venerdì 30 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Uscire e cercare


Mt 25,1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. (…)



Mi ha colpito oggi l’incipit di questa parabola, là dove l’evangelista descrive il primo movimento: uscire per incontrare lo sposo.

Questo “uscire” mi ha fatto ritornare all’esperienza fondante per Israele: l’esodo, che fu anche quella di Abramo. Esci, vai fuori, abbandona, parti.

Lo sposo è sempre al di fuori e al di là delle nostre traiettorie spesso ben definite, ben tracciate dal “Google maps” di documenti, riflessioni, catechismo, liturgie correttissime dove non c’è posto per alcuna “deviazione”, dove non vi sono itinerari alternativi, dove spesso i “pedaggi” sono obbligatori.

Per incontrare lo “sposo” occorre uscire, occorre abbandonare quell’Egitto così asfissiante ma che ci garantisce comunque la tranquillità della carne e delle cipolle, ben più saporite della manna.

Siamo in un cambiamento d’epoca, ma continuiamo a percorrere gli stessi identici itinerari convinti di andare incontro allo sposo perché noi “sappiamo”, noi “crediamo” che passerà sulle nostre comode e precise strade.

Ma Lui, lo sposo, spesso sceglie non le autostrade della religione, ma i viottoli tortuosi e insicuri della fede, dove veramente la fatica della ricerca, la convivenza col dubbio, la fatica dell’incertezza rendono arduo il cammino, illuminato da un piccolo lume che permette di vedere appena lì, davanti ai piedi. Lo Sposo non teme le nostre fatiche ma evita, giocando sull’ora d’arrivo, le nostre troppe certezze. 

Vegliare è uscire alla ricerca. Ricerca dello Sposo, non delle nostre idee su di lui.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 29 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Quale pane?



Mc 6,17-29


(…) Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». (…)



Oggi la liturgia ci consegna la memoria del Martirio di Giovanni il Battista, la cui testa è stata offerta in premio per puro divertimento. 

Giovanni, che malgrado le sue domande dubbiose su Gesù ("Sei davvero tu quello che deve venire?") resta un uomo per il quale la verità e la giustizia hanno valore più della sua stessa vita. Un uomo dalla coscienza retta, limpida, cristallina, capace di pagare di persona per le proprie convinzioni. Quanti di noi oggi mostrerebbero lo stesso coraggio? 

La sua testa è stata offerta durante un banchetto. Subito dopo Marco racconta l'episodio della moltiplicazione/condivisione dei pani. Questo mi fa pensare a quante Eucaristie sono celebrate oggi, nelle nostre belle chiese, che rischiano di assomigliare più al banchetto di Erode che non alla cena di Gesù. Eucaristie che escludono, Eucaristie che addormentano le coscienze, Eucaristie che rappresentano il trionfo della ritualità precisina e ben confezionata ma che non sanno toccare il cuore della vita. Eucaristie in cui ci si inginocchia per rispetto davanti alla "Presenza" ma che non educano a inginocchiarsi davanti alle "presenze quotidiane del Dio-con-noi" schiacciato dentro un barcone malandato, lasciato solo in una corsia d'ospedale, abbandonato in una casa di riposo, scansato e allontanato perché “sporca” le nostre belle città. Erode continua imperterrito a imbandire le sue feste e i suoi banchetti e spesso noi ci imbuchiamo per avere la nostra fetta. Ricordiamolo: non saremo giudicati per ciò in cui abbiamo creduto, ma per come abbiamo vissuto. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 28 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Uscire dal “sistema”



Mt 23,27-32


In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. (…)



Continua l'invettiva di Gesù contro il mondo, o meglio, potremo dire "il sistema" religioso (nel napoletano “o sistema” è l’insieme delle regole dello stato mafioso). 

