sabato 31 gennaio 2026

venerdì 30 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Dai diamanti non nasce niente…


Mc 4,26-34


(…) Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». (…)



Questa bellissima realtà che è il Regno, cioè il modo di relazionarsi di Dio con noi, per il tramite del suo amore comunicato e offerto a ciascuno, non assume quelle caratteristiche di imponenza e di visibilità che amiamo tanto. Nient'affatto! È l'amore accolto di Dio che si "sminuzza" nelle briciole del quotidiano e lì fa germogliare, meglio, “brulicare” la vita, fa fiorire la speranza, fa maturare la giustizia. È una piccola grande realtà, ma "infestante" come la senape appunto, che continua ad espandersi lì dove trova accoglienza, lì dove vi sono donne e uomini capaci di accettare la sfida dell'essere figlie e figli tradotta nella fraternità. Non è “un cedro del Libano”, una cattedrale imponente, un “campanile” che svetta su tutto e tutti e impone la sua voce silenziando tutto il resto. La senape è una piccola, insignificante pianta che è simbolo però di quel Regno che reca in sé la potenza della vita, pronta ad aprire sentieri profumati di verità, vie che odorano di novità, percorsi che cambiano le regole del vivere per un'umanità più umana, talmente umana da assumere la condizione divina. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

giovedì 29 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Immersi in Dio


Mc 4,21-25


(…) Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».


Oggi il Maestro nella pagina evangelica ci ricorda che “a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”. A prima vista potrebbe suonare come un'ingiustizia, una crudeltà terribile: ma come, non è proprio Lui che parlava di solidarietà, di condivisione? Leggere queste parole con i nostri criteri, che dipendono pesantemente da criteri sovente economici, ci porterebbe a queste conclusioni. Ma Gesù sta parlando di tutt'altra cosa. Egli fa riferimento a tutte e tutti coloro che, entrando nella logica del Regno, accolgono l’azione amante e vitale di Dio e accettano di condividerla creando nuove relazioni tra gli uomini. Senza la paura di perderci o di perdere qualcosa: gratuitamente entrano in questo abbraccio divino, gratuitamente lo condividono assomigliando a Lui nel loro modo di amare. Per questo quanto più si mettono in gioco, tanto meno perdono, perché la forza creatrice e creativa del Dio “in cui ci muoviamo ed esistiamo”, in cui siamo immersi, espande sempre più questa capacità di amare e di umanizzare le nostre relazioni. Al contrario di chi evita accuratamente di mettersi in gioco e rende sterile questa capacità: un amore non condiviso è un amore che muore, per questo non ha alcun significato. Ecco perché “a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

mercoledì 28 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Donne e uomini della Parola


Mc 4,1-20


In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.

Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. (…)


Oggi il Maestro ci consegna la parabola del seminatore. La tradizione insegnava che Dio seminava la Legge nel cuore dell'uomo. Gesù cosa fa? Sostituisce alla Legge la Parola, demolendo così il muro di cinta che riservava la Legge al solo Israele e aprendo la possibilità del Regno a tutti gli uomini. Dio si manifesta a tutti e tutti hanno la possibilità di accedere a Lui; la parabola raccontata dal Maestro invita ad eliminare tutte quelle condizioni che non rendono possibile l'ascolto della Parola e quindi il portare frutto, il frutto del Regno. A ciascuna e ciascuno viene chiesto di fare quel lavoro di “sarchiatura” per fare spazio alla Parola che fa di noi uomini e donne di parola e della Parola, uomini e donne che sanno lasciar parlare Dio attraverso la loro esistenza. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

martedì 27 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Volontà divina


Mc 3,31-35


(…) Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».


“Madre e fratelli” sono termini che indicano una relazione intima, un legame che, comunque, nel bene o nel male, nemmeno il tempo può cancellare. Gesù propone proprio questo tipo di legame a chi decide di seguire la sua proposta. Inoltre, se avete fatto attenzione, nella sua risposta alla domanda Gesù include anche le sorelle: un invito discreto ma deciso a farsi curare quegli occhi piccoli e miopi che conducono a imporre attraverso “decreti esecutivi” una distorta visione degli esseri umani dove non “vi è posto” per alcune persone che non rientrano nel piccolo campo visivo del potente di turno.

Gesù invita a seguirlo cercando e seguendo ogni giorno le tracce di quella volontà divina che desidera anzitutto il bene e la felicità di ciascuno, senza imporre nulla ma indicando percorsi di umanizzazione che offrano a tutte e a tutti la possibilità di vivere in pienezza la propria esistenza.

