Liturgia Quotidiana

martedì 27 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 Buongiorno mondo!

Essenzialità del quotidiano

Lc 13,18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».


Abituati alle cose grandi, alle opere faraoniche, alle manifestazioni oceaniche, ai segni mirabolanti, a tutto ciò che sa in qualche modo di "grandeur", non vediamo più le cose piccole, che pure esistono. 

Il Maestro educa i suoi ad aprire bene gli occhi, a non farsi accecare dallo straordinario, a non farsi imbrogliare da quegli specchi che ingigantiscono per dare l'idea che più grande è meglio è.

Il Regno di Dio, cioè la presenza di Dio stesso dentro la nostra storia, passa dall'essenzialità del quotidiano, dalle cose ordinarie, da quelle realtà che noi giudichiamo con troppa facilità insignificanti e vediamo semplicemente scorrere nella nostra vita come un paesaggio al finestrino del treno in corsa. Il Regno , la vita di Dio nella storia, si sviluppa partendo da realtà che spesso calpestiamo perché la nostra attenzione è attratta dallo straordinario che stordisce, che obnubila la mente, che ci fa evadere da noi stessi. Le comunità cristiane stesse vivono questa tentazione: bisogna apparire grandi, essere "significativi": altro che semi di senape! Come minimo noi siamo noci di cocco: dure, rigide e ben visibili, che se uno le prende a calci si fa pure male.

Sorella, fratello: Il Regno, la presenza di Dio, va trovata nella faticosa ordinarietà del quotidiano. Un quotidiano che deve  essere spogliato da tutto il ciarpame di cui l'abbiamo rivestito per renderlo più digeribile ai nostri occhi. Abbiamo fatto diventare essenziale non il granello di senape ma il cedro del Libano, che crescendo grava sulle nostre spalle e ci impedisce di far crescere altro dentro e attorno a noi. La stessa dolorosa esperienza della pandemia ci parla in questo senso: ci dice che il nostro stile di vita ha bisogno di una profonda revisione. 

Il granello di senape diventa un arbusto capace di fare posto all'altro: se siamo troppo pieni di noi e di quel superfluo con cui cerchiamo di riempire inutilmente i nostri vuoti saremo come cedri che impediscono alla luce e alla vita di crescere attorno a noi. 

All'inizio l'universo era concentrato in una piccolissima massa, poi ci fu il Big Bang e guarda te cosa è venuto fuori. Ora, pensa che Dio è quel granello di senape che cerca la terra della tua vita per germogliare ed espandersi…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


lunedì 26 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

Mani che schiacciano … mani che sollevano

Lc 13,10-17

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.


Chiudo gli occhi per un istante e cerco di immaginare la scena: Gesù che sta "predicando" dal "pulpito" e mentre parla scorge quella donna "piegata", impossibilitata da lungo tempo  a stare diritta: praticamente una vita il cui unico orizzonte è il pezzetto di terra davanti a lei e i suoi piedi che  avanzano. Le mani cariche di compassione, mani che non "piegano", del Maestro trasmettono quella Parola liberatrice che riapre la vita di quella donna: è di nuovo "dritta", le viene ridonata tutta la sua dignità.

Apro gli occhi e incrocio lo sguardo severo del capo della sinagoga seccato perché un Dio che non rispetta le regole del culto e, soprattutto, è irriguardoso verso i riti e i precetti dello shabbat non è accettabile. "Se volete incontrarvi con il Dio che libera fatelo nei tempi "liturgici stabiliti": qui non c'è posto per un Dio che non rispetta la Legge!".

Richiudo gli occhi e penso a quante volte le nostre comunità hanno fatto la stessa cosa. Un Dio che si mette a servizio della felicità dell'uomo? Ma quando mai? Un Dio che serve? Ma dove? Noi siamo i soldati a servizio dell'Altissimo, siamo gli sceriffi spirituali che vigilano sulla perfetta osservanza delle sue leggi, rubriche, canoni e catechismi. Sei divorziato/a e hai una nuova compagna/o? Cambia vita e torna quando sei a posto! Sei omosessuale? Pentiti, cambia vita e torna a "farti guarire" ma non di domenica (altrimenti dai scandalo: prima dobbiamo avvisare la comunità dei puri per accoglierti). Sei un peccatore? Convertiti, fai penitenza e, se è il caso, ti concederemo il perdono di Dio (che a noi Dio ha affidato per tenere "pura e pulita" la sua casa). E se poi un papa… beh ci siamo capiti: le truppe "contro" si sono già scatenate!


