra identità di figli, in lui, il Vivente che abbatte la pietra che fa del nostro giardino una tomba, possiamo trovare la Via per vivere da risorti fin da ora. Non è una promessa che riguarda un tempo e uno spazio che verrà. 

Comincia oggi se abbiamo il coraggio di guardare al Vivente come al Figlio nel quale siamo figli. Nella terribile e ingiusta esperienza della morte egli ha vissuto si è fatto solidale con tutte le nostre logiche di morte: solo passandoci dentro ce ne può tirare fuori e indicarci la Via per fare la nostra Pasqua di Risurrezione, il nostro passaggio dalla morte alla vita, da una vita vissuta da nemici che si odiano a fratelli e sorelle che con coraggio si fanno carico gli uni dei pesi e delle fatiche degli altri. Questa è l’unica via per trasformare il “campo di sangue” in un Giardino dove condividere il frutto dell’albero della vita. Non ci sarà più bisogno di rubare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: ci sarà solamente il frutto dell’albero della vita da condividere alla mensa del Vivente perché il bene ci permetterà di diventare finalmente “pastori della nostra animalità” trasfigurandoci in umani autentici.

Auguri, dunque, di un buon “passaggio”, di una Pasqua dove ognuno possa scoprire la propria vita trasfigurata di figlia e figlio, di fratello e sorella, come compagni del Vivente che già rappresenta quell’umanità che ha portato a compimento quella somiglianza che ci rende talmente umani da essere divini come e con Lui.

Buona Pasqua a tutte e a tutti. 


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venerdì 27 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

La Via del Giardino


Gv 10,31-42


(…) “Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?»”. (…)



Tutta la vita di Gesù, le sue azioni, le sue parole, sono una narrazione, un rivelare l’autentico volto di Dio, del Dio amante e vitale che si umanizza in Gesù per divinizzarci. Come dice Leonardo Boff: “Umano come Gesù può esserlo solo Dio stesso”. Questo porta Gesù a un “fare” che diventa “essere” e a entrare in conflitto con l’istituzione religiosa, gelosissima custode della prerogativa di porsi come mediazione tra Dio e l’uomo.

Per di più, l’immagine stessa di Dio che Gesù rivela diventa denuncia della perversione idolatrica che nasce dal sentirsi possessori, padroni di Dio stesso, incasellandolo in definizioni che sostengono il sistema religioso.

Ridurre il Padre a una divinità assetata di offerte continue, gelosa della felicità degli uomini, capace di colpire con maledizioni e malattie chi non si sottomette e osserva i precetti stabiliti da quell’autorità da cui si fa rappresentare: ecco cosa denuncia implicitamente Gesù nel suo Felice Annuncio, l’evangelo.

Dio vorrebbe continuare a scendere nel giardino della vita a passeggiare con l’uomo. Ma noi abbiamo messo tanti e tali posti di blocco, torri di guardia e fili spinati, che Lui stesso deve chiedere il permesso per potersi prendere una boccata d’aria. 

Gesù ha pagato la sua coerenza con la vita, ha pagato il “mostrarci le molte opere buone del Padre”. Così facendo, nella sua Risurrezione, ci consegna il dono/compito di proseguire lungo questa Via. “Perché guardate in alto?”. Lui è qui, e continua a cercare compagne e compagni di viaggio per riaprire la strada del giardino della vita a tutte e a tutti, Dio compreso. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Avviso che da domani 28 marzo 2026 fino alla Domenica di Pasqua la rubrica “Buongiorno, mondo!” è sospesa. Grazie di cuore a tutte e a tutti.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 26 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Dalle pietraie di morte ai giardini di vita



Gv 8,51-59

(…) Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.



Forse le pietre dell'ultima volta, quelle destinate alla donna colta in adulterio, non erano delle dimensioni adatte, o forse questa volta volevano davvero mettere la parola fine all'avventura proposta dal Maestro. 

