sabato 31 ottobre 2020

I Domenica di Avvento 2020


 Mc13,33-37

“A tutti dico: Vegliate!”.

È l’ultima parola, un verbo all’imperativo, dunque un comando, che il Maestro lascia ai suoi prima di percorrere il suo “miglio verde”, l’ultimo tratto di strada che lo porterà a supplizio della croce.

Più di un secolo fa qualcuno definì la religione “oppio dei popoli”. Per certi aspetti non gli si può dare torto. Gesù stesso fece la stessa cosa denunciando le pratiche religiose atte ad addormentare le coscienze e ad asservire il popolo più che a liberare la relazione con l’Altro e con l’altro da ogni pretesa di dominio e sottomissione.

Le ultime parole del Maestro invitano a una vigilanza che non si limiti a scrutare i cieli in attesa di chissà quale segno straordinario e mirabolante (Dio non ha segreti da rivelare a qualcuno, neanche a Sua Madre, per quanto Radio Maria continui a strillare) ma che sia una vigilanza operosa e fedele al suo messaggio. Un messaggio che non è fatto di parole scritte sulla sabbia che si perdono nella notte dei tempi bensì un messaggio inciso nella carne stessa del Maestro, un messaggio che si fonda e affonda le sue radici e la sua credibilità nello stile di vita di Gesù di Nazareth stesso.

Aprire il percorso di Avvento con questa parola equivale a ricevere un forte scossone, una scossa alle nostre sonnolente abitudini religiose che identificano l’espletamento di una pratica religiosa con “l’aver fede”. Ebbene, con quel “Vegliate” Gesù chiede i suoi di fare attenzione, di apprendere l’arte del discernimento per non cadere nella trappola del “tanto, prima o poi, Lui torna e sistema ogni cosa”. “Vegliare” è assumere in toto il ruolo della sentinella di profetica memoria: nella notte del mondo, mentre gli altri dormono, i discepoli del Maestro vegliano e restano sobri. Stiamo svegli, cioè attenti, e coltiviamo e proponiamo la sobrietà, la proposta di uno stile di vita in cui rifiutiamo, ed invitiamo a rifiutare, la schiavitù dell’avere, del potere, dell’apparire.

L’unico potere che il “padrone di casa” ha lasciato ai suoi è quello del servizio, non quello del dominio.

E a ciascuno ha chiesto di “servire” secondo le proprie capacità, valorizzando “il compito” di ciascuno.

Il “signore di casa chiede ai suoi di non sprecare il tempo spiando dalle finestre il possibile ritorno del “padrone”, ma di operare giorno dopo giorno secondo le modalità di Colui che “è venuto per servire e non per essere servito”. Farsi trovare “addormentati” significa cedere all’ubriacatura del potere che ottunde le menti, rinsecchisce i cuori e svilisce l’autentico cammino di fede trasformandolo in una sterile esecuzione di pratiche religiose finalizzate più ad accontentare se stessi che non a ridare ossigeno all’annuncio del Vangelo adattato e tradotto per i tempi nostri.

Il “vegliare” evangelico non è un verbo dettato per generare paura. Il generare paura è proprio solamente di coloro che temono la perdita del loro potere, soprattutto quando tale potere è volto al controllo della persona, delle sue scelte, del suo stile di vita. Il Maestro, con il suo monito a “vegliare”, chiede che la comunità di coloro che si fidano e si affidano alla sua parola diventi uno spazio in cui ciascuno, a modo suo, si faccia sentinella affinché niente e nessuno annacqui il vino forte del Vangelo con l’acqua di una religiosità soddisfacente che non turbi l’ordine costituito.

La sola condizione che egli pone è la credibilità di una vita di vigilanza operosa, ossia di una vita da svegli che passi attraverso il dono totale di sé nel perdono gratuito.

La terribile esperienza della pandemia che stiamo attraversando è un “kairòs”, un tempo favorevole e opportuno per ritrovate quella via di sobrietà che non addormenta i cuori e tiene sveglie le coscienze.

Ci disponiamo ad accogliere Colui che visita il suo popolo e si fa uno con esso: il tempo dell’Avvento è un tempo di attesa, un tempo di desiderio, un tempo in cui ci disponiamo a… È il tempo di purificare il nostro desiderio, il tempo in cui trasformare la voglia (la brama) in desiderio che è capace di attendere senza voler possedere, che è capace di accogliere senza voler comprendere a tutti i costi. 

È la via di Colui che viene e ci chiede di restare aperti alla sconvolgente novità che ha da proporre.


(Adista Notizie n° 38 del 31-10-2020)

venerdì 30 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 Buongiorno mondo!

