martedì 23 novembre 2021

Buongiorno mondo!

Storie di tutti i giorni


Lc 21,5-11

"In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» (…)".



Il discorso escatologico che ci apprestiamo a leggere in Luca, come ogni discorso apocalittico, non ha per fine quello di creare un sacro terrore al fine di ottenere sottomissione e conversione. Questo linguaggio, particolarmente in Luca, vuol offrire indicazioni circa un modo nuovo e diverso di leggere la storia.
Qui Gesù parla della distruzione del tempio di Gerusalemme. Ricordiamo che i fatti sono già avvenuti, rispetto allo scritto: l'imperatore Tito (chiamato "delizia delle genti") ha già svolto la sua missione ed è rimasto in piedi solamente quello che oggi è noto come "il Muro del Pianto".
In ogni caso, parlando del tempio, o "del luogo" come era detto ai tempi (rispetto al quale il resto è "non-luogo), Gesù indica non solamente la distruzione fisica del tempio, ma anche di tutte le immagini di Dio presenti in ciascuno. Di questo fatto noi non siamo molto coscienti.

Nella morte di Gesù è distrutto il tempio; si squarcerà il velo del tempio e potremo assistere, si dice nel vangelo, alla teoria (è l’unica volta di questa parola nel Nuovo Testamento), che significa spettacolo, ma anche visione: sulla croce vediamo chi è Dio. È quell’uomo lì e nel suo corpo conosciamo Dio. Entriamo nella grande rivelazione (apocalissi) di Dio che si mostra così come è. Per questo distrugge ogni immagine di Dio che abbiamo.
E il nuovo tempio è la carne del Figlio dell’uomo e di ogni figlio di uomo, cominciando dagli ultimi.

Noi tutti, uniti alla pietra scartata che è Gesù (che è la prima pietra, inizia lui), ognuno così com’è (il nuovo tempio è di "pietre vive" non di mattoni, tutti uguali, ma di pietre diverse e variegate), entrando in comunione con gli altri nella sua identità e nella sua differenza costruisce il vero tempio  che è l’umanità fatta di persone che si considerano fratelli dove ognuno accoglie l’altro, ognuno è casa dell’altro e in questo modo nasce davvero il regno di Dio sulla terra, il mondo nuovo. È questo il nuovo tempio. È questo il Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 22 novembre 2021

Buongiorno mondo!

Sguardi "altri"


Lc 21,1-4

In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».



Trovo interessante il fatto che nella tradizione sinottica la vita pubblica di Gesù si apra con una donna (la suocera di Pietro) e trovi il suo termine con un'altra donna, la vedova del nostro testo. E questa diventa anche l'ultima lezione che il Maestro consegna ai suoi, a noi oggi.

Immaginate per un istante di essere lì, con Gesù e i suoi. Davanti al tempio c'erano tredici casse, di cui 12 per intenzione specifica (nulla di nuovo … nelle nostre chiese ne troviamo ancor oggi di vario tipo…) in cui gettare le proprie offerte (in questo brano "gettare" appare cinque volte!). Non era strano che fosse presente chi annunciava, magari accompagnato da uno squillo di tromba, il valore dell'offerta fatta (quando era consistente, beninteso!). Riuscite a sentire il tintinnio delle monete d'argento che vengono gettate? È uno scroscio continuo. Uno scroscio che nasconde il piccolissimo rumore prodotto dalle due misere monetine di rame gettate dalla vedova.

In mezzo a tutto questo Gesù, "levati gli occhi" (Gesù è strano, eh: noi alziamo gli occhi al cielo, Lui, dal suo essere servo, li alza verso di noi …) vede solamente quella vedova. Come dire: in mezzo a una foresta di alberi grandiosi e pieni di fronde, Lui punta lo sguardo sul granello di senape e dice ai suoi: "Guardate lì, accorgetevi di quella vedova", perché, e questa è l'ultima lezione, io sono così. Così come, Maestro? Non "getto" il superfluo, quello che trabocca da una coppa già abbondantemente piena ma "getto" la mia vita, offro la mia vita. E, badate bene, non lo faccio perché Dio ne ha bisogno, ma perché Lui, come me, fa così: non offre qualcosa, ma offre solamente la sua vita, cioè se stesso.