Vivere questo significa anche darsi da fare per generare una politica, e dunque donne e uomini che accettano la sfida, in cui l’uomo sia davvero al centro. Dio non si occupa di suscitare “l’uomo della Provvidenza”: chi crede questo ha una ben misera immagine di Dio. Il dono che abbiamo ricevuto come discepole e discepoli di Gesù si fa compito: aprire spazi di umanizzazione. Questa è la volontà di Dio.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.

lunedì 26 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Narratori del Regno


Lc 10,1-9


(..) Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.


Inviando i settantadue in missione Gesù dà alcune indicazioni concrete. Alla fine del testo troviamo le parole citate qui sopra. È come se Gesù stesse dicendo loro: non fate gli schizzinosi, non andatevi sempre a scegliere gli amici che hanno portafogli gonfi e tavole imbandite di ogni ben di Dio; condividete il quotidiano, non lo straordinario. E soprattutto concentrate la vostra attenzione e dirigete il vostro cuore verso le parti più fragili e più deboli, verso chi anela alla vita, e comunicate vita. Ecco, immagino che il senso delle parole del Maestro sia più o meno questo.
Questa attenzione ai più deboli e fragili che la storia ci consegna, diventa il criterio di autenticità della nostra esperienza di fede. In altre parole: o creiamo relazioni sempre più umanizzanti, oppure la nostra bella "fede" diventa una vuota religione che aliena e crea divisioni ed esclusioni. L'umanizzazione delle nostre relazioni apre spazi a volte impensabili per noi che nel nostro percorso accettiamo la sfida di diventare, con Gesù e come Gesù, narratori di quel Dio che ama la vita e vuole la nostra felicità. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


P.S. Mi scuso con tutte e tutti ma questa settimana il podcast “Buongiorno, mondo!” non sarà disponibile.

venerdì 23 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

A servizio dell’umanità


Mc 3,13-19

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. (…)


Oggi il vangelo ci racconta che: “Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”. Il Maestro ha bisogno di collaboratori, non di meri esecutori; ha bisogno di persone che non si limitino a eseguire per benino i compiti che qualcuno dall'alto gli affida quasi per benevolenza. Il Maestro vuole attorno a sé persone “adulte”, capaci di annunciare la novità del Regno e di denunciare e opporsi a tutto ciò che ferisce e lede la vita di ogni donna e ogni uomo. Donne e uomini capaci di opporre al potere il servizio, all'avere la condivisione, all'apparire l'autenticità del volto del Padre. Gesù vuole una comunità di persone dove i compiti diversi non siano sorgenti di esclusione; una comunità che non conosce la parola discriminazione ma che si fa spazio accogliente per ognuno, spazio dove il Dio-con-noi possa manifestarsi nelle azioni e nelle parole di tutte e di tutti. Il gruppo dei Dodici non è una foto di capi di stato riuniti in gruppo per decidere le sorti del mondo, non è un paradigma di potere assoluto dentro una comunità dove uno decide e gli altri obbediscono silenziosamente e prontamente. Il ritratto dei Dodici è il ritratto di ogni comunità cristiana che apprende dietro al Maestro a chinarsi sui piedi di ognuno per lavarli amorevolmente perché Gesù ci ha mostrato che Dio agisce proprio così. Ecco il ritratto della comunità cristiana di oggi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

giovedì 22 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Un Dio che si prende cura


Mc 3,7-12

(…) Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. (…)


La disperazione e la sofferenza sono così forti che le persone arrivano a “gettarsi addosso” a Gesù pur di guarire. Il rischio è che questa gente cerchi il Maestro solamente per soddisfare le proprie esigenze e poi... chi si è visto s'è visto. Questo può essere anche il rischio nostro quando l'incontro con Lui diventa l'occasione per sistemare “gli affari nostri”, quasi ci incontrassimo con una sorta di mago Merlino capace di operare magie per risolvere i nostri problemi e allontanare le nostre sofferenze. È un po' come quando perdiamo di vista il senso profondo dei santi: ci rivolgiamo all'uno o all'altro a seconda dei differenti bisogni. Io penso che il Signore ci voglia invece dire che quanto più noi stessi ci prendiamo cura dell'altro, tanto più percepiamo come sia Dio a prendersi cura noi. Non siamo noi a doverci “gettare” su di Lui ma è Lui che viene incontro a noi, che si fa prossimo a ciascuna e ciascuno di noi. Per favore, basta con le crisi mistico-isterico-spirituali, basta con la ricerca a tutti i costi di visioni, miracoli, sensazioni particolari: occupiamoci di far crescere la vita, di farla “brulicare” per rendere la nostra casa comune un giardino. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

 

mercoledì 21 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Il centro della vita


Mc 3,1-6

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.

Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.


Giusto per ribadire il concetto contenuto nel vangelo di ieri, oggi il Maestro pone una domanda ben precisa: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Davanti alla situazione di un uomo dalla mano inaridita, Gesù sterilizza tutti i possibili e sottili ragionamenti di farisei e compagnia con questa domanda, preceduta dal comando: “Mettiti nel mezzo" dato a quell'uomo. Quasi stesse chiedendo: cosa avete messo “in mezzo”, cioè “al centro” della vostra esistenza? Il Maestro ha fatto la sua scelta: il bene dell'uomo, la sua felicità, l'offerta di una vita piena. 

I farisei, e quanti oggi si ostinano a pensarla come loro, preferiscono cercare alleanze con quanti percorrono strade di morte, mettendo al centro loro stessi e l’idolo del potere cui hanno dedicato la loro intera esistenza. Il tutto per preservare un potere che ritengono provenga da Dio stesso. Ma Dio, ricorda Gesù, offre sì un potere ma è un potere a servizio della vita e della dignità di ogni uomo e ogni donna. È un potere che libera, che apre, che sostiene, che incoraggia a cercare vie nuove per aprire spazi che dicano la Sua Presenza e che, continuando l'opera della creazione, facciano brulicare la vita. Non è certamente il potere di tutte e tutti coloro che, a forza di servire Dio e la legge, hanno perso di vista l'uomo, quell'uomo che Dio è venuto a servire perché "abbia la vita e l'abbia in abbondanza". 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo! 

martedì 20 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Dio come Gesù


Mc 2,23-28

(…) E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».



E ma allora uno se le cerca proprio! Già le cose con i farisei e gli scribi, gli anziani e i capi del popolo non andavano affatto bene. Ora il Maestro provoca in maniera oscena e pericolosa: “Il Figlio dell'uomo è signore del sabato”. Ma come? Se la tradizione racconta che anche Dio rispetta il grande riposo sabbatico? Allora quest’uomo non può venire da Dio, non può parlare in nome di Dio uno che infrange una della più sacre e sante leggi! 

Ecco qui un altro bell'esempio di come lo stravolgimento della religione può offuscare e sfigurare il volto di Dio. Ogni volta che l'osservanza di un precetto in nome di Dio fa dimenticare la centralità dell'uomo ci allontaniamo dalla strada del Maestro. Dio non ha scelto il culto per manifestare la sua presenza, non ha scelto le roboanti liturgie di massa per sottolineare la sua presenza, non ha scelto il pio devoto osservante per indicare il sentiero da percorrere: ha scelto l'uomo, "il giusto come l'ingiusto", per comunicare il suo amore e chiedere di fare strada con lui, perché ciascuno abbia la possibilità di essere figlio e assomigliare a Lui nel proprio modo d'amare. Ricordiamo che non solo Gesù è come Dio (per noi è facile, ce l'hanno messo in testa fin da piccoli), ma soprattutto Dio è come Gesù. Sì, quell'uomo di Nazareth, che cena con pubblicani e peccatori, che non teme di lasciarsi avvicinare dalle prostitute, che osa toccare i lebbrosi, che abbraccia i bambini indicandoli come i veri discepoli del Regno (e non usandoli per altri nefandi scopi) e che ha il coraggio di dirsi "Signore del sabato", quell'uomo ci mostra nella quotidianità chi è Dio. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


Spreaker

Buongiorno, mondo!

lunedì 19 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Osare la novità del Vangelo


Mc 2,18-22


(…) Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».



La parola del Maestro è particolarmente impegnativa oggi e richiede anche una buona dose di coraggio: "vino nuovo in otri nuovi". La novità del Vangelo, del Regno, mal si adatta a chi fa la scelta delle "pantofole", della tranquillità a tutti i costi, del lasciare le cose come stanno "perché tanto ormai c'è poco da fare". Ancora peggiore è il tentativo, che ha il sapore dell'accanimento terapeutico, di voler continuare a proporre il messaggio del Maestro con le stesse modalità stantie e ripetitive, in nome del "si è sempre fatto così", "bisogna rispettare le tradizioni" e via discorrendo. 

