Liturgia Quotidiana

giovedì 11 aprile 2024

Buongiorno mondo!

Essere parola di Dio



Gv 3,31-36


(…) “Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito”. (…)




Gesù è la parola definitiva del Padre sul mondo. Il Figlio dell'Uomo rappresenta il modello di umanità che realizza perfettamente quella “somiglianza” della cui “Immagine” siamo portatori. Un'umanità che sia riflesso e trasparenza di un Dio che è Fondamento dell’Essere, di un Dio che vuole la nostra felicità. Come disse un monaco belga che ha vissuto nel deserto: "Non posso credere in un Dio che non sia felice  anche quando noi siamo felici senza di Lui". Per giungere a un tale livello l'unica condizione richiesta è accogliere quello Spirito "donato senza misura". Di quale Spirito si tratta? Credo dello stesso che ha condotto Gesù a donare la sua vita per il mondo. Non è uno spirito asettico, impersonale, ma è lo stesso che ha guidato Gesù nella sua opzione fondamentale per il bene dell'uomo: è l'amore e la vita di Dio che scorrono come un fiume verso di noi. Basta solo trovare il coraggio di immergervisi e rinascere come persone nuove. Nuove perché continuamente rinnovate dal suo amore che è Grazia. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 10 aprile 2024

Buongiorno mondo!

Dalla parte di Colui che ama



Gv 3,16-21


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. (…)



Con queste parole Gesù ci rivela definitivamente chi è Dio: è amore, semplicemente amore. Un Dio che è amore e che non chiede all'uomo se non di essere accolto. L’accoglienza di tale presenza amante e vitale trasforma le persone e dona loro la possibilità di trasmettere lo stesso amore. Giovanni, nel testo di oggi, riprende ancora uno dei temi presentati nel Prologo: luce e tenebre. Mi piace notare come lo "scontro" (anche se è improprio chiamarlo così) tra queste due realtà è sempre frutto di una scelta personale: scegliamo da che parte stare. Inoltre la luce non ha bisogno di imporsi con forza sulle tenebre: semplicemente dove vi è l'una non possono esistere le altre, perché davanti alla luce le tenebre si ritirano. Non serve partire lancia in resta con crociate contro le tenebre: basta vivere nell’abbraccio amante di Dio, Colui che sorgente della vita, da figli e fratelli, e questo fa sì che le tenebre non trovino più spazio. Le nostre comunità dovrebbero essere proprio gli spazi in cui la luce dell'amore si manifesta e vivifica i rapporti tra le persone, aprendo spazi all'azione di Dio che non è "venuto per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui". È un grande invito alla libertà e alla creatività, perché l'amore è libero e creativo. Non siamo discepole e discepoli per difendere tradizioni, non siamo qui per imporre dottrine; siamo sorelle e fratelli che aprono spazi alla misericordia di Dio che ha bisogno di noi per rendersi visibile oggi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 9 aprile 2024

Buongiorno mondo!

Alti e bassi…



Gv 3,7-15


(…) “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. 




Gesù lascia intendere che il momento "più basso" della sua esistenza, sarà anche quello "più alto". Il momento della massima impossibilità umana, diviene lo spazio della massima possibilità divina: solo il dono offerto diventa generatore di vita per chi vuole accoglierlo. L'incontro con il Risorto nell'Eucaristia domenicale dovrebbe essere il fondamento di tale dinamica: l'Eucaristia celebrata non è un rito fatto per assolvere a un precetto o rendere contento Dio perché abbiamo fatto il nostro dovere "santificando la festa"! È l'incontro vivo ed efficace con Colui che "è stato innalzato" per dare anche a noi una tale possibilità. Ecco perché l'abbassamento della Croce è preceduto dall'abbassarsi di Gesù sui piedi dei discepoli: il gesto della lavanda getta una luce diversa sulla Croce. Non è un sacrificio per salvare l'umanità dall'ira di un Dio arrabbiatissimo, scontento e iroso, ma il modo che il Signore ha scelto per consegnarci il suo Spirito e renderci capaci di vivere con Lui e come Lui nell'amore gratuito e incondizionato. Ecco la vita eterna del Maestro: una vita talmente segnata e impregnata di amore da assumere una qualità divina, eterna, più forte di qualsiasi morte. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 8 aprile 2024

Buongiorno mondo!

Strategie divine



Lc 1,26-38


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. (…)




La liturgia oggi festeggia l'Annunciazione (per coerenza a questo legalismo liturgista, anche la celebrazione del S. Natale verrà adeguatamente posticipata). 

Cominciamo bene: per la sua "entrata in scena" nel mondo Dio non poteva scegliere di peggio: Nazareth. Villaggio oscuro, nominato forse una volta nell'AT e per di più in quella regione di teste calde, nazionalisti all'estremo, che era la Galilea. Niente Gerusalemme, niente tempio, niente sacerdoti: solo gentaglia che di suo aveva anche un dialetto che li faceva subito riconoscere (mai sentito un bergamasco in tv? Ecco, lo stesso). Fin dall'inizio Dio ha le idee ben chiare: se passo da Gerusalemme mi "ingabbiano" ancor prima che pronunci una parola, mi mettono nei loro schemi religiosi e addio buona notizia. Ma ancor di più, al suo arrivo sceglie una coppia che già aveva fatto i suoi progetti (o quanto meno le famiglie già avevano siglato il patto per le nozze) e sbaraglia tutto infilandoci un figlio, il Figlio, che stravolgerà non solo le loro, ma anche le vite di quanti lo incontreranno e decideranno di seguirlo. Ecco come è fatto il nostro Dio: non parte da persone religiose, perfette, pronte all'uso, ricche di spiritualità e ripiene di santa teologia. Parte da chi noi non degneremmo di uno sguardo e da lì apre una storia che si fa sorgente di vita per chi sa accogliere senza pregiudizio il suo messaggio, senza la puzza sotto il naso di chi, dall'alto della sua religiosità, può permettersi di dire: "Cosa può mai venire di buono da Nazareth?". Ecco quello che può venire di buono: un Dio che sceglie di farsi uno di noi per farci come Lui. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 5 aprile 2024