Sorella, fratello: quante persone abbiamo "piegato" o abbiamo "lasciato piegate" in nome di una presunta fedeltà a un Dio che si rivela in verità un piccolo idolo, costruito dalle nostre stesse mani, posto a salvaguardia di quel  potere spirituale che rende schiave le persone? Quante persone abbiamo escluso, allontanato, respinto perché "disturbavano" con la loro presenza il preziosissimo e intimo incontro con il nostro (perché è solamente nostro) Dio? 

A pensarci bene, però,  quelli "piegati" o "ripiegati" su sé stessi siamo proprio noi! Forse quella donna dice di  molto più di noi che non di altri. Forse, o senza forse, siamo noi quelli che devono essere guariti e poter raddrizzare il nostro sguardo per imparare a guardare il mondo, la vita, le persone con gli stessi occhi di Colui che impone le mani non per piegare ma per sostenere, raddrizzare, guarire e liberare. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


venerdì 16 ottobre 2020

Buongiorno mondo

Apparire o vivere


Lc 12,1-7

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».


A quei tempi i social non esistevano (grazie a Dio), altrimenti il Maestro sarebbe stato tra gli influencer più seguiti! "Calpestarsi a vicenda"…. Manco fosse un concerto di Vasco!

Eppure, il Maestro attira perché, alla fine, la verità, la credibilità, il pagare di persona, non lascia indifferenti. Egli denuncia l'ipocrisia di coloro che vendono e spacciano un'immagine di Dio come vera, indiscutibile (perché viene da loro), assolutamente da credere (un po' come il piccolo e meschino Mario Giordano televisivo dei tempi nostri). Gesù di Nazareth non cerca visibilità, non mendica fama, non si fa bello per attirare (tra un  po' si mostrerà inguardabile, uno "davanti al quale ci si copre la faccia", secondo le parole di Isaia). Il Maestro invita a non lasciarsi intimorire davanti alla violenza: puoi uccidermi, ma non potrai mai uccidere le mie idee, i valori per cui lotto, le realtà in cui credo e per le quali spendo la mia vita fino alla fine.

Sorella, fratello: la comunità di quelli che si fidano e si affidano alla parola del Maestro non ha bisogno di "like" per vivere. Se dobbiamo mendicare dei "mi piace" per sentirci vivi allora vuol dire che siamo morti dentro. Non vogliamo una Chiesa appariscente, ma una Chiesa di viventi che lotta per eliminare ogni traccia di falsità e di ipocrisia, dentro e fuori di essa. Io mi fido della Sua Parola: "Non abbiate paura"!. Lì dove c'è amore e gratuità, lì dove la solidarietà umana fa sentire la sua voce, lì possiamo incrociare lo sguardo e i passi del Maestro. Basta scegliere: discernere e scegliere.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


giovedì 15 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 

Buongiorno mondo!
Voci silenziate

Lc 11,47-54

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno", perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l'avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.