Il vino nuovo del Vangelo non è fatto per gli otri ammuffiti di chi vive nella perenne nostalgia del passato, dei "bei tempi andati in cui tutto era più chiaro e ben definito". Le nostre stesse comunità cristiane spesso sono proprio "parrocchie" (l'etimologia della parola “parrocchia” nell'antichità indicava lo straniero residente tra i cittadini di un luogo, es. Abramo era "paroikos" in Egitto.): abitiamo vicini all'uomo di oggi, ma come stranieri, quasi incapaci di comunicare la gioia del Vangelo, la parola di speranza, la presenza del Risorto. Forse è davvero tempo di cambiare le nostre modalità di essere discepoli del Signore. Le comunità primitive avevano uno spirito di adattamento ben superiore al nostro: il messaggio era al servizio dell'umanità, e non il contrario! Davvero, è ora di cambiare gli otri: "vino nuovo in otri nuovi"! 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

venerdì 16 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Liberati per liberare


Mc 2,1-12


Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.

Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». (…)



Al paralitico che gli è stato messo davanti, Gesù perdona i peccati, ridona la salute e ordina: "alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". Sembra un invito rivolto a ciascuno di noi: "Alzati", non restare sdraiato, mettiti in piedi, ritrova la tua dignità filiale. "Prendi la tua barella”: è un invito a diventare un soggetto attivo nella vita, senza lasciarsi "agire" dall'esterno, da tutto ciò che al momento sembra offrire soluzioni di vita e di libertà ma che alla fine si rivela essere una prigione dorata che impedisce di vivere, di pensare, di agire. "E va' a casa tua": rientra nella comunità delle sorelle e dei fratelli, non più portato da altri, ma con le tue gambe, non più in situazione di dipendenza ma, consapevole delle tue fragilità guarite dal Maestro, come sorella o fratello capace di comunicare vita, a immagine e somiglianza del Dio che vuole i suoi figli in piedi e ben vivi. È un'immagine forte, piena di speranza, che  riesce a strapparci da tutto ciò che ci impedisce di vivere, costringendoci a sopravvivere, compresi anche i tanti, troppi, "scribi e farisei" presenti attorno a noi e che vorrebbero sempre vederci sottomessi e dipendenti. Come sempre, nel Vangelo, il criterio che guida l'azione del Maestro non è l'osservanza di una legge, ma il bene dell'uomo. E questo è un dono/compito affidato a ciascuna e ciascuno di noi. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!

giovedì 15 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Compassione a caro prezzo


Mc 1,40-45


In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». (…)



Nella Scrittura la compassione è una delle caratteristiche che descrivono in maniera esclusiva l’attività divina. Dio è descritto come il misericordioso e compassionevole. Quest’ultimo attributo, contrariamente a quanto potremmo pensare noi,  non fa riferimento alla sola sfera dei sentimenti: la compassione si traduce sempre in un’azione ben precisa a favore della vita dell’uomo. In un certo senso, la compassione è l’estensione nel tempo dell’azione creatrice, l’azione del dono di vita da parte del Creatore, il Fondamento della Vita.

Gesù, con il suo stile di vita e con il suo modo di relazionarsi con le persone che incrocia lungo la Via, si mostra un formidabile narratore di questa compassione divina, traducendola in azioni concrete volte ad eliminare alla radice ogni forma di sofferenza. Questo però comporta la rottura di modelli sociali e religiosi che avevano contribuito a “istituzionalizzare” l’attività compassionevole divina dentro rigidi schemi teologici e liturgici. Per dirla in breve: “Noi, istituzione, sappiamo chi è e come opera Dio. Egli ti ha punito con la lebbra per le tue infedeltà all’alleanza, dunque sei escluso da tutto, sei un morto che cammina fino a quando non sarai guarito”. 

Solo Dio può risanare dalla lebbra, ma se non posso avvicinarmi a Lui come posso guarire? 

Ecco la risposta di Gesù: è Lui che si avvicina a te e ti risana, infrangendo così tutte le regole sacre.

Diventare narratori di questa compassione oggi costa un caro prezzo. Il Vangelo ci dice che Gesù “non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti”, quasi avesse assunto l’esclusione del lebbroso. Ma proprio questo è il processo dell’Incarnazione: il farsi carico della sofferenza perché nessuno sia escluso o lasciato indietro ma abbia la vita in pienezza.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

mercoledì 14 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Ritrovare il Maestro


Mc 1,29-39


(…) Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. (…)


Gesù si è sempre preoccupato in primo luogo del benessere delle persone che incontrava. La nostra esperienza religiosa ha rinchiuso Gesù e il suo messaggio dentro il quadro cosiddetto della “salvezza”. Gesù ci salva dai peccati, Gesù è l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (anche se a ben guardare i “peccati” sono ancora tutti qui e ben in salute, mi pare!), Gesù ci apre le porte del paradiso, e via dicendo.

