lunedì 16 gennaio 2023

Buongiorno mondo!

Essere “otri” nuovi



Mc 2,18-22

E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!



La parola del Maestro è particolarmente impegnativa oggi e richiede anche una buona dose di coraggio: "vino nuovo in otri nuovi". La novità del Vangelo, del Regno, mal si adatta a chi fa la scelta delle "pantofole", della tranquillità a tutti i costi, del lasciare le cose come stanno "perché tanto ormai c'è poco da fare". Così come non risponde al tentativo, che ha il sapore dell'accanimento terapeutico, di voler continuare a proporre il messaggio del Maestro con le stesse modalità stantie e ripetitive, nel nome del "si è sempre fatto così", "bisogna rispettare le tradizioni" e via discorrendo. Il vino nuovo del Vangelo non è fatto per gli otri ammuffiti di chi vive nella perenne nostalgia del passato, dei "bei tempi andati in cui tutto era più chiaro e ben definito". Le nostre stesse comunità cristiane spesso sono proprio "parrocchie" (l'etimologia della parola parrocchia nell'antichità indicava lo straniero residente tra i cittadini di un luogo, es. Abramo era "paroikos" in Egitto.): abitiamo vicini all'uomo di oggi, ma come stranieri, quasi incapaci di comunicare la gioia del Vangelo, la parola di speranza, la presenza del Risorto. Forse è davvero tempo di cambiare le nostre modalità di essere discepoli del Signore. Le comunità primitive avevano uno spirito di adattamento ben superiore al nostro: il messaggio era al servizio dell'umanità, e non il contrario! Davvero, è ora di cambiare gli otri: "vino nuovo in otri nuovi"!. Il messaggio evangelico ha bisogno di donne e uomini capaci di stare dietro al passo di Colui che fa nuova ogni cosa giorno dopo giorno: coraggio, in cammino!

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 13 gennaio 2023

Buongiorno mondo!

Prendersi cura


Mc 2,1-12

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. (…)



Al paralitico che gli è stato messo davanti, Gesù perdona i peccati, ridona la salute e ordina: "alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". Sembra un invito rivolto a ciascuno di noi: "Alzati", non restare sdraiato, mettiti in piedi, ritrova la tua dignità filiale. "Prendi la tua barella”: è un invito a diventare un soggetto attivo nella vita, senza lasciarsi "agire" dall'esterno, da tutto ciò che al momento sembra offrire soluzioni di vita e di libertà ma che alla fine si rivela essere una prigione dorata che impedisce di vivere, di pensare, di agire. "E va' a casa tua": rientra nella comunità delle sorelle e dei fratelli, non più portato da altri, ma con le tue gambe, non più in situazione di dipendenza ma, cosciente delle tue fragilità guarite dal Maestro, come sorella o fratello capace di comunicare vita, a immagine e somiglianza del Padre che vuole i suoi figli in piedi e ben vivi. È un'immagine forte, piena di speranza, e che soprattutto riesce a strapparci da tutto ciò che ci impedisce di vivere, costringendoci a sopravvivere, compresi anche i tanti, troppi, "scribi e farisei" presenti attorno a noi e che vorrebbero sempre vederci sottomessi e dipendenti. Come sempre, nel Vangelo, il criterio che guida l'azione del Maestro non è l'osservanza di una legge, ma il bene dell'uomo. E questo è un dono/compito affidato a ciascuna e ciascuno di noi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 12 gennaio 2023

Buongiorno mondo!

Il dio escluso degli esclusi



Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.


La parola del Vangelo oggi ci racconta la guarigione di un lebbroso da parte di Gesù. Questo piccolo quadro la dice lunga sulla maniera che ha Dio di accostarsi a noi. Non teme la nostra "lebbra", non teme di sporcarsi le mani, di "infettarsi" con noi. Non teme nemmeno la possibile "esclusione" che ne deriva (infatti Marco ci racconta che se il lebbroso guarito ora è reinserito nel contesto vitale della sua comunità, Gesù è "costretto" a restarsene il luoghi deserti).  Farsi carico della fragilità dell'altro comporta il rischio concreto dell'esclusione da parte di tutti coloro che vedono nella sorella o nel fratello "lebbroso" un pericolo, qualche cosa da evitare accuratamente "perché non sai mai dove vai a finire". Così spesso siamo diventati esperti del gioco del lavamani e del chiudi-gli-occhi. Il Maestro ci mostra una strada totalmente diversa: è solo assumendoci reciprocamente le nostre fragilità che sapremo costruire un’umanità in cui non sarà più possibile coniugare il verbo "escludere", un'umanità in cui la "lebbra" dell'altro è la strada da percorrere insieme per diventare più umani, tanto umani da assumere la condizione divina. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 11 gennaio 2023

Buongiorno mondo!

