mercoledì 19 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Mani… manipolatorie o liberanti?


Mc 3,1-6

"In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano essiccata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo (…)".



Siamo ancora di sabato, nel luogo sacro e c’è lì un uomo con la mano secca. La mano indica il potere e una mano essiccata, rattrappita non può fare nulla. Questa mano essiccata rappresenta l’unico potere che ha l’uomo, quello di prendere e resta lì nella sua presa, come la mano di un morto chiusa nel rigor mortis. Non ha la capacità di ricevere, di lavorare e di dare.

Invece di ricevere noi vogliamo possedere le cose, le persone e Dio stesso. Possedere è distruggere. Il dono non si può possedere: il dono lo ricevi e se è un dono che può fruttare, la capacità lavorativa o intellettuale, la metti a frutti e serve per donare. Il tuo potere diventa come quello di Dio, che è onnipotente nel dono perché dona se stesso.

Quella mano disseccata, "arida" traduce la Vulgata, è il segno dei cuori di coloro che stanno attorno. Interessante anche questo. L'uomo viene messo "in mezzo", la posizione del Risorto, dell'Uomo nuovo, gli altri stanno fuori dal cerchio, non entrano nella relazione vitale capace di riaprire le mani in atteggiamento di ricezione e non più in posizione di presa possessiva.

Dove stiamo noi? Come sono le nostre mani? Chiuse nel possesso o aperte nel ricevere un dono che insegna a farsi dono? Domande… domande che esigono risposte.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 18 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Dio per l'uomo


Mc 2,23-28

" (…) E diceva loro: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato".


"E diceva …": interessante questa forma verbale. È all'imper-fetto. Indica un'azione che si svolge e si prolunga nel tempo. "E diceva" arriva fino a noi perché anche oggi continua a dire. A dire che cosa? A dire che il sabato, la legge è per l'uomo e non l'uomo per la legge. Leggiamo spesso queste parole ma di fatto non ascoltiamo perché continuiamo imperterriti a coltivare pratiche che sono l'esatto contrario: prima la legge poi l'uomo, prima il comandamento poi l'uomo.

Vi invito a fare un esercizio pratico: mettiamo Dio al posto della parola sabato. Il risultato rappresenta la novità del Felice Annuncio: Dio è fatto per l'uomo e non l'uomo per Dio, perché ci ama, nutre una passione smodata per noi fino a farsi dono per noi, perché ci vuole felici come Lui. È ancora in ballo l'immagine che ci siamo fatti di Lui. Lo abbiamo reso un Dio sempre insoddisfatto, attento a che noi seguiamo le regole fin nel dettaglio pena la sua ira. Perché? Perché noi siamo così: chi si considera giusto stabilisce le regole ed esige che tutti si pieghino a queste.

Pensiamo a questo fatto. La maggior parte delle religioni prevede dei sacrifici, conosce degli aspetti sacrificali. Anche noi consideriamo l'Eucaristia un sacrificio in cui offriamo a Dio Padre la vita del Figlio. Quanto ci siamo allontanati da Gesù! Io posso anche considerare sacrificio l'Eucaristia, a patto che questa venga intesa come Gesù l'ha vissuta. L'Eucaristia per noi è un sacrificio, sì, ma non siamo noi ad offrire una vittima a Dio per placare la sua ira, bensì è Lui che si offre a noi e ci chiede semplicemente di accogliere il dono della sua vita per diventare come Lui: donatori di vita.

Allora possiamo rendere attuale il messaggio del Vangelo: "L'Eucaristia è stata fatta per l'uomo e non l'uomo per l'Eucaristia": fino a quando non comprenderemo questo resteremo lontani dalla novità del Regno.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 17 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Vini adulterati ...


Mc 2,18-22

" (…) Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!".



Gesù, nella sua risposta ai mugugnatori di professione (professione che resiste tenacemente nella comunità cristiana), parla di cose quotidiane: vestiti, vino, otri … Non presenta dottrine astruse che solo i "saputi" possono comprendere. Parla attraverso la quotidianissima vita ordinaria. E il suo messaggio è di una chiarezza disarmante, talmente disarmante che anche le prime comunità faticheranno a viverlo (pensiamo alla fatica di Paolo quando ai Galati chiede di decidersi: non potete fare "un po' e un po'", un po' della Legge e un po' della libertà del Regno …).

