martedì 14 novembre 2023

Buongiorno mondo!

A servizio del Regno



Lc 17,7-10


In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».



“Avviso ai naviganti” si diceva una volta ( e credo si dica ancora, non lo so). 

Oggi il Maestro emanerebbe un avviso agli arrivisti, ai carrieristi, a quelli che hanno fatto della Chiesa una mercato di cariche, onori, prebende. Un avviso a tutte e tutti coloro che pretenderebbero un monumento ogni volta che si danno da fare per qualcuno. A tutte e tutti coloro che si sentono superiori perché "sono catechista, sono ministro straordinario dell'Eucaristia, sono sacrestano" o peggio, "perché io sono il parroco e basta!". 

A tutte e tutti, oggi il Maestro ricorda di lavorare per il Regno in pace, e quando ogni cosa sarà fatta per amore, assomigliando al Padre, ognuno dica: "Siamo semplicemente servi. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare". E siamo davvero onorati di averlo fatto alla stregua del seme che muore perché la vita cresca. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 13 novembre 2023

Buongiorno mondo!

Un granello di… fede


Lc 17,1-6


“ (…) Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe»”.



Spesso mi sento dire dalle persone che incrocio che "io non ho il dono della fede", "beato te che puoi credere...", "a me Dio non m'ha fatto questo dono", "per me la fede è credere in... tutto, nella natura, nel cosmo... ecc...", "ah guarda, fosse per me la fede ce l'avrei, ma con questa chiesa di mezzo, no, non si può credere" o la versione che recita "ma come fai a credere in un Dio che permette tutti questi mali?". 

Trovo curioso di come tante di queste espressioni siano accomunate dal verbo credere. È vero, quando si parla di fede vuol dire che ci si fida di qualcuno e si crede a quel che questi dice.

Io penso che la fede, almeno la mia, contenga anche la coniugazione di un altro verbo: accogliere. Se ci mettiamo dal punto di vista della fede come dono, allora credo siamo in presenza di un dio ingiusto, che si diverte a giocare alla lotteria per distribuire i suoi doni. 

Dio, o almeno ciò che definiamo con tale nome, chiede invece di essere accolto, e questo è possibile a tutti, nessuno escluso. Non vi sono criteri, leggi, requisiti particolari per accogliere l'invito a condividere la sua passione per la vita e mi chiede di assomigliare a Lui in questo perché altri possano conoscerlo. La "conversione" non è causa della fede, ma una conseguenza dell'aver accolto un tale amore che si manifesta nelle persone che incontro e che hanno accettato tale proposta di vita: assomigliare a Lui per manifestare Lui. Quindi, inutile andare in cerca di Dio qua e là e non rendersi conto che Lui si manifesta nella sorella o nel fratello che hanno scelto la sua via, cioè Lui stesso. Allora "Aumenta la nostra fede" è chiedere di rafforzare questa capacità di amare assomigliando a tale Dio e non restare in ginocchio con la frusta in mano a chiedere perdono dei peccati e correre in ogni santuario in cui appaiono santi e madonne a iosa per proclamare in crociata la propria "fede": questo non è il Dio di Gesù Cristo, non è il mio Dio, non è il Padre che ci accoglie come figlie e figli chiedendoci di lavorare con Lui e come Lui per portare a compimento il processo della creazione. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita (e scusate la prolissità).

venerdì 10 novembre 2023

Buongiorno mondo!

 Astuti e prudenti


Lc 16,1-8


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».



Oggi il Maestro racconta la parabola dell'amministratore "disonesto" che, usando i beni del suo padrone, cerca di farsi degli amici per il momento in cui perderà il lavoro. Se oggi il Maestro dovesse raccontare una parabola simile forse sceglierebbe altri argomenti: l'amministrazione disonesta fa parte ormai dei corsi di laurea richiesti a chi vuole seguire la strada della politica, in primo luogo, ma anche quella del soldo facile, in secondo luogo. Tuttavia il Maestro ci dice che il padrone ha lodato quell'amministratore disonesto per la sua astuzia. Ora, io penso che se l'astuzia e la paura di perdere il posto han portato quell’uomo a fare delle scelte di "condivisione", quanto più chi segue il Maestro nella via delle Beatitudini. Stare alla larga da mamona e dai suoi canti seducenti e vivere la povertà delle Beatitudini, cioè il prendersi cura dell'altro, il preoccuparsi per il suo benessere, permetterà a Dio di manifestarsi. Il processo di umanizzazione che propone il vangelo non passa sulle strade lastricate dell'economia e della finanza attuali, fondate per lo più sul profitto a tutti i costi, ma sui sentieri dell'accoglienza e della condivisione della risorse, affinché "non vi sia nessuno che sia nel bisogno". Come sempre, chiamati a scegliere tra salvezza dell'economia e economia della salvezza. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 8 novembre 2023

Buongiorno mondo!

