venerdì 29 aprile 2022

Buongiorno mondo!

Donne e Uomini delle Beatitudini
Santa Caterina da Siena


Mt 11,25-30

"Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli (…)".


"Queste cose" sono le Beatitudini, la nuova proposta del Regno di Dio che si manifesta in Gesù e in tutte e tutti coloro che nella vita accettano di farsi piccoli e porsi dalla parte dei piccoli della storia, quelli che agli occhi dei più non contano nulla, quelli che sono in fuga da guerre e orrori vari, quelli che nessuno vorrebbe accanto a casa, quelli che "si potrebbe evitare di far vedere certe immagini". Papa Francesco ricorda sempre, con parole diverse, che non è la religione a salvarci e unire l'umanità, ma l'esperienza della fede e della fede in Gesù risorto e liberatore. Non abbiamo bisogno di sedicenti "sapienti e intelligenti" che sembrano saperne una più del papa, non abbiamo bisogno di "guardiani della religione" che si ergono a giudici. Non abbiamo bisogno nemmeno di coloro che si accodano per far sentire i loro lamentosi cori di "profeti di sventura", pronti a inginocchiarsi per chiedere perdono alla Maestà divina, ma incapaci di inginocchiarsi davanti al dolore e alla sofferenza di una sorella o un fratello. Non abbiamo nemmeno bisogno di "sacerdoti sdegnati" che fanno dell'Eucaristia un rito a lode e gloria della loro sete di potere mascherata da una falsa pietà che si avvolge su se stessa e non degna di uno sguardo il ferito al bordo della strada. Abbiamo il Maestro che ci offre le Beatitudini: questo ci basta e ci spinge a farci compagni di viaggio come popolo della senape nella costruzione del Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 28 aprile 2022

Buongiorno mondo!

Persone nuove per la novità del Regno


Gv 3,31-36

" (…) Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura (…)”.


Gesù è la parola definitiva del Padre sul mondo. Il Figlio dell'Uomo rappresenta il modello di umanità che Dio ha da sempre pensato e cercato insieme a noi tutti. Un'umanità che sia riflesso e trasparenza di un Dio che è Padre e Madre, di un Dio che vuole la nostra felicità. Come disse un monaco belga che ha vissuto nel Sahara: "Non posso credere in un Dio che non sia felice anche quando noi siamo felici senza di Lui". Per giungere a un tale livello l'unica condizione richiesta è accogliere quello Spirito "donato senza misura". Di quale Spirito si tratta? Credo dello stesso che ha condotto Gesù a donare la sua vita per il mondo. Non è uno spirito asettico, impersonale, ma è lo stesso che ha guidato Gesù nella sua opzione fondamentale per il bene dell'uomo: è l'amore del Padre che scorre come un fiume verso di noi. Basta solo trovare il coraggio di immergervisi e rinascere come persone nuove. Nuove perché continuamente rinnovate dal suo amore e dal suo perdono capace di renderci portatori della quotidiana novità del Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 27 aprile 2022

Buongiorno mondo!

Rivelatori del Padre


Gv 3,16-21

" (…)Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (…)".


Con queste parole Gesù ci rivela definitivamente chi è il Padre: è amore, semplicemente ed esclusivamente amore. Un Dio che è amore e che non chiede all'uomo se non di essere accolto. E l'accoglienza di tale presenza amorosa trasforma le persone e dona loro la possibilità di trasmettere lo stesso amore. Giovanni, nel testo di oggi, riprende ancora uno dei temi presentati nel Prologo: luce e tenebre. Mi piace notare come lo "scontro" (anche se è improprio chiamarlo così) tra queste due realtà è sempre frutto di una scelta personale: scegliamo da che parte stare. Inoltre la luce non ha bisogno di imporsi con forza sulle tenebre: semplicemente dove vi è l'una non possono esistere le altre, perché davanti alla luce le tenebre si ritirano. Non serve partire lancia in resta con crociate contro le tenebre: basta vivere nell'amore del Padre, da figli e fratelli, e questo fa sì che le tenebre non trovino più spazio. Le nostre comunità dovrebbero essere proprio gli spazi in cui la luce dell'amore si manifesta e vivifica i rapporti tra le persone, aprendo spazi all'azione di Dio che non è "venuto per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui". È un grande invito alla libertà e alla creatività, perché l'amore è libero e creativo. Non siamo cristiani per difendere tradizioni, non siamo cristiani per imporre dottrine; siamo cristiani per aprire spazi alla misericordia di Dio che conta su di noi per rendersi visibile oggi.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 26 aprile 2022

Buongiorno mondo!

Vivere per sempre


Gv 3,7-15

" (…) E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna (…)".