I racconti evangelici spesso indugiano, al contrario, su un Gesù che si prende cura delle sofferenze delle donne e degli uomini che incontra. Al malato che gli sta davanti o che gli viene portato Gesù non dice: “Prega e offri le tue sofferenze per i peccati degli uomini” Davanti alla sofferenza Gesù non indica il cielo, non rimanda a Dio, ma stende la mano e si prende cura della persona perché questo rivela e narra del Dio della Vita che non ama le sofferenza dell’umanità, se possiamo dirla così.

A forza di insistere sul peccato abbiamo perso di vista il cuore del messaggio di Gesù e la sua narrazione di Dio. In questi tempi sento molti che dicono che non parliamo più di Gesù. Può darsi sia vero, ma parlarne per dire castronerie è peggio che non parlare. Forse dovremmo fare discernimento per comprendere bene questa faccenda, altrimenti rischiamo anche noi di essere messi a tacere dal Maestro a causa della nostra “presunta” conoscenza di Lui. È giunta l’ora di scacciare dal cuore il demone della presunzione di sapere tutto.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo! 

martedì 13 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Non autoritari ma autorevoli


Mc 1,21b-28

 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.


È l'autorità che viene dalla vita, dall'amore per la vita, dal profondo amore per il bene dell'uomo. È l'autorità del Figlio che trasmette l'amore del Padre e che invita ciascuno non a un percorso di "sottomissione", ma all'apertura confidente, alla relazione filiale, all'incontro gioioso. Per questo gli scribi non hanno autorità: vivono il rapporto con Dio da servi e, automaticamente, si trasformano in padroni esigenti con gli altri. È sempre stato così anche nella storia: quanto più l'immagine di Dio è deformata, tanto più il rapporto con l'altro è fondato sulla disuguaglianza che offusca l'altro fino a renderlo nemico. Lo vediamo, purtroppo, anche nel nostro tempo: da una parte c’è chi tira Dio per la giacchetta al fine di sostenere le proprie posizioni politiche (quasi che Dio fosse il presidente del proprio fans club) e dall’altra troviamo chi usa e deturpa il volto di Dio per propagandare ideologie religiose che sfociano nella violenza gratuita. Il tutto sempre e solo per il potere. 

Gesù, il Maestro, ci chiede di essere uomini e donne non di potere, ma di autorevolezza, la sola che viene da una vita che si apre al dono di sé. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione. 


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Buongiorno, mondo!

lunedì 12 gennaio 2026

Buongiorno, mondo!

Dire Dio oggi


Mc 1,14-20


Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». (…)



Dopo le tante, forse troppe melensaggini che ancora una volta hanno contribuito ad annacquare la celebrazione del mistero dell’Incarnazione (tutti bravi, tutti buoni…) la parola del Vangelo ci riporta dritti con i piedi per terra e ci fa entrare nel cuore del messaggio e della proposta di di Gesù di Nazareth.

In seguito all’esperienza vissuta e forse condivisa con il Battista, Gesù prende la sua strada, apre la Via con queste parole chiare e dirette. “Il tempo è compiuto”: cioè oggi, questo oggi, ogni giorno è “oggi”, compimento di un’attesa che diventa appello da accogliere nell’immediato. “Il regno di Dio è vicino”, cioè è qui, si è fatto prossimo. Quella Presenza tanto attesa e invocata dalla voce dei profeti, quel Nome innominabile, quel Volto che poteva essere visto solamente “di spalle” entra nella nostra storia attraverso la carne, la vita stessa di quell’uomo che invita, chiama, annuncia questa prossimità divina. Per questo bisogna “convertirsi e credere nel Vangelo”. “Convertirsi: uscire dai propri abiti religiosi che confezionano relazioni con l’altro e con l’Altro spesso tossiche e velenose per aprirsi alla novità proposta dal Vangelo. Questa buona notizia, questo Felice Annuncio ci dice che quel che pensavamo come Dio non è al di sopra, al di fuori di noi. Non è un’entità che ci governa dall’alto a suo piacimento. Gesù ci narra di Colui che è fondamento della vita e che si rende manifesto e percepibile attraverso tutte e tutti coloro che, imparando alla scuola del Maestro, ne divengono narratrici e narratori. Accogliere e vivere il Vangelo è questo: diventare trasparenza del Fondamento della vita e dell’essere, di ogni essere.

Un abbraccio a tutte e tutti. Buona vita.

La guerra è la malattia non la soluzione.


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Buongiorno, mondo!