Liturgia Quotidiana

martedì 15 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Maria, Madre dei crocifissi


Gv 19,25-27

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.



Oggi la Liturgia ricorda  Maria con il titolo di Madre addolorata.

 Al di là dei vari aspetti devozionali che questa memoria evoca con le tradizionali processioni, credo che tale memoria ci possa aiutare a dare una degna collocazione alla figura di Maria dentro le nostre vite. 

È la Madre dei crocifissi che sono ancora ben piantati dentro la nostra storia, la Madre che raccoglie le urla di dolore e disperazione degli oppressi, di tutti gli umiliati che sono il prodotto di questa nostra cultura del profitto a tutti i costi che non si vergogna di considerare “scarti” tutte e tutti coloro che non possiedono la tessera dei nostri esclusivi ed escludenti club impastati di devozioni ipocrite.

È la Donna che cammina accanto alle donne del nostro tempo che non conoscono se non sfruttamento e violenza.

È la Madre che piange i suoi figli che muoiono nella ricerca di una vita dignitosa e senza guerre.

È la Donna che ha sfidato l'autorità di allora per stare sotto la croce di un Figlio affinché non fosse solo in quel momento, sfidando così anche le altre "pie" persone che in nome della santa religione avevano applaudito a ogni colpo di martello. 

È la Madre di ciascuno di noi, quando tenebra e solitudine avvolgono e solo il suo abbraccio materno consola e rinfranca; è la Madre che ci infonde coraggio per ricominciare a camminare ogni giorno dietro il Figlio, Maestro e Signore. 

Maria si pone come icona di ciascuna delle nostre comunità e di ognuna e ognuno di noi quando non temiamo di fare della vita un dono. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 14 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Esaltazione della Santa Croce



Gv 3,13-17


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».



La Parola dell'Evangelo di oggi costituisce un invito ad alzare lo sguardo ed incrociare quello del Maestro sul patibolo più infamante, destinato solamente alla feccia della feccia della delinquenza. Già: il nostro Maestro ha scelto questa via per mostrarci che tutte le parole che ci ha detto non erano alla stregua di un qualunque "armiamoci e partite". 

La via del dono, del dono totale di sé Lui ce l'ha mostrata e non si è tirato indietro. Un dono reso ancor più grande dal fatto che esso significa e rende visibile l'amore di un Padre che vuole davvero che i suoi figli abbiano una vita di una qualità superiore, non solo "domani", ma a partire da oggi. Una vita che sia di una qualità divina. Dio non è geloso delle sue prerogative. Gesù ci ha mostrato che Dio ci vuole come Lui, immersi in una vita che sia davvero tale. Per farlo non serve chissà quale pratica ascetica, chissà quale sacrificio o rinuncia: basta la costante pratica di un amore che assomigli a quello di Dio, cioè fedele, gratuito ed incondizionato. La pratica di questo amore ci fa crescere e ci fa raggiungere la pienezza della condizione umano-divina. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

venerdì 11 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Uno sguardo altro



Lc 6,39-42


(…) Perché osservi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, mentre non t'accorgi della trave che hai nel tuo occhio? … Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.



Sono parole cariche di buon senso quelle che Gesù ci affida oggi (un buon senso che ormai è latitante da più tempo di alcuni boss della mafia!). Non serve commentare quel che è già di per sé più che chiaro: ogni commento rischierebbe di ridursi a una tirata sull'ipocrisia, sull'umiltà necessaria a riconoscere i propri limiti prima di puntare il dito su quelli altrui e via dicendo (e qui i maestri abbondano...). Credo però che il testo vada compreso alla luce della misericordia e del perdono. Gesù infatti non si limita a dare delle pillole di spiritualità, ma chiede uno stravolgimento profondo della propria esistenza. Quello che Gesù propone, in realtà, è che ognuno adotti uno sguardo diverso sull'altro: lo stesso sguardo del Padre. Il cambiamento richiesto non va nella direzione esclusiva del "non giudicare" (e già sarebbe tanto), ma nella proposta di assumere un modo nuovo di guardare la vita e le persone: con gli occhi del Padre. Questo ci permetterebbe di evitare da una parte la tentazione di ergerci a giudici degli altri; dall'altra ci permetterebbe di cambiare anche la coscienza di noi stessi, facendoci sentire più figli amati che devoti servitori. L'assomigliare al Padre porta ad assumere dunque uno sguardo nuovo, "ricco di misericordia" e aperto al perdono: uno sguardo capace di aprire alla vita, uno sguardo che cancella l'indifferenza. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 10 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Etica della somiglianza