Parola e parolai

Lc 14,1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisia.

Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: "E' lecito o no guarire di sabato?" Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Poi disse loro: "Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?". E non potevano rispondere nulla a queste parole.


Ormai il Maestro ci ha abituato: pranzare con Lui spesso comporta il rischio di vedersi andare il pranzo di traverso, soprattutto se si fa parte di certe cerchie religiose.

Anche oggi accade e anche oggi il motivo è il bene di una persona di fronte alle esigenze del precetto: si passa sopra il precetto o sopra la persona? Molti fra noi, anche in questi giorni, hanno fornito la risposta: il precetto, la dottrina, anzitutto.

Quando Gesù smaschera l'ipocrisia che abita questa risposta, la reazione è sorprendentemente chiara: gli astanti restano muti, senza parola. 

Come i defunti, cui la morte ha tolto l'uso della parola, cioè della relazione che passa anche e soprattutto per il tramite della parola, così i convitati restano muti. Muti perché, in fondo, sono morti dentro: l'osservanza formale del precetto fa di loro delle mummie spirituali incapaci di costruire e mantenere relazioni vitali con l'Altro e l'altro. E di questi esemplari mummificati nella chiesa attuale ve ne sono molti. Molti che vorrebbero rinchiudere le vite altrui dentro gabbie spirituali per poterle meglio controllare e da esse farsi servire. Sono morti talmente gonfi di se stessi da aver bisogno di riempire tutto e tutti per potersi sentire vivi: praticamente degli zombi religiosi.


Sorella, fratello: "È lecito o no guarire di sabato?". 

Rispondendo a questa domanda scoprirai quale è il tuo posto a quella tavola. 

Rispondendo alla domanda scoprirai se possiedi ancora l'uso della parola, se sei una donna o un uomo di parola e della Parola, o sei un "morto che cammina ma non parla", la cui vita non dice nulla, la cui vita non è ancora parola di guarigione e liberazione per chi ogni giorno ti incontra. Coraggio, rispondi…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


giovedì 29 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 Buongiorno mondo!

Volpi e chiocce

Lc 13,31-35

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».

Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.

Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».


Quel "reuccio" (Erode era Tetrarca, una sorta di contentino da parte di Roma purché pagasse e facesse pagare le tasse dovute all'Imperatore) si era pur interessato a Gesù, era curioso di conoscerlo; ora vuol passare all'azione e togliere di mezzo quel tale, che la gente considera un profeta e che comincia ad avere un po' troppo successo. 

La risposta del Maestro è durissima: dare della "volpe" a qualcuno non era propriamente un complimento. Nella cultura di Gesù la volpe era considerata un animale sommamente impuro e per di più, al contrario del nostro modo di pensare, anche stupido. Nel Talmud un proverbio recita così: "Meglio essere la coda di un leone che la testa di una volpe". La coda, posta dove tutti sappiamo, era la parte più impura dell'intero animale, per cui... siete in grado di trarre le conclusioni da soli. Ma la risposta di Gesù si fa ancor più dura perché sbatte in faccia a Erode la sua incapacità di leggere la storia: non solo non capisce di essere "l'utile idiota" nelle mani dei Romani, ma nemmeno riesce a comprendere la figura di Gesù e la sua opera. Per questo il Maestro lo annovera tra tutti coloro che si sono fatti padroni "del pollaio" "uccidendo e lapidando" gli inviati del Padre.


Sorella, fratello: anche Erode, a modo suo, si crede e si propone come maestro. A differenza di Gesù, venuto per servire, Erode si serve di chiunque senza farsi scrupolo alcuno. A differenza di Gesù,  Erode si pensa come padrone di ogni vita che incrocia la sua strada, mettendosi così allo stesso livello di coloro che, posti a servizio del popolo, si sono serviti del popolo per i loro propri interessi, silenziando tutti coloro che, in nome di Dio, denunciavano questa "appropriazione indebita". Gesù non teme "coloro che possono uccidere il corpo" e prosegue decisamente il suo cammino per entrare da " autentico re" in Gerusalemme. Un re il cui trono sarà una croce, simbolo dell'abbraccio misericordioso che svela la tenerezza di un Dio che si prodiga, come una chioccia, per la vita dei suoi "pulcini".

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


mercoledì 28 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 Buongiorno mondo!

Il potere di condividere

Lc 6,12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.

C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.


Il Maestro, come noi, ogni tanto ha bisogno di fermarsi. Ha bisogno di guardarsi dentro e poi di fissare i suoi occhi in quelli del Padre; ha bisogno di ascoltare il battito del suo cuore e poi verificare che sia in sintonia con quello del Padre. 