Un Dio per la vita


Mc 1,29-39

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; (…).



Dove si trova Gesù cresce la vita. Questo è ciò che scopre con gioia chi scorre le pagine del Vangelo. Dove Gesù passa cresce l’amore per la vita, l’interesse per i  sofferenti, la passione per la liberazione da ogni male. Non dovremmo mai dimenticare che la prima immagine che ci offrono gli evangelisti è quella di un Gesù guaritore: un uomo che diffonde la vita e guarisce chi è malato. Per questo motivo intorno a lui troviamo sempre la miseria dell’umanità: posseduti, malati, paralitici, lebbrosi, ciechi, sordi e muti. Uomini cui manca la vita, “quelli che stanno al buio” direbbe Bertold Brecht.
Nella storia dolorosa dell’umanità le guarigioni di Gesù non hanno risolto praticamente nulla. La sua presenza salvifica non ha risolto tutti i problemi. La lotta contro il male e le sue manifestazioni continua nel nostro oggi. Ma il Maestro ci ha rivelato questa verità decisiva: Dio è amico della vita e ama appassionatamente la felicità, la salute, la gioia e la pienezza dei suoi figli e delle sue figlie.
Nell’Enciclica “Deus caritas est”, Benedetto XVI ha esposto il “programma del cristiano” che deriva dal “programma di Gesù”. Secondo la bella espressione del papa il cristiano deve essere, come Gesù, “un cuore che vede ove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente”. Essere trasparenza del cuore misericordioso di Dio; ecco quanto chiede il Maestro ai suoi. Questo è essenziale, il resto viene dopo. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 10 gennaio 2023


 

Buongiorno mondo!

Non autoritari ma autorevoli



Mc 1,21b-28

 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.


È l'autorità che viene dalla vita, dall'amore per la vita, dal profondo amore per il bene dell'uomo. È l'autorità del Figlio che trasmette l'amore del Padre e che invita ciascuno non a un percorso di "sottomissione", ma all'apertura confidente, alla relazione filiale, all'incontro gioioso. Per questo gli scribi non hanno autorità: vivono il rapporto con Dio da servi e, automaticamente, si trasformano in padroni esigenti con gli altri. È sempre stato così anche nella storia: quanto più l'immagine di Dio è deformata, tanto più il rapporto con l'altro è fondato sulla disuguaglianza che offusca l'altro fino a renderlo nemico. Lo vediamo, purtroppo, anche nel nostro tempo: da una parte c’è chi tira Dio per la giacchetta al fine di sostenere le proprie posizioni politiche (quasi che Dio fosse il presidente del proprio fans club) e dall’altra troviamo chi usa e deturpa il volto di Dio per propagandare ideologie religiose che sfociano nella violenza gratuita. Il tutto sempre e solo per il potere. 

Gesù, il Maestro, ci chiede di essere uomini e donne non di potere, ma di autorevolezza,  la sola  che viene dalla vita che si apre al dono di sé. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 9 gennaio 2023

Buongiorno mondo!

Conversione evangelica


Mc 1,14-20

 

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».



Queste sono le prime parole che Gesù pronuncia a proposito della sua missione nell’annuncio del Regno. Il Maestro chiede una “conversione”, cioè un cambiamento radicale di atteggiamento: se prima ero preoccupato esclusivamente di me stesso (anche della mia salvezza), ora devo invertire direzione e cominciare a preoccuparmi dei fratelli e delle sorelle che ogni  giorno attraversano la mia storia. Perché? Perché il Padre opera in questo modo, occupandosi e preoccupandosi della vita e della felicità dei suoi figli. La conversione intesa come cammino di perfezionamento personale per “piacere a Dio” non è una richiesta evangelica: Gesù non chiede di convertirsi a Dio, ma alla realtà del Regno e quindi al Padre. La conversione richiesta da Gesù passa attraverso l’amore per il fratello e la sorella, perché i discepoli sono invitati ad assomigliare al Padre amando come e con Lui. Ricordo che nella tradizione biblica la misericordia è un’azione concreta di Dio volta ad eliminare le cause della sofferenza e dell’infelicità dell’uomo (proprio come faceva Gesù). Questa è la conversione cui ci invita il Maestro. Coraggio, “il Regno è alla porta”: una porta da varcare senza timore. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.