Familiari del Regno



Lc 14,25-33


In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:

“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo (…)”.



Gesù ci ricorda che la famiglia, le relazioni familiari, nel Regno, assumono caratteristiche diverse, diventano spazi che aprono al Regno e alle sue logiche "follie", si trasformano in percorsi che aprono alla comunità evangelica, dove "tra loro non vi era nessuno che fosse nel bisogno"; le relazioni familiari hanno bisogno di essere umanizzate dalla presenza di persone che sanno dare la vita, cioè comunicare vita, facendo saltare quegli schemi spesso soffocanti fatti di immagini fisse e immutabili nel tempo, immagini che vedono un padre spesso padrone, una madre non sempre valorizzata nella sua dignità di donna, e via discorrendo. Essere una famiglia evangelica è saper creare dentro e attorno a sé stessa dei percorsi dove le Beatitudini diventano possibilità di vita nuova e il Regno una costante presenza visibile che chiama alla vita e fa crescere l'umanità. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 7 novembre 2023

Buongiorno mondo!

Cena per la vita



Lc 14,15-24


In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».

Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.

Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.

Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».



La finale della versione lucana della parabola degli invitati alla festa recita così: "Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena". 

In altre parole: non ci si può accostare all'Eucaristia con il cuore attento ai propri affari, facendo dell'Eucaristia stessa quasi una piccola devozione personale o un semplice appuntamento settimanale cui non mancare per non offendere il "capo". L'Eucaristia domenicale è il luogo, lo spazio dove ognuna e ognuno di noi si lascia di nuovo lavare i piedi, dice di nuovo il suo "sì" allo stile di vita del Maestro; 

è lo spazio in cui la comunità tutta diventa "Tenda del Convegno" per tutte e tutti, senza esclusione alcuna; 

è il luogo dell'umanizzazione per eccellenza, perché non vi è niente di più umano che l'apprendere con e come il Maestro a farsi pane, alimento che comunica vita, che infonde speranza, che apre al mistero del Dio-con-noi. 

È il luogo dove ogni comunità è chiamata quindi a farsi Bet-lehem, casa del pane per ogni donna e ogni uomo in cerca di dignità, riconoscimento, attenzione, cura, perché il Padre che si rivela in Gesù si riveli anche attraverso ognuna e ognuno di noi. Siamo tutti invitati: solo noi abbiamo tra le mani la possibilità di rifiutare l'invito. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 6 novembre 2023

Buongiorno mondo!

A tavola con Dio



Lc 14,12-14


In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:

«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.

Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».



Non c'è proprio verso: ogni volta che il Maestro viene invitato a pranzo dai farisei ha sempre qualcosa da ridire, riesce sempre a mandare di traverso il boccone.  

Gesù non è uomo che bada all'etichetta, al bon ton, a quegli scambi di favori che fanno nascere esclusioni, chiusure. Anzi, chiede al fariseo di rinunciare a ciò che aveva di più caro: il suo stato di perenne purità cultuale per aprirsi alle sorelle e ai fratelli che sono al centro del cuore di Dio. 

La condivisione del pasto, anche eucaristico, non è fine a se stessa, ma è comunicazione di vita a chi vita non ha; è apertura e accoglienza verso chi è escluso; è attenzione a scegliere tra gli "amici" quelli che Dio sceglie, continuando così l'opera della creazione verso un'umanità nuova e sempre più umanizzata. 

Sorge allora la domanda: chi frequento? Con chi condivido il pane quotidiano? Chi partecipa alle nostre mense eucaristiche? Questioni cui non è sempre agevole dare risposta, soprattutto per il fatto che spesso le nostre comunità cristiane soffrono di una sindrome da "messificazione" (non è un errore di stampa!), quasi a voler dare gloria a Dio con delle "belle celebrazioni" in cui spesso i "poveri, gli storpi, gli zoppi e i ciechi" di oggi non trovano posto. Siamo sempre tra noi, e stiamo bene tra noi! 

Per favore, Maestro, non disturbare: stiamo celebrando! 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.