Lc 6,27-38


(…) Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio.



Ecco le parole che ci consegna il Vangelo di oggi. Esse costituiscono il fondamento dell'etica cristiana. Etica che non si fonda più su una regola esterna all'uomo, imposta e alla quale obbedire perinde ac cadaver. Le scelte etiche del cristiano si fondano non più sull'osservanza ma piuttosto sull'assomiglianza. Il criterio che definisce le mie scelte, il mio stile di vita non è più dunque l'obbedienza servile a Dio, chiunque sia identificato con questo appellativo, ma la somiglianza al Padre che è misericordioso ed esplicita la sua presenza proprio attraverso un atteggiamento continuo di misericordia. L'accoglienza profonda e autentica di tale offerta di misericordia mi condurrà ad esprimere nella vita delle scelte coerenti con tale misericordia. La conversione consiste proprio nel cambiamento della mia immagine di Dio: da un Dio che pretende di essere servito a un Dio che serve. Questo ha mostrato Gesù, questo è il messaggio affidato a chi vuole farsi suo discepolo. Il cammino di metanoia (conversione) evangelica non è orientato primariamente verso Dio, ma verso l'altro, verso la sorella o il fratello che incrociano la mia storia. Perché? Perché questa è la via che Dio stesso ha scelto e che, in Gesù, ci ha mostrato. Accogliendo la sua misericordia nella mia vita, divento strumento di misericordia, aprendo spazi a Dio nell'umanità ferita o ancora preda di quell'insano egoismo che fagocita ogni cosa e persona. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

mercoledì 9 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Un Dio dalla parte degli ultimi


Lc 6,20-26


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio. (…) 

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione. (…)


Gesù non aveva potere politico o religioso per poter trasformare la situazione ingiusta in cui versava il suo popolo. L’unica cosa che possedeva era la forza della sua parola accompagnata dalle azioni con cui si prendeva cura dei più deboli. Da qui nascono quelle che per noi sono le Beatitudini: è il suo grido di speranza lanciato verso queste moltitudini di oppressi. Osserva la fame di donne e bambini e se ne esce con : “Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati”. Vede piangere di rabbia e impotenza i contadini davanti agli esattori delle tasse e li incoraggia: “Beati voi, che ora piangete, perché riderete”. 

Beffa? Cinismo? Potrebbe esserlo se Gesù parlasse da un palazzo di Tiberiade o da una villa di Gerusalemme (come farebbe un politico italiano oggi, dall’alto della sua sicurezza economica…).

Gesù non porta denaro, non possiede due tuniche. 

È un altro indigente come loro che parla con fede e con convinzione totale. I poveri lo capiscono. La ragione della loro felicità non è la loro povertà. La loro miseria non è uno stato invidiabile né un ideale. Dio farà loro giustizia.

Gesù è realista. Sa molto bene che le sue parole non faranno terminare fame e miseria dei poveri. Ma il mondo deve sapere, noi dobbiamo sapere, che i poveri sono i figli prediletti di Dio e questo conferisce alla loro dignità una serietà assoluta. Gesù è ben chiaro: quelli che non interessano a nessuno, quelli che che noi riteniamo scarti, quelli che che con scherno tanti tra noi chiamano “risorse”, questi qui, proprio questi occupano un posto privilegiato nel cuore di Dio. Quelli che nessuno difende, quelli che non hanno parola, quelli che sono guardati come un peso di cui liberarsi, questi hanno Dio come Padre. 