Gesù, contrariamente a quanti di noi lo pensano, non si trova davanti una strada spianata, un'autostrada da percorrere conoscendo esattamente il "casello di uscita", o di "esodo" per restare al linguaggio di Luca. Anche Lui deve sudare per discernere, per comprendere, per restare in sintonia con Colui di cui è Figlio: il Figlio amato in cui il Padre si compiace.

Ecco perché deve "staccare", deve pensare e pregare prima di prendere decisioni importanti: la sua è una vita totalmente condivisa, pertanto anche le scelte fondamentali sono condivise con Colui che l'ha inviato.

Alla fine anche il Maestro fa la sua scelta: imprecisa, come le nostre, imperfetta, come le nostre, intrisa di umanità perché Lui ha scelto di essere in tutto come noi, in tutto fuorché "nel peccato", cioè rifiutando di trasformarsi in un idolo impastato di potere, avere e apparire. Ecco perché in questa divina imperfezione trova posto anche Giuda: lo "sbaglio" del Maestro è comunque un'opportunità di cambiamento anche per colui che "poi lo tradirà", cioè lo venderà ai "signori dell'idolo".


Sorella, fratello: in questa lista di nomi c'è posto anche per il tuo. La storia del Maestro incrocia la tua, vi entra dentro, passa attraverso il tuo nome, ossia ciò che sei, la tua essenza, la tua persona, la tua stessa storia. Chiamata/o per nome ti propone di apprendere a fissare il tuo sguardo in quello del Padre per imparare a diventare servo dell'umanità, per imparare, da guaritore ferito, a condividere quella "forza capace di guarire tutti". 

Non ti chiama a condividere un potere ma ti dona il potere di condividere, di condividere l'unica forza di guarire i cuori: l'amore che si fa perdono e servizio, unico farmaco capace di curare e guarire i cuori malati della nostra umanità.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 27 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

 Buongiorno mondo!

Essenzialità del quotidiano

Lc 13,18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».


Abituati alle cose grandi, alle opere faraoniche, alle manifestazioni oceaniche, ai segni mirabolanti, a tutto ciò che sa in qualche modo di "grandeur", non vediamo più le cose piccole, che pure esistono. 

Il Maestro educa i suoi ad aprire bene gli occhi, a non farsi accecare dallo straordinario, a non farsi imbrogliare da quegli specchi che ingigantiscono per dare l'idea che più grande è meglio è.

Il Regno di Dio, cioè la presenza di Dio stesso dentro la nostra storia, passa dall'essenzialità del quotidiano, dalle cose ordinarie, da quelle realtà che noi giudichiamo con troppa facilità insignificanti e vediamo semplicemente scorrere nella nostra vita come un paesaggio al finestrino del treno in corsa. Il Regno , la vita di Dio nella storia, si sviluppa partendo da realtà che spesso calpestiamo perché la nostra attenzione è attratta dallo straordinario che stordisce, che obnubila la mente, che ci fa evadere da noi stessi. Le comunità cristiane stesse vivono questa tentazione: bisogna apparire grandi, essere "significativi": altro che semi di senape! Come minimo noi siamo noci di cocco: dure, rigide e ben visibili, che se uno le prende a calci si fa pure male.

Sorella, fratello: Il Regno, la presenza di Dio, va trovata nella faticosa ordinarietà del quotidiano. Un quotidiano che deve  essere spogliato da tutto il ciarpame di cui l'abbiamo rivestito per renderlo più digeribile ai nostri occhi. Abbiamo fatto diventare essenziale non il granello di senape ma il cedro del Libano, che crescendo grava sulle nostre spalle e ci impedisce di far crescere altro dentro e attorno a noi. La stessa dolorosa esperienza della pandemia ci parla in questo senso: ci dice che il nostro stile di vita ha bisogno di una profonda revisione. 

Il granello di senape diventa un arbusto capace di fare posto all'altro: se siamo troppo pieni di noi e di quel superfluo con cui cerchiamo di riempire inutilmente i nostri vuoti saremo come cedri che impediscono alla luce e alla vita di crescere attorno a noi. 

All'inizio l'universo era concentrato in una piccolissima massa, poi ci fu il Big Bang e guarda te cosa è venuto fuori. Ora, pensa che Dio è quel granello di senape che cerca la terra della tua vita per germogliare ed espandersi…

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


lunedì 26 ottobre 2020

Buongiorno mondo!

Mani che schiacciano … mani che sollevano

Lc 13,10-17

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.