Ecco perché Gesù chiede ai suoi di allenare lo sguardo per sapere vedere il granellino di senape e non il cedro del Libano: questo lo sanno fare tutti. Ma cogliere quel Dio che si offre al posto di chiedere offerte, quel Dio che serve e non chiede di essere servito, beh, questo è solamente per chi sa leggere e ascoltare il Vangelo, cioè lo stile di vita del Maestro.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

venerdì 19 novembre 2021

Buongiorno mondo!

"Edificati" dalla Parola


Lc 19,45-48

"In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera". Voi invece ne avete fatto un covo di ladri» (...)".


La casa è il luogo dove uno abita e uno abita dove è amato; per questo noi tutti siamo di casa in Dio, è lui la nostra casa.
Abitiamo in Dio ma non lo sappiamo. Siccome Dio è amore, Dio abita dove è amato: ecco la sua autentica casa. Se noi amiamo il padre e i fratelli, noi diventiamo il nuovo tempio. Questa è la chiesa, il nuovo tempio, non quello fatto di mura. Potremmo anche demolire tutte le chiese invece di restaurarle! È vero, ci servono , oltre che per ripararci dai reumatismi, ma non sono necessarie, in fondo, secondo quanto dice Gesù.

Più che i templi occorre costruire i cristiani che è tutt'altra storia. I discepoli, o cristiani che dir si voglia, sono semplicemente donne e uomini che ascoltano la parola di Dio e che finalmente scoprono che si può vivere nell’amore e nella fraternità. Si può vivere nell’amore e nella fraternità e non invece di tante norme e regole, leggine e ragioni insensate.

Il nuovo tempio è lo spazio dove risuona la Parola che è Lui e noi che l’ascoltiamo. Ricordiamo che la parola esiste quando è ascoltata. Se noi ascoltiamo, come amiamo fare, altre parole di leggi, di norme, di progetti imperialistici o di potere, non ascoltiamo le parole di Dio, ma esattamente il contrario e il peggio è che mascheriamo tutto questo sotto il titolo pomposo di "Parola di Dio". Solamente l'ascolto della Parola ci apre la via per diventare quel che ascoltiamo. E per noi l'unica parola di vita è la vita stessa del Figlio che apre quella via capace di ridarci la nostra dignità di figli amati che vivono in fraternità.

Se i nuovi templi che costruiamo non saranno pieni di uomini nuovi, come dice il profeta, il Signore "li avrà in abominio".

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 18 novembre 2021

Buongiorno mondo!

Figli di un Dio minore



Lc 19,41-44

“In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! (…) “.



La seconda parte del vangelo secondo Luca, nel cap 9, inizia col volto indurito di Gesù che va a Gerusalemme e il tema di tutta la seconda parte del vangelo è appunto il volto. Emerge nella trasfigurazione che il volto di Gesù diviene altro. È il volto stesso di Dio, un volto di luce, che è il volto indurito nella misericordia per andare a Gerusalemme.

Ogni brano del seguito non è che una pennellata al volto del figlio di Dio. E qui abbiamo la pennellata definitiva. Questo volto che è stato dipinto a tempera si scioglie in lacrime e vien fuori l’unico colore che è il colore di Dio, la sua passione per l'uomo, le sue lacrime per noi, un Dio che piange: è il volto definitivo di Dio.

Questo pianto è su tutto il mondo, è il dolore di Dio per il male del mondo. Il pianto di Gesù ci rivela il pianto del Padre, ecco perché “Dio è Gesù”. Il Padre è Colui che piange sul male dell’uomo e il pianto, se vogliamo, è segno di un’impotenza assoluta davanti al male. Questa impotenza è la potenza massima di Dio, la sua compassione, sente il nostro male, non ci abbandona nel nostro male, è con noi nel nostro male, muore lui del nostro male. La Passione chiude il cerchio: la sua potenza ci ha creato, la sua debolezza ci ha salvato. È la forza dell’amore la debolezza, perché l’amore è estremamente debole, perde tutto, anche sé stesso.