E su questo Gesù non scherza. Mai!

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 8 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Natività di Maria



Mt 1,1-16.18-23


(…) Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.(…).



Una teoria di nomi che potrebbe scoraggiare chi si accosta al Vangelo per la prima volta. In Israele la storia si narrava non raccontando fatti ma passando attraverso la carne e il sangue delle persone che l’avevano attraversata, con le loro fatiche, disavventure e tentativi di comprendere e rispondere all’azione e alla volontà di Dio. 

Matteo inizia con tre parti e quattro madri (Giacobbe ebbe due mogli tra cui Rachele che all’inizio era sterile… per dire che la storia non la si fa solamente noi…). Ma Matteo non nomina le matriarche. Invece, delle quattro madri nominerà altre quattro donne interessanti, che sono le quattro madri nuove. Tutti questi parti e tutte queste madri di Israele, a parte Lia che non era desiderata, erano sterili. Quindi la storia dell’uomo e della promessa di Dio, passa sempre attraverso anche una storia di difficoltà e di sterilità. Che vuol dire una cosa molto semplice: l’uomo non produce il suo fine. Il fine è un dono da raggiungere, non è un prodotto. Ogni prodotto è inferiore al dono.Quindi tutta la sterilità che accompagna la storia d’Israele, compresa Elisabetta e Zaccaria, poi Maria vergine addirittura, è segno che il futuro dell’uomo è un futuro che trascende ogni tradizione umana.

Matteo ci sta dicendo che c’è un Dio assolutamente simpatico con tutta la nostra storia, che tutta l’assume, tutta la vive, tutta la prende in sé, come sua parte, nella sua carne, nella carne del figlio di Dio, nel sangue di Dio scorre tutto il nostro sangue. Il principio del mondo nuovo, che nasce da questa nuova genesi, è proprio l’assumere tutta questa storia e riscattarla.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 7 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Entrare nello shabbat


Lc 6,6-11


Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.


Anzitutto Luca ci offre le coordinate di tempo e di spazio. Siamo di sabato, nella sinagoga. È il quarto sabato del Vangelo, che avrà sette sabati, e sette volte si parlerà di oggi. Il sabato è il giorno della festa, della pienezza, del compimento, della gioia: ciò a cui tende la vita dell’uomo. È nella sinagoga, che è il luogo della parola, il luogo della riunione: ci si riunisce sotto la parola, si crea la comunione in questa parola e per questo nasce la festa. A Gesù tra l’altro sono sempre andati di traverso il sabato e la sinagoga, perché ogni volta che va in sinagoga lo vogliono uccidere. Qui decidono di ucciderlo. Sarà altre volte nella sinagoga e penseranno la stessa cosa. Il sabato è un giorno sfortunato per Lui, fino all’ultimo sabato, quando sarà pienamente uomo – finisce sotto terra – e riposerà, incontrando tutta l’umanità: sarà il sabato definitivo.

Lì c’è un uomo che ha la mano destra secca. Nella mano c’è tutto: la mano serve per prendere. Si può prendere in due modi: col pugno chiuso, stritolando e dicendo “è mio”, o con la mano aperta ricevendo in dono. Nel primo caso quello che prendo è il mio feticcio e non è relazione a nessun altro. Nel secondo caso abbiamo la mano aperta che accoglie e ciò che accoglie è relazione con chi dà: la mano lavora e sa donare. Questa mano è la vita. L’altra è la mano della morte. La stessa mano può dare la morte e la vita: può far la guerra, uccidere o può accarezzare. Può toccare o può schiacciare. Può lavorare, può distruggere. Quest’uomo aveva la mano secca. Gli scribi e i farisei, che sono le persone religiose – i primi sono i teologi, gli altri sono gli osservanti, gli zelanti –, stanno lì ad osservare. Hanno l’occhio. A cosa serve il loro occhio? Serve per giudicare, accusare, condannare.

