mercoledì 29 marzo 2023

Buongiorno mondo!

Da ammiratori a discepoli


Gv 8, 31-42

“In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;  conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»” (…).  



Giovanni narra di alcuni fra i “giudei” che, dopo aver ascoltato il suo messaggio, hanno dato credito a  Gesù. Ma per Gesù non basta la semplice adesione a quanto egli propone: l’accettazione della sua proposta richiede una pratica ben precisa, deve essere leggibile in uno stile di vita concreto. Questo perché Gesù non ha bisogno del sostegno di scodinzolanti ammiratori: egli chiede dei discepoli, donne e uomini capaci di ritradurre nella pratica quotidiana il suo messaggio. Pertanto, chi sceglie di seguirlo non può limitarsi ad annuire, a dire che il Maestro parla bene e che “queste riunioni con Lui sono interessanti”! A chi vuole seguirlo Gesù chiede la rottura con quell’ordine ingiusto che genera tenebra e morte nella vita degli uomini.
Bene, direte voi, ma qual è il messaggio di Gesù? Il suo messaggio è il suo stesso operare. Il suo modo di stare dentro la vita. La verità che Gesù condivide con il Padre è il suo stesso modo di agire: la continuazione dell’opera della creazione perché tutti possano finalmente vivere da figli e non da schiavi. Riemerge qui la “preoccupazione” fondamentale di Gesù: insegnare a vivere non da sottomessi, quindi da schiavi, ma da figli, per questo liberi. E il Figlio è colui che assomiglia al Padre. Allora quella libertà che è propria di Gesù nel suo agire, e che rivela la libertà del Padre, è offerta a ciascuno. La nostra santità consiste proprio nel partecipare alla libertà del Padre. Una libertà che non è fine a se stessa, che non si rinchiude in una “beata solitudo” nella contemplazione di sé, ma una libertà che è appello e comunicazione di vita. Infatti, come il Padre, attraverso Gesù, esprime e mostra la sua libertà nel dono di sé, così è chiamato a fare chi vuol vivere da figlio.
Per i Giudei la verità era la Legge e lo studio di questa era fonte di libertà. Per Gesù la verità è la vita stessa che egli comunica e la condizione di figlio che il suo Spirito crea nell’uomo diventa sorgente di libertà. Solamente chi compie la “Pasqua”, il passaggio che conduce all’essere figlio, può comprendere. Occorre “uscire” da quell’ordinamento ingiusto per arrivare a sperimentare l’amore del Padre attraverso l’amore per l’uomo.
Ancora una volta la scelta si impone: preferiamo restare “ammiratori” o vogliamo diventare discepoli? 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 28 marzo 2023

Buongiorno mondo!

Un “fare” che diventa “essere”


Gv 8,21-30


(…) “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite" (…). 



Il volto del Dio di Gesù è quello di Colui che si prende cura, che non abbandona mai, che si fa compagno di strada, che sostiene e infonde vita e amore con abbondanza e gratuitamente a coloro che lo accolgono. Solo chi condivide e fa propria questa prospettiva è reso capace di "fare cose che a Lui sono gradite". Gesù non sta parlando di opere generiche, di "fare un qualcosa" per gli altri, ma sta parlando dell'orientamento fondamentale dell'esistenza: "cosa gradita" è praticare un amore simile a quello del Padre, assomigliare a Lui nel nostro stile di vita. È attraversare questa esistenza in un atteggiamento di dono continuo, in tutte le situazioni che la vita stessa ci pone davanti, anche quelle create da persone che con facilità consideriamo perdute. Soprattutto con quelle. L'amore non conosce limiti, si fa prossimo a tutte e a tutti e invita a fare altrettanto, così come siamo, con le nostre fragilità e le nostre paure e resistenze.  

So che tanti sono preoccupati spesso della loro incapacità ad aprirsi al perdono, al dono totale. Ne è cosciente anche Gesù proprio perché si è fatto uno di noi ed ha sperimentato anche Lui le fatiche che sperimentiamo noi: non ci vuole perfetti con uno schiocco di dita; ci vuole amanti, appassionati dell'umanità, capaci di assumerci giorno dopo giorno la fatica gioiosa del crescere in questa prospettiva. È un percorso accidentato, difficile, ma "Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo": per questo osiamo, ci crediamo, scegliamo di vivere così. 

Un abbraccio a tutte e tutti. Buona vita.

lunedì 27 marzo 2023

Buongiorno mondo!