Buongiorno mondo!

Pane e…



Gv 21, 1-14


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». (…)




Gesù chiede ai discepoli, ai sette che sono lì in quel momento (sette… che fa più di dodici… dodici sono le tribù, sette la totalità, tutta l’umanità) se hanno da mangiare. Nel testo di Giovanni si parla più esattamente di “companatico”.

Questa cosa mi fa pensare perché, in effetti, il pane è già lì: è la vita e la presenza stessa del Vivente. Dunque il pane è già dato ed è la vita del Figlio dell’Uomo. Il companatico no: quello dobbiamo mettercelo noi. 

Se desideriamo che l’Eucaristia “funzioni”, se davvero vogliamo fare Eucaristia, occorre che mettiamo insieme Pane e companatico: senza le nostre vite unite a quella del Vivente l’Eucaristia rimane sterile. Quel “No” in risposta alla domanda di Gesù rappresenta tutte le nostre sterilità, i nostri piagnistei continui davanti a questo mondo che pur Dio ha scelto di amare e al quale offre un percorso di pienezza di vita, purché noi si faccia la nostra parte con Lui. 

Occorre smettere di pensare all’Eucaristia in maniera magica: la soluzione è tornare a Messa! No! Questo companatico è esattamente ciò che viene chiesto a noi, i discepoli di oggi,  facendo come Gesù e con Gesù, amando i fratelli come Lui ha amato loro. Se non opereremo questa conversione, le nostre belle Messe avranno solamente il sapore di un pane stantio che non sfama nessuno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 4 aprile 2024

Buongiorno mondo!

In mezzo




Lc 24,35-48


(…) “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” (…)



Nei racconti di apparizione Gesù è sempre descritto come “in mezzo” ai suoi. È questa la più bella icona della chiesa, della comunità radunata nel suo nome: Lui in mezzo e noi attorno. Si tratta della figura di un cerchio: i punti della circonferenza sono equidistanti dal centro. In altre parole: il Vivente è il centro e attorno a lui tutte e tutti hanno la medesima dignità, non c’è chi “conta” di più, chi gode di posizioni privilegiate. Insomma, è ora di ritrovare e ricostruire questa immagine di chiesa abbandonando quella piramidale nella quale siano ancora immersi e dalla quale fatichiamo a staccarci. Stiamo vivendo, è innegabile, una profonda crisi, segno palpabile di questo cambiamento d’epoca che è in atto. Ma abbiamo occhi solamente per la crisi e non accettiamo di cogliere le opportunità che essa porta in sé stessa. Abbiamo avuto un Concilio che ha chiaramente indicato la strada da percorrere. Cosa abbiamo fatto? La stessa cosa che abbiamo fatto con il messaggio dirompente di Gesù: quello che lui ha gettato dalla porta noi l’abbiamo fatto rientrare dalla finestra. Siamo come i discepoli piagnucolanti e paurosi, rinchiusi nelle nostre belle chiese per paura di disturbare…

Il Vivente è in mezzo a noi: che stiamo aspettando?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 2 aprile 2024

Buongiorno mondo!

Domande




Gv 20,11-18


In quel tempo, Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». (…)



Quante volte è uscita questa domanda nel racconto del Vangelo secondo Giovanni. Fin dall’inizio, ai primi che si avvicinano Gesù chiede: “Chi cercate?”. Al momento dell’arresto, quando Giuda arriva con i soldati, “Chi cercate?”. E alla fine anche a Mariam di Magdala Gesù pone la stessa domanda: “Chi cerchi?”.

È la differenza tra la religione e la fede. La religione offre sempre risposte sicure; a volte non curandosi di ciò che ognuno porta nel cuore, storie spesso dolorose, eventi che fanno sgorgare lacrime, ma la religione non se ne cura, essa ha una risposta sempre pronta e valida per tutte e tutti: non ha bisogno di relazione personale, di chiamare per nome.

La fede, al contrario, non offre risposte ma pone domande, domande anche scomode, quelle che ti graffiano dall’interno, quelle che fanno cadere certezze e sicurezze.

Siamo desiderio e le domande ci dicono che siamo sempre alla ricerca di vita piena, di senso, di significato. Il Vivente, chiamandoci per nome, entra nei nostri desideri e ci fa “voltare indietro”. Per ri-conoscere il Vivente occorre “voltarsi indietro”, avere il coraggio di mettersi in discussione. Occorre ritornare alla prima volta che quella domanda risuonò: “Chi cercate”: cosa vogliamo davvero? Quale Sposo, come Mariam, stiamo cercando?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.