Liturgia Quotidiana

venerdì 6 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Con-dividere


Lc 16,1-8


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. (…)



Oggi il Maestro racconta la parabola dell'amministratore "disonesto" che, usando i beni del suo padrone, cerca di farsi degli amici per il momento in cui perderà il lavoro. Il mondo è sempre vecchio e sempre nuovo: niente di nuovo sotto il sole. 

Tuttavia il Maestro ci dice che il padrone ha lodato quell'amministratore disonesto per la sua astuzia. Ora, io penso che se l'astuzia e la paura di perdere il posto ha condotto quell’uomo a fare delle scelte di "con-divisione", pur con tutti i limiti del caso, quanto più chi segue il Maestro nella via delle Beatitudini. Stare alla larga da mammona e dai suoi canti seducenti e vivere la povertà delle Beatitudini, cioè il prendersi cura dell'altro, il preoccuparsi per il suo benessere, permetterà a Dio di manifestarsi. Il processo di umanizzazione che propone il vangelo non passa sulle strade lastricate dell'economia e della finanza attuali, fondate per lo più sul profitto a tutti i costi, ma sui sentieri dell'accoglienza e della condivisione delle risorse, affinché "non vi sia nessuno che sia nel bisogno". Come sempre, siamo chiamati a scegliere tra salvezza dell'economia e economia della salvezza.  

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

giovedì 5 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

La conversione dei giusti



Lc 15,1-10


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». (…)



Calando nel nostro oggi questa parola, mi vengono in mente alcuni incontri “particolari” di papa Francesco che hanno suscitato scalpore. La scena ci sta tutta: Francesco incontrava qualcuno che non rientrava negli schemi, e subito “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Mi ricordo della parabola del fico sterile e mi viene da dire che nemmeno lì siamo evangelici: magari fossimo sterili! No, non siamo sterili, siamo invece ricchi di frutti avvelenati, “desiderabili alla vista” ma portatori di morte! Le nostre comunità amano tanto questi nuovi “scribi” in “lunghe vesti” che dispensano consigli e patenti di cattolicità a destra e a manca: essi non aprono spazi di condivisione, ma di esclusione; non fanno crescere la comunione, ma aprono discariche (nemmeno troppo nascoste) in cui far fermentare tutte le frustrazioni personali e porsi in esse come i veri detentori della verità spargendo in questo modo l’olezzo pestilenziale della discordia e della divisione.

Facciamo ancora fatica a comprendere che Gesù non chiede di essere puri per poterci accostare a Lui, ma è il fatto stesso di accostarci a Lui che ci rende puri. La nostra fragilità, la nostra “impurità” da Lui assunta, la nostra miseria diventa la misura della sua misericordia: questo ci rende puri, cioè persone nuove, capaci di entrare in quel circolo di amore che ci insegna ad amare con Lui e come Lui. Questa è la buona notizia per la quale Gesù verrà tolto di mezzo. Ancora una volta la proposta arriva a noi con la sua Parola: una Parola che chiama i giusti a conversione.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 4 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Una proposta radicale



Lc 14,25-33


“In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. (…)



L’insistenza sull’amore incondizionato di Dio non significa fabbricarci un Dio conveniente che legittima, come direbbe J.B. Metz, “una religione borghese”. Fare del vangelo una fonte di vita e stimolo per una crescita in umanità non vuol dire vivere “immuni” alla sofferenza. Il vangelo non è un tranquillante per una vita a servizio dei nostri fantasmi di piacere e benessere. Credere nel Dio narrato da Gesù che, già da oggi senza attendere l’aldilà, cerca di liberarci da quello che ci disumanizza non deve ridurre la fede a una religione ad uso privato, a servizio esclusivo dei nostri problemi e sofferenze. Il Dio di Gesù ci invita sempre a guardare a chi soffre. Il vangelo non centra la persona sulla propria sofferenza ma su quella degli altri. Solamente in questo modo si vive la fede come esperienza di salvezza. Per questo motivo non dobbiamo passare sotto silenzio queste parole che arrivano dritte al cuore della nostra esistenza. Ai discepoli, forse attoniti di allora, a noi oggi Gesù ribadisce che: “Se mi seguite mettete in conto di essere rifiutati. Avrete il mio stesso destino. Agli occhi di molti sembrerete colpevoli. Vi condanneranno e cercheranno di ridurvi al silenzio per non essere disturbati da voi. Prendete, sollevate il peso gravoso di questa croce. Allora sarete simili a me condividendo la sorte di tutti i crocifissi del mondo”. 