Il Maestro conclude la sua invettiva contro i pii e i teologi del tempo con un'accusa durissima: l'accusa di avere silenziato la voce di Dio approvando l'uccisione di quegli uomini che hanno avuto il doloroso e faticoso compito di farla risuonare nella storia. L'accusa è tanto dura da mandare giù che l'unica via da percorrere resta far risuonare l'ouverture dell'ostilità come preludio alla sinfonia dell'odio omicida.
Il Maestro apre gli armadi della storia e scoperchia fatti che fanno arrossire e svergognano coloro che si sono autoproclamati portavoce divini chiedendo al popolo di obbedire alla loro voce come a quella di quel Dio che hanno ridotto al silenzio uccidendo i profeti che denunciavano i loro "piccoli affari sporchi" ai fini di succhiare il sangue, la vita del popolo. 
Non che oggi ce la passiamo meglio: di zelanti e ultra-pii è piena la nostra chiesa e papa Francesco è spesso il bersaglio di costoro. La difesa della cittadella della "dottrina" (dove la dottrina è al servizio del mantenimento del potere…) dove ognuno  coltiva con cura il suo orticello di potere pare essere l'attività preferita di una certa parte di chiesa. Siamo stanchi di tutto questo ma non demordiamo; siamo a volte scoraggiati ma non lasciamo stare. Come sentinelle sulle mura vegliamo e gridiamo perché nessuno osi farsi padrone di una vigna che ci è affidata ma di cui non siamo signori.

Sorella, fratello: proprio di questi tempi abbiamo bisogno della forza della testimonianza per non cedere alle lusinghe del potere e   per non cedere alla tentazione di stare zitti pur di avere qualcosa in cambio. Amiamo la Chiesa ma siamo disgustati dai costruttori di sepolcri che la abitano e la rendono una holding finanziaria "a fin di bene". Soffriamo, ma non lasciamo che chi al suo interno "lucra" e si compri le nostre vite con false medagliette spirituali. 
Con il Maestro siamo disposti ad accettare ostilità, insidie e odio: la nostra unica risposta è il dono totale che risponde all'odio con gesti di perdono . È la via dei profeti, la via di donne e uomini che nei secoli sono stati ridotti al silenzio affinché noi potessimo parlare con loro e per loro.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. 


mercoledì 14 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

Il fascino delle regole

Lc 11,42-46

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».


Immagino la faccia dei farisei e dei dottori della legge, i teologi ufficiali dell'epoca, sentendo le parole del Maestro. Cerco di immaginare la faccia mia e di ciascuno di noi se oggi il Maestro rivolgesse a noi le medesime parole. Il fatto è che oggi queste parole risuonano per noi. Inutile girare la testa e cercare se per caso il Maestro si stia indirizzando a qualcun altro. È per noi. Parla a noi. Guarda dritto negli occhi ognuno di noi. In questo modo va a stanare il fariseo e il dottore della legge che si annida nel nostro cuore, alza il velo sulla nostra nemmeno troppo velata ipocrisia di benpensanti e bencredenti per dirci: Hai fatto tutto bene, ma… ti sei perso di vista l'importante: la giustizia e l'amore di Dio!.

Sorella, fratello: la tentazione dell'osservanza formale, del fare tutto bene e a modo perché così Dio ci guardi con occhio benevolo è lì nel cuore. Il "fare bene" perché poi Dio dica bene di noi non è evangelico. Immaginate  se un prete dicesse: "Ho celebrato bene, ho seguito con scrupolo tutte le rubriche del messale, ho fatte mie tutte le virgole" e poi si sentisse dire dal Maestro: "Già, peccato che ti sei dimenticato di trasmettere  me, peccato che ti sei scordato di aprire la porta alla solidarietà gratuita del Padre che vuol prendersi cura di quelli che tu nemmeno guardi perché non abbastanza osservanti delle regoline". Vale per il prete, ma vale anche per ciascuno di noi: osservare le regole per far sentire Dio in debito nei nostri confronti non rientra nella proposta del Maestro. 

Coraggio, c'è ancora strada da fare…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


