Beati!
IV Domenica A
Provocazioni evangeliche in Mt 5,1-12a
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Credenti per fede... eretici per religione
Dai diamanti non nasce niente…
Mc 4,26-34
(…) Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». (…)
Questa bellissima realtà che è il Regno, cioè il modo di relazionarsi di Dio con noi, per il tramite del suo amore comunicato e offerto a ciascuno, non assume quelle caratteristiche di imponenza e di visibilità che amiamo tanto. Nient'affatto! È l'amore accolto di Dio che si "sminuzza" nelle briciole del quotidiano e lì fa germogliare, meglio, “brulicare” la vita, fa fiorire la speranza, fa maturare la giustizia. È una piccola grande realtà, ma "infestante" come la senape appunto, che continua ad espandersi lì dove trova accoglienza, lì dove vi sono donne e uomini capaci di accettare la sfida dell'essere figlie e figli tradotta nella fraternità. Non è “un cedro del Libano”, una cattedrale imponente, un “campanile” che svetta su tutto e tutti e impone la sua voce silenziando tutto il resto. La senape è una piccola, insignificante pianta che è simbolo però di quel Regno che reca in sé la potenza della vita, pronta ad aprire sentieri profumati di verità, vie che odorano di novità, percorsi che cambiano le regole del vivere per un'umanità più umana, talmente umana da assumere la condizione divina.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Immersi in Dio
Mc 4,21-25
(…) Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Oggi il Maestro nella pagina evangelica ci ricorda che “a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”. A prima vista potrebbe suonare come un'ingiustizia, una crudeltà terribile: ma come, non è proprio Lui che parlava di solidarietà, di condivisione? Leggere queste parole con i nostri criteri, che dipendono pesantemente da criteri sovente economici, ci porterebbe a queste conclusioni. Ma Gesù sta parlando di tutt'altra cosa. Egli fa riferimento a tutte e tutti coloro che, entrando nella logica del Regno, accolgono l’azione amante e vitale di Dio e accettano di condividerla creando nuove relazioni tra gli uomini. Senza la paura di perderci o di perdere qualcosa: gratuitamente entrano in questo abbraccio divino, gratuitamente lo condividono assomigliando a Lui nel loro modo di amare. Per questo quanto più si mettono in gioco, tanto meno perdono, perché la forza creatrice e creativa del Dio “in cui ci muoviamo ed esistiamo”, in cui siamo immersi, espande sempre più questa capacità di amare e di umanizzare le nostre relazioni. Al contrario di chi evita accuratamente di mettersi in gioco e rende sterile questa capacità: un amore non condiviso è un amore che muore, per questo non ha alcun significato. Ecco perché “a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Donne e uomini della Parola
Mc 4,1-20
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. (…)
Oggi il Maestro ci consegna la parabola del seminatore. La tradizione insegnava che Dio seminava la Legge nel cuore dell'uomo. Gesù cosa fa? Sostituisce alla Legge la Parola, demolendo così il muro di cinta che riservava la Legge al solo Israele e aprendo la possibilità del Regno a tutti gli uomini. Dio si manifesta a tutti e tutti hanno la possibilità di accedere a Lui; la parabola raccontata dal Maestro invita ad eliminare tutte quelle condizioni che non rendono possibile l'ascolto della Parola e quindi il portare frutto, il frutto del Regno. A ciascuna e ciascuno viene chiesto di fare quel lavoro di “sarchiatura” per fare spazio alla Parola che fa di noi uomini e donne di parola e della Parola, uomini e donne che sanno lasciar parlare Dio attraverso la loro esistenza.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Volontà divina
Mc 3,31-35
(…) Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
“Madre e fratelli” sono termini che indicano una relazione intima, un legame che, comunque, nel bene o nel male, nemmeno il tempo può cancellare. Gesù propone proprio questo tipo di legame a chi decide di seguire la sua proposta. Inoltre, se avete fatto attenzione, nella sua risposta alla domanda Gesù include anche le sorelle: un invito discreto ma deciso a farsi curare quegli occhi piccoli e miopi che conducono a imporre attraverso “decreti esecutivi” una distorta visione degli esseri umani dove non “vi è posto” per alcune persone che non rientrano nel piccolo campo visivo del potente di turno.