Prendere, sollevare la croce non significa cercare delle “croci”, ma accettare la “crocifissione” che arriverà se davvero seguiamo le orme del Maestro.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 3 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Compelle intrare



Lc 14,15-24


 (…) Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.

Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».


La liturgia odierna propone la versione lucana della parabola degli invitati al banchetto che troviamo anche in Matteo.

Vorrei sottolineare due cose. La prima riguarda l’ordine al servo di recarsi “per le strade e lungo le siepi”. Strade e siepi rappresentano i luoghi esterni alla città o al villaggio e lì vivevano normalmente i poveri, i senzatetto, i malati, gli “scarti”, gli invisibili. Trovo provocante il fatto che si parli di “siepi” perché la siepe per Israele è riferita spesso, ma non solo, alla Torah che costituisce una sorta di barriera protettiva necessaria a custodire l’Alleanza. Quindi diventa un discrimine che dice chi è dentro e chi fuori. Dimorare lungo le siepi era evidentemente il segno che indicava l’essere fuori dalla protezione divina, l’essere esclusi dalla benevolenza dell’Altissimo. Questo ci dice dove si volge lo sguardo divino: non su chi si sente al sicuro dentro la “siepe” della Legge, ma su chi è considerato irrimediabilmente perso. Gesù ci narra un Dio che prende le parti degli esclusi.

In secondo luogo, l’espressione “compelle intrare”, “costringili ad entrare”. Purtroppo lungo la storia della Chiesa queste parole, forse, ma non troppo, male interpretate hanno generato tanta sofferenza. Già Agostino, per giustificare l’intervento del braccio secolare contro l’eresia donatista, si appoggiò a questa espressione per giustificare anche l’uso della coercizione da parte dell’Impero per ricondurre gli eretici all’ortodossia. Non parliamo poi dell’uso di questa espressione nel Medioevo e nell’epoca della colonizzazione dei nuovi territori con le conversioni forzate perché “compelle intrare”. 

Gesù evidentemente non intendeva nulla di tutto ciò. La “costrizione” di cui parla è un’espressione forte per narrare la passione di Dio affinché nessuno si senta escluso, nessuno debba vivere come uno scarto, nessuno sia ridotto all’invisibilità. 

Abbiamo bisogno, in questa umanità che sembra aver perso il rispetto per questa stessa parola, umanità, di discepoli che trovino il coraggio di ridire con forza questa passione smodata di Dio per ogni uomo. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 2 novembre 2026

Buongiorno, mondo!

Commemorazione dei fedeli defunti



La liturgia per la Commemorazione dei fedeli defunti propone tre formulari. Per questo motivo oggi non commento alcun testo evangelico ma condivido con voi una piccola riflessione.

Anzitutto la parola stessa “commemorazione”. Deriva da cum-memorare, fare memoria insieme, o se vogliamo, con maggior intensità, ricordare insieme, riportare al cuore insieme. 

Credo sia importante sottolineare proprio quel “con”, insieme, perché siamo popolo, siamo comunità. Forse è ora di innalzare un po’ il livello e distaccarci da quella preghiera o quell’Eucaristia celebrata solo per i “miei morti”. Queste sorelle e fratelli fanno parte di un’unica storia, quella umana, che, in un modo o in un altro, hanno contribuito ad arricchire e di tale ricchezza tutti ne beneficiamo. Così come ci facciamo carico tutti insieme delle loro fragilità, delle fatiche che hanno attraversato le loro esistenze e che, da parte nostra, cerchiamo nel nostro oggi di colmare.

In secondo luogo, prendo spunto da una tradizione della Scrittura e della sua modalità di trasmettere la storia. La Bibbia narra la storia a partire dalle Toledot, che significa generazioni, quelle liste di nomi che a noi spesso dicono poco o nulla. Si tratta di accogliere proprio in questi giorni di memoria questa provocazione che ci arriva dalla sapienza delle Scritture. La storia non è fatta solamente di fatti, date, guerre, invenzioni e quant’altro. La storia che abitiamo è fatta anche di volti, di storie che hanno contribuito a fare questa storia, che sono entrati nella nostra storia personale dandole un volto umano, non una semplice serie di dati asettici che ci dicono chi, cosa quando e perché. Ci sono generazioni che abbiamo incrociato, persone con cui abbiamo vissuto, amato, riso o pianto che hanno dato colore e sapore alla nostra storia. Commemorare è anche questo: permettere a questi volti, a queste storie che hanno fatto la storia, di emergere dal passato e continuare a condividere con noi oggi la nostra personale fatica nella edificazione di un mondo sempre più umano.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

venerdì 30 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti al Regno


Lc 14,1-6


Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.

Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.


Tra l’obbedienza dovuta alla Legge, e quindi a Dio stesso, e il bene dell’uomo, della persona concreta che ha davanti, Gesù non ha mai dubbi: la priorità ricade sempre su quest’ultima. Gesù non sta a disegnare i sottili distinguo in cui sono maestri i funzionari del sacro: il bene dell’uomo viene prima di tutto il resto, Dio compreso. E in questo è contenuto tutto il messaggio evangelico: non più servire Dio, ma assomigliare al Padre, imparando da Gesù, amando e servendo con Lui e come Lui. Se vivessimo davvero in questo modo, se le nostre comunità fossero guidate nelle loro scelte da questo unico criterio, allora forse non avremmo bisogno di spaccare il capello in quattro durante un Sinodo per decidere chi è “degno” e chi “non è degno”, chi può “accostarsi” e chi invece “resta fuori”. Davvero abbiamo bisogno, oggi più che mai, di quella Chiesa esperta in umanità che con coraggio faccia risuonare nell’umanità la “ipsissima vox Jesu” troppe volte ridotta al silenzio dal fragore assordante delle nostre “posizioni intransigenti”, troppe volte sovrastata dal clamore fondamentalista di chi si erge ogni giorno a “defensor fidei”. Abbiamo bisogno di persone e comunità che con il loro stile di vita riducano al silenzio gli intransigenti della legge così che “non possano rispondere nulla” di fronte al vangelo della vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 29 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Trono e altare



Lc 13,31-35


In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».

Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. (…)



Suona strano questo avvertimento dei farisei dopo tutti gli scontri che Gesù ha avuto con loro. Ma non è poi così strano se si pensa al conflitto esistente tra il gruppo dei farisei e quello degli erodiani (che comunque riusciranno alla fine a fare comunella per togliere di mezzo Gesù). Sembra quasi, tragicomicamente, che vogliano spingere Gesù verso Gerusalemme per acquistarsi il diritto di farlo fuori loro. Gesù ha compreso che sarà proprio l’alleanza tra il potere religioso e quello politico a inchiodarlo sulla croce. Per questo pronuncia quelle terribili parole su Gerusalemme: il luogo della Presenza è ormai divenuto un mattatoio di profeti, cioè di tutti e tutte coloro che denunciano la perversione della religione ormai ridotta ad affare di una casta di sacerdoti sempre più attenti alla salvezza dell’economia che all’economia della salvezza. Gesù non si risparmia la battuta sarcastica su Erode (che si pensava re ma era solo un fantoccio teleguidato, il famoso “utile idiota”). Dandogli della “volpe” Gesù non pensa minimamente all’astuzia come faremmo noi. Nel mondo biblico essa rappresenta un animale insignificante e impuro come gli sciacalli che si cibano di carogne. Ecco come Gesù considera Erode e tutti i suoi cortigiani. E questo mi fa pensare alle tante “volpi” presenti nelle nostre comunità: “volpi” che si ergono dall’alto della loro beata ignoranza spacciandosi per autentici depositari di verità e tradizione. E proprio in nome di tali cose impediscono al Regno di crescere e svilupparsi. Quante “Gerusalemme” sulle quali versare oggi lacrime di amarezza! Quante “Gerusalemme” che rinchiudono e riducono Dio a un fantoccio abilmente manipolato dai funzionari del sacro per impedire di accostarsi al Dio della vita, al Padre che vuole camminare con ognuno dei suoi figli! Oggi il Maestro chiede di restare coraggiosamente dietro a Lui verso Gerusalemme, dove il mysterium iniquitatis della sua morte diventerà, per chi crede in Lui, segno di una vita offerta e donata per amore che non conoscerà mai fine.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

mercoledì 28 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Il Nome che chiama per nome



Lc 6,12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. (…).



