sabato 26 novembre 2022

I Domenica di Avvento 2022

Umanizzare l’umanità... per renderla divina


ANNO A 27 novembre 2022 I DOMENICA DI AVVENTO Is 2,1-5 Sal 121 Rm 13,11-14a Mt 24,37-44

Tratto da: Adista Notizie n° 36 del 22/10/2022

La fine del 2022 coincide con il nuovo Anno Liturgico che si apre con il Tempo di Avvento. Per una misteriosa ma provvidenziale coincidenza, risuonano nella prima domenica di questo tempo forte le antiche parole del profeta Isaia: “… saliamo al monte del Signore… spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci… non impareranno più l’arte della guerra…”. Questa parola che percorre il lungo filo dei secoli giunge a noi che, nel 2022, non abbiamo ancora smesso di apprendere ed esercitare l’arte della guerra.

Proprio in questo tempo insanguinato risuona l’invito a “salire sul monte del Signore” che, tradotto in termini evangelici, suona come un appello a mettersi in cammino con saggio discernimento. È il senso delle parole del testo evangelo secondo Matteo che ci viene proposto oggi.

Come da tradizione, i testi della prima pare di questo tempo liturgico sono dedicati in particolare a quella che è considerata come la “venuta ultima” del Signore. A onor del vero bisogna pur dire che una certa lettura ambigua di queste parole ha contribuito ad impoverirne il significato e, per certi aspetti, a rendere questi testi “alienanti” rispetto alla vita quotidiana (cosa che Gesù ha sempre evitato con cura di fare). Una lettura tesa a ingenerare paura e timore nell’ascoltatore non è rispettosa del messaggio di Gesù che mai nella sua vita e nella sua predicazione si è mostrato preoccupato per “l’aldilà”. Il suo messaggio, infatti, riguarda essenzialmente “l’aldiquà”, ossia la vita quotidiana e lo stile di vita da assumere al fine di portare a compimento la propria umanità, così come questa è stata pensata ed amata dal Creatore. Ne è prova il fatto che a un certo punto del suo percorso Gesù si distacca dalla predicazione e dal messaggio del Battista (cosa che oggi, a quanto pare, caratterizza ancora alla grande svariati predicatori, telepredicatori e radiopredicatori) annunciando che il Regno, cioè la presenza di Dio che opera per e con l’umanità, è già qui e ora e i segni sono ben visibili per chi sa guardare: “i ciechi vedono… i sordi odono… i muti parlano…”. Il cambiamento, o la conversione, metanoia (che indica non tanto conversione religiosa bensì una trasformazione radicale del proprio modo di vivere diventando “pastori della propria animalità”) comincia, secondo la proposta di Gesù, quando si apprende a discernere, vedere e gustare la presenza del divino nel quotidiano. Gesù propone ai suoi, quindi a noi oggi che arranchiamo sulle strade faticose del Vangelo, di coltivare anzitutto l’arte del discernimento per imparare a sintonizzare il cuore sul cuore del divino che continua ad operare fin dalla creazione a favore della nostra umanità.

È proprio questo il cuore del messaggio di Gesù di Nazareth: umanizzare l’umanità a tal punto da renderla divina, cioè realizzare quella “somiglianza” della cui “immagine” ciascuno e ciascuna di noi è portatore/portatrice. Ecco dunque l’insistenza di Gesù sul fatto di restare attaccati, attenti all’oggi, all’hic et nunc, evitando con cura quei voli pindarici in un “aldilà” immaginato a misura dei nostri desideri e troppo spesso caratterizzato dall’arte della fuga dal presente, da quell’oggi tanto difficile e martoriato che è la nostra storia. Gesù propone la via del discernimento per apprendere a vivere il nostro essere immersi nel tempo. È ovvio che di Dio possiamo dire molto poco, quando non nulla, ma Gesù, con il suo operare, con le sue scelte e il suo modo di essere ci indica la via per imparare a percepire questa presenza/assenza, ineffabile, inafferrabile, irriducibile ai nostri schemi, ma sempre all’opera per renderci finalmente umani. Ecco allora il conseguente invito a “vegliare”. Dopo aver chiesto discernimento Gesù indica la condizione perché questo avvenga: tenere gli occhi aperti, vegliare. Vedere la realtà, leggerla con discernimento è proprio dell’umano. Un umano che così facendo diviene sempre più simile al suo Creatore: Questo è “camminare nella luce del Signore”.



Don Luciano Locatelli è presbitero della Chiesa di Bergamo, attualmente a tempo pieno in Caritas.

Nessun commento:

Posta un commento