Rolling stones…



Gv 8,1-11

"Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei" 


Frase conosciutissima, forse la più conosciuta tra quelle pronunciate da Gesù. Spesso è stata pronunciata da chi, poi, è corso a raccattare le pietre che altri hanno lasciato cadere e approfittare così per esercitarsi nello sport nazionale preferito: lancia il sasso e nascondi la mano. 

Il grande insegnamento di Gesù ci porta dritti al cuore del Vangelo: il giudizio del Padre è sempre un atto di misericordia. Non vuol dire chiudere gli occhi su quelle situazioni di peccato che sviliscono la persona, annientano la sua dignità imbruttiscono il volto dell'umanità. Gesù il peccato lo guarda in faccia, ma con occhi di misericordia che sanno risanare, riaprire alla vita. È uno sguardo che ridona dignità e libertà, che apre nuovi percorsi e immette aria nuova. Le nostre comunità sono divenute spesso delle cave a buon mercato di pietre pronte all'uso: basta sapere a chi chiedere e trovi tutte li munizioni che vuoi. L'istituzione gerarchica stessa non ne è immune: altro che Chiesa di persone! Spesso ci troviamo immersi in autentiche pietraie che sono il frutto di anni di esclusione, di emarginazione, di abbandono. Sono pietre ben scelte, lucidate dalla rigorosità della legge, levigate dall'aridità di certa teologia che ormai non sa più nemmeno come si scrive la parola “Dio”, per non dire “Padre”. Sono le pietre in cui è incisa la sofferenza di tutte e tutti coloro che aspirano alla bellezza e alla freschezza del Vangelo, che anelano alla vita, che aspirano all'amore ma che per le logiche di una religione fine a se stessa nelle nostre mani diventano pietre che soffocano e silenziano la vita.

Forse è davvero giunto il momento che ognuno guardi dentro le proprie tasche e lasci davvero cadere per sempre le pietre che ancora vi giacciono nascoste in attesa del bersaglio... lasciarle definitivamente rotolare via affinché quel “Nessuno ti ha condannata?” diventi carne nei cuori e nei volti di ognuna e ognuno di noi.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 24 marzo 2023

Buongiorno mondo!

La presunzione della conoscenza


Gv 7,1-2.10.25-30


Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».



Potremmo titolare queste righe così: la presunzione della conoscenza. Un conto è sapere delle cose sul conto del Maestro, un conto è condividere con lui l'intimità del discepolo amato. A volte ho l'impressione, senza voler per questo giudicare o cadere nello stesso errore di presunzione, che nell'esperienza della comunità ecclesiale si fa mostra di sapere tanto, di essere “saputi”, ma alla prova dei fatti tutto questo si rivela un buon esercizio di studio (necessario, intendiamoci) ma alla prova dei fatti ognuno resta con le sue convinzioni. L'esperienza della condivisione di vita con il Maestro non è fatta di "Noi sappiamo, noi ti conosciamo" perché questo porta spesso a ingabbiare il Maestro nelle nostre categorie e renderlo in questo modo "docile" e facile da manovrare, adattando le durezze della sua proposta alle nostre inerzie, alle nostre paure di perdere tutto, al nostro "onore". Conoscere Lui significa entrare in una relazione di intimità tale da accogliere quella forza che l'ha "spinto" a farsi uno di noi: l'amore del Padre, che chiede di essere accolto e condiviso. I discepoli non sono coloro che "sanno", ma coloro che vivono trasmettendo non saperi di potere, ma scelte di servizio; non saperi di possesso, ma percorsi di condivisione; non saperi di apparenza, ma fatiche quotidiane nel vivere la verità dell'essere figli e fratelli. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 23 marzo 2023

Buongiorno mondo!

 Gesù, esegeta del Padre



Gv 5, 31-47


(…) “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato” (…). 



