venerdì 28 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

Creatori di relazioni vitali



Mc 10,1-12


In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». (…)



Oggi il Maestro è sottoposto a prova dai farisei riguardo la liceità del ripudiare la propria moglie. Il problema però, fa capire Gesù è ben altro e riguarda la qualità delle relazioni che vogliamo creare nell'umanità. Non è questione di sapere se posso o meno "ripudiare" una persona, quanto piuttosto di interrogarmi sulla mia capacità e desiderio di creare relazioni che aprano alla vita, facciano crescere nell'amore autentico, aiutino ciascuno a essere ciò che davvero è. Insomma a vivere da figli immersi in un Dio che ci ha creati per la vita e non per la morte, per vivificare il mondo, e non per mortificarci in inutili casistiche legislative. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 27 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

Pietre d’inciampo e bicchieri d’acqua



Mc 9,41-50


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. (…)



Si è tentati di pensare a "questi piccoli" come a dei bambini. Ma il testo parla di "piccoli che credono", anzitutto, e, in secondo luogo, il termine usato non fa riferimento tanto ai "bambini" quanto a quelle persone che, senza mezzi termini e senza offesa alcuna, sono considerate delle nullità. Sono gli insignificanti della storia, gli invisibili, i trasparenti, quelle persone che vedi senza guardare, come alberi che scorrono velocemente mentre corri in autostrada. Ma sono comunque "piccoli che credono", ossia tutte e tutti coloro che in un qualche modo alzano il loro sguardo a incrociare gli occhi di Gesù per trovare in Lui motivo di speranza, per incontrare quello sguardo carico di misericordia capace di rimettere in piedi e di far sentire amati: non più "nullità" ma persone amate, sorelle e fratelli in cammino sulle strade del vangelo. Ecco: le nostre comunità dovrebbero essere "culle" che accolgono questi "piccoli" per aprirli alla vita, all'amore. Dovrebbero essere luoghi accoglienti in cui ogni donna e ogni uomo possano incontrarsi con il Dio della vita senza "inciampare" (scandalon, in greco, è la pietra che ti fa inciampare e impedisce il passo) in muri dottrinali che scagliano fulmini di condanna, che velano il volto di Gesù dietro una cortina insuperabile di leggi e precetti, che nascondono lo sguardo di dio dentro volute d'incenso sparse da zelanti funzionari del sacro. A noi farci voce di chi non ha voce, a noi  il compito di togliere tutte le possibili pietre d'inciampo che rendono dolorosa la strada del Vangelo per tante sorelle e fratelli. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 26 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

Sguardo aperto, cuore grande



Mc 9,38-40


In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».

Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».



Tutto ciò che concorre al bene dell'uomo, al bene della sua dignità, tutto ciò che partecipa all'umanizzazione dell'umanità non può essere rifiutato semplicemente perché "non fai parte dei nostri". La tentazione di appropriarci di Dio, di "dargli un nome", di mettercelo in tasca a nostro servizio sembra più che mai serpeggiare tra le fila di cosiddetti "credenti ad oltranza". A volte ho l'impressione di stare dentro una Chiesa più preoccupata di salvare il "marchio", il "brand" si direbbe in certi ambienti, invece di lodare per le meraviglie che lo Spirito suscita in mezzo agli uomini. Siamo ancora lì a guardare più la zizzania del campo che il buon grano, presente a volte proprio dove non ti aspetteresti mai di trovarlo. Anzi, spesso contribuiamo noi stessi a seminare zizzania pur di dimostrare la nostra ragione! Dovremmo saper lodare e ringraziare per il bene, al di là di ogni appartenenza, e invece pasteggiamo a invidia e rancore. Le nostre comunità dovrebbero essere più preoccupate di educare al bene, a saperlo non solo fare, ma a saperlo anche apprezzare in chi non fa parte del "cerchio magico". Come Gesù, che "passò facendo del bene a tutti", non solo ai "cattolici". 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 25 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

 Assomigliare al Servo



Mc 9,30-37


(…) E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».