Di fatto, ogni volta che la bellissima verità di Colui che "bestemmia perché si fa uguale a Dio" cerca di penetrare nel sistema della religione, la reazione è sempre violenta: meglio chiudere subito la falla altrimenti chissà dove si va a finire. La libertà dell'essere figli, e quindi di assomigliare al Padre, è una verità scomoda. Scomoda perché scardina alla base il meccanismo di potere proprio della religione, eliminando anzitutto chi occupa il posto di mediatore tra "Dio" e "l'uomo". Come "gestire" un Dio che si presenta come Padre e apre a tutti il suo cuore, gratuitamente, senza condizioni? Che razza di comunità verrebbe fuori senza la guida di coloro che “conoscono” esattamente ciò che Dio vuole e per questo chiedono obbedienza? 

Credo che la via proposta dal Maestro sia difficile perché impegna la libertà personale nel dono di sé. Quando questo è chiaro, allora diventa limpido allo stesso modo lo stile di vita che nasce e sostiene una comunità nella quale i ruoli non sono più vissuti come "potere" ma come servizio. E allora, solamente allora, le cave di pietre diventeranno giardini di vita.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

mercoledì 25 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Strategie divine


Lc 1,26-38


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. (…)



La liturgia oggi festeggia l'Annunciazione (per coerenza con questa data,  la nascita di Gesù avverrà tra nove mesi esatti! Il Figlio di Dio mica poteva venire al mondo in ritardo, no!?). 

Cominciamo bene: per la sua "entrata in scena" nel mondo Dio non poteva scegliere di peggio: Nazareth. Villaggio oscuro, nominato forse una volta nell'AT e per di più in quella regione di teste calde, nazionalisti all'estremo, che era la Galilea. Niente Gerusalemme, niente tempio, niente sacerdoti: solo gentaglia che di suo aveva anche un dialetto che li faceva subito riconoscere (una serva dirà a Pietro la notte del processo a Gesù: “Anche tu sei uno di quelli! La tua parlata ti tradisce!”). Fin dall'inizio Dio ha le idee ben chiare: se passo da Gerusalemme mi "ingabbiano" ancor prima che pronunci una parola, mi mettono nei loro schemi religiosi e addio buona notizia. 

Ma ancor di più, al suo arrivo sceglie una coppia che già aveva fatto i suoi progetti (o quanto meno le famiglie già avevano siglato il patto per le nozze) e sbaraglia tutto infilandoci un figlio, il Figlio, che stravolgerà non solo le loro, ma anche le vite di quanti lo incontreranno e decideranno di seguirlo. Ecco come è fatto il nostro Dio: non parte da persone religiose, perfette, pronte all'uso, ricche di spiritualità e ripiene di santa teologia. Parte da chi noi non degneremmo di uno sguardo e da lì apre una storia che si fa sorgente di vita per chi sa accogliere senza pregiudizio il suo messaggio, senza la puzza sotto il naso di chi, dall'alto della sua religiosità, può permettersi di dire: "Cosa può mai venire di buono da Nazareth?". Ecco quello che può venire di buono: un Dio che sceglie di farsi uno di noi per farci come Lui.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

martedì 24 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Un “fare” che diventa “essere”


Gv 8,21-30


(…) “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite" (…). 



Il volto del Dio di Gesù è quello di Colui che si prende cura, che non abbandona mai, che si fa compagno di strada, che sostiene e infonde vita e amore con abbondanza e gratuitamente a coloro che lo accolgono. Solo chi condivide e fa propria questa prospettiva è reso capace di "fare cose che a Lui sono gradite". Gesù non sta parlando di opere generiche, di "fare un qualcosa" per gli altri, ma sta parlando dell'orientamento fondamentale dell'esistenza: "cosa gradita" è praticare un amore simile a quello del Padre, assomigliare a Lui nel nostro stile di vita. È attraversare questa esistenza in un atteggiamento di dono continuo, in tutte le situazioni che la vita stessa ci pone davanti, anche quelle create da persone che con facilità consideriamo perdute. Soprattutto con quelle. L'amore non conosce limiti, si fa prossimo a tutte e a tutti e invita a fare altrettanto, così come siamo, con le nostre fragilità e le nostre paure e resistenze.  