Gesù propone come criterio di lettura della sua missione salvifica e divina la sua attività, le “opere” che egli compie. Ricordiamo che questo testo è “a commento” della guarigione del paralitico alla piscina di Betzatà, presso la Porta delle pecore. Egli non si perde in astrusi ragionamenti, non cavilla attorno a un precetto, non si mette sul piano della casistica legale: indica il suo stile di vita come criterio per comprendere la sua missione. In questo caso torna alla ribalta il tema già affrontato nel Prologo: la continuazione dell’opera della creazione ossia comunicare pienezza di vita e di libertà all’uomo, ad ogni uomo. Quello che “in nuce”, se mi si passa l’espressione, era contenuto nell’Antica Alleanza ( e i profeti su questo si sono sgolati), in Gesù diventa pieno e definitivo: Gesù continua il lavoro creatore del Padre rivolgendo la sua attenzione, in particolare, a tutte quelle categorie di persone che le istituzioni regolarmente ignoravano o escludevano in nome di una conoscenza “distorta” del messaggio delle Scritture. I “capi” del popolo avevano assolutizzato quella che era solamente una tappa nella storia della salvezza: ignorando il messaggio liberatore di Dio, avevano ridato vita a quell’Egitto da cui Dio stesso li aveva tratti fuori. Con Gesù il piano di Dio riprende vita. Non sarà facile, e sappiamo tutti come è andata a finire. 
Se ancora pensiamo di “studiare le Scritture” per trovare in esse l’appoggio alle nostre logiche di esclusione, di chiusura, di allontanamento, non siamo lontani da quanto fecero gli oppositori di Gesù. Il Maestro invita chi vuole seguirlo a lavorare all’opera della creazione affinché ogni donna e ogni uomo possano avere accesso a quella dignità e libertà fondamentali che sono le caratteristiche dei figli del Padre. Il Dio “pietoso e misericordioso” già annunciato da Mosè ancora oggi non è alla ricerca di servi obbedienti bensì di figli che lascino trasparire nelle loro “opere” il volto del Padre. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 22 marzo 2023

Buongiorno mondo!

Chiamati alla vita



Gv 5,17-30

(…) In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. (…)




Altro testo interessante quello che propone la liturgia oggi. 

Chi pensiamo che siano questi morti? I defunti? I trapassati? Non credo proprio. 

Ricordiamoci del prologo: "Venne tra i suoi ma i suoi non l'hanno accolto... a quanti però l'hanno accolto ha dato potere di  diventare figli di Dio...". L'offerta del Figlio (in senso inclusivo di proposta e dono di sé) è per tutti coloro che vivono l'esperienza della morte: la morte che viene dal misconoscimento del volto del Padre, la morte procurata dalla sottomissione ad una religione il cui Dio è una sorta di Moloch cui sacrificare tutto per ottenere qualcosina, la tenebra dell'oppressione in nome di Dio (di tutte le oppressioni, comprese quelle derivanti da fanatismi e integralismi vari), la morte di chi vive nel terrore del dio che giudica e condanna, e via dicendo. La voce del Figlio arriva a tutte e tutti costoro e chiama a vita: "quelli che l'avranno ascoltata, vivranno", entreranno cioè in una dimensione nuova in cui la qualità della vita sarà talmente superiore da essere più forte della morte stessa. Occorre però avere il coraggio di abbandonare tutto quanto, seguire il Figlio e avere il fegato di restare con Lui fino alla Croce, cioè imparare giorno dopo giorno a fare del dono di sé lo stile concreto della propria esistenza. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 21 marzo 2023

Buongiorno mondo!

Una fede che libera


Gv 5,1-16

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». (…) Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.



Immagino già i vari "soloni" della teologia da quotidiano (abilmente camuffati da mistici mentre in realtà sono solamente abili mistificatori) gridare: "Visto! Avevamo ragione noi! Gesù guarisce quell'uomo e gli chiede di non peccare per non ricadere malato. Quindi se siamo malati è perché siamo castigati per i nostri peccati!". Già, peccato che Gesù avesse chiesto a quell'uomo, guarito in giorno di sabato, di non peccare più intendendo con questo il fatto di non rientrare più nel gioco sporco della religione che opprime e non libera, che da 38 anno lo teneva immobile, quasi un soprammobile a testimonianza che la malattia è frutto del peccato (ossia della non osservanza dei precetti), di quella religione dove il posto di Dio è preso da coloro che dovrebbero facilitare l'incontro con Lui e non impedirlo o seppellirlo sotto tonnellate di leggi, leggine, divieti, prescrizioni, attestati, certificati, timbri, firme, verbali e chi più ne ha più ne metta. Gesù chiede a quell'uomo di starsene lontano da tutto questo: una volta incontrato il Dio che libera, che ridona vita, che ripara la dignità offesa, rende il cuore capace di amare, ebbene, il peccato sta proprio nel tornare dentro il fango della religione costituita e ingabbiare così il cuore del Padre, trasformandolo di nuovo in un dio che chiede incessantemente e non in un Padre che dona senza riserve. 

38 anni... una vita. Quanta strada ancora. 

Un abbraccio a tutte e tutti. Buona vita.