Chiudo gli occhi per un istante e cerco di immaginare la scena: Gesù che sta "predicando" dal "pulpito" e mentre parla scorge quella donna "piegata", impossibilitata da lungo tempo  a stare diritta: praticamente una vita il cui unico orizzonte è il pezzetto di terra davanti a lei e i suoi piedi che  avanzano. Le mani cariche di compassione, mani che non "piegano", del Maestro trasmettono quella Parola liberatrice che riapre la vita di quella donna: è di nuovo "dritta", le viene ridonata tutta la sua dignità.

Apro gli occhi e incrocio lo sguardo severo del capo della sinagoga seccato perché un Dio che non rispetta le regole del culto e, soprattutto, è irriguardoso verso i riti e i precetti dello shabbat non è accettabile. "Se volete incontrarvi con il Dio che libera fatelo nei tempi "liturgici stabiliti": qui non c'è posto per un Dio che non rispetta la Legge!".

Richiudo gli occhi e penso a quante volte le nostre comunità hanno fatto la stessa cosa. Un Dio che si mette a servizio della felicità dell'uomo? Ma quando mai? Un Dio che serve? Ma dove? Noi siamo i soldati a servizio dell'Altissimo, siamo gli sceriffi spirituali che vigilano sulla perfetta osservanza delle sue leggi, rubriche, canoni e catechismi. Sei divorziato/a e hai una nuova compagna/o? Cambia vita e torna quando sei a posto! Sei omosessuale? Pentiti, cambia vita e torna a "farti guarire" ma non di domenica (altrimenti dai scandalo: prima dobbiamo avvisare la comunità dei puri per accoglierti). Sei un peccatore? Convertiti, fai penitenza e, se è il caso, ti concederemo il perdono di Dio (che a noi Dio ha affidato per tenere "pura e pulita" la sua casa). E se poi un papa… beh ci siamo capiti: le truppe "contro" si sono già scatenate!


Sorella, fratello: quante persone abbiamo "piegato" o abbiamo "lasciato piegate" in nome di una presunta fedeltà a un Dio che si rivela in verità un piccolo idolo, costruito dalle nostre stesse mani, posto a salvaguardia di quel  potere spirituale che rende schiave le persone? Quante persone abbiamo escluso, allontanato, respinto perché "disturbavano" con la loro presenza il preziosissimo e intimo incontro con il nostro (perché è solamente nostro) Dio? 

A pensarci bene, però,  quelli "piegati" o "ripiegati" su sé stessi siamo proprio noi! Forse quella donna dice di  molto più di noi che non di altri. Forse, o senza forse, siamo noi quelli che devono essere guariti e poter raddrizzare il nostro sguardo per imparare a guardare il mondo, la vita, le persone con gli stessi occhi di Colui che impone le mani non per piegare ma per sostenere, raddrizzare, guarire e liberare. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


venerdì 16 ottobre 2020

Buongiorno mondo

Apparire o vivere


Lc 12,1-7

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».


A quei tempi i social non esistevano (grazie a Dio), altrimenti il Maestro sarebbe stato tra gli influencer più seguiti! "Calpestarsi a vicenda"…. Manco fosse un concerto di Vasco!

Eppure, il Maestro attira perché, alla fine, la verità, la credibilità, il pagare di persona, non lascia indifferenti. Egli denuncia l'ipocrisia di coloro che vendono e spacciano un'immagine di Dio come vera, indiscutibile (perché viene da loro), assolutamente da credere (un po' come il piccolo e meschino Mario Giordano televisivo dei tempi nostri). Gesù di Nazareth non cerca visibilità, non mendica fama, non si fa bello per attirare (tra un  po' si mostrerà inguardabile, uno "davanti al quale ci si copre la faccia", secondo le parole di Isaia). Il Maestro invita a non lasciarsi intimorire davanti alla violenza: puoi uccidermi, ma non potrai mai uccidere le mie idee, i valori per cui lotto, le realtà in cui credo e per le quali spendo la mia vita fino alla fine.

Sorella, fratello: la comunità di quelli che si fidano e si affidano alla parola del Maestro non ha bisogno di "like" per vivere. Se dobbiamo mendicare dei "mi piace" per sentirci vivi allora vuol dire che siamo morti dentro. Non vogliamo una Chiesa appariscente, ma una Chiesa di viventi che lotta per eliminare ogni traccia di falsità e di ipocrisia, dentro e fuori di essa. Io mi fido della Sua Parola: "Non abbiate paura"!. Lì dove c'è amore e gratuità, lì dove la solidarietà umana fa sentire la sua voce, lì possiamo incrociare lo sguardo e i passi del Maestro. Basta scegliere: discernere e scegliere.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.