Gesù lascia intendere che il momento "più basso" della sua esistenza, sarà anche quello "più alto". Il momento della massima impossibilità umana, diviene lo spazio della massima possibilità divina: solo il dono offerto diventa generatore di vita per chi vuole accoglierlo. L'incontro con il Risorto nell'Eucaristia domenicale dovrebbe essere il fondamento di tale dinamica: l'Eucaristia celebrata non è un rito fatto per assolvere a un precetto o rendere contento Dio perché abbiamo fatto il nostro dovere "santificando la festa"! È l'incontro vivo ed efficace con Colui che "è stato innalzato" per dare anche a noi una tale possibilità. Ecco perché l'abbassamento della Croce è preceduto dall'abbassarsi di Gesù sui piedi dei discepoli: il gesto della lavanda getta una luce diversa sulla Croce. Non è un sacrificio per salvare l'umanità dall'ira del Padre, ma il modo che il Signore ha scelto per consegnarci il suo Spirito e renderci capaci di vivere con Lui e come Lui nell'amore gratuito e incondizionato. Ecco la “vita eterna” del Maestro: una vita talmente segnata e impregnata di amore da assumere una qualità divina, eterna, più forte di qualsiasi morte.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 25 aprile 2022

Buongiorno mondo!

Portatori del Felice Annuncio


Mc 16,15-20

“(…) «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (…)”.



Davanti a questo testo mi vengono due considerazioni di fondo.

La prima è che si tratta di un mandato: non siamo inventori del Vangelo, non siamo possessori di niente e nessuno. Siamo dei “missi”, dei “mandati” e come tali l’unico “potere” è quello di rappresentanza. Ci viene affidato qualcosa di prezioso per il quale Colui che invia si è giocato la vita: la condizione per essere riconosciuti come suoi messaggeri autentici è quella di essere disposti a fare altrettanto. Per questo non si predica il Vangelo per obbligare altri a viverlo: o lo si annuncia vivendolo, o non lo si annuncia affatto.

In secondo luogo Gesù chiede di “predicare il vangelo”, ossia di “evangelizzare”. Mi sono chiesto: ma in quale modo Gesù ha assolto, lui per primo, a questo compito? Come ha evangelizzato Gesù? Io credo che la risposta stia nelle parole pronunciate da Pietro nel famoso discorso: “Egli passò facendo del bene”. L’unico modo che Gesù ha usato per comunicarci la buona notizia che Dio è “abbà”, che egli è buono, anzi esclusivamente buono, è stato quello di occuparsi e preoccuparsi del bene delle persone da Lui incontrate.
L’evangelizzazione portata avanti da Gesù non era in primo luogo preoccupata di costruire un recinto dottrinario (indispensabile, per carità!, altrimenti qualcuno fa l’offeso…) in cui richiudere qualche “buono” per separare dal “cattivo” o “irregolare” di turno. La Buona notizia è che il Padre si prende cura di ognuna e di ognuno ed è esclusivamente buono. Questo è il principio non negoziabile per cui Gesù è arrivato fino al dono della vita: per dirci che Dio è un Padre buono. Evangelizzare oggi vuol dire allora in primo luogo non discostarci da tale principio, per non vanificare la morte di Gesù. Allora, facciamo sì che il Vangelo resti davvero una buona notizia, una parola di speranza e di liberazione. E smettiamola di assumere quell’aria grave da “salvatori del mondo e della Chiesa”, quell’aria da “profeti di sventura” che non vedono che macerie e “fumo di satana” dappertutto. Il Vangelo ha bisogno di uomini e donne forti, forti della loro fragilità sempre risanata e perdonata, forti di una presenza che “accompagna”, forti della consapevolezza di essere annunciatori di vita e non sterili difensori di posizioni e dottrine che “né noi né i nostri padri abbiamo potuto osservare”.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

E Buona Festa della Liberazione.

domenica 17 aprile 2022

Pasqua 2022

"Dove sei?"


La pandemia (non ancora terminata) ci ha sbattuto in faccia, senza troppi complimenti, la nostra fragilità. Un organismo pressoché invisibile ha silurato in men che non si dica il nostro senso di sicurezza e di onnipotenza. Questo evento drammatico che, volenti o nolenti, è arrivato a costituirsi come linea di confine temporale (prima della pandemia… dopo la pandemia) è stato caratterizzato da una domanda ricorrente, rivolta a "Dio" o chi per lui: "Dove sei?" e condita di abbondanti suppliche (Pietà di noi, Signore pietà e via discorrendo).

Si sta appena affievolendo l'eco di tale domanda che la pretesa onnipotenza umana si risveglia di colpo facendoci piombare nell'assurda, inutile e quanto mai stupida violenza della guerra.

Anche in questa situazione, la domanda sale al cielo, o chissà dove: "Dove sei?" e ripartono anche le suppliche di pietà (tra l'altro rivolte a Colui che proprio non c'entra nulla con la bestialità di questa guerra).