Perché non siano solamente parole il Maestro pone "in mezzo" (il suo posto!) un piccolo servo, un garzone (il termine usato può indicare sia un bambino sia il piccolo servetto di famiglia, il garzone, insomma). 

Se lo avete visto, nel film "The Butler", a un certo punto viene spiegato non solo cosa fa il maggiordomo, ma soprattutto come lo fa: anticipando i desideri e restando al contempo invisibile. Ecco, credo sia un'immagine forte che rende bene l'idea di quanto Gesù chiede ai suoi: essere servi senza farsi notare. Questo rappresenta il valore della grandezza nel Regno: l'invisibilità del servizio. O come dirà Luca nel suo vangelo: "siamo semplicemente servi" (non servi inutili!). 

E il motivo di una scelta tale nella vita non viene da un'imposizione esterna, ma da una scelta di assunzione/identificazione con il progetto di Gesù che chiede di assomigliare a Dio. Non ci facciamo servi perché "mi piace", perché "mi sento portato", perché "Gesù me lo chiede per il bene delle anime". Scelgo la via del servizio perché in questo modo rendo autentica la mia vita di figlio che cerca di assomigliare a Dio fissando il mio sguardo verso il Figlio che ne è l'espressione più autentica. Il prezzo di questo è la rinuncia ad ogni tipo di ambizione, sia quella dell'avere, che del potere che (soprattutto) dell'apparire. Solo così saremo anche noi uniti al Figlio "in mezzo", con Lui, a celebrare una vita di dono nel servizio nelle nostre Eucaristie domenicali. E non rischieremo di partecipare a un rito dove spesso la teatralità prende il posto dell'autenticità, dove "in mezzo" non c'è Lui, ma noi, con l'orologio in mano, aspettando che il tutto finisca per poter tornare ai nostri affari. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 24 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

Incredulità


Mc 9,14-29

”(…) O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? (…)”



Anche il Maestro perde le staffe davanti alle resistenze che proprio i suoi oppongono al suo discorso. Ha chiesto di "rinnegare se stessi", le proprie ambizioni, la ricerca di possesso e potere. Ha chiesto di "prendere la propria croce", di non andare in cerca di facile successo, ma di essere pronti ad assumere il disprezzo che comporta la strada del Vangelo. I discepoli non hanno capito nulla e per questo diventano il segno di una generazione "incredula e perversa". Essi sono "increduli" ossia vivono ancora immersi nel mondo della religione dove spesso non non vi è spazio per la fede ma solo per delle certezze assolute, che da sole escludono il percorso del fidarsi e dell'affidarsi che è proprio della fede. Questa incredulità si manifesta come perversione della fede, che impedisce di assumere lo stesso sguardo di Dio nei confronti dell'umanità e dell'umanità sofferente. La religione offre mediatori che esercitano un potere sull'umanità in nome di Dio; la fede crea fratelli e sorelle che aprono spazi all'azione sempre creatrice e creativa del Fondamento dell’essere che ridona la vita a chi è immerso "nell'ombra della morte". La domanda retorica che Gesù si pone nel suo sfogo, "Fino a quando starò con voi?”, trova risposta nel suo amore fedele, in quella fedeltà che lo farà conoscere come "l'Emmanuele", il Dio-con-noi per sempre. Ma noi siamo davvero con lui?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 21 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

Se qualcuno…



Mc 8,34-9,1

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà (…)”.