So che tanti sono preoccupati spesso della loro incapacità di aprirsi al perdono, al dono totale. Ne è cosciente anche Gesù proprio perché si è fatto uno di noi ed ha sperimentato anche Lui le fatiche che sperimentiamo noi: non ci vuole perfetti con uno schiocco di dita; ci vuole amanti, appassionati dell'umanità, capaci di assumerci giorno dopo giorno la fatica gioiosa del crescere in questa prospettiva. È un percorso accidentato, difficile, ma "Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite": per questo osiamo, ci crediamo, scegliamo di vivere così.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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lunedì 23 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Vittime del peccato



Gv 8,1-11


(…) Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. (…)



"Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei" frase conosciutissima, forse la più conosciuta tra quelle pronunciate da Gesù. Spesso è stata pronunciata da chi, poi, è corso a raccattare le pietre che altri hanno lasciato cadere e approfittare così per esercitarsi nello sport nazionale preferito: lancia il sasso e nascondi la mano. 

Il grande insegnamento di Gesù ci porta dritti al cuore del Vangelo: il giudizio del Padre è sempre un atto di misericordia. Non vuol dire chiudere gli occhi su quelle situazioni di peccato che sviliscono la persona, annientano la sua dignità imbruttiscono il volto dell'umanità. Gesù il peccato lo guarda in faccia, ma con occhi di misericordia che sanno risanare, riaprire alla vita. È uno sguardo che ridona dignità e libertà, che apre nuovi percorsi e immette aria nuova. Le nostre comunità sono divenute spesso delle cave a buon mercato di pietre pronte all'uso: basta sapere a chi chiedere e trovi tutte le munizioni che vuoi. L'istituzione gerarchica stessa non ne è immune: altro che Chiesa di persone! Spesso ci troviamo immersi in autentiche pietraie che sono il frutto di anni di esclusione, di emarginazione, di abbandono. Sono pietre ben scelte, lucidate dalla rigorosità della legge, levigate dall'aridità di certa teologia che ormai non sa più nemmeno come si scrive la parola Padre. Sono le pietre che gridano la sofferenza di tutte e tutti coloro che aspirano alla bellezza e alla freschezza del Vangelo, che anelano alla vita, che aspirano all'amore. Forse è davvero giunto il momento che ognuno guardi dentro le proprie tasche e lasci davvero cadere per sempre le pietre che ancora vi giacciono nascoste in attesa del bersaglio... 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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venerdì 20 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Condivisione di vita



Gv 7,1-2.10.25-30

(…) Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». (…)



Potremmo titolare queste righe così: la presunzione della conoscenza. Un conto è sapere delle cose sul conto di Gesù, un conto è condividere con lui l'intimità del discepolo amato. A volte ho l'impressione, senza voler per questo giudicare o cadere nello stesso errore di presunzione, che nell'esperienza della comunità ecclesiale si fa mostra di sapere tanto, di istruzione a gogò, ma alla prova dei fatti tutto questo si rivela un buon esercizio di studio (necessario, intendiamoci) ma alla fine ognuno resta con le sue proprie convinzioni. 

