giovedì 28 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Preghiera di Dio


Lc 6,12-19

“In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, (…)”.



Una traduzione più letterale è possibile: “Ora avvenne in questi giorni: egli uscì verso il monte a pregare e stava a passare la notte nella preghiera di Dio (…)”. Gesù che esce - richiama l’Esodo – ma da dove esce? Dove va?

Sul monte, che è il luogo dove Mosè andò per ricevere la Legge, per ricevere la Parola di Dio. Come Mosè discese portando la Parola di Dio così anche Gesù scende portando la nuova Parola, la seconda legge, la nuova alleanza, l’alleanza della misericordia e del perdono, che ci dà il cuore nuovo (Cf. Ger 31). Gesù esce e va verso questo monte.

Luca ce lo dipinge che “stava a pernottare nella preghiera di Dio”. La notte di Gesù in preghiera è l’alba della Chiesa, cioè noi nasciamo dalla notte di Gesù. La notte vuol dire la morte e ricordiamo che avevano deciso, nel brano precedente, di eliminarlo. Per Lui, però, la morte non è la morte, ma è un uscire e un salire sul monte nell’intimità con Dio e pregare: la comunione con Dio.
Cosa significa pernottare nella preghiera? Nel testo greco c’è scritto “nella preghiera di Dio”, perché ci sono preghiere che non sono di Dio; normalmente noi preghiamo i nostri idoli, le nostre fantasie, non Dio. La preghiera è quello stare davanti a Dio che ti fa essere te stesso, perché siamo fatti a Sua immagine e somiglianza. Questo avviene di notte, ossia nel momento dove tutto scompare, il momento del vuoto, del nulla. La preghiera è già vivere ora quella comunione definitiva con Dio che vive la morte: in particolare la morte di tante sue immagini distorte in cui, fino a “questi giorni”, avevamo creduto e nelle quali avevamo posto la nostra fiducia.

Mi piace pensare all’espressione “preghiera di Dio” in questo modo: Gesù si sintonizza con il Padre; non cerca risposte ma, nella sintonia con il Padre, l’uomo Gesù è in grado di produrre una scelta che è secondo Dio, nei confronti degli uomini con cui vive, i discepoli e gli apostoli. Ecco, sintonizzarsi con Dio, non strappare a Lui qualcosa o strappare chissà che.

Abbiamo ancora strada da fare.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.


P.S. Causa impegni, la rubrica riprenderà a partire dal 3/11.

mercoledì 27 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Operatori di iniquità?


Lc 13,22-30

“(…) Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia! (…)”.


Quel “non so di dove siete” significa: dove stai di casa? Quale è la tua casa? Sei mai stato “di casa” in “casa” mia, nella casa della misericordia, dice Gesù? Queste terribili parole le sento rivolte a me, alla mia vita ancora fin troppo comoda, ai miei spazi sacri e intoccabili, alle mie personali esigenze che non devono essere sacrificate.
Pensavo di essere “dentro”, al sicuro, al calduccio con il Maestro; pensavo di far parte della sua cerchia, il giro dei buoni, degli eletti, di quelli che alla fine di ogni giornata esclamano soddisfatti: “Anche questa è a posto. La mia parte l’ho fatta: ora tocca ad altri”.

Pensavo che l’aver “mangiato e bevuto con Lui”, cioè l’aver celebrato con serietà l’Eucaristia quotidiana, l’aver spezzato il pane con i bravi e buoni fosse “cosa buona e giusta”. Come mai mi ritrovo fuori? Perché la porta è chiusa e io non ho il Jesus-pass per accedere?

No, scusa eh, ma come “operatore di iniquità”? Se celebro l'Eucaristia, se ascolto la parola, se sono devoto e bravo; come faccio ad essere considerato “operatore di iniquità?”.

C'è una grossa iniquità, che è quella che credere che la salvezza sia l'appannaggio di anime elette e non sapere invece che la salvezza è la misericordia e l'amore che il Padre ha per noi, che il Figlio ci ha dato morendo in croce e che in questo modo noi dobbiamo amare e accogliere tutti alla stessa maniera come fratelli, come il Padre ha accolto noi, che impariamo a vivere di grazia. Se non viviamo ogni giorno da “graziati”, siamo nella disgrazia, siamo fuori dalla casa.