Io mi permetto di proporre una traduzione più letterale che potrebbe risultare più espressiva, se mi è concesso: “Avvenne poi in quei giorni (che) lui uscì verso il monte e stava a pernottare nella preghiera di Dio”.

Sappiamo come nella tradizione religiosa il “monte” è il luogo simbolico dell’incontro con la realtà divina: Dio sta nell’alto. Interessante il fatto che Gesù “esce” verso il monte. La preghiera è sempre un uscire da sé stessi, è un fare spazio all’Altro. L’incontro con Colui che è perennemente in “ex-stasi”, fuori di sé perché proteso verso di noi, esige anche la nostra personale “ex-stasi”, un esodo che nasce dall’incontro di due libertà che si desiderano l’un l’altra.

Gesù passa la notte in preghiera. È l’alba della Chiesa, cioè noi nasciamo dalla notte di Gesù. La notte vuol dire la morte e ricordiamo che avevano deciso, nel brano precedente, di eliminarlo. Per Lui, però, la morte non è la morte, ma è un uscire e un salire sul monte nella intimità con Dio e pregare: la comunione con Dio.

Poi nel testo greco troviamo scritto “nella preghiera di Dio”, perché ci sono preghiere che non sono di Dio; normalmente noi preghiamo i nostri idoli, le nostre fantasie, le nostre idee di Dio, ma spesso non Dio. La preghiera è quello stare davanti a Dio che ti fa essere te stesso, perché siamo fatti a Sua immagine e somiglianza. Questo avviene di notte, momento dove tutto scompare, il momento del vuoto, del nulla, è ciò che avviene alla fine del giorno e alla fine della vita, cioè o la comunione con Dio o la fine di tutto.

Gesù si sintonizza con il Padre, non cerca risposte ma, nella sintonia con il Padre, egli è in grado di fare una scelta che è secondo Dio, nei confronti degli uomini con cui vive, i discepoli e gli apostoli che subito dopo verranno chiamati per nome. Sintonizzarsi con Dio, ecco la preghiera, non strappare a Lui qualcosa o strappare chissà che. 

Dobbiamo apprendere a “uscire” per entrare nella “preghiera di Dio”.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 27 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Piccolezza evangelica



Lc 13,18-21


 “Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senapa (…)



In questa nostra cultura dell’apparire a tutti i costi, del sensazionalismo per tutte le tasche, il Maestro lascia cadere la sua proposta di “invisibilità”. Notare: non chiede di essere insignificanti, ma invisibili come lo può essere un granellino di senape che, per quanto piccolo e insignificante possa essere considerato, tuttavia possiede in sé la forza per germinare e diventare casa per tutte e tutti. 

A ciascuno piacerebbe essere un bel “Cedro del Libano”: maestoso, sotto gli occhi di tutti, capace di suscitare grida di meraviglia e di stupore. Ma il Maestro non vuole “alberi” che schiacciano con la loro possanza e maestosità: preferisce l’umile arbusto della senape, che cresce nell’orto di casa (la fatica del vivere quotidiano) e che offre ombra e riparo agli “uccelli del cielo”, cioè a tutte e tutti coloro che sono considerati insignificanti, per i quali nel nostro mondo non c’è mai tempo, per coloro che non hanno voce, per coloro per i quali non c’è mai posto né casa. 

Ecco una bellissima immagine della comunità cristiana: non un “cedro” svettante SU tutti, ma un umile arbusto PER tutti, capace di farsi casa. Non è certamente facendo la voce grossa o rivendicando chissà quali posizioni sociali che faremo crescere la senape del Regno. Il Regno crescerà nella misura in cui saremo coscienti di essere piccoli granelli, sparsi qua e là dalla mano sapiente del Mistero che in essi ha deposto la forza vitale del Vangelo che attende di essere liberata e di crescere nella fatica del quotidiano. Non lasciamoci impressionare dai vari “cedri” che pretendono spazio e visibilità: siamo il popolo della senape, che giorno dopo giorno cresce nel silenzio per portare frutto di vita dentro la storia. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

lunedì 26 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Un Dio che si china



Lc 13,10-17


In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. (…) 



Siamo di sabato, in sinagoga. Cinque volte torna la parola sabato. Sabato è il giorno di Dio, è il giorno della festa, il giorno del compimento, si annuncia che il tempo è già compiuto e al centro c'è questa donna che sta lì ancora tutta piegata. Luca la descrive con tre verbi: inferma, incurvata e che non poteva drizzarsi. Credo sia un’immagine potente che descrive non solo i presenti all’epoca ma entra con forza nel nostro oggi per parlare a noi di noi. Infermi, traballanti, instabili; incurvati, curvi su noi stessi e, per tanti versi, piegati, oppressi schiacciati da pesi che sentiamo come insopportabili. Incapaci, infine, Idi guardare in alto, di indirizzare il nostro sguardo verso l’alto, verso Colui che da sempre si china, si curva su di noi ma che noi, curvati su noi stessi, non percepiamo.