Tutto questo per noi, per me, per te.

Discepolo è chi raccoglie la sfida del piangere davanti al male e donarsi come e con il Creatore per portare a salvezza la creazione intera. Cosa è la salvezza? Costruire insieme la casa comune dove tutte e tutti possono sentirsi figli e vivere in fraternità.
Siamo figli un Dio che sa piangere davanti al male, così Gesù di Nazareth ce lo svela.

È ancora il nostro Dio?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 17 novembre 2021

Buongiorno mondo!

Attese operose


Lc 19,11-28

"In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro (…)".


La traduzione liturgica del testo lo impoverisce. Dovremmo rendere con : " Ora, mentre essi ascoltavano queste cose, continuando disse una parabola, perché egli era vicino a Gerusalemme e pareva loro che all’istante stesse per manifestarsi il regno di Dio".

Quali cose ascoltavano? Quello che Gesù stava dicendo in casa di Zaccheo: "Oggi la salvezza per questa casa è avvenuta… il Figlio dell'Uomo è venuto a cercare e a salvare la cosa perduta".
La salvezza è il Regno e mentre quelli continuano a brontolare il Regno si manifesta.

È questo il regno di Dio. Noi pensiamo che il regno di Dio sia qualcosa di chissà che. No! È una cosa molto semplice e molto quotidiana: è ciò che verrà raccontato nella parabola. Il regno di Dio ha sempre le caratteristiche che ha detto Gesù: del lievito che è nascosto, del seme che è piccolo e gettato. Il regno di Dio è sempre qualcosa che noi trascuriamo; esso non ha nulla a che fare col potere e con la gloria che è l’anti-Dio, è il principio di ogni male, di ogni ingiustizia, di ogni sopraffazione che ci divide da Dio e ci divide dai fratelli. Il regno di Dio è invece esattamente il contrario: povero, piccolo, umile, modesto, gettato, come l’amore.

Pensiamo di essere noi i costruttori del Regno? Nulla di più falso! Il regno è un dono da accogliere. Non c’è da far nulla per il regno di Dio. Non lo fanno le nostre battaglie, il regno Dio! Lo fa la nostra conversione a lui, la mia, la tua, la sua; lo fa la sua misericordia, il suo amore, il suo rispetto per gli altri, la sua umiltà, il suo non esercitar potere, dominio, oppressione, il suo non accusare, il suo andare in cerca di ciò che è perduto se è perduto, non andare in cerca dei principi propri da affermare.

Il tempo che ci è dato è il tempo della misericordia perché noi ci convertiamo a lui. E convertirsi vuol dire semplicemente vivere da figli e da fratelli, nient’altro. Come ha fatto Zaccheo: non facendo chissà quali grandi basiliche, grandi chiese, grandi dogmi, grandi costruzioni. Non resterà pietra su pietra ... Ma semplicemente convertendoci alla sua presenza.

Lui tornerà. Quando? Domanda che rivela il nostro desiderio di possesso, anche quello del tempo.
Dio sta alla porta e bussa, sempre, qui e ora. Quando noi gli apriamo Lui torna, anzi Dio sta sempre qui; quando noi andiamo e ci voltiamo verso di lui è già tornato. Ormai torna coi nostri piedi, con le nostre mani che fanno come lui ha fatto. Tutto qui.

Restiamo a brontolare o cambiamo cuore?

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 16 novembre 2021

Buongiorno mondo!

Incroci di sguardi


Lc 19,1-10

"In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura (…)".



Luca è pittore, si dice, e il suo vangelo è tutto per dipingere questo volto di Dio che si contempla in Gesù e direi che questo testo è come una tavolozza. Tutti i colori che ha usato nel resto del vangelo li troviamo in questo brano. Ogni parola qui è in un episodio chiave del vangelo e vengono fuori tutte. Purtroppo lo spazio che abbiamo non ci permette di dilungarci nell'offrire piste per contemplare questo stupendo affresco.

