lunedì 25 novembre 2024

Buongiorno mondo!

Una vedova che narra il Dio che si dona


Lc 21,1-4


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.

Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».



Oggi mi soffermo sullo sguardo di Gesù che indica quella vedova come modello di discepolo: non colui che dona qualcosa, ma colui che si fa dono. La traduzione di quel "tutto quello aveva per vivere" rimanda all'idea non di aver dato qualcosa, ma la sua vita stessa. 

L’invito che rivolgo a me stesso, e che estendo a chi legge, è quello di saper guardare coraggiosamente nel cuore per individuare e cacciare quello "scriba vorace" che si nasconde abilmente nelle pieghe più profonde del cuore di ognuno. Come sempre il Maestro insegna che la conversione comincia proprio dai "suoi", da quelli che stanno con Lui: solo entrando nella logica del dono totale, solo rinunciando a qualsiasi ambizione di ricchezza e potere e aprendosi al servizio e alla condivisione possiamo capire le esigenze radicali del Regno e rimuovere quelle opacità che ci impediscono di essere trasparenza della presenza del Padre "difensore degli orfani e delle vedove". 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 22 novembre 2024

Buongiorno mondo!

“Rubare” Dio


Lc 19,45-48


In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». (…)




Mi è venuto spontaneo, davanti a questo testo, chiedermi: chi è il ladro? Il Dizionario della Treccani riporta così: “ Chi ruba, chi si appropria indebitamente di beni altrui, violando con astuzia, o col ricorso all’inganno, alla frode, e di solito agendo di nascosto…”. Etimologicamente viene dal latino “latro” che è connesso con un termine greco che indicava il mercenario. Ma cosa si può rubare in un tempio? Beh, quello di Gerusalemme al tempo di Gesù era la più grande banca del Medioriente i cui titolari erano i sacerdoti e consimili. Basterebbe questo. Ma credo che nelle parole di Gesù ci sia qualcosa di ancor più terribile. Il peggior furto che si può commettere nel “tempio” è quello che riguarda Dio stesso, la sua presenza. Si “ruba”, ci si “appropria indebitamente” del volto di Dio quando lo si deturpa e lo si riduce a meschina proiezione della propria ambizione di potere, di possesso e di successo. La denuncia di Gesù risuona ancora potente come monito per noi e per le nostre comunità oggi là dove l’interesse per la salvezza dell’economia prevale a volte su quello per l’economia della salvezza. Ogni volta che la comunità ecclesiale, la Chiesa, si lascia guidare da tale ambizione il “tempio” diviene una “covo di ladri”. È stata la tentazione ricorrente d’Israele: scambiare il Dio dell’Alleanza con un idolo muto che pensi di possedere ma in effetti è lui che possiede te. È la tentazione di coloro che nella Chiesa svendono un’immagine deturpata di Dio per i propri interessi personali.  Il Maestro ci invita ancora a scelte radicali; a noi scegliere in quale fila accomodarci: a quella del “covo di ladri” o a quella della Casa del Padre. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 21 novembre 2024

Buongiorno mondo!

Lottare per la pace



Lc 19,41-44


In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:

«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. (…)



Questa parola cade nella nostra storia proprio in questi giorni dove tante lacrime sono state versate a causa di quella ferocia disumana che ha mostrato il suo volto in mezzo a noi nei conflitti cui assistendo. 

Il Vangelo è una parola viva, non è detta una volta per tutte: parla al nostro oggi e invita, propone, rischiara, apre orizzonti che a volte ci mettono profondamente in crisi perché denunciano le nostre connivenze silenziose con tutto ciò che attenta alla dignità della persona umana.  Ma il pianto del Maestro ci dice quanto siamo ancora lontani da quella “pace” che non è solamente assenza di guerra o di conflitto. È molto di più! È la pace che nasce dalla seria preoccupazione personale per il bene dell’altro, la pace che nasce, come diceva don Tonino, dalla “convivialità delle differenze”, la pace che non è irenico pacifismo ma lotta senza frontiere perché ogni uomo e ogni donna possano vedere riconosciute la propria dignità e unicità al di là delle loro appartenenze.  A furia di “occhio per occhio” produrremo solo dei ciechi che credono di vedere. Il pianto del Maestro oggi è un invito deciso a cambiare strada, a cercare altre vie, a comprendere che la pace nasce dalla rinuncia a qualsiasi ambizione di potere e di possesso. In tale prospettiva è urgente anche che dismettiamo, lasciamo cadere quelle idee su Dio che abbiamo costruito e sulle quali fondiamo la nostra legge del più forte. Se il sonno della ragione genera mostri deturpare il volto di Dio in nome di un’ideologia può generare solamente atrocità e disumanità. Su questo occorre lavorare ancora. E il pianto del Maestro ce lo conferma. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 20 novembre 2024

Buogiorno mondo!

Vite in dono



Lc 19,11-28


(…) Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. (…)



Vorrei sottolineare ancora una volta l'insegnamento del Maestro ripreso nella citazione evangelica. 

Sappiamo ormai che questa espressione indica la proposta che Gesù fa ai suoi: se metti in gioco la totalità della tua capacità di amare, di comunicare vita, questa ti sarà resa non nella stessa misura, ma in una misura più abbondante. Se la tieni per te, se non la metti in gioco, resterà sterile, fino a finire in nulla. Gesù non chiede ai suoi di fare delle cose particolari, ma di essere persone che accettano di giocarsi la vita perché altri possano vivere, di essere persone che della vita fanno un dono e non una cassaforte chiusa cui nessuno ha accesso e dove trova posto solo il proprio benessere. Il Regno non è fatto per chi ha e vuole avere sempre di più. Il Regno è di chi dà senza riserve. Il resto viene da sé. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 19 novembre 2024

Buongiorno mondo!