La parola di Gesù è molto forte: “Donna, sei stata slegata dalla tua infermità”. Il verbo è al tempo perfetto che indica un’azione compiuta nel passato ma i cui effetti sono tutti presenti.

Gesù sta dicendo a quella donna ciò che il capo della sinagoga, che abita spesso a casa nostra, nascondeva, non diceva. “Dio ti ha già liberata perché ti ama, lo ha già fatto, non devi far altro che drizzarti con tutta la tua dignità di figlia davanti a Lui e accogliere il dono gratuito del suo amore compassionevole”. 

La “sinagoga” dice il contrario: se non rispetti la legge, se sgarri sui precetti non puoi meritarti l’amore di Dio e andrai a finire male. Gesù, al contrario, ribadisce fermamente che l’amore di Dio non si deve meritare ma solamente accogliere  vivendo, di conseguenza, come figli e fratelli. Dio è chino su di noi da sempre.

Se restiamo continuamente chini su noi stessi, sulle nostre distorte immagini divine, non riusciremo mai a comprendere e percepire quel Dio che Gesù ci mostra sempre chinato su di noi in attesa che alziamo il nostro sguardo e ci rimettiamo in piedi davanti a Lui, senza paura e senza timore, fissando i nostri occhi dentro i suoi.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!

venerdì 23 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Aperti al Regno


Lc 12,54-59


In quel tempo, Gesù diceva alle folle:

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».



È una richiesta perentoria di discernimento e di scelta. Con Lui non si può restare alla finestra, non si può dire: "Si...ma", non si restare con il piede in due scarpe. In altre parole, questo per il Maestro ogni “oggi” è tempo di scelte, di prendere posizione, di non nascondersi dietro quel "si è sempre fatto così", dietro quella falsa obbedienza che riverisce ma non rispetta e non aiuta a crescere, dietro il paravento di una religione che assurge a pia pratica senza nulla toccare dei miei "buoi, campi o affari" che siano. 

È tempo di capire che il Regno sta crescendo e che niente lo può arrestare: non sarà eccelso come un "cedro del Libano", sarà solo un "arbusto di senape", ma cresce, si espande, tocca i cuori e trasforma vite. 

È il tempo in cui non ci si chiede più come è fatto Dio, cosa fa, che volto ha, perché "chi ha visto me, ha visto il Padre". Non è quindi più il tempo del Gesù come Dio, ma del Dio come Gesù. 

È il tempo della novità coraggiosa, della fraternità che nasce dall'accogliere un Dio che mi offre se stesso e mi chiede di entrare in una relazione nuova con Lui talmente forte da poter cambiare la mia relazione con gli altri. 

È il tempo dell'amore gratuito, del perdono offerto perché ricevuto, del servizio che sostituisce il potere, della condivisione generosa che prende il posto del possesso sfrenato, della giustizia che nasce dalla misericordia. 

È il tempo del Regno. Qui stanno le vere "sentinelle": coloro che scrutano i segni dei tempi e indicano la direzione del Regno con fiducia e coraggio, e non corrono a chiudere porte, a innalzare bastioni, ma invitano ad entrare senza paura alla festa del Regno. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

giovedì 22 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Il fuoco ardente del Vangelo



Lc 12,49-53


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! (…)


Per le vie della Galilea, Gesù cercava di trasmettere quel “fuoco” che ardeva nel suo cuore. Nella tradizione evangelica canonica abbiamo tracce di questo. Ma anche nel vangelo apocrifo di Tommaso (loghion 82) troviamo queste parole: “Chi è vicino a me è vicino al fuoco, chi è lontano da me è lontano dal Regno”.