martedì 13 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 

Pasti indigesti

Lc 11,37-41
 
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Pur cosciente dello sguardo poco benevolo dei farisei, Gesù non rifiuta mai di pranzare con questi, salvo poi mandargli il cibo di traverso. È una grande lezione di libertà: essere se stessi, fino in fondo, senza svendersi a nessuno. 
E anche in questo pasto il Maestro non perde occasione per aprire una porta, per offrire un'occasione di cambiamento, una seconda possibilità. "Non fate delle apparenze la forma della vostra vita! Dio non vuole apparire, ma condividere fino in fondo la nostra vita! Non è il Dio che si compiace della nostra osservanza, ma un Padre che cerca figli che gli assomiglino!".
Il Dio di Gesù non si vergogna della fragilità della nostra umanità: non gli interessano le belle liturgie, i calici dorati e splendenti, le vesti dignitose, le alte cariche. Il Dio di Gesù ama affondare le mani nelle "stoviglie zozze" delle nostre vite! Non è un agente commerciale di lavastoviglie "sacre": si interessa al nostro cuore perché vuole dare la possibilità a tutte e a tutti di renderlo come il suo: misericordioso, solidale, compassionevole, talmente umano da essere divino. In Dio non c'è puro e impuro: c'è solamente posto per un amore che gioca sempre in perdita perché non guarda ai meriti, ma alla miseria che deve amata, accolta e rimessa in piedi, con pazienza e tenerezza, e senza pretendere nulla in cambio.

Sorella, fratello: il nostro non è il Dio dei calici dorati, delle Messe ben fatte, delle liturgie solenni. Non è il Dio che è felice se noi soffriamo ma offriamo a Lui la nostra sofferenza. È il Dio che, in e con Il Maestro, si china sui nostri piedi stanchi, affaticati, sulle nostre vite faticosamente vissute e maleodoranti per dirci: Ti voglio bene. Lascia che le mie mani leniscano il tuo dolore, lascia che il mio "Spirito" (respiro) ti riempia di aria fresca e nuova, lascia che io mi prenda cura di te. È gratis, è solo perché ti voglio bene e non mi piace che tu soffra. 
Quando avrai compreso questo, solamente allora "Vai, e anche tu fai la stessa cosa" per le tue sorelle e i tuoi fratelli.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


lunedì 12 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

Il Maestro e Giona

Lc 11,29-32
 
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Il Maestro rimanda i suoi ascoltatori a quel libretto, tra le altre cose molto umoristico, conosciuto  come "Libro di Giona". Tutti, più o meno, conosciamo l'avventura di questo profeta che è chiamato a convertire se stesso prima di altri. Pochi magari sanno che questa operetta è stata scritta, forse da un sacerdote, che non apprezzava particolarmente il clima di esclusione, se non di odio, sostenuto da Esdra e Neemia al tempo del ritorno dall'esilio. In pratica, per preservare la purezza del popolo, in Israele si arriva a propugnare una "caccia allo straniero" colpevole di aver introdotto in Israele i culti pagani che, a detta dei profeti, furono alla base della terribile esperienza di quella "Shoah" ante litteram che fu la distruzione di Gerusalemme e l'esilio a Babilonia. Mutantis mutandis, la stessa cosa era avvertita ai tempi di Gesù, con la Palestina ridotta a provincia dell'Impero, e, per certi aspetti, non è lontana dai tempi che viviamo nel nostro oggi. Giona è inviato a Ninive, terribile capitale di quell'Assiria nemica giurata d'Israele, per annunciare una Misericordia (immeritata agli occhi di Giona e degli Israeliti) che invita a conversione, ossia offre un'opportunità di cambiamento.  Israele si era sempre considerato "proprietà di Yahvé", la sua "segullah". Ora, con la riforma post-esilica,  la prospettiva è stravolta: è Israele che considera Yahvé sua proprietà e non vede di buon occhio, per usare un eufemismo,  che Egli rivolga la sua attenzione verso i nemici storici di Israele.

Sorella, fratello: le parole del Maestro ai suoi contemporanei giungono in tutta la loro durezza a noi oggi, a noi che siamo cascati nella tentazione di appropriarci di Dio per "svenderlo" a nostro piacimento. Non ci va giù questo Dio rivolga la sua benevolenza a chi non fa parte dei nostri, a chi non fa parte del "cerchio magico" di quelli che "sanno" come funziona e dettano le regole. Come fu per Giona, così fu per Gesù: l'annuncio di un volto inedito di Dio, di un volto che non rientra nei nostri canoni si paga sempre a caro prezzo. 
Quanto siamo disposti a pagare per fidarci delle parole del Maestro? Quanto siamo disposti a mettere sul piatto della vita?
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.