L'esperienza della condivisione di vita con il Maestro non è fatta di "Noi sappiamo, noi ti conosciamo" perché questo porta spesso a ingabbiare il Maestro nelle nostre categorie e renderlo in questo modo "docile" e facile da manovrare, adattando le durezze della sua proposta alle nostre inerzie, alle nostre paure di perdere tutto, al nostro "onore". Conoscere Lui significa entrare in una relazione di intimità tale da accogliere quella forza che l'ha "spinto" a farsi uno di noi: l'amore di Dio, che chiede di essere accolto e condiviso. I discepoli non sono coloro che "sanno", ma coloro che vivono trasmettendo non saperi di potere, ma scelte di servizio; non saperi di possesso, ma percorsi di condivisione; non saperi di apparenza, ma fatiche quotidiane nel vivere la verità dell'essere figli e fratelli. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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giovedì 19 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Un Dio creativo



Mt 1,16.18-21.24

(…) Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. (…)



Oggi nella liturgia si festeggia San Giuseppe, che la classica iconografia ha spesso dipinto come un simpatico vecchierello, preso da Dio per dare una famiglia a Gesù, che fa una brevissima comparsa nei vangeli cosiddetti dell'infanzia, e poi, misteriosamente, scompare nel nulla.  

Giuseppe viene definito come un "giusto", cioè uno stretto osservante della Legge e per questo forse acceso nazionalista, da buon galileo. L'osservanza propria dei giusti si pensava accelerasse l'arrivo del Messia che avrebbe liberato dall'oppressore romano e ricostituito il Regno d'Israele. 

Giuseppe, il Giusto secondo la Legge, sceglie di infrangere la Legge stessa (decise di licenziare Maria in segreto, al posto di denunciarla come la Legge obbligava) per fare spazio a Dio. Giuseppe il Giusto, apre la strada al Figlio del Padre che rinnova il suo rapporto con l'umanità: non più un Dio che governa emanando leggi, ma un Padre che apre la sua casa e invita a entrare nella creazione dell'uomo nuovo. Il "Figlio" di Giuseppe il Giusto sbriciolerà la vecchia religione per aprire la via all'esperienza della fede che offre alla vita di chi accoglie tale dono una qualità nuova: la stessa condizione divina. Giuseppe il Giusto, ha qualcosa da insegnare anche oggi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. Un augurio particolare a tutti i papà, in qualunque modo essi lo siano.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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mercoledì 18 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Chiamati alla vita



Gv 5,17-30

(…) In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. (…)



Altro testo interessante quello che propone la liturgia oggi. 

Chi pensiamo che siano questi morti? I defunti? I trapassati? Non credo proprio. 

Ricordiamoci del prologo: "Venne tra i suoi ma i suoi non l'hanno accolto... a quanti però l'hanno accolto ha dato potere di  diventare figli di Dio...". L'offerta del Figlio (in senso inclusivo di proposta e dono di sé) è per tutti coloro che vivono l'esperienza della morte: la morte che viene dal misconoscimento del volto del Padre, la morte procurata dalla sottomissione ad una religione il cui Dio è una sorta di Moloch cui sacrificare tutto per ottenere qualcosina, la tenebra dell'oppressione in nome di Dio (di tutte le oppressioni, comprese quelle derivanti da fanatismi e integralismi vari), la morte di chi vive nel terrore del dio che giudica e condanna, e via dicendo. La voce del Figlio arriva a tutte e tutti costoro e chiama a vita: "quelli che l'avranno ascoltata, vivranno", entreranno cioè in una dimensione nuova in cui la qualità della vita sarà talmente superiore da essere più forte della morte stessa. Occorre però avere il coraggio di abbandonare tutto quanto, seguire il Figlio e avere il fegato di restare con Lui fino alla Croce, cioè imparare giorno dopo giorno a fare del dono di sé lo stile concreto della propria esistenza. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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martedì 17 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

La religione del merito



Gv 5,1-16


Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». (…)



Oggi Giovanni nel vangelo ci racconta la guarigione dell'uomo che da trentotto anni era infermo. Dopo il fatto, quando incontra Gesù per la seconda volta si sente rivolgere queste parole: "Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: "Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio". 