Rispetto a tutta una religiosità che è di celebrazioni, di mangiare e bere al cospetto di Dio, di ascolto della parola, ma che non entra nella misericordia ricevuta e accordata, che è il ritornello di tutto il Vangelo, non vi conosco.

A questo punto, ricomincio. Io per primo.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 26 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Senape e lievito

Lc 13,18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».




Per parlare del Regno Gesù usa due realtà che, al suo tempo, avrebbero fatto sorridere di scherno: un seme di senape (che Marco nella sua versione definisce “micròtero”, cioè, se mi passate l’espressione, “il più piccolissimo” tra i semi) e un po’ di lievito. Il primo è qualcosa che non ha peso, si fa molta fatica a notare, e genera, tra l’altro, una sorta di arbusto infestante. Il secondo è qualcosa di andato a male, è simbolo di impurità (tanto che si fa Pasqua con gli Azzimi …).

Quindi un Regno che non ha nulla di regale, secondo i criteri di allora ma anche di oggi. Non ha rilevanza politica, economica e, per certi aspetti, sociale. È irrilevante, insignificante. Dal punto di vista squisitamente religioso è anche segno di impurità, rappresenta qualcosa che è poco di buono.

Ecco, ora provate a parlare di Dio in questo modo (considerato che l’espressione “Regno di Dio” è un modo per dire Lui senza dirlo …).
Il nostro Dio è come un piccolo seme insignificante, che però produce, “infesta” senza soffocare e offre riparo a tutti, senza distinzione alcuna. Inoltre è un Dio che si mescola come “poco di buono” nella nostra storia per farla lievitare, per farla crescere, perché da qui nasca un pane capace di sfamare ogni fame che portiamo dentro di noi.
Unica condizione: sii terra che accoglie anche il seme insignificante; sii farina che si mescola senza paura con il “poco di buono” del lievito”. La Sua irrilevanza e il Suo “essere poco di buono” ti renderanno albero ospitale e pane di vita.

In questo modo, forse, comprenderai cosa significa professare non solo che Gesù è Dio, ma che Dio è Gesù, purificando quelle immagini distorte di Dio stesso che ti porti nel cuore.




Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 25 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Gesù, la festa di Dio


Lc 13,10-17

" (…) Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato» (…)".


Una donna completamente piegata, o ripiegata su se stessa; una donna così, presente al culto del sabato in sinagoga. Una donna la cui posizione le impedisce una sana e umana relazione con l'altro e persino con l'Altro. Il fatto di essere piegata su se stessa ne fa il segno di tutte e tutti coloro che vivono la propria esistenza così: piegati su loro stessi da non poter costruire relazioni che comunicano vita. Non si tratta solamente di una posizione fisica: è anche dello spirito. Rappresenta colei, colui che ancora faticano a credere alla gratuità della misericordia divina e vivono schiacciati dal peso di un'immagine divina satanica, cioè distorta. È l'immagine comunicata dal capo della sinagoga: Dio è legge che ti giudica e ti condanna. Il suo "vederti" è l'esatto contrario di quello di Gesù: il Maestro ti vede per "slegarti" da questa infermità, il Dio-legge per schiacciarti ancora di più.

Ma è sabato, il giorno della festa e della gioia. Ecco l'immagine autentica di Dio che ci comunica Gesù: è Colui che è felice di regalarti la sua misericordia e rimetterti in piedi, come quando nel giardino dell'Eden eri ritto e camminavi con Lui. La festa di Dio è ridare libertà e dignità all'uomo. E Gesù è questa festa per noi.

Nel testo viene detto letteralmente: "Donna, sei stata slegata dalla tua infermità". Gesù non l'ha slegata, le ha solo ricordato che è figlia di un Dio che ci ha creati liberi perché liberati dalle false immagini di Lui che ci rendono schiavi di una religiosità che non ha nulla da spartire con una relazione filiale con Lui e fraterna tra noi.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 22 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Discernere il kairòs


Lc 12,54-59

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».



“Ipocriti”. Con questo termine si apriva il capitolo e ora con lo stesso viene chiuso.