Non voglio accusare o denigrare i farisei dell'epoca di Gesù, ma solo far presente come la tentazione di cedere a quel "sistema" religioso è ben vivo anche oggi. All'autenticità faticosa della fede, quell'autenticità che passa attraverso il duro mestiere di vivere, si preferisce la facilità e la vacuità dell'apparire, molto meno impegnativo. Sembra quasi che basti sfoderare una bella pennellata di bianco, fatta di presenze ai momenti "in" (ma mai accanto alle persone "out") per essere certi di ottenere il "patentino" di perfetto osservante, di zelante credente (o quanto meno di impegnato zelatore). 

Gesù ci riporta dentro il cuore della vita, quella vita che a volte sa essere dura, spietata, non sempre amica, perché è lì che devono affondare le radici della fede, della fiducia nel Padre, in Colui che sa andare oltre le apparenze e le appartenenze. Gesù non chiede ai suoi di "farsi vedere", ma di essere segno di una Presenza che abbraccia tutte e tutti, di una Presenza che pianta la sua Tenda in mezzo... nel cuore della vita e desidera camminare con noi nel gioco della continua ri-creazioe. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 27 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Donne e uomini autentici



Mt 23,23-26


(…) “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza" (…). 



Quel titolo affibbiato da Gesù ai teologi ufficiali (gli scribi) e ai farisei (separati dal resto per non contaminarsi) potremmo tradurlo anche così: "Commedianti" o "Teatranti" (perché tale era il significato del termine ipocrita). L'attore è colui che recita una parte dando a dei sentimenti, che però non sono suoi ma appartengono alla parte che egli impersona, un volto, una "maschera di credibilità". Brando non è il "Padrino", anche se è immenso quando recita in quella parte! 

La sferzata di Gesù è per tutte e tutti coloro che "giocano" a ritagliarsi il ruolo di cristiano, e soprattutto del cristiano modello perché "fedele a tutte le battute" del copione, comprese quelle che contengono evidenti errori. Gesù non ha bisogno di attori, per quanto ben preparati, ma di persone autentiche, come quel Natanaele,  di persone di cui si possa dire senza tema di smentita: "Ecco un uomo in cui non c'è falsità". 

In questi tempi in cui ognuno pare avere la verità assoluta in tasca, io tengo il mio sguardo fisso sul vangelo e su Colui che è Lui stesso vangelo, buona notizia di vita, lasciando che la Sua verità si sveli giorno dopo giorno e mi attiri con forza. Non sento il bisogno di gente che urla e strepita perché "la parte glielo impone": di commedianti ne abbiamo già fin troppi; di "lucidatori di sacre stoviglie", "professionisti del sacro" e "funzionari di Dio" non sappiamo che farcene. Abbiamo bisogno di uomini e donne fragili ma autentici, incalliti cercatori e portatori di vita, amanti perché amati, capaci di perdono perché continuamente perdonati, servi perché serviti dal Dio amante della vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 26 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Quale Messia?



Mt 23,13-22


"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare". (…)



Non ci sarebbe poi molto da dire su queste parole crude e dure. Spesso capita davvero che coloro che dovrebbero facilitare l'incontro con il Padre, coloro che dovrebbero facilitare la creazione di relazioni nuove, fondate sulla fraternità e sulla solidarietà, proprio costoro sembrano opporsi a tutto questo. A volte ho l'impressione che in nome di quei cosiddetti "valori non negoziabili" si passi sopra l'umanità, si lasci l'uomo macerare nei suoi drammi perché la legge dice che "si deve fare così, questa è la volontà di Dio". 

Sì, anche alle Crociate si partecipava al grido di "Dio lo vole" e ciascuno, da entrambe le parti, si sforzava in nome di Dio di far fuori quante più persone poteva. Anche le SS, portavano la scritta sul cinturone "Gott mit uns" "Dio con noi", ma non per questo mi sembra siamo disposti a considerarle seguaci del Messia Crocifisso (a parte qualche emerito imbecille che evoca la loro presenza in raduni e spera nel loro ritorno). 