Zaccheo (il cui nome è abbreviazione di Zaccaria che significa "Dio si ricorda"… e non è un caso…) fa parte, anzi è il capo, del gruppo di persone tra le più odiate in Israele: egli appartiene al quel gruppo di traditori infami che lavorano per i Romani come esattore delle tasse. E lui in particolare ne è il capo: arciesattore, e quindi "arcipeccatore", tra i primi che il Messia avrebbe polverizzato fin dal suo apparire.

Quest'uomo, piccolo in tutti i sensi, che tutti scansano, proprio lui cerca di vedere chi è Gesù. Non è un semplice guardare: è voler vedere chi è. Tutta la seconda parte del vangelo secondo Luca vuol portare a vedere chi è Gesù (ricordate ieri il cieco?). Anzi, alla fin fine, chi è Dio, che è il nostro autentico problema: vedere chi è nostro padre per vedere chi siamo noi.
E in Gesù questo Dio si rivela come Colui entra nel riposo dimorando da Zaccheo, la quintessenza dell'impurità. Oh, che Dio è mai questo? Che Dio è questo che entra nello sabbat dimorando presso la casa e la vita di un tal peccatore, di ognuno di noi?

Ecco il Dio che Gesù mostra a "chi sa vedere": Colui che viene a farci scendere da quell'albero primordiale sul quale ci siamo nascosti perché preda delle nostre paure che nascono dalle nostre immagini distorte di lui. Il Dio di Gesù è sconvolgente perché sceglie di fare per sua dimora la nostra impurità, la nostra piccolezza che nascondiamo dietro i nostri desideri e manie di potenza e grandezza.
Il Dio di Gesù riposa dentro le nostre impurità per insegnarci ad alzare lo sguardo e a non temere: la sua passione per noi, mostrata paradossalmente nella croce, è l'unica forza capace di guarirci e "farci diventare grandi".

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 15 novembre 2021

Buongiorno mondo!

Seduti, fuori strada e ciechi


Lc 18,35-43

"(…) Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato» (…)".


Ci vorrebbero pagine per commentare il testo di Luca, ma un post come questo impone uno spazio ristretto.
Siamo dentro un testo ricchissimo, pieno di risonanze pasquali. La tentazione di semplificarlo come un semplice miracolo di guarigione ne farebbe una lettura distorta e poverissima.

Nei versetti precedenti Luca ci ha raccontato che all'annuncio della passione di Gesù i Dodici non comprendono nulla; restano, per l'appunto, ciechi. Come quest'uomo di Gerico (quante risonanze anche qui…), anche i Dodici sono "seduti" (il Vangelo è tutto un cammino), "al di là della strada", cioè fuori strada, stanno seguendo un percorso sbagliato, e "ciechi", incapaci di vedere, segnati da quella cecità tipica del fariseo che non si rende conto di essere cieco perché convinto di vedere bene ed esclusivamente bene (il fariseo ha l'unica "visione" giusta").

Torna il tema della miseria personale come unico titolo della misericordia, il tema della preghiera che si fa grido, non preghierina o giaculatoria, ma grido che nasce dall'aver compreso di essere ciechi, o lebbrosi, o paralizzati…

Mi limito a una sola cosa. La traduzione della risposta del cieco alla domanda di Gesù è quanto meno avvilente e svilisce il testo. Il cieco non dice semplicemente "che io veda di nuovo", bensì il verbo greco (anablepo) dovrebbe essere reso con "che io guardi in alto", "che io alzi bene gli occhi". Perché? Per poter vedere la Théoria del Golgota, la visione della Croce che mette la nudità di Dio e della sua passione per noi in bella vista. Solo chi ha seguito le orme del Nazareno può contemplare in quell'uomo nudo sulla croce la ferita bellezza che manifesta tutta la misericordia di Colui che ascolta il "grido" dei suoi figli. Per vedere questo Dio occorre alzare gli occhi non al cielo ma alla croce (che riassume lo stile di vita di Gesù), unico strumento in grado di cancellare le visioni distorte che ci siamo costruiti su Dio. Occorre uscire da questa cecità che ci rende dei visionari, per accogliere la guarigione che ci permette di contemplare la Théoria della Croce. Solamente così sapremo camminare dietro il Maestro, cioè ritroveremo la strada e non resteremo seduti.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.