lunedì 25 settembre 2023

Buongiorno mondo!

Amore condiviso



Lc 8,16-18


In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.

Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.

Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».



Oggi Gesù nella pagina evangelica ci ricorda che "a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere". A prima vista potrebbe suonare come un'ingiustizia, una crudeltà terribile: ma come, non è proprio Lui che parlava di solidarietà, di condivisione? Leggere queste parole con i nostri criteri, che dipendono pesantemente dai criteri economici, ci porterebbe a queste conclusioni. Ma Gesù sta parlando di tutt'altra cosa. Egli fa riferimento a tutte e tutti coloro che, entrando nella logica del Regno, accolgono l'amore del Padre e accettano di condividerlo creando nuove relazioni tra gli uomini. Senza la paura di perderci o di perdere qualcosa: gratuitamente hanno accolto l'amore del Padre, gratuitamente lo condividono assomigliando a Lui nel loro modo di amare. Per questo quanto più si mettono in gioco, tanto meno ci perdono, perché il Padre rende sempre più grande questa capacità di amare. Al contrario di chi evita accuratamente di mettersi in gioco e rende sterile questa capacità: un amore non condiviso è un amore che muore, per questo non ha alcun significato.Ecco perché "a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere". 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 21 settembre 2023

Buongiorno mondo!

Annunciatori di misericordia



Mt 9,9-13


In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».




"Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio". Con l'invito a Matteo a seguirlo, il Maestro rende più chiara la sua posizione di fronte a tutti coloro che avevano rinchiuso Dio nel recinto della legge. È pericoloso associare Dio all'osservanza di un codice di leggi, perché questo porta inevitabilmente a farci assumere il ruolo di guardiani delle coscienze, guardiani che indicano percorsi di obbedienza che spesso servono a mascherare la tentazione del dominio sull'altro. L'annuncio liberatorio di Gesù apre la strada alla logica del Regno, dove Dio non "comanda" attraverso delle leggi, ma offrendo il suo amore, e chiedendo a ciascuno di accoglierlo e condividerlo. Solo così si può trasmettere il vero volto del Padre. Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 19 settembre 2023

Buongiorno mondo!

Un Dio che si fa fragile con i fragili



Lc 7,11-17


In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.




La compassione è il sentimento per eccellenza di Dio: è Lui che nutre compassione per le sue creature, è Lui che comunica il suo amore compassionevole. Ora, in Gesù ci viene mostrata la via per la costruzione della nuova umanità: una fraternità che si fonda sulla compassione, sull'assomigliare a Dio nell'amore. Un Dio che in Gesù affronta e rompe tradizioni e culture che nulla hanno a che vedere con la dignità dell'uomo, fossero anche religiose. Gesù che si ferma per una donna (essere secondario e insignificante), per di più vedova (facile preda per i ricchi divenuti tali a forza di ridurre altri in povertà, il tutto naturalmente a gloria di Dio che "ha benedetto il frutto del lavoro"!!!) e ormai anche senza l'unico figlio maschio che ne avrebbe preso le difese. A chi sceglie d'interessarsi Dio in Gesù? Alla schiera dei sacerdoti benedicenti e oranti sulla salma? Ai pii accompagnatori che consolavano con un occhio di riguardo alla casa della vedova? No, egli sceglie proprio la persona più insignificante e lì si manifesta come il Dio della compassione e della vita. Sì, perché dove Dio mostra compassione la vita rinasce, la dignità è restituita, la giustizia fa sentire la sua voce. Ecco come assomigliare a Dio, ecco quale percorso il Maestro ci invita a fare: verso chi dirigiamo la nostra attenzione abitualmente? A chi siamo davvero interessati? 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 18 settembre 2023

Buongiorno mondo!

La fede dove meno te l’aspetti


Lc 7,1-10


In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».

Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.





Oggi il Vangelo ci mostra l'immagine di un Gesù attento e pieno di compassione anche verso l'odiato invasore romano. Inimmaginabile! Se solo fosse possibile, non so quanto pagherei per essere riportato nel passato ed assistere alla scena! Solamente per vedere le facce dei suoi discepoli! Quelle degli altri, vabbé, ci possono anche stare, ma quelle dei suoi?!?! Vi immaginate, che ne so, Simone lo zelota? (Maestro, tu lo curerai? Ma basta chiedere, ce l'ho io la cura giusta per questo qui e per tutta la sua famiglia!) O i due Boanerghes? (Maestro, al fuoco ci pensiamo noi...). 

Gesù ci rivela come "funziona" Dio: l'umanità di Gesù che accoglie e si china su tutte le persone che la vita ha in qualche modo ferito, il suo accogliere senza pregiudizio alcuno, la sua compassione che si apre anche al "nemico" (ma può avere nemici un cristiano?), il suo prendersi cura della vita di tutti e di ciascuno, ci svela e rivela ogni giorno il volto del Padre. Per Gesù non ci sono persone più degne, persone che "meritano" di più (con Gesù, finalmente, muore la categoria del "merito", anche poi noi la si è rimessa in uso): Dio non guarda ai meriti (che non tutti possono vantare, per i più svariati motivi), ma ai bisogni (di cui tutti siamo pieni). Capito questo, "va' e anche tu fa' lo stesso". 

