martedì 22 febbraio 2022

Buongiorno mondo!

Tu, che dici di me?


Mt 16,13-19

"(…) «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (…)".




Considerati i gesti compiuti, le dispute affrontate e gli insegnamenti impartiti, il Maestro vuol sapere che voci circolano sul suo conto, e lo chiede a quelli che gli sono più vicini, almeno fisicamente. Mi stupiscono sempre le voci che i discepoli riportano: Giovanni il Battista, Elia, Geremia,qualcuno dei profeti. Queste persone sono tutte accomunate dal fatto di essere annoverate tra i profeti, ma soprattutto, sono tutte persone che rappresentano il passato. Sembra quasi di vedere degli uomini che parlano a Gesù con i volti rivolti all'indietro: la novità del Maestro fatica a entrare nei cuori. La fatica della gente che si è accostata a Gesù è la fatica stessa dei suoi discepoli, è la nostra fatica quotidiana. Al Dio che fa "nuova ogni cosa", preferiamo il "vecchierello canuto" che non tocca nulla, che lascia le cose come stanno, si accontenta di qualche pia pratica, di un po' di osservanza, ma sì, dai, anche di praticanti non credenti (e soprattutto poco pensanti), salvo poi ogni tanto ridestarsi e farci assaggiare la sua collera.

È l'eterna questione della scelta di vivere secondo religione o secondo fede.

Anche il nostro oggi è particolarmente segnato da questo "guardare indietro", andare ai "bei tempi passati", sospirare quella forte identità che permeava tutto e tutti e dalla quale era pericoloso distaccarsi, pena l'incorrere in quell'iradiddio che ti avrebbe perseguitato per l'eternità. Certo, è più comodo il passato immobile, costruito su certezze granitiche che permettono di distinguere tra chi è "in" e chi è "out", tra chi è accolto e chi è escluso; il passato è fonte di sicurezza.

Gesù, il Maestro, apre la via della novità di Dio e del Regno che invece di addormentare coscienze, inietta una scarica di adrenalina nei cuori e invita a darsi da fare risolutamente per portare a compimento l'opera della creazione. E per questo oggi, Festa della Cattedra di Pietro, ha posto davanti a noi la monumentale figura di papa Francesco, per ricordarci con decisione che non siamo custodi di un museo delle cere, ma discepoli in cammino per annunciare la novità di Dio che in Gesù ci rivela il suo volto e vuol camminare con noi sui sentieri della storia. È il Dio della Tenda, più che del Tempio, il Dio che vivifica piuttosto che mortificare, il Dio che si offre e non pretende offerta alcuna.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

Nessun commento:

Posta un commento