Seguire Gesù sulle strade del Vangelo non è per i deboli di cuore. È un ribaltamento totale di prospettiva: si tratta di imparare a vivere assumendo in toto il suo stile di vita. Uno stile che comporta sofferenza e derisione per le scelte che si fanno nel suo nome. Questa è la croce di cui parla Gesù. Su  questa “croce da portare” ne ho sentite tante, troppe, a mio avviso. Ho sentito parlare della croce che Dio dà quando capita una disgrazia, un lutto improvviso, una malattia, un rovescio nella vita. Ma che razza di dio può essere un tale dio? Un dio che si diverte a vederci soffrire? Questo è “il Padre” che Gesù ci rivela? Non credo proprio. La malattia, la morte, la difficoltà fanno parte del mestiere di vivere: è la vita stessa, la sua fragilità che ci pone in mezzo a tali realtà. Ma allora di quale croce parla Gesù? Egli parla del disprezzo che ci viene rovesciato addosso ogni volta che viviamo il suo messaggio, ogni volta che viviamo la radicalità del Vangelo. È il disprezzo che subivano i condannati quando salivano verso il patibolo. È questa la “croce da portare” dietro a Lui. Quindi non è una croce data da Dio, ma la conseguenza accolta da ciascuno nella misura in cui sceglie di seguire il Maestro. Quando scegliamo di fare nostro il messaggio e lo stile di Gesù, quando la nostra voce si fa scomoda perché denunciamo politiche di sfruttamento, di ingiustizia e di chiusura, quando con coraggio ci facciamo voce di chi non ha voce prepariamoci a essere disprezzati e rifiutati. Il discepolo non è tale quando tutto va bene e fa sentire forte le sue campane: il discepolo è tale quando cammina dietro al suo Maestro con l’unico scopo di far brillare il volto di Dio e aprire spazi alla sua azione che risana l’umanità. Gesù apre una via: a noi scegliere, come sempre, da che parte stare. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 20 febbraio 2025

Buongiorno mondo!

Una fede che si fa vita


Mc 8,27-33

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».



La domanda che Gesù pone non è rivolta soltanto i suoi primi seguaci. È la questione fondamentale a cui dobbiamo rispondere sempre. La nostra prima reazione può consistere nel trovare rapidamente una risposta dottrinale e confessare in modo automatico che Gesù è il “Figlio di Dio incarnato”, il “Redentore del mondo”,  il “Salvatore dell’umanità”. Titoli, questi, senza dubbio tutti molto solenni e ortodossi, che però possono essere pronunciati senza avere alcun contenuto vitale.
Gesù non chiede semplicemente la nostra opinione. Ci interpella, soprattutto, sul nostro atteggiamento verso di lui. E questo non si riflette solo nelle nostre parole, ma soprattutto nel nostro modo concreto di seguirlo. Come ha scritto qualcuno: “La breve proposizione: “Io credo che Gesù è il Figlio di Dio”, assume un significato completamente diverso se pronunciata da Francesco d’Assisi o da un dittatore presente nel mondo. Il Dio di questi uomini non è lo stesso o, almeno, non è lo stesso Dio invocato da ciascuno per orientare la propria condotta”. Le parole di Gesù richiedono un’opzione radicale. O Gesù è per noi un personaggio come molti altri della storia, oppure la Persona decisiva che ci fornisce la comprensione ultima dell’esistenza, dà l’orientamento decisivo alla nostra vita e ci offre la speranza definitiva. La domanda “Chi dite che io sia?” acquista dunque un contenuto nuovo. Non è più una questione su Gesù, ma su noi stessi. Chi sono io? In chi credo? In base a cosa oriento la mia esistenza? A cosa si riduce la mia fede? Tutti dobbiamo ricordare sempre che la fede non si identifica con le formule che pronunciamo. Per comprendere meglio la portata di “quello che io credo” è necessario verificare come vivo, a cosa aspiro, in cosa mi impegno. Per questo, la domanda di Gesù, più che un esame sulla nostra ortodossia, dovrebbe essere la chiamata a uno stile cristiano di vita. Evidentemente non si tratta di dire o credere qualcosa su Cristo. Ma non si tratta neanche di fare solenni professioni di fede ortodossa per vivere poi lontani dallo spirito che questa stessa proclamazione di fede esige e comporta. Rende tristi osservare l’atteggiamento di settori cattolici la cui unica ossessione sembra quella di “conservare la fede” come “un deposito di dottrine” da saper difendere contro l’assalto di nuove ideologie e correnti. Marcel Légaut scriveva questa frase dura ma vera: “Questi cristiani ignorano chi sia Gesù e sono condannati dalla loro stessa religione a non scoprirlo mai”. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.