Gesù dice a quell’uomo: “poniti nel mezzo”. Mentre gli scribi e i farisei pongono nel mezzo la legge, Gesù pone nel mezzo l’uomo.

 Quando mettiamo al centro l’uomo con le sue debolezze, con la sua fame, con la sua fragilità e quando facciamo dei limiti il luogo di comunione, comprensione e accettazione, allora si può vivere una vita umana. Allora anche il limite non è più una tragedia, ma è vita, è scambio, è comunione. L’uomo va, quindi, posto al centro con la sua fragilità, con il suo male, con il suo peccato e quello viene ad essere il luogo di vita più profondo, che sarà un luogo di relazione e di perdono, di relazione e comunione, di relazione e di scambio. Ma deve stare al centro proprio ciò che noi scartiamo, sennò noi progressivamente scartiamo tutto dalla vita. C’è ancora strada da fare…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 4 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Vino nuovo per cuori nuovi



Lc 5,33-39


(…) E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. (…)


Mi sono soffermato sui due aggettivi che Luca usa quando parla di vino e otri. Nella traduzione nostra fatichiamo a percepire la differenza. Fausti infatti, a ragione, traduce “vino giovane in otri nuovi”. Matteo usa l’aggettivo neòs (nuovo) in riferimento al vino. Neòs indica la novità dal punto di vista temporale: qualcosa che viene dopo, che è recente. Ma usa kainòs (nuovo) per quanto riguarda gli otri. Kainòs indica sì qualcosa di nuovo ma non nel senso temporale quanto piuttosto nel senso della qualità: esprime qualcosa di diverso, mai visto prima.

Mi pare una bella provocazione per le nostre comunità. Anzitutto perché ci ricorda che il “vino” del Vangelo è sempre nuovo, è sempre giovane: è un vino giovane che continua a fermentare, a “frizzare” senza fermarsi. Dove abbiamo messo questa continua novità nel tempo? Non è che forse abbiamo fermato questo continuo processo di fermentazione perché temiamo il movimento, l’effervescenza che il Vangelo ci offre quotidianamente?

In secondo luogo, la novità perenne del vino evangelico richiede otri totalmente nuovi, diversi dai precedenti, capaci di andare oltre gli otri logori e superati che conserviamo gelosamente ma che non sono adatti a contenere e offrire il vino nuovo del Vangelo, che è Gesù stesso. 

C’è però anche un motivo di speranza: è la perenne novità del vino evangelico che se accolta permette agli otri di farsi nuovi. Così come il “comandamento nuovo” (kainòs) diventa la matrice che genera “cieli nuovi e terra nuova” (sempre kainòs). Ma per comprendere il comandamento nuovo occorre assaporare il vino nuovo. Chi ci donerà gli otri nuovi in cui trovare questo vino nuovo?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 3 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Ritornare alla sorgente



Lc 5,1-11


 "(...) Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano (…)”.



Anche questa mi pare una bella immagine della comunità cristiana attuale: sempre alle prese con mille fatiche. mille progetti, mille problemi cui cercare di dare una risposta, e alla fine accorgersi di "non aver preso nulla", anzi la sensazione è quella di aver perso tempo. Ma il dramma non è nemmeno questo: arriva il Maestro che chiede di fidarsi della sua parola, e noi dagli a cercare soluzioni, impostare progetti, rivedere cammini, programmare iniziative per "attirare i pesci nella rete", e poi di nuovo si ricomincia... abbiamo faticato... non abbiamo preso nulla... 

Il cambiamento deve venire da quel "sulla tua parola", dal rimettere al centro la persona e la parola (che è sempre una parola che agisce) di Gesù. Il cambiamento arriva quando la comunità cristiana ha il coraggio di rivedere se stessa alla luce del criterio di vita di Gesù: il bene della persona nella sua situazione concreta, nel "qui e ora" della sua sofferenza. Le scelte operate da Gesù rivelano il volto autentico del Padre, di Colui che opera perché ognuno "abbia la vita e questa in abbondanza". 