Gesù invita a seguirlo cercando e seguendo ogni giorno le tracce di quella volontà divina che desidera anzitutto il bene e la felicità di ciascuno, senza imporre nulla ma indicando percorsi di umanizzazione che offrano a tutte e a tutti la possibilità di vivere in pienezza la propria esistenza.
Vivere questo significa anche darsi da fare per generare una politica, e dunque donne e uomini che accettano la sfida, in cui l’uomo sia davvero al centro. Dio non si occupa di suscitare “l’uomo della Provvidenza”: chi crede questo ha una ben misera immagine di Dio. Il dono che abbiamo ricevuto come discepole e discepoli di Gesù si fa compito: aprire spazi di umanizzazione. Questa è la volontà di Dio.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
Narratori del Regno
Lc 10,1-9
(..) Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
Inviando i settantadue in missione Gesù dà alcune indicazioni concrete. Alla fine del testo troviamo le parole citate qui sopra. È come se Gesù stesse dicendo loro: non fate gli schizzinosi, non andatevi sempre a scegliere gli amici che hanno portafogli gonfi e tavole imbandite di ogni ben di Dio; condividete il quotidiano, non lo straordinario. E soprattutto concentrate la vostra attenzione e dirigete il vostro cuore verso le parti più fragili e più deboli, verso chi anela alla vita, e comunicate vita. Ecco, immagino che il senso delle parole del Maestro sia più o meno questo.
Questa attenzione ai più deboli e fragili che la storia ci consegna, diventa il criterio di autenticità della nostra esperienza di fede. In altre parole: o creiamo relazioni sempre più umanizzanti, oppure la nostra bella "fede" diventa una vuota religione che aliena e crea divisioni ed esclusioni. L'umanizzazione delle nostre relazioni apre spazi a volte impensabili per noi che nel nostro percorso accettiamo la sfida di diventare, con Gesù e come Gesù, narratori di quel Dio che ama la vita e vuole la nostra felicità.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
P.S. Mi scuso con tutte e tutti ma questa settimana il podcast “Buongiorno, mondo!” non sarà disponibile.
A servizio dell’umanità
Mc 3,13-19
In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. (…)
Oggi il vangelo ci racconta che: “Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”. Il Maestro ha bisogno di collaboratori, non di meri esecutori; ha bisogno di persone che non si limitino a eseguire per benino i compiti che qualcuno dall'alto gli affida quasi per benevolenza. Il Maestro vuole attorno a sé persone “adulte”, capaci di annunciare la novità del Regno e di denunciare e opporsi a tutto ciò che ferisce e lede la vita di ogni donna e ogni uomo. Donne e uomini capaci di opporre al potere il servizio, all'avere la condivisione, all'apparire l'autenticità del volto del Padre. Gesù vuole una comunità di persone dove i compiti diversi non siano sorgenti di esclusione; una comunità che non conosce la parola discriminazione ma che si fa spazio accogliente per ognuno, spazio dove il Dio-con-noi possa manifestarsi nelle azioni e nelle parole di tutte e di tutti. Il gruppo dei Dodici non è una foto di capi di stato riuniti in gruppo per decidere le sorti del mondo, non è un paradigma di potere assoluto dentro una comunità dove uno decide e gli altri obbediscono silenziosamente e prontamente. Il ritratto dei Dodici è il ritratto di ogni comunità cristiana che apprende dietro al Maestro a chinarsi sui piedi di ognuno per lavarli amorevolmente perché Gesù ci ha mostrato che Dio agisce proprio così. Ecco il ritratto della comunità cristiana di oggi.
Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.
La guerra è la malattia non la soluzione.
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