mercoledì 1 febbraio 2023

Buongiorno mondo!

Profeti a servizio dell’umanità


Mc 6,1-6

 (…) Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.



Il Maestro rivive sulla sua pelle quella che è stata l’esperienza di tutti i profeti in Israele: inviati da Dio per riportare il popolo al cuore dell’Alleanza sono rimasti spesso inascoltati quando non messi a tacere o addirittura uccisi. Il profeta, nella storia di Israele, è colui che Dio invia al suo popolo per rinnovare il rapporto di Alleanza, a volte con veemenza (pensiamo ad Amos), a volte partendo dalla propria esperienza personale assunta a simbolo per il popolo (Osea); altre volte aiutando a leggere nella drammaticità degli eventi storici l’invito alla conversione e al cambiamento (Geremia). Ma, pur nella loro differenza, i profeti hanno sempre conosciuto l’opposizione e la resistenza, soprattutto da parte di chi doveva condurre il popolo. Occorre anche ricordare, a scanso di equivoci (oggi più che mai), che i profeti non sono tali per scelta personale, ma si sentono costituiti nel loro servizio da Dio, scelti da Lui. Inoltre, e voglio sottolineare questo aspetto, i profeti non fanno mai pagare ad altri le loro scelte, ma se le pagano di persona sulla loro pelle. Sarà anche l’esperienza di Gesù che, nel suo insegnamento, riproporrà uno dei temi più cari al profetismo: non si può coltivare la pretesa di essere fedeli a Dio e al suo culto schiacciando, opprimendo, insultando, sfruttando il popolo per i propri interessi personali abilmente mascherati e rivestiti di sentimenti religiosi. In altre parole: la fedeltà a Dio passa attraverso il bene fatto all’uomo. Il Maestro andrà ben oltre: non si limita a chiedere una semplice “obbedienza” a chi vuol entrare in relazione con Dio. La sua richiesta è più radicale e, per questo, ancor meno capita e amata: Dio non chiede servi obbedienti, ma figli che assomigliano al Padre e che con la loro vita ne ripropongono i tratti del volto all’uomo di oggi. Per questo i cristiani, mossi dallo Spirito, sono creativi: non per giocare a fare gli originali, ma per trovare sempre nuove modalità per dire e dare Dio oggi, per aprigli spazi nella storia affinché in essa manifesti la sua misericordia. Rimpiangere il passato e aborrire continuamente il presente non fa bene al Vangelo, anzi, contribuisce a impoverirlo e annacquarlo sino a svuotarlo della sua forza di liberazione e salvezza per l’umanità. 

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

4 commenti:

  1. Trovare nuove modalità per incontrare nostro Padre per dialogare con Lui e rassomigliarLi sempre più! Purtroppo il nostro rinnovamento e la nostra creatività ci porta ad uscire dalla istituzione”chiesa”perché non ci ritroviamo più nemmeno nella liturgia della messa …se non fosse per L’Eucarestia … Caro Don Luciano aiutaci ad incontrare NOSTRO PADRE…quello VERO..suggeriscici le strade…per poter rendergli testimonianza con la nostra vita! Marilisa

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    1. Secondo me se uno chiede al Padre di mostrarsi Lui lo farà a modo suo.
      A me è successo così.
      Ho chiesto con il cuore e le risposte sono arrivate. Questo a livello personale.
      Per quanto riguarda la comunità sarebbe opportuno raccontare le nostre esperienze senza timore di giudizio.
      Dovremmo avere più coraggio nel seminare.

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  2. Se per caso lei è in possesso del video dell’incontr, può metterlo su questo sito, come ha fatto con la locandina?Grazie

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    1. Credo si tratti di una registrazione audio che puoi richiedere agli organizzatori (sulla locandina hai i riferimenti). Io non lo possiedo...

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