Solamente "sulla sua parola" le reti diventano casa accogliente e non simbolo di morte, perché con Lui si diventa "pescatori di uomini", portatori di vita. Solamente "sulla sua parola" impareremo a lasciare che "le reti" si rompano, che tutto ciò che soffoca, esclude, emargina, impedisce la vita autentica vada perduto al fine di guadagnare la vita delle sorelle e dei fratelli. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 2 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Bisognosi di guarigione



Lc 4,38-44


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. (…)



Ho sempre amato questa icona della comunità cristiana così ben dipinta da Luca con queste poche pennellate. E mi sembra che essa lo sia in modo particolare di questi tempi. Una comunità in preda a una grande febbre, ossia paralizzata, tremante, quasi costretta più a sopravvivere che a vivere. Ogni volta che la comunità dei credenti dimentica il motivo della sua esistenza, il fatto cioè di essere a servizio dell'umanità tutta intera, senza esclusione alcuna, allora sopravviene la "febbre" che costringe all'immobilità. Tanto è vero che l'incontro con Colui che è la Parola di vita guarisce e rende di nuovo abili al servizio ("cominciò a servirli"). 

Le nostre comunità hanno bisogno di tornare alla “voce” del Maestro, hanno necessità di abbeverarsi alla fonte della Sua Parola per poter essere risanate da tante storture, da tante "febbri" che le tengono immobili: la febbre della paura di perdere la propria identità, la febbre del rifiuto dell'incontro, la febbre dell'esclusione, la febbre del dogmatismo che si infila come un tarlo in ogni discussione per impedire qualsiasi dialogo (e come siamo abili a trincerarci dietro espressioni quali: "Lo dice la Chiesa!", "Lo afferma il catechismo!" ma senza mai lasciarci afferrare in profondità dalla persona di Gesù: ricordo che la nostra fede non è in un dogma, ma in una persona e che se manca questo presupposto tutto il resto è carta straccia!). Il primo passo è dunque quello di prendere coscienza del nostro bisogno di guarigione e chiedere al Maestro di guarirci.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 1 settembre 2026

Buongiorno, mondo!

Silenzio e cammino



Lc 4,31-37


(…) Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!» (…).



Con questa descrizione l'evangelista indica come i discepoli, simbolizzati da quell’uomo, restano attaccati alla visione della "sinagoga”: pur percependo la reale portata della novità contenuta nella proposta di Gesù oppongono resistenza ("gridando forte", ovvero la reazione propria dei “leoni da testiera” del tempo). Conoscono bene quanto Gesù propone, capiscono quanto sia impegnativo e faticoso affrontare un nuovo esodo per assaporare la libertà del Regno di Dio (e abbandonare di conseguenza la sognata e attesa restaurazione del Regno d'Israele), ma nonostante tutto restano tenacemente attaccati alla loro tradizione e cercano addirittura di tirare Gesù dalla loro parte ("sappiamo che sei il "Santo di Dio", cioè l'atteso, il Messia che deve riportarci all'antico splendore, inaugurando "la vendetta del nostro Dio"). 

Mi pare stia capitando anche oggi, con troppa facilità. Troppe persone "nella sinagoga" gridano come forsennate per imporre la propria ragione; troppi "cristiani" girano per le strade tenendosi un Gesù in tasca fabbricato secondo le loro esigenze e, alla bisogna, pronti a picchiarlo sulla testa di chi non condivide il loro pensiero o il loro modo di intendere la fede. "Troppe sinagoghe urlanti", troppo strepito... l'unica risposta del Maestro è un ordine: "Taci, esci da costui". È il tema dell'esodo: ascolta e mettiti in cammino, esci dalle tue convinzioni (ad Abramo fu detto: "Esci da casa tua, dalla tua terra e vai verso te stesso, in una traduzione libera ma tutto sommato forse più vicina al senso del testo), lascia quella "sinagoga" incapace di aprirsi al Regno, esci... vai oltre... Il Maestro, mentre noi urliamo, è già avanti, è già passato oltre. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 31 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Attese disattese