A tutte e tutti un abbraccio. Buona vita.

venerdì 15 settembre 2023

Buongiorno mondo!

Discepola del Crocifisso, Madre dei Crocifissi


Gv 19,25-27


In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.



Oggi la liturgia ci propone la figura di Maria Madre addolorata. 

Al di là dei vari aspetti puramente devozionali che questa memoria evoca credo che essa ci aiuti a dare una degna collocazione alla figura di Maria dentro le nostre vite. 

È la donna del Dio crocifisso e quindi di tutti i crocifissi che sono ancora ben piantati dentro la nostra storia. 

La Madre che ci rivela il volto di quel Dio che è Madre e  che raccoglie le urla di dolore e disperazione degli oppressi, di tutti gli umiliati che sono il prodotto di questa nostra cultura del profitto a tutti i costi. 

È la Donna che cammina accanto alle donne del nostro tempo che non conoscono se non sfruttamento e violenza. 

È la Madre che piange i suoi figli che muoiono nella ricerca di una vita dignitosa e senza guerre. 

È la Donna che ha sfidato l'autorità di allora per stare sotto la croce di un Figlio affinché non restasse solo in quel momento, sfidando così anche le altre "pie" persone che in nome della santa religione avevano applaudito a ogni colpo di martello. 

È la Madre di ciascuno di noi, quando tenebra e solitudine ci avvolgono e solo il suo abbraccio materno consola e rinfranca, la Madre che ci infonde coraggio per ricominciare a camminare dietro il Figlio, Maestro e Signore. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 14 settembre 2023

Buongiorno mondo!

Esaltazione della Santa Croce



Gv 3,13-17


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».



La Parola dell'Evangelo di oggi costituisce un invito ad alzare lo sguardo ed incrociare quello del Maestro sul patibolo più infamante, destinato solamente alla feccia della feccia della delinquenza. Già: il nostro Maestro ha scelto questa via per mostrarci che tutte le parole che ci ha detto non erano alla stregua di un qualunque "armiamoci e partite". 

La via del dono, del dono totale di sé Lui ce l'ha mostrata e non si è tirato indietro. Un dono reso ancor più grande dal fatto che esso significa e rende visibile l'amore di un Padre che vuole davvero che i suoi figli abbiano una vita di una qualità superiore, non solo "domani", ma a partire da oggi. Una vita che sia di una qualità divina. Dio non è geloso delle sue prerogative. Gesù ci ha mostrato che Dio ci vuole come Lui, immersi in una vita che sia davvero tale. Per farlo non serve chissà quale pratica ascetica, chissà quale sacrificio o rinuncia: basta la costante pratica di un amore che assomigli a quello di Dio, cioè fedele, gratuito ed incondizionato. La pratica di questo amore ci fa crescere e ci fa raggiungere la pienezza della condizione umano-divina. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 13 settembre 2023

Buongiorno mondo!

Beati o inguaiati?



Lc 6, 20-26


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio. (…)



Oggi il Vangelo ci propone la versione della Beatitudini del vangelo secondo Luca. 

Alle beatitudini Luca fa seguire una serie di "Guai", anche se la traduzione più corretta sarebbe: "Ahimè": non è una minaccia (Guai a te se....), ma è una constatazione amara, un sospiro di sconforto di fronte alla durezza del cuore. È come se il Padre stesse sospirando perché vede che i suoi figli non sono felici: rifiutano le beatitudini per cercarsi la felicità da tutt'altra parte. Eppure il sogno di Dio per l'umanità è proprio la felicità. E non la felicità "nell'aldilà", ma una felicità che nasce da una vita nuova già nell'aldiquà! Una felicità che nasce non dal possedere ma dal condividere, non dal potere ma dal servizio, non dall'apparire ma dall'essere, pur con tutte le nostre fragilità. 

È il cammino che dovrebbe essere primario nella Chiesa incarnata in ogni comunità cristiana: preoccuparsi del bene e del benessere dell'altro, senza escludere nessuno, perché così opera il Padre che "fa piovere sui giusti e sugli ingiusti". Superando, senza patemi d'animo, quella distinzione tra corpo e anima che spesso, proprio perché letta in maniera distorta, ha fatto più danni che bene e riappropriandoci di quella visione dell'uomo unitaria più propriamente biblica. Visione fa parte del terreno culturale in cui Gesù è nato e cresciuto (non dimentichiamo che Gesù era ebreo, non greco!) e della quale forse ci siamo sbarazzati troppo in fretta, contribuendo alla nascita di quella spiritualità schizofrenica in cui il corpo è la prigione dell'anima e la sofferenza è il fio da pagare a causa dei peccati commessi. Non credo che la felicità delle Beatitudini sia da ricercare in tale proposta. 

Gesù la sua proposta l'ha mostrata con chiarezza. Se noi scegliamo di arrampicarci sui vetri per tenere in piedi realtà che non ne fanno parte, beh.. "ahimè" per noi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.