Il Dio che si abbassa



Lc 19,1-10


Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. (…)



Testo conosciutissimo quello di oggi e significativo di quello stile di accoglienza da parte di Gesù che ci mostra in concreto, ci fa sperimentare la presenza misericordiosa di Dio. Mi è sempre piaciuto notare come Zaccheo, a causa della sua statura dice l’evangelista, deve andare “in alto” per poter vedere Gesù. Già, perché abbiamo sempre considerato come Dio “abiti in alto”, quindi occorre “salire”, uscire fuori dalla “sporcizia” della storia per essere ammessi alla presenza pura di Dio. Con Gesù le cose cambiano: non dobbiamo più “salire” per incontrare Dio, ma occorre scendere; non più uscire dalla storia, ma restarvi dentro bene immersi; non più evitare con cura gli schizzi fangosi che rischiano di sporcare la linda immagine dell’osservante scrupoloso, ma lasciarsi inzaccherare senza paura per questo di offendere Dio. La vita di Zaccheo non era certamente un modello proponibile, eppure Gesù riesce a tirar fuori il meglio da lui (abietto e infame agli occhi dei suoi compaesani) accettando di incontrarlo e facendogli sperimentare quella compassione misericordiosa che, se accolta, cambia la vita. Il volto di un Dio che, secondo la logica spirituale dell’epoca, l’avrebbe punito e schiacciato, svanisce con la presenza di Gesù per lasciare il posto al volto di un Padre che si prende cura dei suoi figli e attraverso di loro chiama tutti a vita e felicità. Il frutto di tutto questo è la gioia. Dopo le barbarie cui assistiamo quasi impotenti in questi giorni, questa pagina lancia ancora una volta la sfida evangelica di un Regno che non si costruisce mediante violenza feroce e ingiustizia, ma percorrendo strade di incontro, di condivisione, di apertura e ricerca sincera della pace. A noi oggi di scegliere se restare comodi sul nostro “sicomoro” o deciderci a scendere e aprire la porta a Colui che “bussa e vuole restare a cena da noi”. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 18 novembre 2024

Buongiorno mondo!

Sguardi altri



Lc 18,35-43


Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». (…)



Oggi il testo evangelico ci propone la guarigione da parte del Maestro del cieco di Gerico. Un cieco e mendicante: non solo dunque escluso dalla vita economica e civile, incapace di badare a se stesso, dipendente dagli altri, impossibilitato a guadagnarsi da vivere e quindi costretto a mendicare, a dipendere dalla "vista" degli altri: se si accorgevano di lui, se lo "vedevano" forse qualcosa poteva rimediare. Ma c'è anche l'esclusione "religiosa": la sua cecità era il segno evidente della maledizione con cui Dio l'aveva colpito a causa dei suoi "peccati". Quali? Non si sa, ma se è cieco qualcosa deve aver pur fatto e Dio l'ha punito. 

Il Maestro gli offre una possibilità di vedere le cose in maniera diversa, in modo nuovo: la vista viene ridata per permettere a quell'uomo di camminare dietro a Gesù e scoprire così un nuovo modo di relazionarsi con Dio, non più giudice terribile, ma Padre che si prende cura dei suoi figli. Non vi è più una "Gerico" da conquistare con la violenza, ma una nuova umanità a cui dare occhi nuovi capaci di far trasparire lo sguardo amoroso di un Dio che vuole i suoi figli felici e realizzati, autonomi e non "mendicanti", capaci di comunicare con Lui pienezza di vita. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 15 novembre 2024

Buongiorno mondo!

Il parto della creazione



Lc 17,26-37


(…) Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. (…)



Sono le parole che risuonano nel Vangelo di oggi, inserite nel discorso sugli ultimi tempi del testo di Luca. Gesù chiede ai suoi di perseverare nella scelta di assomigliare a Lui nel dono della vita. Anche di fronte alle violenze continuamente subite dall’umanità, anche di fronte allo strapotere di coloro che credono di farsi padroni della storia mediante l’uso della violenza nelle sue varie forme, Gesù avverte che solamente dal dono di sé può nascere l’umanità nuova a “immagine e somiglianza” del Dio amante della vita. Ancora una volta il Maestro, nel testo che non riportiamo per intero, invita al discernimento, al saper leggere le profondità della storia per far risuonare in essa il canto della vita. Non è prendendo le vite degli uomini, ma donando la propria che rendiamo manifesto il Regno, che riapriamo le porte di quel “giardino” in cui di nuovo Dio può scendere a passeggiare con i suoi figli. Le parole del Vangelo non vogliono ingenerare paure e ansie per il futuro: sono sempre una Buona Notizia. Ora, una buona notizia ha bisogno di annunciatori credibili (non alla stregua dei troppi istrioni che gridano ancora oggi: “Armiamoci e partite”!) che sanno parlare con il loro modo di vivere nel dono totale della propria esistenza. Visioni spirituali, rivelazioni di giorni di ira divina ormai prossimi, proposte spirituali che alienano e inebetiscono: con san Paolo dico che “Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura” . 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.