Lc 4,16-30


In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,

a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». (…)



Una scena tutta da immaginare: Gesù che torna a casa, si reca alla preghiera e sceglie di commentare il passo della Torah appena proclamato con le parole esplosive del testo di Isaia (saltando deliberatamente la parte finale di Is 61,2: “il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti”). E poi affida a due parole il suo commento. Interessante la precisazione di Luca che usa un verbo che a me pare forte: puntare lo sguardo ma proprio con fissità, quasi fosse lo scrutare attento della sentinella sulla nave che deve annunciare la vista della terra: “gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissati su di lui”.

Questi occhi fissi sembrano quasi far toccare con mano l’attesa che si è creata: ma è davvero Lui l’Atteso, il Messia? Perché ha tagliato proprio quelle parole che avrebbero confermato che non dobbiamo più attendere? Perché non dice chiaramente che il giorno della vendetta è alle porte?

Sguardi fissi colmi di attese che vengono puntualmente disattese da Gesù che non ci sta a interpretare il ruolo di Messia secondo le aspettative dei suoi conterranei. Questa prima “predica” di Gesù finirà male, tanto che dalla meraviglia iniziale si passa all’astio di chi si vede tradito nelle proprie attese e speranze.

Sorge dunque una domanda: qual è il nostro sguardo su Gesù? Cosa ci attendiamo davvero da lui? Che si metta forse a servizio dei nostri desideri e deliri di potere? 

Ancora una volta siamo messi di fronte al fatto che spesso diciamo di credere in Lui ma in realtà crediamo solamente a delle idee che ci siamo fatti su di Lui e che usiamo a seconda delle necessità del momento.

“Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava”. Ecco, “porro unum necessarium”: camminare umilmente da discepoli dietro al Maestro e non da padroni del Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 28 agosto 2026

Buongiorno, mondo!

Uscire e incontrare


Mt 25,1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. (…)



Mi ha colpito l’incipit di questa parabola, là dove l’evangelista descrive il primo movimento: uscire per incontrare lo sposo.

Questo “uscire” mi ha fatto ritornare all’esperienza fondante per Israele: l’esodo, che fu anche quella di Abramo. Esci, vai fuori, abbandona, parti.

Lo sposo è sempre al di fuori e al di là delle nostre traiettorie spesso ben definite, ben tracciate dal “Google maps” di documenti, riflessioni, catechismo, liturgie correttissime dove non c’è posto per alcuna “deviazione”, dove non vi sono itinerari alternativi, dove spesso i “pedaggi” sono obbligatori.

Per incontrare lo “sposo” occorre uscire, occorre abbandonare quell’Egitto così asfissiante ma che ci garantisce comunque la tranquillità della carne e delle cipolle, ben più saporite della manna.

Siamo in un cambiamento d’epoca, ma continuiamo a percorrere gli stessi identici itinerari convinti di andare incontro allo sposo perché noi “sappiamo”, noi “crediamo” che passerà sulle nostre comode e precise strade.

Ma Lui, lo sposo, spesso sceglie non le autostrade della religione, ma i viottoli tortuosi e insicuri della fede, dove veramente la fatica della ricerca, la convivenza col dubbio, la fatica dell’incertezza rendono arduo il cammino, illuminato da un piccolo lume che permette di vedere appena lì, davanti ai piedi. Lo Sposo non teme le nostre fatiche ma evita, giocando sull’ora d’arrivo, le nostre troppe certezze. 

Vegliare è uscire alla ricerca. Ricerca dello Sposo, non delle nostre idee su di lui.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!