Gesù non chiede la perfezione del fariseo o il sottile ragionamento del dottore della legge. Non chiede di "essere a posto" per stare con Lui. Gesù siede a mensa con pubblicani e peccatori, fa eucaristia con loro, ma non è che questi ultimi d'incanto cambiano e si trasformano. Continuano a essere peccatori ma, a differenza di chi sta fuori dal cerchio, stanno con Lui, lo ascoltano, cercano di seguirlo e imparano a vestire l'abito nuovo e a bere il vino nuovo del Regno. Se il vino nuovo fosse un premio per il merito (sei stato buono te lo meriti) quale sarebbe la novità? Sarebbe ancora il "vino vecchio" servito da quell'Oste perennemente accigliato che spia ogni tua mossa per controllare se sei nel giusto. Quel vino, dice Gesù, non può essere mescolato col vino nuovo, non lo si può adulterare altrimenti si rischia di perdere vino e contenitori.

O siamo disposti ad accogliere questa novità e farci trasformare da questa oppure va in frantumi il contenitore, ma si perde anche il vino. Non è possibile tenere assieme queste due realtà che sposano due logiche diverse.

Insomma, anche oggi dobbiamo fare delle scelte.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

giovedì 13 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Trasgressori per la vita


Mc 1,40-45

"In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!» (…)".


Gesù e un lebbroso: l'incontro tra due libertà capaci di trasgredire.
Così potremmo intitolare questo racconto.

Da una parte il lebbroso che si prende la libertà di trasgredire una legge che lo condannava all'esclusione, a una sorte di morte civile sostenuta da una visione religiosa che ne faceva un esempio lampante della giustizia divina: sei lebbroso perché hai peccato e Dio ti ha punito.

Dall'altra Gesù che, a sua volta, acconsente con il lebbroso a trasgredire i confini di una legge che deturpava il volto di Dio trasformandolo in un sadico geloso, incapace di consentire alla felicità delle sue creature.
Il tutto aperto dalle stesse parole che Gesù userà per chi osa camminare dietro a lui seguendo la sua proposta di vita: "Se vuoi".

"Trasgredire", ossia "andare oltre per gradi": andare oltre, oltrepassare non è forse il verbo della Pasqua? Trasgredire con il Maestro significa entrare nella sua Pasqua per rinascere da persone nuove, non più escluse e per questo "inclusive", capaci di giocarsi la propria libertà nell'accogliere un "Se vuoi" che apre spazi e orizzonti densi di umanità.

Trasgredire con il Maestro significa lasciarsi guarire da quella lebbra del cuore che, più che deturpare noi, deturpa il volto di Dio. E per questo deturpa anche la nostra esistenza.

Coraggio! "Per gradi", ognuno con il suo passo, ognuno con le sue fatiche, ma mai soli.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

mercoledì 12 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Sfebbrati


Mc 1,29-39

"In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva (…)".


Gesù esce dalla sinagoga (è un'uscita estremamente carica di significato … è un lasciare …) ed entra in una casa, anzi, in quella che ora sarà "la casa". In effetti c'è uno scivolamento tra la sinagoga e la casa: d'ora innanzi la casa, nel percorso di Gesù, sostituisce la sinagoga, o il Tempio. È la casa, il luogo delle relazioni, dove avviene e si costruisce la relazione con l'Altro e con l'altro.

Per vivere questa relazione occorre farsi guarire dalla febbre primordiale, primitiva, che mi tiene prigioniero: è la febbre del possesso, del farsi padroni di tutto e di tutti, che mi immobilizza e mi costringe nella posizione di chi beve la vita degli altri per mantenere la propria.

Occorre uscire dalla "sinagoga", cioè da un certo modo di intendere la relazione con Dio, costruita sul "do ut des", per avviare una relazione nuova, dove la gratuità si esplicita nel servizio, dove l'unico potere è quello del servire.