Non entro nel merito se sia giusto e meno elevare suppliche insieme alla domanda di cui sopra.
Se non ricordo male, tuttavia, questa domanda è stata posta a noi, all'uomo, all'umanità intera, fin dagli inizi dell'avventura.
Se non ricordo male, nel giardino della vita, ossia nella vita quotidiana, Qualcuno venne a cercarci e l'unica misera risposta che fummo, e siamo ancora oggi, in grado di dare fu: "Mi sono nascosto perché ho avuto paura…".
A questo punto mi chiedo: ma se provassimo a cambiare prospettiva? Se invece di continuare a chiedere "Dove sei?" provassimo a interrogarci su "dove siamo noi"?
Gesù stesso si è fatto totalmente uno di noi. Sulla croce anche Lui è arrivato ad assumere la nostra stessa prospettiva con il suo grido : "Eloì, Eloì …" , che in fondo assomiglia un po' ai nostri tanti "Kyrie, eléison".
Anche davanti alla tomba vuota Maria di Magdala, in fondo, chiede: "Dove sei?".

Dio, il Signore, non si è mai mosso: forse siamo noi a stare nel posto sbagliato; forse siamo noi ad aver perso le coordinate; forse siamo noi che abbiamo scelto di stare dentro la creazione da padroni e non da custodi.
Lui nella nostra storia c'è sempre stato: è il suo nome. Lui si chiama: "Io-ci-sono". E noi? Dove siamo?

Essere a sua immagine e somiglianza vuol dire "esserci" nella storia come Lui e Lui non può "esserci" se non ci siamo anche noi. Gesù ci ha guarito proprio da questa prospettiva errata che lui ha sperimentato nella sua carne: l'idea errata di un Dio che noi abbiamo definito, delimitato dal filosofico "Io-Sono" senza comprendere che quelle parole erano per dire tutt'altro. Non erano parole fatte per mettere distanza, ma esattamente il contrario: "Io-ci-sono".

Lui non campa sulle nostre paure, al contrario di noi che usiamo la paura per creare le condizioni che ci fanno diventare ingiusti e omicidi: Caini che alzano continuamente la mano sull'altro. Una mano che, nel tempo, invece di creare strumenti di pace e tracciare percorsi di giustizia è divenuta la mano che preme un grilletto, che pigia un pulsante, che trasforma la fionda in un missile.

Non serve chiedere a Lui "Dove sei" se prima non diamo risposta noi stessi alla sua domanda.
E l'unica risposta giusta che dovremmo poter dare e che Lui attende fin dalla notte dei tempi è:
Sono qui con Te, sono i Tuoi occhi e le Tue orecchie nella storia,
sono la Tua mano che custodisce con Te il brulicare della vita,
sono i Tuoi piedi che incessantemente percorrono le vie della storia per raggiungere i non-luoghi della morte e su questi far spirare il soffio della Parola che chiama alla Vita.
Quella vita che Tuo Figlio ancora oggi ci chiama ad accogliere, condividere e coltivare.

In un giardino tutto ebbe inizio. In un giardino tutto ricomincia.
E noi dove siamo?

Auguri di una serena Pasqua.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 14 aprile 2022

Buongiorno mondo!

"Transustanziare" la vita


Nella Messa "In Coena Domini" viene proclamato il famosissimo testo di Giovanni (13,1-15) che descrive il gesto compiuto dal "Signore e Maestro" quando lava i piedi ai discepoli. Giuda aveva già deciso di "vendere" Gesù per 30 pezzi d'argento: il prezzo, secondo il Levitico, dovuto per uno schiavo o una donna (e già questa la dice lunga!). In effetti Gesù compirà quel compito che era proprio degli individui considerati inferiori rispetto ai loro superiori (schiavo-padrone; moglie-marito; figli-padre; discepoli-maestro). E tale pratica veniva sempre fatta prima del sedersi a tavola, mai durante. Gesù agisce esattamente come ha sempre fatto nella sua esistenza: fa il contrario! Lui, il Signore e Maestro, si abbassa mostrando così la sua vera superiorità o regalità: il gesto dell'amore che si trasforma in servizio. Ma non un servizio generico, come quello che predichiamo spesso noi: facciamo qualcosa per gli altri, mettiamoci a disposizione, ecc... No. È un servizio reso che trasforma, “transustanzia” in "signori", uomini e donne liberi perché liberati dall'amore e capaci a loro volta di chinarsi a fare la stessa cosa per rendere altri fratelli e sorelle "signori" allo stesso modo. Gesù non lava i piedi per dimostrare che si abbassa, ma per innalzare gli altri e far comprendere che nella sua comunità non ci sono gerarchie, "superiorati", ranghi di prestigio (con susseguenti abiti, monili e ammennicoli vari da esibire per mostrare il rango raggiunto). Nella sua comunità ci sono signori che si fanno servi perché solo chi è veramente libero, come solo un signore può essere, può davvero farsi servo. Allora, e solo allora, ha senso indossare quel grembiule di "don toniniana" memoria: solo così non avremo reso vano il gesto del "Signore e Maestro". Solo così “transustanzieremo” la nostra esistenza facendola diventare un buon pane per gli altri.

Un abbraccio a tutte e a tutti e buona vita.