Non siamo possessori della verità, piuttosto è la verità che ci possiede e giorno dopo giorno si svela a noi in un cammino graduale e progressivo. Gesù non è il Messia che si prende le vite degli altri, ma colui che offre la sua perché tutti, senza distinzione di razza, religione, sesso, lavoro, lingua e via dicendo, possano gustare la gioia del Regno. “Stolti e ciechi!”: così Gesù definisce queste persone. E noi?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 23 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Amare Dio nell’uomo e l’uomo in Dio




Mt 22,34-40


(…) “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. (…)



Alla domanda su quale sia il più grande comandamento, Gesù risponde con le parole sopra riportate. Nel dibattito tra i rabbini del tempo si era arrivati a definire l'osservanza del sabato  come il comandamento più importante. Gesù nella sua risposta riporta la questione al cuore dell’Alleanza, ribadendo come l'amore a Dio e all'uomo, inscindibili tra loro, costituiscono il nucleo della Legge, mentre tutto il resto non è che un corollario. Perdere di vista tale nucleo, come in effetti successe a Israele, significa svuotare di significato anche il più piccolo precetto. Ricordiamo che Gesù offre questa risposta a un dottore della legge; per chi vuole essere suo discepolo invece, per gli appartenenti alla comunità cristiana, occorre andare oltre. La proposta di Gesù supera anche il concetto tradizionale di obbedienza al precetto sostituendolo con quello dell'assomiglianza. Il credente non è colui che obbedisce, ma colui che in primo luogo assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo (un amore che fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti indistintamente, al di là degli eventuali meriti, un amore non legato a patenti di appartenenza, un amore che va oltre la codificazione teologica o la sua espressione catechistica e/o rituale, insomma un amore libero e liberante). Per il credente che segue la via di Gesù l'amore all'uomo diventa il criterio di verifica (verum facere: criterio di autenticità) del cosiddetto amore a Dio. 

Assistiamo oggi a tanti spettacolini, anche liturgici, dove si sbandiera il proprio amore a Dio. Purtroppo tali esternazioni liturgico-spirituali spesso non trovano corrispondenza nell'ascolto del grido di sofferenza del fratello o della sorella che ci vivono accanto. Siamo capaci di pregare Dio perché si occupi di tali sofferenze, ma noi non muoviamo un dito per farcene carico. Il nostro "amore a Dio", davanti alla sofferenza del fratello o della sorella si carica di " ma, però, forse, vedremo..." o peggio, di frasi del tipo: "meglio aiutarli a casa loro" (occhio non vede...). Gesù oggi ci riporta al cuore della fede, che non è altro che la carità vissuta nel quotidiano come manifestazione dell'amore del Padre. A noi la scelta. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 21 agosto 2024

Buongiorno mondo!

Uscire dal merito



Mt 20,1-16


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. (…)




Oggi il Maestro ci offre la parabola degli uomini chiamati a lavorare nella vigna a ore diverse. Qui ricordo solamente la risposta del padrone alle mormorazioni di alcuni operai: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Quel "invidioso" non è del tutto corretto, per quanto ci possa stare. Il padrone chiede se "il tuo occhio è malvagio", che nella Bibbia indica la taccagneria, l'avarizia, il "braccino corto" insomma. La parabola invita ancora un volta, e in maniera forte, ad abbandonare la categoria del merito per entrare in quella della gratuità (detto in altri termini, a passare dalla religione alla fede). Davanti al "padrone della vigna", una volta accettato l'invito a lavorare, non possiamo vantare alcun merito (merito ha la stessa radice di meretricio, e qui la cosa si fa divertente... se penso a tutte le parole udite in questi anni nelle nostre chiese a proposito del "meritarsi" l'amore di Dio, perché a fronte di questa parabola allora facciamo professione di fede in un Dio ingiusto: qualcuno il Suo amore se lo deve meritare sudandoselo, altri lo ricevono praticamente gratis, senza fatica alcuna.. quanti occhietti "cattivi" in circolazione...). Il Maestro invita i suoi, cioè noi, a uscire da quella religiosità del "do ut des" tanto mortificante e avvilente per la nostra dignità di uomini e donne (come può essere mortificante e avvilente qualsiasi forma di meretricio) e a entrare nella libertà che nasce dalla gratuità e dalla coscienza di lavorare con il Padre alla realizzazione del suo sogno, del suo progetto. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.