Chi si avvicina a Gesù con gli occhi ben aperti e il cuore sveglio scopre che il “fuoco” che lo anima è la passione per Dio che si manifesta nella compassione per i fragili, gli ultimi, gli indesiderati. Questo è ciò che lo muove e per il quale vive il suo annuncio del Regno e della sua giustizia.

La passione per Dio e per i poveri viene da Gesù e si accende in coloro che lo seguono solo nel contatto profondo con il Vangelo e con il suo spirito di rinnovamento.

Le parole di Gesù ci invitano a lasciarci accendere dal suo Spirito, senza perderci in questioni secondarie o marginali. Chi non si è lasciato bruciare dal fuoco di Gesù non conosce ancora il potere di trasformazione che egli volle portare dentro la nostra storia.

Possiamo praticare correttamente la religione cristiana, ma non saremo mai preda di questo fuoco appassionante che ha caratterizzato la vita di Gesù.

Vogliamo farci bastare una candela liturgica o tentiamo di farci avvampare dal fuoco del Vangelo?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

mercoledì 21 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Cercatori della Presenza



Lc 12,39-48


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo» (…).



Anche oggi il Maestro ci invita a tenere gli occhi bene aperti e soprattutto a non lasciarci ingannare. 

Non sono parole usate dal Maestro per creare un clima di terrorismo psicologico, o per orientare l'esistenza verso l'alienante attesa di un "aldilà" che fa di tutto per guastarmi "l'aldiquà", che diventa la famosa "valle di lacrime" dove sguazzano i predicatori del "soffri che Dio è contento, accetta tutto e domani sarai premiato". Mi vengono in mente i tre "amici" di Giobbe: a volte le persone pie, sostenute da un certo pensiero teologico, sono come le sanguisughe: più ti si attaccano, più ti svuotano facendoti credere il contrario. 

L'invito del Maestro è di stare pronti a non lasciare cadere nessuna delle occasioni in cui si manifesta la sua presenza. Occasioni che spesso e volentieri vanno al di là dei nostri criteri, dei "paletti" che ci fanno dire "qui Dio c'è, là no!". 

È un'apertura totale, continua, senza tempo, come quella del Padre che ogni giorno scrutava la strada in attesa del ritorno del figlio, fino al giorno in cui la sua continua attesa fu riempita e "lo vide da lontano... e corse ad abbracciarlo". 

È lo scrutare giorno dopo giorno con occhi attenti la storia, le persone, gli eventi, gli incontri per potervi scorgere quella presenza che comunica vita e invita e invia a fare altrettanto. 

È camminare con Colui che "ha posto la sua tenda in mezzo a noi" per potersi muovere più liberamente, senza l'ingombro di un tempio che diventa casa chiusa, barriera che separa, muro che impedisce l'accesso a chi non possiede i requisiti "di sana e santa religione". 

È il Dio-con-noi, che cammina in mezzo a noi, che ci invita sempre ad andare oltre. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

martedì 20 ottobre 2026

Buongiorno, mondo!

Servi beati


Lc 12,35-38


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».


Davanti al “ritardo” del ritorno di Cristo le prime comunità rischiavano di “addormentarsi”, di perdere l’entusiasmo iniziale che le aveva caratterizzate.

Ecco allora l’appello al “restare svegli”, all’essere pronti: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”.

Hanno ancora senso per noi, dopo venti secoli, queste parole?

Io credo di sì, nel senso che queste parole di Gesù rappresentano una chiamata a vivere con lucidità e responsabilità, senza cadere nella passività e nel letargo. 

Uno degli ostacoli che rallentano il  processo di trasformazione della chiesa di cui essa oggi ha bisogno è una certa passività e rassegnazione dei discepoli attuali. Sembriamo bloccati tra il mantenere ciò che fino ad oggi ha più o meno funzionato e che funziona sempre meno e le strade nuove che lo Spirito indica, sulle quali ci spinge ma che temiamo perché ancora non le conosciamo. Insomma pare che viviamo tra due paure: la paura di perdere il vecchio e la paura di avviare il nuovo. Siamo un po come il famoso asino di Buridano: alla fine rinsecchiremo anche noi.

Forse è il caso che cerchiamo di darci una svegliata. Restare a guardare interdetti i banchi sempre più vuoti durante le nostre eucaristie domenicali non mi sembra una soluzione.

Vogliamo fidarci di chi ci assicura la sua “beatitudine”?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


Spreaker

Buongiorno, mondo!