Immagino già i vari "soloni" della teologia spicciola gridare: "Visto! Avevamo ragione noi! Gesù guarisce quell'uomo e gli chiede di non peccare per non ricadere malato. Quindi se siamo malati è perché siamo castigati per i nostri peccati!". 

Già, ma Gesù chiede a quell'uomo, guarito in giorno di sabato, di non peccare più intendendo con questo il fatto di non rientrare più nel gioco sporco della religione che opprime e non libera. Una religione che da 38 anni lo teneva immobile, quasi un soprammobile, a testimonianza che la malattia è frutto del peccato (ossia della non osservanza dei precetti); una religione dove il posto di Dio è preso da coloro che dovrebbero facilitare l'incontro con Lui e non impedirlo. Gesù chiede a quell'uomo di starsene lontano da tutto questo. Una volta incontrato il Dio che libera, che ridona vita, che ripara la dignità offesa, che rende il cuore capace di amare, ebbene, il peccato sta proprio nel tornare dentro il fango della religione costituita e ingabbiare così il cuore del Padre, trasformandolo di nuovo in un dio che chiede incessantemente e non in un Padre che dona senza riserve. 

38 anni... una vita. Quanta strada ancora.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


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lunedì 16 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Fidarsi della Parola



Gv 4,43-54


(…) Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. (…)



Il rischio che corre ogni religione con le sue istituzioni è quello in cui il segno si sostituisce al suo significato. In altre parole: la valenza simbolica dei segni viene abbandonata facendo così assumere tutta l’importanza alla realtà stessa. In questo modo, come i profeti han sempre denunciato, la legge diventa fine a se stessa e non più il mezzo per arrivare a vivere in giustizia e diritto; il tempio diventa il sostituto della Presenza, e via dicendo.

La fede, al contrario, quella che Gesù stesso propone e chiede, non chiede di “vedere segni e prodigi”: si fida invece di quella Parola e di colui che tale Parola pronuncia.

Questo racconto di guarigione del figlio del funzionario mette in luce come la Parola diventa vita per chi si fida, per chi la accoglie, per chi sa interiorizzarla come un dono prezioso.

In questo modo essa prende vita in noi, essa diventa “parlante” attraverso le nostre scelte, essa comunica vita.

Credere alla Parola significa infine accettare di mettersi in cammino e “rientrare” nella vita quotidiana; significa mettersi continuamente in stato di esodo nella continua ricerca di una Parola altra che ci invita a vivere e a fidarci del Dio della Vita.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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sabato 14 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Comportatevi come figli della luce


IV Domenica di Quaresima A

Provocazioni evangeliche in Gv 9,1-41

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IV Domenica Quaresima A 

venerdì 13 marzo 2026

Buongiorno, mondo!

Un amore indivisibile



Mc 12,28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.



Oggi uno scriba si avvicina al Maestro per porre la domanda: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Era abitudine delle varie scuole rabbiniche confrontarsi su tale questione, e la prevalenza nelle risposte assegnava alla legge sull'osservanza del sabato la preminenza. Gesù nella sua risposta riporta Israele al cuore della sua esperienza, dove l'amore a Dio, riconosciuto e professato come il Dio liberatore prima e creatore poi, si innesta in quello all'uomo: una professione di fede che si incarna e si verifica (si fa vera, verificare, verum facere) nella dimensione più squisitamente etica. Anche lo scriba riconosce la veridicità di tale affermazione (per quanto nella sua risposta resti sempre ben ancorato all'interno del recinto della sua ortodossia, per esempio notate come non riesce a personalizzare il rapporto con Dio, lasciandolo all'impersonale...). Gesù lo invita ad andare oltre, a superare la barriera del legalismo, dicendogli che non è lontano dal modo di "regnare" del Padre. Non sappiamo come sia finita. Sappiamo però che tale invito è rivolto a noi oggi: ce la facciamo a superare le esitazioni e a passare la soglia? O preferiamo restare lì, sulla soglia, evitando così troppe compromissioni?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

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