Siamo risorti, siamo donne e uomini nuovi se comprendiamo che l'unico potere che condividiamo è quello del servizio e del servizio alla vita.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

martedì 11 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Un Maestro che "rompe"


Mc 1,21b-28

"(…) Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui (…)".


È sabato, giorno di riposo e di festa. È il giorno in cui, in sinagoga, ci si reca per ringraziare l'Altissimo e mettersi in ascolto della sua Parola. Ma questa volta l'ordinaria gioia di quel momento è turbata da qualcosa di inatteso, anzi di inaudito. Qualcuno si permette di disturbare quel momento di intimità con Dio. Chi si crede di essere quel tale la cui parola è diversa da quella che si è da sempre udita? Un grido rompe il silenzio: "Cosa tra noi e te, Gesù di Nazareth?". Questa domanda era la formula che dichiarava l'alleanza tra due parti quando l'una doveva correre in soccorso dell'altra. Ecco che "la sinagoga" (rappresentata da quell'uomo urlante) sta prendendo le distanze: tu non fai parte della "nostra alleanza", tu non sei dei nostri. Perché vieni a "rovinare" la nostra religione, le nostre belle immagini di Dio che rispondono ai nostri desideri e che, soprattutto, "addomesticano" Dio confinandolo dentro il piccolo spazio del sacro e non ficchi il naso nei nostri affari?

Ecco, usciamo dalla sinagoga di Cafarnao ed entriamo in una nostra chiesa la domenica. Crediamo di essere differenti da quelli di Cafarnao? Non penso proprio. Ci siamo fatti le nostre teoria su Dio, coltiviamo con cura le nostre immagini su di lui, soprattutto quelle che "rendono", in tutti i sensi.
Siamo figli di quel serpente che ha solleticato la nostra immaginazione quando ci ha presentato l'immagine di un Dio geloso che vuole tutto per sé, anche la nostra felicità e fatichiamo ad accogliere quella parola detta con "autorità" che smonta tutto questo.

Arriva dritto a noi oggi l'ordine perentorio del Maestro di Nazareth, quello che disturba le nostre quiete assemblee tutte dedite a Dio: "Taci! Esci da lui". Per essere e vivere da figli occorre avere il coraggio di far sloggiare quel "figlio abusivo" che abita nei nostri cuori e ci impedisce una relazione autenticamente filiale con Dio.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

lunedì 10 gennaio 2022

Buongiorno mondo!

Un Dio che si fa prossimo


Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».


Ricominciamo il nostro percorso quotidiano sulle strade del Maestro, che oggi proclama per noi: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

Il Felice Annuncio che Gesù rivolge a noi ci dice essenzialmente questo: "Dio si fa prossimo, è vicino a ciascuno di voi (questo è il senso dell'espressione "Il regno di Dio è vicino"); cambiate il vostro modo di pensare a Lui e credete a questa buona notizia".

L'incredibile, perché di incredibile si tratta, annuncio di Gesù cade dentro una cultura religiosa che guardava a Dio come all'Altissimo, l'Irraggiungibile, Colui che è talmente Altro da non "mischiarsi" minimamente con la bassezza umana. Una cultura che non è poi così diversa dal nostro modo di pensare Dio.
Ebbene, l'annuncio, anzi, il Felice Annuncio di Gesù dichiara che non è così: Dio entra nella storia come uno di noi e la "carne" di Gesù ne è il segno più chiaro e, per i benpensanti religiosi del tempo, più assurdo e incredibile.

Convertirsi significa lasciarsi educare da Gesù a comprendere che tutte le nostre idee su Dio sono "da rifare".
Dio non entra nella storia come un "deus ex machina" ma come uno di noi, assumendosi tutte le nostre fragilità e sofferenze, demolendo così i nostri deliri di onnipotenza, mostrando cosa significa essere umani: lo si è solamente nella coscienza di essere figli che vivono da fratelli.
Gesù ci mostrerà in pratica cosa significa questo. Dobbiamo avere la pazienza e il coraggio di seguirlo e ascoltare la sua voce in mezzo alle mille voci che si spacciano per voce del Creatore.

Coraggio: daccapo, sempre.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.