L’incapacità di discernere il “kairòs”, il momento opportuno, ci rende ipocriti. Sappiamo infatti valutare bene il “volto” della terra e del cielo, ma non sappiamo fare altrettanto con il volto del Signore. Ritornano qui quelle risonanze eucaristiche che abbiamo trovato all’interno del capitolo.

Il “kairòs” è il tempo delle scelte e della vita stessa di Gesù che ci viene continuamente proposta nell’eucaristia. Essa diventa il metro di giudizio della storia, la nostra personale e quella dell’umanità intera. È la “via” che stiamo percorrendo e che ci invita a trasformare colui che consideriamo “”avversario” in fratello.

Se non sappiamo discernere questo percorso dentro la nostra storia, allora il giudizio sarà inesorabile. E non sarà Dio a pronunciarlo: lo stiamo già scrivendo noi stessi.

Ecco il dono da chiedere oggi: discernere il momento opportuno ogni giorno per imparare a giudicare ciò che è giusto.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 21 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Una fine che parte dall’inizio


Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».




Sono parole a prima vista misteriose quelle del Vangelo odierno. È una citazione da Michea 7,6 dove si parla della fine del mondo. Dov’è che finisce il mondo?

È quando i padri sono contro i figli e i figli sono contro i padri, cioè non c’è più la trasmissione della vita. Il padre, che è quello che, nella tradizione e cultura semitica, trasmette tutto al figlio, non gli trasmette più niente, vorrebbe farlo fuori. Il figlio, che deve ricevere, non vuole più ricevere niente e vuole far fuori le sue radici. Quindi qui è rappresentato come il caos assoluto nelle relazioni verticali, il padre e il figlio (come anche suocera e nuora: non sono relazioni che conoscono le medesime difficoltà, fatte salve le dovute eccezioni?).

Questo è il segno di quella fine che ha il suo inizio fin dal “principio”, “bereshit”. La prima relazione che c’è stata tra il Creatore e l’uomo come è avvenuta? È stata così: l’uomo ha considerato Dio come un nemico ed ha sempre fuggito questa inimicizia fuggendo da Dio.

Gesù verrà proprio a risolvere questo problema affidandosi al Padre nonostante la volontà contraria che lui aveva come uomo. Il suo primo discernimento sarà quello di vincere la radice del male che è questa non fiducia in Dio, questa sfiducia in chi dà la vita.

Se nelle relazioni la priorità è la salvaguardia del potere, il frutto sarà solamente la morte. Se diventiamo custodi l’uno dell’altro, il frutto sarà il giardino lussureggiante dell’Eden, dove ognuno è colmato in tutti i suoi bisogni e necessità. Questo è possibile solo se entriamo nella logica del Creatore: possiamo mangiare di tutto, ma non possiamo mangiare tutto. Solamente quando “mangiare” è “condividere” la vita si espande.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 20 ottobre 2021

Buongiorno mondo!

Amministratori della vita


Lc 12,39-48


"(…) Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi (…)".


Chi è dunque l’economo? L’economo è quello che è amministratore, non il padrone. Dopo aver parlato del padrone, che teme la venuta del ladro, ora parla invece dell’economo che è fedele e saggio. Saggio vuol dire che sa cosa fare, fedele vuol dire che lo fa. E cosa fa? Ecco, il Signore lo ha posto sopra tutti gli altri e cosa deve fare? Deve dare nel suo momento la misura di grano: è un’altra allusione eucaristica. Cosa dobbiamo fare noi in fondo nella nostra vita? Ognuno è responsabile degli altri, tutti siamo economi della nostra vita -amministratori - e la possiamo amministrare o da padroni, ammassando il grano come lo stolto possidente, oppure come economo che, al suo momento, dà la misura di grano agli altri servi, ai suoi fratelli. Potremmo dire, come se fosse un performativo, “quando fare è condividere” che è il senso dell’eucarestia: fate questo in memoria di me, fate come ho fatto io.

“Beato quel servo che, venendo il suo Signore, troverà così”, che sta dando il grano come lo ha ricevuto, che sta amando come è amato, che sta servendo come è stato servito: in verità vi dico: lo porrà su tutto ciò che ha.

Che cos’ha Dio?

Ha solo sé stesso: darà tutto sé stesso. Questo dono totale ci permette di diventare uguali a lui se entriamo nella vita come lui: facendoci servi, amministratori di vita.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.